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	<title>√ Il blog del Partito Socialista Nuovo PSI</title>
	<link>http://www.partitosocialista.org</link>
	<description>liberi pensieri dei Socialisti Italiani - blog ufficiale del nuovo PSI</description>
	<pubDate>Sun, 11 May 2008 11:41:52 +0000</pubDate>
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		<title>NO, NON SIAMO IN FASE DI SMOBILITAZIONE</title>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2008 11:40:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Leggo, sempre più spesso, dichiarazioni di militanti socialisti che, dopo gli ultimi risultati elettorali e la splendida vittoria dell’aggregazione riformista moderata guidata da Silvio Berlusconi, ormai si sentono in dirittura d’arrivo verso il Partito delle Libertà e pensano allo scioglimento ed all’abbandono dei nostri simboli, con l’adesione piena al PdL. 
		Mi sembra che si stia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Leggo, sempre più spesso, dichiarazioni di militanti socialisti che, dopo gli ultimi risultati elettorali e la splendida vittoria dell’aggregazione riformista moderata guidata da <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ormai si sentono in dirittura d’arrivo verso il <strong>Partito delle Libertà</strong> e pensano allo scioglimento ed all’abbandono dei nostri simboli, con l’adesione piena al <strong>PdL</strong>. </p>
<p>		Mi sembra che si stia correndo troppo, ben sapendo che scelte di questo tipo, se devono essere assunte, devono essere decise da un Congresso Nazionale, fermo restando che se qualcuno si è stancato (perché magari pensava ad un percorso trionfale e senza ostacoli) può decidere autonomamente di traghettare verso i lidi che più considera opportuni (lo hanno fatto migliaia di socialisti –a destra e a sinistra- non sarà uno scandalo che lo facciano altri). Noi, comunque, non saremo fra di essi e ancoriamo le nostre scelte alle decisioni congressuali del <strong>Midas del 2007</strong>: adesione ad una Federazione di moderati, e <strong>difesa della nostra autonomia e della nostra identità</strong>. </p>
<p>		Quella scelta (quella del Midas che ha consacrato <strong>Stefano Caldoro </strong>a Segretario Nazionale) risponde comunque a scelte politiche irreversibili, perché frutto di una diversa visione della società italiana, delle sue esigenze e dei modi per affrontarle. Essa non necessità di <em>‘sacrifici’ </em>ma di chiare e salde scelte politiche come quelle che, in questi anni, abbiamo saputo assumere.</p>
<p>		Guai a mollare la spugna proprio nel momento in cui trionfa il riformismo liberal-socialista; proprio ora che anche il <strong>Governo Berlusconi </strong>si fortifica di capacità e di intelligenze craxiane attraverso il pieno utilizzo delle risorse che il riformismo ha saputo <em>‘allevare’ </em>(<strong>Tremonti, Sacconi, Frattini, Cicchitto, Moroni, Boniver, Stefania Craxi</strong>, ecc.); proprio ora che, in assenza dell’imbroglio Costituente, il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>può diventare reale punto di approdo per un popolo socialista allo sbando e che, in assenza di chiara simbologia socialista, rischia di far aumentare le percentuali dell’astensionismo. </p>
<p>		Il concomitante voto amministrativo delle settimane passate (con gli splendidi risultati conseguiti nelle realtà dove abbiamo avuto il coraggio di misurarci) sono la prova provata di quanto spazio esiste per continuare la nostra azione. Siamo stati e continueremo ad essere elementi di stimolo e di pungolo nei confronti dei nostri alleati che, purtroppo, non sono solo <strong>Berlusconi </strong>e <strong>Fini</strong>, ma anche centinaia di dirigenti periferici, nelle Regioni e nelle province, spesso e volentieri abbastanza chiusi e con poco respiro politico. Non è che questi dirigenti cambieranno atteggiamento sol perché gruppi ‘sfiduciati’ di quadri socialisti decideranno di confluire nelle loro fila. Anzi continueranno a mantenere un atteggiamento di sufficienza ed esclusione che tanto manda in bestia i nostri quadri provinciali.</p>
<p>		 Ed allora basta con la sfiducia e il malessere che è anche frutto dell’amaro in bocca per le vicende legate alla composizione dell’Esecutivo, perché c’è molto da lavorare. E questo lo si può fare da qualunque postazione. <strong>Io preferisco continuare ad utilizzare quella del <font color="#0000ff">Nuovo PSI</font>.</strong><br />
							          Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 11.5.2008 </p>
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		<title>NON SIAMO FIGLI DI UN DIO MINORE</title>
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		<pubDate>Sat, 03 May 2008 19:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Diciamo subito che il Nuovo PSI non è figlio di un Dio minore ma, come ogni altro alleato del fronte moderato riformista, rivendica pari dignità. Tutti, infatti, grandi o piccoli che siano, hanno diritto, ad essere coinvolti nella formazione del nuovo esecutivo. Con presenze consistenti o con presenze che possano apparire soltanto simboliche, ognuno deve [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Diciamo subito che il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>non è figlio di un Dio minore ma, come ogni altro alleato del fronte moderato riformista, rivendica pari dignità. Tutti, infatti, grandi o piccoli che siano, hanno diritto, ad essere coinvolti nella formazione del nuovo esecutivo. Con presenze consistenti o con presenze che possano apparire soltanto simboliche, ognuno deve sentirsi pienamente coinvolto e parte integrante del progetto  <em>“rialzati Italia”</em>.</p>
<p>		Sbaglia chi pensa che si tratti di un giro di parole per avanzare rivendicazioni tese a soddisfare le aspirazioni, che pur sarebbero legittime, di singoli dirigenti. Tutt’al più la rivendicazione punta a soddisfare le aspettative degli elettori dei singoli partiti che hanno scelto di votare <strong>PdL </strong>anche per la presenza in quelle liste dei propri dirigenti. Per quanto ci riguarda due di essi, <strong>Stefano Caldoro </strong>(Segretario Nazionale) e l’uscente <strong>Lucio Barani</strong>, sono stati eletti, affermando così una presenza socialista organizzata che, da altre parti,  i riferiamo ai Costituenti, è stata giudicata fastidiosa ed è stata liquidata malgrado anni di servitù più o meno cosciente.</p>
<p>		Non è azzardato dire che la presenza del <strong> <font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>nel panorama politico nazionale diventa, giocoforza, per gli elettori socialisti, ormai allo sbando, un punto importante di riferimento che già le concomitanti elezioni amministrative  hanno abbondantemente conclamato. Dove, infatti, abbiamo presentato liste col nostro <strong>Garofano </strong>i risultati sono stati abbastanza lusinghieri. Da Catanzaro in <strong>Calabria</strong>, a Bitonto nelle <strong>Puglie</strong>, ai Comuni della <strong>Campania </strong>le percentuali si aggirano attorno al 5%, e ciò anche in presenza, come a Catanzaro, di altre due liste socialiste che realizzano un 4 ed un 2,7% ciascuna.</p>
<p>		Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong> ha quindi pieno titolo a chiedere una presenza nell’esecutivo, e pieno titolo ha il <strong><font color="#0000ff"> Nuovo PSI Calabrese</font></strong> a rivendicarlo per la propria regione. Sarebbe assurdo infatti non cogliere l’importanza di un riconoscimento che va aldilà dell’immediato per guardare con sufficiente tranquillità ai nuovi appuntamenti non ultimi quelli elettorali regionali nelle Regioni del Sud. Così come per la <strong>Sicilia </strong>, dove <strong>Lombardo </strong>ha stravinto, bisogna <em>&#8216;omogeneizzare’</em> gli esecutivi regionali per evitare le quasi certe conflittualità contro le grandi opere pubbliche, a partire dal <strong>Ponte sullo Stretto</strong>.</p>
<p>		Tra l’altro non sarebbe capito un ‘trattamento’ diverso tra le forze minori, alcune delle quali, come l’<strong> MPA</strong>, già abbondantemente ricompensate con gli eletti, ed altre che bussano insistentemente alla porta del <strong>PdL </strong>. Siamo,però, certi e più che convinti che la <strong>‘quadra’</strong> (come l’ha chiamata <strong>Bossi </strong>) anche per il Nuovo PSI sarà trovata dal Presidente <strong>Silvio Berlusconi</strong> che ha la capacità di non guardare solo all’oggi, ma quella di guardare sempre a domani e dopodomani, perché è così che si vincono non le battaglie, ma le guerre.</p>
<p>I Segretari Provinciali, nonché membri della Direzione Nazionale<br />
	Giovanni ALVARO – Reggio Calabria<br />
	Gianfranco BONOFIGLIO – Cosenza<br />
	Mimmo FULCINITI – Catanzaro<br />
	Carlo PANTANO – Vibo Valentia</p>
<p>Calabria 03.05.2008</p>
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		<title>LA FONDAZIONE SERVE  ALLA VERITA’  STORICA</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/426-la-fondazione-serve-alla-verita%e2%80%99-storica/</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Apr 2008 22:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		I commenti alla proposta di Stefano Caldoro, che si possono leggere nel blog del Partito Socialista Nuovo Psi, dimostrano che si è capito poco degli obiettivi che Stefano si prefigge di raggiungere con l’idea della Fondazione. Ed allora mi permetto di fare chiarezza.
		La proposta di Stefano Caldoro per la Costituzione di una Fondazione dei Socialisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		I commenti alla proposta di <strong>Stefano Caldoro</strong>, che si possono leggere nel blog del Partito Socialista Nuovo Psi, dimostrano che si è capito poco degli obiettivi che Stefano si prefigge di raggiungere con l’idea della Fondazione. Ed allora mi permetto di fare chiarezza.</p>
<p>		La proposta di <strong>Stefano Caldoro </strong>per la Costituzione di una <strong>Fondazione dei Socialisti </strong>è quanto di più semplice e necessario si potesse pensare per non disperdere la storia e il ruolo che il <strong>Partito Socialista </strong>ha avuto nel nostro Paese dalla nascita fino a <strong>Bettino Craxi </strong>che ha rappresentato, aldilà delle ignobili e vergognose mascalzonate subite con l’esilio e la gogna mediatica, il clou della elaborazione teorica e dell’applicazione pratica del riformismo più puro.</p>
<p>		Non so, però, se l’iniziativa avrà il successo che merita anche perché ancora fresche sono le polemiche che ‘<em>dall’interno</em>’ hanno minato e accelerato la crisi del Partito. La fuga (<strong>SDI</strong>), la diaspora (<strong>I Socialisti</strong>), la ricerca di nicchie di sopravvivenza (<strong>PD</strong>) da una parte; e la necessità di continuare un percorso nell’alveo della tradizione riformista, con nuovi (<strong>Forza Italia</strong>) o antichi strumenti (<strong>Nuovo PSI</strong>) dall’altra, hanno minato profondamente anche gli aspetti di stima, rispetto e solidarietà, che pur esistevano tra soggetti socialisti che la pensavano diversamente.</p>
<p>		Illudersi che oggi dirigenti come <strong>Caldoro, De Michelis, Zavettieri, Stefania Craxi, Tremonti, Cicchetto, Moroni, Sacconi, Boniver, Del Turco, Benvenuto, Boselli, Martelli, Mancini,</strong> ecc., possano dar vita ad un soggetto di studio, di ricerca e di salvaguardia del marchio e della tradizione socialista italiana sembra impossibile, ma vale la pena tentarne la realizzazione, anche perché la Fondazione non può e non sarà un soggetto politico, non deve e non può fare politica, ma deve solo difendere le verità storiche e blindare insegne e marchio. E deve, anche, saper dire all’opinione pubblica, fortemente frastornata dai media nazionali che parlano di scomparsa dei socialisti, che anche nell’attuale Parlamento vi sono ben 70 parlamentari con radici socialiste, due dei quali (<strong>Caldoro</strong> e <strong>Barani</strong>) espressione del <strong><font color="#0000ff">Garofano del Nuovo PSI</font></strong>, eletti nel <strong>PDL</strong>. </p>
<p>		 Tra l’altro, in tempi di bipartitismo (realizzato con partiti unici o contenitori elettorali), sarebbe l’unica strada per difendere la gloriosa storia dei socialisti. Non è, quindi, velleitaria la proposta di <strong>Stefano Caldoro</strong>, che non è, lo ripeto, una proposta di autoscioglimento per costruire assurde terze vie. Essa, per i tempi che corrono e le collocazioni ormai sedimentate dei gruppi dirigenti, non punta alla ricomposizione dei socialisti ormai semplicemente impensabile, né punta alla costruzione del partito unico degli stessi, ma solo a difendere e tramandare alle nuove generazioni, il ruolo avuto e i contributi che i socialisti hanno dato al nostro Paese.</p>
<p>		La <strong>Fondazione</strong> non nasce, se nascerà, in alternativa al Partito che per noi continuerà a rimanere il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong>.</p>
<p>							              Adolfo COLLICE</p>
<p>Cosenza 27.4.2008</p>
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		<title>TO&#8217;, ERA VERO, VELTRONI E IL PD SONO PER IL PONTE</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Apr 2008 21:27:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Quando avevamo colto in un comizio di Walter Veltroni, a Reggio Calabria, una inversione di 360 gradi sul Ponte di Messina, e lo avevamo scritto, siamo stati fortemente criticati come se ci fossimo inventato tutto o come se fossimo dei provocatori senza alcuna remora. Oggi abbiamo la conferma che ciò che avevamo affermato è praticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Quando avevamo colto in un comizio di <strong>Walter Veltroni</strong>, a Reggio Calabria, una inversione di 360 gradi sul <strong>Ponte di Messina</strong>, e lo avevamo scritto, siamo stati fortemente criticati come se ci fossimo inventato tutto o come se fossimo dei provocatori senza alcuna remora. Oggi abbiamo la conferma che ciò che avevamo affermato è praticamente vero: Veltroni non è scivolato sul problema, e noi non abbiamo mistificato alcunché. </p>
<p>		La conferma ci viene, nientepopodimeno, che dall’ex Prefetto antimafia, <strong>Luigi De Sena</strong>,  che il <strong>PD</strong>, in mancanza di altre mogli, sorelle, figlie, cognate di caduti in missione o per mano mafiosa, da inserire nelle proprie liste, ha deciso di promuovere ad un seggio senatoriale. Egli ha dichiarato che: <em>“indipendentemente dalla mia idea, penso che la posizione favorevole possa essere condivisa da tutto ilo PD. <strong>NON MI RISULTA CHE VELTRONI SI SIA ESPRESSO CONTRO IL PONTE SULLO STRETTO</strong>. Come Parlamentare della Calabria dico che per risolvere il problema infrastrutturale della regione <strong>bisogna fare</strong> il Ponte sullo Stretto di Messina”.  </em></p>
<p>		E’  una dichiarazione netta e precisa che non può essere frutto dell’iniziativa improvvida del neo senatore che ha dimostrato, in queste settimane, d’essere distante anni luce da atteggiamenti alla Calearo che, al contrario, avevano creato non pochi imbarazzi nel gruppo dirigente dei cattocomunisti. Non tutti, comunque, sono stati avvisati del cambio di rotta, per cui si è subito dichiarata contrariata la signora <strong>Rita Borsellino </strong>che ha dichiarato di <em>“non capire questa presa di posizione. Il governo Prodi aveva accantonato questo progetto”.</em><br />
		E anche il popolo di sinistra si troverà spiazzato, e passerà del tempo prima di riuscire a individuare per dove soffia il vento. Sarà una metabolizzazione lenta, ma alla fine ci si accoderà come sempre è avvenuto al <em>‘contr’ordine, compagni’</em>. Tra l’altro la dichiarazione di <strong>De Sena </strong>taglia l’erba della polemica di chi avversava il Ponte perché appetibile per le cosche mafiose. Lo stesso super ex prefetto antimafia ha chiosato che c’è una catena normativa di controllo che sviluppata e snellita può bloccare il rischio.</p>
<p>		Quando il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong> proclamava la propria scelta per il Ponte, occasione unica, per sviluppare tutte le infrastrutture <strong>dell’Area dello Stretto,</strong> con un Ponte, perno centrale del definitivo rilancio dell’attività turistica di grande respiro, veniva accusato di velleitarismo e incapacità a capire le ragioni dei no tra le quali spiccava (non si rida, per piacere) quella verde del Pecoraro che si preoccupava del disturbo che veniva causato alla millenaria rotta dei delfini  con l’ombra proiettata sulle acque del mare. E poi vogliono sapere perché hanno perso. </p>
<p>		E’ chiaro che l’inversione di rotta nasce anche dai sondaggi sull’atteggiamento positivo dell’opinione pubblica nei confronti della grandiosa opera, e sulla certezza che essendo una delle opere che il <strong>Popolo delle Libertà </strong> rilancerà da subito, si tenta di non ‘regalare’ il merito solo al fronte  guidato da <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Ma se così è, dove vanno a finire tutte le panzane verdi, e quelle sui terremoti, sulla mafia, l’incapacità ingegneristica a realizzarlo e le difficoltà per il finanziamento? Ancora una volta si ha la riprova che spesso le posizioni della sinistra, su questo o quell’obiettivo, non sono frutto di valutazioni di merito, ma sono dettate da atteggiamenti precostituiti per la collocazione del proprio schieramento.</p>
<p>		Ma lasciamo perdere, e, in nome di <strong>Bettino Craxi </strong>che il Ponte lo ha voluto, andiamo avanti segnando con esso anche quell’unità ideale del Paese che la propaganda ‘sinistra’ indica in pericolo per la presenza della Lega. </p>
<p>		Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 23.4.2008		</p>
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		<title>TENTARE DI TRASFORMARE LE ROSE IN GAROFANI</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Apr 2008 07:34:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Che dopo la debacle elettorale dei Costituenti (?) socialisti, si avviasse un serrato dibattito era tra le cose non solo possibili ma necessarie. Ma va evitato che, per l’ennesima volta, ci si attorcigli su se stessi con analisi tese solo all’autogiustificazione o a dar la colpa al destino cinico e baro determinato dal solo Walter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che dopo la debacle elettorale dei Costituenti (?) socialisti, si avviasse un serrato dibattito era tra le cose non solo possibili ma necessarie. Ma va evitato che, per l’ennesima volta, ci si attorcigli su se stessi con analisi tese solo all’autogiustificazione o a dar la colpa al destino cinico e baro determinato dal solo <strong>Walter Veltroni</strong>. Questo tipo di dibattito servirebbe solo all’autocommiserazione, ma non certamente a riannodare i legami dei riformisti genuinamente craxiani. Altra cosa è invece riconoscere gli errori commessi, rileggere la realtà che sta di fronte e conseguentemente decidere sul famoso che fare? Ho, quindi, apprezzato il contributo di <strong>Sergio Verrecchia</strong>, non nuovo comunque a coraggiose affermazioni anche se poi, non seguite dai fatti con le necessarie scelte politiche. Ma anche <strong>Del Bue </strong>ha teso a mettere i piedi nel piatto.</p>
<p>Tre mi sembrano, comunque, le affermazioni da riprendere. Due da condividere, e una un po’ meno. La prima (meglio tardi che mai) è riferita al superamento della divisione nominalistica tra destra e sinistra  dietro cui si nasconde, da sempre, l’azione staliniana per criminalizzare chi osa liberarsi dalla egemonia gramsciana dei comunisti. Verrecchia introduce, e la cosa ci fa molto piacere, i concetti di  progressisti e conservatori riferiti ai nuovi bisogni della società ed alle resistenze ‘conservatrici’ per affrontarle. Al popolo della sinistra può sembrare incredibile, ma i conservatori non stanno dalla parte di <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ma dalla parte dei poteri forti (editoria, finanza, grande padronato, ecc.) che gestiscono, da dietro le quinte (ma non troppo), la sinistra camuffata e riciclata. </p>
<p>La seconda, espressa da De Bue, è riferita alla <em>‘battaglia elettorale’ </em> del PS centrata di più sull’identità socialista, di cui gli italiani hanno fatto a meno, e di meno anzi per nulla sul vero conflitto che si giocava nel Paese tra il <strong>Governo Prodi</strong>, quello della sinistra, meglio conosciuto come il governo delle tasse e dell’<em>‘armata Brancaleone’</em>,  e la stragrande maggioranza dei cittadini. I socialisti del PS guidati da <strong>Boselli </strong>sembravano di un altro pianeta.</p>
<p>Del Bue e Verrecchia affrontano, poi, il tema partito. Il primo per denunciare l’operazione Costituente basata sul Partito padrone (lo <strong>SDI</strong>) con  ‘altri ospiti (quelli illustri, quelli graditi, quelli sopportati)’, mentre il secondo per denunciare, finalmente, le anomalie di un partito centralizzato che regge, vive, o ha vissuto, per il sostegno di una piccola corte che, a volte, come ai tempi di <strong>Gianni De Michelis </strong>a Largo Argentina, sembrava veramente la corte dei miracoli. A tutte e due però va detto  che non è la forma partito (centralizzato o federalista) che può far superare le difficoltà, quanto una chiara scelta politica che chiuda definitivamente con la subalternità a supremazie che la recente tornata elettorale ha spazzato via senza alcun appello. </p>
<p>Il sottostare, tra l’altro, alle egemonie altrui porta inevitabilmente, per non infastidire il ‘sovrano’, a disconoscere, o mettere in ombra, <strong>l’eredità ineliminabile </strong>di <strong>Bettino Craxi</strong>. Ma è solo su questo terreno che può riaprirsi un vero confronto tra le diverse anime, almeno quelle vive, dei socialisti, <strong>dichiarando immediatamente</strong>, come primo atto, <strong>chiuso il grande imbroglio della Costituente</strong>.   </p>
<p>Anche sulla legge elettorale pensare che il ‘Vassallum’ poteva andare meglio per i piccoli partiti è fuorviante, offre scappatoie allo sconforto dei compagni, e mistifica la realtà, perché pur avendo votato col ‘porcellum’, sono state avviate le prove generali del Vassallum così come ha voluto Veltroni, e Silvio Berlusconi, che non teme le sfide, gli è andato dietro. Non resta che attendere e partecipare al dibattito. Sarà ciò che farà il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>per tentare di trasformare le rose in splendidi garofani.<br />
 								Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 21.04.2008</p>
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		<title>NESSUN PAREGGIO, SI RIPARTE COL BUONGOVERNO</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Apr 2008 07:32:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		Non c’era bisogno d’essere chiromanti per scrivere, meno di una settimana fa, un articolo dal titolo ‘<em>Fra una settimana si riparte col… buongoverno’ </em>con il quale, praticamente e senza alcuna cautela, si ipotizzava la vittoria del fronte riformista del <strong>PdL</strong>. Erano i disastri causati dal sinistro <strong>Governo Prodi </strong>a farci capire che la gente voleva cambiare registro riprendendo un percorso interrotto meno di due anni fa. Non si poteva perdonare, infatti, il mancato sviluppo e la liquidazione delle riforme e dei progetti faticosamente messi in piedi dal precedente <strong>Governo Berlusconi</strong>, e la politica sanguisuga delle tasse che sono state introdotte su ogni argomento del vivere civile tanto da raggiungere la iperbolica cifra di 110 nuovi balzelli, comunque denominati, e all’incredibile livello del prelievo attestato al 44%. </p>
<p>		La sinistra e il suo popolo più cieco pensavano che bastasse un pò di maquillage; qualche slogan ammantato da intellettualismo, sol perché americaneggiante, come il ‘si può fare’; la decisione di non utilizzare elettoralmente il signor <strong>Prodi </strong>perché logorato e non spendibile; l’eliminazione dalle liste dei nemici più acerrimi degli italiani laboriosi come <strong> Visco</strong>; o la liquidazione, solo nel confronto politico nazionale e non nelle amministrative, della sinistra antagonista e barricadiera, o dei verdi presuntuosi e arroganti, per far dimenticare i guasti che erano sotto gli occhi di tutti. Gli unici che si rifiutavano di vederli erano, come al solito, i fideisti con i paraocchi, che erano convinti bastasse negare la realtà per poterla cambiare. </p>
<p>		Non è andata così. Per fortuna gli italiani si dimostrano sempre un passo più avanti di tanti soloni e politici saccenti. Sempre più avanti di quanto pensano o si illudono di poter ottenere tanti editorialisti che in questi anni, guidati da <strong>Eugenio Scalfari</strong>, hanno appestato l’aria con le loro analisi di parte. Sempre in anticipo sui processi che cambiano inesorabilmente la storia.</p>
<p>		Certo se era prevedibile l’uscita di scena dei <em>boselliani </em>avviati al macello dai propri ex padroni, fa impressione, ma è piacevole, constatare che, a distanza di venti anni, è crollato anche in Italia il muro di Berlino, e che in Parlamento non siederanno più personaggi orgogliosi di chiamarsi comunisti come <strong>Diliberto</strong>, <strong>Bertinotti</strong>, <strong>Mussi</strong>, o personaggi dell’imbecillità pseudo verde e della trasgressione come <strong>Pecoraro Scanio</strong>, <strong>Francesco Caruso </strong>o <strong>Luxuria</strong>. </p>
<p>		E fa altrettanto piacere pensare che il terremoto del 13 e 14 aprile ha chiuso definitivamente le porte a personaggi dell’antipolitica che bussavano insistentemente in esse, come i <strong>Moretti</strong>, i <strong>Pardo</strong>, i <strong>Grillo </strong>e i <strong>Celentano</strong>. Si sono salvati solo quelli che, in tempo, hanno saputo mimetizzarsi nel <strong>PD</strong>. Ma anch’essi non avranno vita facile e si avvieranno all’autodistruzione. Le vittorie coprono normalmente ogni contraddizione, ma non avviene lo stesso con le sconfitte, per cui ci sarà la cosiddetta resa dei conti tra i reduci della disfatta. Se ne vedranno delle belle. </p>
<p>		Intanto il <strong>PdL</strong>, con leader e premier <strong>Silvio Berlusconi</strong>, potrà riavviare il percorso riformista, dar corso al proprio programma, rifare dell’Italia un vero e grande cantiere di lavoro per risalire la china e superare il declino, senza quel ‘pareggio’ agognato e sperato da tanti che sentendo la sconfitta si illudevano di poterla neutralizzare. Si riparte quindi col buongoverno. Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>del Garofano, che elegge al Parlamento il proprio Segretario Nazionale, <strong>Stefano Caldoro </strong>e il proprio uscente on. <strong>Lucio Barani </strong>e che ha dato il proprio contributo alla splendida vittoria e darà il proprio contributo al governo del Paese, rimane un punto di riferimento per il popolo socialista ormai allo sbando e senza bussola. Le porte di questo, pur piccolo, Partito sono aperte.</p>
<p>		Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 15.04.2008</p>
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		<title>FRA UNA SETTIMANA SI POTRA’ RIAVVIARE…  IL BUONGOVERNO</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Apr 2008 08:17:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Siamo in dirittura d’arrivo. Fra una settimana l’Italia potrà riprendere il cammino del buon governo, delle riforme e del vivere civile. Fra una settimana il riformismo potrà trionfare avviando per il nostro Paese un percorso di civiltà interna e di protagonismo internazionale recuperando i due anni di ‘sperpero politico’ provocato dal cosiddetto ‘Governo Prodi’, classico [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Siamo in dirittura d’arrivo. Fra una settimana l’Italia potrà riprendere il cammino del buon governo, delle riforme e del vivere civile. Fra una settimana il riformismo potrà trionfare avviando per il nostro Paese un percorso di civiltà interna e di protagonismo internazionale recuperando i due anni di ‘sperpero politico’ provocato dal cosiddetto <strong>‘Governo Prodi’</strong>, classico dilettante allo sbaraglio. In questo processo i socialisti del <strong><font>Nuovo PSI </font></strong>, forti delle loro idee, del loro pragmatismo e del loro riformismo, vorranno e sapranno dare il loro contributo.</p>
<p>		A chi domanda cos’avranno di speciale i riformisti per essere così sicuri d’invertire la tendenza al declino del nostro Paese, si può tranquillamente rispondere che hanno soprattutto una diversa concezione della gestione della cosa pubblica. </p>
<p>		Per la sinistra (ufficiale o mascherata che sia) la scelta per far quadrare i conti (si fa per dire) è stata ed è abbastanza semplice: mettere le mani nelle tasche dei cittadini  aumentando la pressione fiscale a dismisura e provocando i guasti che sono sotto gli occhi di tutti (ripresa dell’evasione fiscale, aumento dell’inflazione, difficoltà a poter soddisfare le esigenze più elementari di fasce sempre più larghe di cittadini, livelli incivili di gestione dei servizi di base sopratutto quelli della sanità o della pulizia dei centri abitati). E il signor <strong>Walter Veltroni </strong>è espressione di questa filosofia così come lo ha dimostrato nel governo di Roma.</p>
<p>		Per i moderati e riformisti, aggregati e raggruppati nel PdL, la scelta per affrontare e risolvere gli stesi problemi sta nel rifiuto a diventare sanguisughe e ‘rapinare’ i propri concittadini, che è una politica che aggrava i problemi e non li risolve per nulla. La quadratura dei conti pubblici sta nel saper eliminare gli sprechi, liquidare le sacche di privilegi esistenti, sbaraccare ogni Ente inutile, e ridurre i costi della politica. </p>
<p>		Questo secondo percorso può essere fatto <strong>SOLO</strong> da chi non dipende da gruppi di pressione, da chi è lontano dai poteri forti che prosperano quando il Paese patisce le proprie difficoltà, e da chi non subisce i condizionamenti delle centrali sindacali che, giocoforza, sono portate a chiudersi a riccio e a rifiutare ogni possibile riduzione degli sprechi. Ma è SOLO questa seconda politica che può permettere la riduzione delle tasse, la lotta all’evasione, quella all’inflazione e la difesa del potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensione che si ottiene anche con gli annunciati provvedimenti su ICI, detassazione del lavoro straordinario, e con l’aumento delle pensioni. </p>
<p>		Ed è solo con questa politica che diventa credibile ogni ipotesi di rilancio delle grandi opere pubbliche (come il <strong>Ponte sullo Stretto</strong> e la <strong>TAV</strong>) che non sono mai fine a se stesse, e diventa altrettanto credibile la realizzazione della piena occupazione anche nel Mezzogiorno d’Italia a partire dalla sistemazione dei precari come quelli lasciati in eredità dalla sinistra con le invenzioni di <strong>LSU</strong> ed <strong>LPU</strong>.</p>
<p>		  La guida di <strong>Silvio Berlusconi </strong>del <strong>PdL </strong>e della coalizione costruita attorno ad esso è un’altra garanzia che il programma non sarà carta straccia. E non bisogna attendere molto per capire in quale direzione soffia il vento, perché saranno i primi cento giorni la cartina di tornasole del buongoverno. In quei cento giorni saranno affrontate le emergenze della <strong>Campania</strong>, buttate le basi per una nuova politica  economica, riavviato il percorso di politica estera. Il <strong>Presidente Berlusconi </strong>e i suoi alleati, tra cui il <strong><font>Nuovo PSI</font></strong> di <strong>Stefano Caldoro</strong>, sono già stati visti all’opera, e non sarà per l’Italia, quindi, un salto nel buio. </p>
<p>		Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 07.04.2008</p>
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		<title>L’ADEGUAMENTO VELTRONIANO DICE… SI AL PONTE SULLO STRETTO</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Apr 2008 13:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Un altro adeguamento del signor Walter Veltroni che dimostra il camaleontismo del personaggio e del partito che lo sostiene: al Nord esprime un deciso no al Ponte sullo Stretto di Messina, in Calabria cambia musica e annuncia la presentazione di un ddl, dal pomposo titolo “scommettere sul Sud”, all’interno del quale, tra altre amenità e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un altro adeguamento del signor <strong>Walter Veltroni </strong>che dimostra il camaleontismo del personaggio e del partito che lo sostiene: al Nord esprime un deciso no al <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong>, in Calabria cambia musica e annuncia la presentazione di un ddl, dal pomposo titolo <em>“scommettere sul Sud”</em>, all’interno del quale, tra altre amenità e luoghi comuni si pone la realizzazione, in tempi rapidi, del corridoio europeo <strong>‘Berlino-Palermo’</strong>.</p>
<p>L’orchestra, che fino ad ieri, suonava senza tregua il proprio no ad un ponte inutile e sperperatore di finanziamenti, si trova oggi sbandato ed alla ricerca di note per evitare che la propria musica sia percepita come tentativo di accordi musicali difficili da realizzare, e quindi fortemente stonati. Il cambio repentino della posizione del <strong>PD</strong> sul <strong>Ponte sullo Stretto </strong>fatto a Reggio Calabria ha il sapore acre dell’adeguamento elettorale per evitare quella inarrestabile emorragia che la posizione del no a prescindere sta determinando nel Sud del Paese.</p>
<p>Non solo si è affermato che il Ponte si <em>‘può fare’</em> perché esso è funzionale alla realizzazione immediata del corridoio Berlino-Palermo, ma lo si è affermato durante una manifestazione aperta dal Ministro <strong>Alessandro Bianchi </strong>che è diventato famoso per le sue due <strong>caleariche</strong> esternazioni espresse appena nominato ministro, e passate, si fa per dire, alla storia: il <strong>Ponte sullo Stretto </strong>non sa da fare come il matrimonio tra Renzo e Lucia, e con la confessione che il modello di riferimento, per l’ex pasionario rettore, è <strong>Fidel Castro </strong>indicato come valoroso rivoluzionario pacifista da contrapporre al guerrafondaio sanguinario imperialista <strong>George Bush</strong>.</p>
<p>Tutto, comunque studiato nei minimi particolari, quanto avvenuto a <strong>Reggio Calabria</strong>. <strong>Veltroni </strong>opera una inversione di rotta di 360 gradi e coinvolge pienamente il personaggio che giornalisticamente ha tenuto di più il banco contro la realizzazione del Ponte, entrando addirittura in rotta di collisione con quell’<strong>AntonioDi Pietro</strong> che, però, messo alle strette ha mollato il suo disaccordo provocando la creazione di una situazione paradossale come il possibile annullamento della gara d’appalto che per penale sarebbe costata agli italiani ben 500 milioni di euro (pari a 1000 –diconsi mille- miliardi di lire). </p>
<p>Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong>, che è stato, da sempre, per la realizzazione del Ponte, individuando in esso uno degli elementi che possono far decollare l’Area dello Stretto, saluta positivamente l’inversione veltroniana che, anche se scelta elettoralistica, è pur sempre una scelta che renderà molto difficile determinare un nuovo <em>”contr’ordine compagni”</em> come ai tempi di Peppone e don Camillo, anche se questo, conoscendo i comunisti, non ci sorprenderebbe per nulla. Per tutto il <strong>Popolo della Libertà</strong>, la scelta della costruzione del Ponte è, comunque, una scelta strategica non soggetta agli sbalzi dei sondaggi e non decisa per esigenze elettorali. </p>
<p>Per i Socialisti del <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong> è una scelta che nasce col <strong>PSI </strong> di <strong>Bettino Craxi </strong>che ha voluto porre fine, a un interminabile balletto che si trascinava da ben 50 anni, con una legge, per sottrarre la decisione alle giravolte dei vari governi. Nel merito va ribadito che è falso l’assunto di un’opera inutile che non produrrebbe niente di indotto. Sarà un’opera che unirà, anche fisicamente le due sponde, con tutto ciò che questo comporta per superare l’isolamento, abbattere i tempi di percorrenza tra continente e isola, avviare il processo di avvicinamento dell’Italia ai paesi rivieraschi dell’Africa, e creare finalmente reali e consistenti correnti turistiche. </p>
<p>Il cambio di direzione politica del 13 e 14 aprile ci fa ben sperare.<br />
							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 31.03.2008</p>
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		<title>REGOLA PRIMA, MAI COABITARE CON I SERPENTI</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Mar 2008 17:10:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Mancano ormai meno di tre settimane alle elezioni che dovranno decidere a chi affidare la guida politica del Paese. Fra meno di tre settimane gli italiani potranno porre la parola fine uno dei periodi più ‘sgangherati’ della politica italiana, chiudendo la fase del ‘non governo’ o, meglio, del governo all’incontrario che tanti danni ha prodotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Mancano ormai meno di tre settimane alle elezioni che dovranno decidere a chi affidare la guida politica del Paese. Fra meno di tre settimane gli italiani potranno porre la parola fine uno dei periodi più ‘sgangherati’ della politica italiana, chiudendo la fase del ‘non governo’ o, meglio, del governo all’incontrario che tanti danni ha prodotto all’Italia. Fra tre settimane, anche il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>vuole e deve dare il suo contributo alla realizzazione di questo obiettivo.</p>
<p>		E ciò anche se, per la prima volta dal ripristino del <strong>Garofano</strong>, dopo la falsa rivoluzione, il simbolo dei socialisti craxiani non sarà presente, visivamente, sulla scheda elettorale. Detta assenza non diminuirà, per nulla, l’impegno dei militanti socialisti perché fortemente motivati per la vittoria del <strong>Popolo della Libertà.</strong> Non solo e non tanto perché ci è stata garantita l’elezione del Segretario Nazionale, <strong>Stefano Caldoro </strong>(candidato a capolista in Campania), e quella del deputato uscente, <strong>Lucio Barani </strong>(candidato in Toscana), con l’impegno a spendere un ulteriore riconoscimento verso quei territori dove  più marcata è la presenza organizzata dei socialisti, ma sopratutto per la chiarezza degli obiettivi e del programma presentato come ‘le sette missioni’ di <strong>Silvio Berlusconi</strong>.</p>
<p>		Intanto <strong>Caldoro </strong>e <strong>Barani</strong>, a differenza degli ‘altri’ socialisti (boselliani, bobiani o costituenti) che avendo ricevuto il benservito chiudono ingloriosamente la loro sudditanza all’egemonia comunista, saranno gli unici socialisti del <strong>Garofano</strong> che siederanno in <strong>Parlamento</strong>, mentre gli altri assaporeranno <em>‘come sa di sale lo pane altrui’</em>. La cosa che più brucia, però, sulla pelle e nelle carni dei socialisti di base non è la mancata elezione di alcuni dirigenti socialisti, quanto il metodo col quale si è proceduto alla <strong>pulizia etnica </strong>da parte del signor <strong>Veltroni </strong>e dei dirigenti comunisti comunque camuffati. </p>
<p>		Non solo si è deciso di cacciare i socialisti che, così, saranno destinati a scomparire dal panorama politico parlamentare italiano ma, aggravando la situazione, si è deciso l’imbarco del principale simbolo della loro vergognosa mattanza, quell’ <strong>Antonio  Di Pietro </strong>che è il campione assoluto del giustizialismo nel nostro Paese ed ha già dichiarato che vuole fare il <strong>Ministro della Giustizia </strong>perché <em>‘deve completare la pulizia iniziata con mani pulite’.   </em></p>
<p>		Chi ha chiuso gli occhi e ha fatto finta di non vedere con quali serpenti coabitava, non può oggi dolersi del fatto che il morso di alcuni di essi sia letale. Ognuno certamente è arbitro del proprio destino e delle scelte operate, ma per ognuno arriva il momento della riflessione e della verità. Non voler riacquistare la vista significa aver scelto deliberatamente l’eutanasia per se e per tanti valorosi compagni che li hanno improvvidamente seguiti. C’è, comunque, da sperare che qualcuno degli attuali ‘ciechi’ apra finalmente gli occhi e senza farsi condizionare da falsi nominalismi (destra-sinistra) sappia, finalmente, concretizzare la propria riflessione.</p>
<p>		Noi non abbiamo di questi problemi. Il nostro compito è come contribuire a far diventare concretezza le scelte programmatiche delle ‘<em>sette missioni’</em>, dove non c’è di tutto e il suo contrario, ma solo indicazioni nette e concrete da avviare subito alla loro realizzazione dando una forte sterzata all’inconcludenza prodiana. Abolizione Ici su prima casa, detassazione degli straordinari, ripresa del nucleare,  rilancio opere pubbliche (ponte sullo Stretto in primis), riduzione costo della politica,  lotta alla criminalità con certezza della pena, riforma giustizia con l’introduzione della figura dell’avvocato dell’accusa per esaltare la terziarietà del giudice, lotta all’inflazione e al carovita, saranno alcune delle cartine di tornasole di un reale cambio di fase.  </p>
<p>		Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, lì 25.3.2008 </p>
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		<title>TUTTO E&#8217; BUONO PER LA POLEMICA, ANCHE&#8230; IL RIDICOLO</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Mar 2008 09:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		Non sono d’accordo con quanti, intervenendo sulla assurda polemica nata per una battuta del Presidente Berlusconi sui precari, affermano che, in fin dei conti, si trattava semplicemente di ‘una battuta di spirito che purtroppo non è stata capita da molti’. Non sono d’accordo perché, se così fosse, vorrebbe dire che la polemica si è sviluppata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
		Non sono d’accordo con quanti, intervenendo sulla assurda polemica nata per una battuta del <strong>Presidente Berlusconi </strong>sui precari, affermano che, in fin dei conti, si trattava semplicemente di ‘<em>una battuta di spirito che purtroppo non è stata capita da molti’</em>. Non sono d’accordo perché, se così fosse, vorrebbe dire che la polemica si è sviluppata, con grande battage pubblicitario, per una errata interpretazione di quanto accaduto. Ma le cose non stanno così.</p>
<p>		Gli avversari del <strong>Popolo della Libertà </strong>non sono per nulla degli imbecilli al punto da non capire lo spirito di una battuta. La verità è che essendo a corto d’argomenti si buttano, a costo del ridicolo, su tutto ciò che può distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dalla gravità della situazione del Paese, e dall’assenza di respiro politico nella loro campagna elettorale che si trascina tra un nuovo che non esiste, e la ricerca di una verginità politica che, dopo <strong>Prodi</strong>, come tutte le verginità, è impossibile da ricostruire. </p>
<p>		Non sono neanche d’accordo con quanti ‘<em>sconsigliano</em>’ <strong>Silvio Berlusconi</strong> dal parlare senza rete e senza cautela. Anche loro sbagliano profondamente quando pensano che le polemiche, costruite dalla sinistra e dal coro dei giornali del soccorso rosso, siano frutto di <em>‘mosse maldestre’ </em>del Cavaliere. Non è affatto così, perché qualunque cosa dica <strong>Berlusconi</strong>, e sottolineo qualunque cosa, scatta immediata la polemica. Anzi, essa scatterebbe anche se il leader del Popolo della Libertà, decidesse di non parlare più fino al 13 e 14 aprile. <strong>Veltroni, Prodi, la Repubblica, l’Unità, Travaglio</strong>, con tutto il loro armamentario propagandistico, vi costruirebbero attorno la qualunque, affermando che il silenzio di Berlusconi nasconderebbe, di certo, chissà quali nefandezze per tessere trame eversive ed antidemocratiche essendo impossibile che egli abbia deciso di starsene zitto zitto dietro le quinte. </p>
<p>		Se poi, avviato il can can propagandistico, com’è avvenuto nell’ultimo caso, ci si trova di fronte ad una giovane che non solo ci ha scherzato sopra assumendo l’episodio per quello che effettivamente era, ma addirittura ha dichiarato che sicuramente voterà per il <strong>PdL</strong>, <strong>Veltroni</strong> &amp; C. entrano in fibrillazione perché incapaci di gestire una vicenda nella quale non era prevista una variabile fuori dal loro controllo.  E’ un clichè che si ripete purtroppo sistematicamente per poterlo catalogare come incidente causato da <em>‘reazione maldestra’</em>. </p>
<p>		Se gli strateghi della sinistra (si sinistra, proprio quella di Veltroni) pur sapendo perfettamente che dopo due/tre giorni di polemiche tutto ritorna normale perché i fatti hanno la testa più dura di qualunque speculazione, continuano a insistere sul terreno della denigrazione, dello sberleffo e della violenza critica, vuol dire che gli obiettivi sono altri, come quello di nascondere la pochezza dei loro argomenti spostando l’attenzione sulle più disparate schiocchezze. </p>
<p>		Se da una parte, quindi, è necessario rispondere e parare i colpi, dall’altra bisogna ragionare con la gente sui programmi, gli obiettivi e le realizzazioni da fare nei primi cento giorni di governo che sono quelli che qualificano una compagine governativa. Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>è su questo che sta facendo e continuerà a fare la propria campagna elettorale, convinto più che mai che non basta solo il messaggio mediatico per vincere, ma che esso vada accompagnato da un lavoro capillare, come si suol dire, ‘porta a porta’, con l’obiettivo di contattare il maggior numero possibile di elettori, soprattutto quelli indecisi o propensi ad esprimere un voto di semplice testimonianza.</p>
<p>		Giovanni ALVARO		 </p>
<p>Reggio Calabria lì 17.3.2008 </p>
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		<title>E ADESSO&#8230; AVANTI TUTTA</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 09:44:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ 		Certo, rimane sempre un pò di amaro in bocca, soprattutto tra i compagni di quelle regioni come la Calabria dove più marcata è la presenza organizzata dei socialisti, ma non per questo si è propensi ad abbassare la guardia. Al contrario, anche i compagni che si aspettavano un più gratificante riconoscimento del ruolo e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> 		Certo, rimane sempre un pò di amaro in bocca, soprattutto tra i compagni di quelle regioni come la <strong>Calabria </strong>dove più marcata è la presenza organizzata dei socialisti, ma non per questo si è propensi ad abbassare la guardia. Al contrario, anche i compagni che si aspettavano un più gratificante riconoscimento del ruolo e delle scelte (non improvvisate) di schieramento del <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong>, e che, a caldo, si sono sentiti un pò mortificati, sanno perfettamente che le attività corsare, effettuate nel popolo socialista e contro di esso, dai vari soggetti che si chiamano <strong>Boselli</strong>, <strong>Bobo </strong>o <strong> GDM</strong>, ci hanno purtroppo ridotto sensibilmente nel peso e nell’incidenza. </p>
<p>		Aver ottenuto che il Segretario del Partito, <strong>Stefano Caldoro</strong>, sia capolista in uno dei collegi della <strong>Campania </strong>è un riconoscimento splendido che ci inorgoglisce e ci permette, assieme alla riconferma dell’uscente on. <strong>Lucio Barani</strong>, di mantenere vivo e vegeto quel fiore, il Garofano, che dobbiamo saper consegnare alle nuove generazioni con tutto il bagaglio di riformismo che solo i socialisti sono capaci di interpretare positivamente nell’interesse dell’intero Paese. </p>
<p>		Per questo risultato, bisogna anche ricordarlo, nessuno, incluso <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ci ha chiesto di scioglierci nel Partito unico che andrà a realizzarsi nel prossimo autunno, e nessuno ci ha imposto di rinunciare alla nostra identità ed alla nostra autonomia. Ma anche per questo dobbiamo saperci rimboccare le maniche e contribuire, col massimo impegno, alla splendida vittoria che attende, il 13 e 14 aprile prossimo,  il <strong>Popolo delle Libertà</strong>. Non tanto per dimostrare quanto si è stati ingenerosi col <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong>, soprattutto in <strong>Calabria </strong>(dove il risarcimento potrà avvenire subito dopo la tornata elettorale), ma per continuare quel cammino di ricostruzione delle nostre strutture organizzative che possono gratificare il popolo socialista, e far guardare in avanti con sufficiente speranza. </p>
<p>		Il riconoscimento riservato al Segretario Nazionale segna, comunque, una evidente differenziazione con quanto la sinistra e <strong>Walter Veltroni </strong>hanno riservato ai socialisti dello Sdi o della cosiddetta, ma ormai defunta, Costituente. Si possono fare tutti i salti acrobatici del mondo, per tentare di dimostrare il contrario, ma nessuno sarà in grado di negare che nel Parlamento italiano sarà rappresentato solo il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI autonomista</font></strong>. Sarebbe ora, allora, che <strong> Boselli</strong>e &amp; avviassero quella profonda riflessione capace di farli uscire dallo stato di presunzione intellettuale, o di sudditanza politica, che, in questi anni, hanno, di fatto, bloccato la ricostruzione del <strong>Nuovo Partito Unico dei Socialisti</strong>. </p>
<p>		 Intanto, adesso… avanti tutta. Il 13 e 14 aprile si vota anche per eleggere i Consigli Provinciali e Comunali e l’<strong> Assemblea Regionale della Sicilia</strong>. E in molte realtà la presenza del nostro simbolo ci offre la migliore occasione per poterci contare. L’impegno del nostro quadro dirigente deve essere massimo e senza tentennamento alcuno. Non basta, infatti, la battaglia mediatica che sarà realizzata nei salotti televisivi o col battage pubblicitario, nei trenta giorni che ci stanno davanti, ma l’esperienza ci insegna che è fortemente necessario il contatto diretto e l’approccio individuale. </p>
<p>		Abbiamo il grande compito di rendere visibili i valori che ci tengono uniti nella coalizione, e i programmi chiari e netti che anche il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong> vuole realizzare per far rialzare l’Italia dal declino a cui l’aveva condannato l’armata Brancaleone. </p>
<p>							Giovanni ALVARO </p>
<p>Reggio Calabria, 10.3.2008 </p>
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		<title>LE SETTE &#8216;MISSIONI&#8217; DEL PdL SENZA IL &#8216;MA ANCHE&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2008 19:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p>	Dodici pagine di programma, firmate <strong>PdL</strong>; 281 pagine, a suo tempo, firmate dall’armata di  <strong>Prodi</strong>. Nelle dodici pagine le <em>‘sette missioni’ </em>da realizzare per far rialzare l’Italia; nelle altre il tutto e il contrario di tutto con l’obiettivo di mettere d’accordo il diavolo e l’acquasanta. Se si vuole, è stata un’anticipazione del <em>‘non solo ma anche’ </em> veltroniano, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti: un’Italia al declino, tartassata dalla pressione fiscale, ferma nelle realizzazioni, preda delle emergenze sanità e rifiuti, senza bussola per quanto riguarda sicurezza e giustizia, ostaggio di una banda di occupatori del potere. </p>
<p>	Quello ch’è stato fatto nei due anni passati è la logica conseguenza di un ondeggiamento continuo senza possibilità d’approdo reale. Ed è il film che l’Italia sarà costretta a rivedere qualora, per pura follia collettiva, dovesse vincere il confronto elettorale quel <strong>Veltroni </strong>del <em>‘si può fare’</em>, perché pur avendo deciso di liquidare la sinistra di lotta e di governo e il verde dal sorriso ebete, ha avuto la capacità di ricostruirsi alleati antagonisti conditi dal giustizialismo dipietresco.</p>
<p>	Alla luce dei fatti è abbastanza chiaro che le 281 pagine (che quasi nessuno ha letto), opera omnia enciclopedica, erano solo fumo negli occhi per l’opinione pubblica, ed erano dedicate solo ai singoli alleati per tenerli buoni accontentandoli tutti, non certamente per governare. L’attività del <strong>governo Prodi</strong>, infatti, si è risolta nello sfilacciare, come la tela di Penelope, quanto di buono era stato varato dal precedente governo diretto da <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Sotto il maglio del nichilismo sono caduti, tra l’altro, la riforma della scuola, quella pur timida della giustizia, e le opere pubbliche come la <strong>Tav</strong> e <strong>il Ponte sullo Stretto</strong>. Se per costruire 36 riforme ci son voluti ben 5 anni di attività governativa, per distruggerle sono bastati poco meno di due anni, per cui i libri di storia  ricorderanno il <strong>Governo Prodi </strong>come il <strong>Governo della ‘demolizione’</strong>.</p>
<p>	Le dodici pagine delle ‘missioni’ presentate alla stampa nei giorni scorsi, anche perché poche, avranno il pregio di farsi leggere da milioni di cittadini, e sono indirizzate soprattutto ad essi, non certamente ai singoli alleati che, a differenza dell’armata prodiana, hanno in comune la stessa visione della realtà e gli stessi obiettivi da realizzare. Ci sono, naturalmente sensibilità diverse sui singoli argomenti, ma il sottofondo su cui si reggono coglie in pieno sia il comune denominatore degli alleati che, per quanto ci riguarda, le sensibilità del <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font> </strong>di <strong>Stefano Caldoro </strong>che sono indirizzate, da tempo, verso una politica riformista capace di rimettere in carreggiata l’intero Paese. </p>
<p>	Dodici pagine, sette <em>‘missioni’</em>, programma di lunga lena per GOVERNARE veramente l’Italia. La concretezza dell’essere rispetto all’evanescenza dell’apparire. E’ per questo che abbiamo scelto di stare nel fronte moderato. Per questo continueremo, senza alcun disagio, a stare con gli attuali alleati. Il resto è chiacchiera da bar Sport. I socialisti di <strong>Stefano Caldoro </strong>lasciano ad altri le distinzioni accademiche tra destra e sinistra, e lavoreranno per il rilancio dello sviluppo, il sostegno alle famiglie, la sicurezza e la giustizia giusta per i cittadini, i servizi moderni superando le emergenze sanità e rifiuti, una nuova attenzione per il Mezzogiorno e il federalismo solidale che non sarà divisione. </p>
<p>	Per questo gli elettori socialisti e i dirigenti di base del Partito vogliono che il <strong>Nuovo PSI </strong> sia schierato così come deciso dal Congresso e, contemporaneamente, sia adeguatamente rappresentato in <strong>Parlamento</strong>.</p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 03.03.2008</p>
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		<title>PRIMA L’INTERESSE GENERALE, E POI QUELLO PERSONALE</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Feb 2008 18:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	C’è una regola d’oro che va sempre tenuta presente soprattutto in politica. L’interesse generale deve sempre prevalere su quello individuale e personale, per evitare di compromettere percorsi e sbocchi politici, che oggi nel Paese sono più che necessari, estremamente vitali, anche alla luce dei disastri causati dal Governo Prodi. 
	Ci si riferisce soprattutto alla vicenda, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	C’è una regola d’oro che va sempre tenuta presente soprattutto in politica. L’interesse generale deve sempre prevalere su quello individuale e personale, per evitare di compromettere percorsi e sbocchi politici, che oggi nel Paese sono più che necessari, estremamente vitali, anche alla luce dei disastri causati dal <strong>Governo Prodi. </strong></p>
<p>	Ci si riferisce soprattutto alla vicenda, finalmente conclusa positivamente, dell’accordo tra <strong>PdL </strong>ed <strong>Mpa </strong>di <strong>Raffaele Lombardo</strong>. Anche i commentatori meno perspicaci capivano che da detto accordo dipendeva la certezza della vittoria del fronte moderato sia a livello nazionale che nella stessa <strong>Regione Sicilia</strong>. L’accordo è tanto più importante perché coinvolge l’<strong>UDC</strong> dell’<strong>on. Cuffaro</strong>. Sarebbe stato un disastro far saltare l’accordo: la posta in gioco era ed è così grande da non consentire ipotesi nichiliste, e <strong>Berlusconi </strong>da grande animale politico quale si sta dimostrando non lo ha consentito.</p>
<p>	Che l’on. <strong>Miccichè </strong>si sentisse unto dal Signore e fosse convinto della necessità della propria missione <em>“perché al Governo centrale ha già dato”</em>  e intendesse adesso <em>‘dare’ </em>alla <strong>Sicilia </strong>è certamente lodevole, ma questo atteggiamento peccava di chiara presunzione perché era un ragionamento fatto senza tenere in alcun conto le variabili presenti e le ricadute sul quadro politico nazionale, e perché aveva tutto il sapore di una aspirazione personale, legittima quanto si vuole ma certamente non indispensabile, o addirittura fosse un atteggiamento frutto di un rapporto personale molto logorato con dirigenti di alcune forze politiche siciliane. </p>
<p>	Qualunque fosse la motivazione non era accettabile una rottura che sarebbe stata, per le conseguenti implicazioni, masochista. Oggi il fronte moderato e riformista non poteva permettersi questo lusso. Non basta, infatti, vincere a <strong>Roma</strong>, ma è importante vincere anche a <strong>Palermo</strong>. E a Palermo non si poteva vincere se fosse continuato il balletto dei candidati Presidenti che rimbalzavano da <strong>Lombardo</strong> a <strong>Miccichè</strong>, alla <strong>Prestigiacomo</strong> in un girotondo negativo perché realizzato in forte contrapposizione, nel mentre la sinistra, impegnata su due candidature (<strong>Finocchiaro</strong> e <strong> Borsellino</strong>), le ha affrontate in un clima di concordia e di alleanza che gioca positivamente nell’opinione pubblica. Vincere a Palermo, tra l’altro, significa poter avere, tra potere centrale e quello periferico, una omogenea visione dei problemi del Sud, e significa poter operare congiuntamente, senza atteggiamenti ostruzionistici, su quanto di meglio si può realizzare al Sud, a partire dall’importante opera rappresentata dal <strong>Ponte sullo Stretto</strong>.</p>
<p>	Chiusa la vicenda dell’<strong>Mpa</strong>, ora vanno velocemente chiusi gli altri problemi ancora aperti, come quelli del <strong><font color="000ff">Nuovo PSI </font></strong>di <strong>Stefano Caldoro</strong>, del <strong>PRI</strong> di <strong>Nucara</strong>, e di altri minori, il cui peso elettorale non è certamente determinante per la vittoria finale (ma non si sa mai: il 2006 con lo scarto di 24.000 voti brucia ancora), ma è importante sul piano politico, anche alla luce del tentativo di presentare l’alleanza costruita da <strong>Berlusconi </strong>troppo sbilanciata a destra, dopo l’abbandono dell’ex coccolato ‘centrista’ <strong>Pier Ferdinando Casini</strong>.  </p>
<p>	Il <strong><font color="000ff">Nuovo PSI</font></strong>, porta in dote oltre mezzo milione di voti (il grosso dei quali sopratutto al Sud) e un gruppo dirigente, al Sud come al Nord, non presuntuoso ma lucido, politicamente adeguato e intellettualmente attrezzato. Porta, e questa è la dote più importante, lealtà e fedeltà ad un percorso costruito, all’indomani della falsa rivoluzione giudiziaria, per ripristinare uno stato di diritto lacerato da falsi profeti, e ridare al Paese quel  buon governo di cui ha bisogno. Sul suo altare ha subìto alcune strumentali scissioni, ma non ha buttato la spugna. Senza velleitarismo alcuno, chiede però un riconoscimento adeguato.         </p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 24.02.2008</p>
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		<title>ODIANO TANTO I SOCIALISTI DA RIFIUTARLI ANCHE COME SERVI SCIOCCHI</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Feb 2008 11:34:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	Siamo alle ultime battute per definire le alleanze, le convergenze e le eutanasie regolarmente programmate a tavolino.  Perché proprio di questo si tratta. Veltroni esce allo scoperto e decreta, col suo ‘non si può fare’ lo stacco della spina che, fin’oggi ha tenuto in vita i socialisti di Boselli, GDM e Bobino Craxi. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Siamo alle ultime battute per definire le alleanze, le convergenze e le eutanasie regolarmente programmate a tavolino.  Perché proprio di questo si tratta. Veltroni esce allo scoperto e decreta, col suo ‘non si può fare’ lo stacco della spina che, fin’oggi ha tenuto in vita i socialisti di <strong>Boselli</strong>, <strong>GDM </strong>e <strong>Bobino Craxi.</strong> A nulla son valsi meriti quadrilustri, a nulla l’essere stati più prodiani di <strong>Prodi </strong>, a nulla, proprio a nulla, l’essere stati servitori fedeli: quando bisogna attuare l’eutanasia non c’è riconoscenza che tenga, essa va prontamente realizzata, e <strong>Walter Veltroni </strong>non si tira indietro. </p>
<p>	Potremmo chiudere la riflessione con un semplice ben gli sta, ma non intendiamo infierire maramaldamente, così come hanno già fatto gli ex comunisti che oltre al danno hanno voluto infiocchettare il tutto con la beffa. Fuori gli ultimi socialisti che credevano (?!?) alla bontà di una sinistra egemonizzata dai comunisti, e dentro, ma guarda un pò, tale <strong>Antonio Di Pietro </strong>ch’è il peggio del giustizialismo attualmente in circolazione. Infatti quando parla di <strong>Bettino Craxi </strong>continua vergognosamente a parlare di un latitante dimenticando (ma non è colpa sua) quanti patrioti hanno dovuto salvarsi per evitare prigione e &#8217;suicidi&#8217; vari nella storia del nostro Paese.</p>
<p>	Questo è il quadro a sinistra (???) dove albergano oltre ai giustizialisti, i poteri forti dei media, del padronato, della finanza e degli stessi servizi (a proposito l’ex Superprefetto di Reggio Calabria, attualmente Vice capo della Polizia, <strong>Luigi De Sena </strong> sarà capolista al Senato per gli ex in Calabria). In questo territorio, impropriamente chiamato centrosinistra, neanche una riserva indiana socialista può essere tollerata. Ed oggi fa ridere quando, con molta prosopopea, si afferma che i socialisti correranno soli, nascondendo a loro stessi che questo correre verso il nulla è un correre verso la dipartita e senza alcuna speranza di ritorno. </p>
<p>	Nel centro-destra (ma può onestamente essere chiamata centrodestra un’aggregazione moderata, libertaria e riformista?), si suona tutt’altra musica. In esso, e non solo oggi, ma fin dalla nascita del polo, <em>senza gioiosa macchina da guerra</em>, hanno trovato spazio e omogeneità di intenti i socialisti nella loro stragrande maggioranza. Parlo soprattutto degli elettori socialisti che hanno seguito la strada tracciata da <strong>Bettino</strong>, molto distinta e distante dall’intolleranza comunista. In questa aggregazione abbiamo lavorato e mantenuto in piedi la nostra storia; in questa aggregazione abbiamo contribuito a governare Regioni, Province e Comuni; in questa aggregazione non viene respinta un’alleanza politica costruita sui valori di libertà, giustizia e buon governo; in questa aggregazione continueremo a starci senza alcun disagio.</p>
<p>	Il <strong><font color="000ff">Nuovo PSI</font></strong> di <strong>Stefano Caldoro </strong>ha saputo resistere a tutte le traversie che la vicenda politica ha riservato ai socialisti, ha saputo mantenere la dritta giusta dinanzi alle giravolte del <strong>Bobo nazionale</strong>, ha respinto le forzature del <strong>Gianni internazionale</strong>, non si è per nulla appassionato ad una Costituente di ex gruppi dirigenti che tutt&#8217;al più sono da considerare reduci e combattenti. Il <strong><font color="000ff">Nuovo PSI</font></strong> ha scelto di mantenere la propria collocazione non dove lo poteva portare il cuore, ma solo dove lo ha saputo portare il cervello.</p>
<p>	L’attuale esperienza sia di monito per tutti i socialisti di base, che debbono sapersi liberare da lacci e laccioli artatamente messi in circolo dagli interessati, ed evitino di continuare a essere prigionieri di scelte nominaliste. Basta, quindi, con divisioni costruite su assurdi steccati che si chiamano destra e sinistra, perché lo spartiacque è altro e si chiama: giustizia, libertà, tolleranza, rispetto degli avversari, in una parola <strong>riformismo</strong>. </p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 18. 2.2008</p>
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		<title>CADE LA MASCHERA, L&#8217;ON. MANCINI APRA GLI OCCHI</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/382-cade-la-maschera-lon-mancini-apra-gli-occhi/</link>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 14:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[(lettera aperta all’on. Giacomo Mancini)
	Caro Giacometto, scusami se mi permetto d’usare questo cortese diminuitivo che è servito, in passato, a distinguerti da tuo nonno Giacomo, ch’è stato uno dei protagonisti dell’autonomismo socialista e dell’avvio della splendida stagione craxiana del riformismo socialista, anche se nell’ultima fase, forse perché ferito mortalmente dall’accanimento comunista e da quello giudiziario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>(lettera aperta all’on. <strong>Giacomo Mancini</strong>)</p>
<p>	Caro Giacometto, scusami se mi permetto d’usare questo cortese diminuitivo che è servito, in passato, a distinguerti da tuo nonno Giacomo, ch’è stato uno dei protagonisti dell’autonomismo socialista e dell’avvio della splendida stagione craxiana del riformismo socialista, anche se nell’ultima fase, forse perché ferito mortalmente dall’accanimento comunista e da quello giudiziario dispiegato nei suoi confronti, si è ‘piegato’ ai signori comunisti divenendo loro alleato. </p>
<p>	Ma veniamo al motivo della mia lettera aperta.</p>
<p>	A differenza di <strong>Bobo Craxi </strong>che forse troverà uno strapuntino nel PD, perché i comunisti, pur lavorando a distruggere i socialisti, badano sempre ad arruolare <em>‘cognomi&#8217; </em> che fanno ancora fremere i cuori socialisti, tu sarai forse condannato al ruolo di cavaliere errante. Ma anche tu hai un cognome pesante, soprattutto in <strong>Calabria</strong>, ed è molto triste leggere (finora senza smentita) quel che scrivono alcuni giornali sul tuo bussare alle porte, sia a sinistra che a destra.  </p>
<p>	Io non ci credo che, a costo di ottenere anche tu uno strapuntino, <em>collaudo bobiano</em>, non ti curi degli interlocutori, dei loro programmi e della loro storia. Di cosa sono e cosa fanno questi signori a partire dall’americano Walter. Credo al contrario che dopo il vergognoso atteggiamento di <strong>Walter Veltroni </strong>e dopo la sua sentenza: <em>‘non si può fare’</em>, sia scattata in te una fase di riflessione e di ripensamento delle certezze coltivate fino a ieri. </p>
<p>	Se ciò non fosse vero, mi dispiacerebbe enormemente. E’ una fase che attraversa tutte le menti pensanti. Voglio, infatti, riferirtene solo una, quella dell’on. <strong>Mauro Del Bue </strong>(Costituente come te, ma proveniente da una mini scissione del mio Partito, il <strong><font color="#0000off">Nuovo PSI</font></strong> ). Egli amaramente scrive: <em>“Perché Veltroni preferisce Di Pietro ai socialisti e ai radicali?” </em>e si risponde: <em>“Perché <strong>Di Pietro </strong>è il partito delle manette e dell’antipolitica. Allearlo è utile. Non si sa mai. Meglio non rischiare di averlo contro in campagna elettorale, lui e <strong>Grillo</strong>. E poi da tangentopoli in avanti i <strong>Ds </strong>non sono mai stati dalla parte del garantismo. Coerenza, dunque, unita a paura. Il programma non c’entra nulla. Fra l’altro in nessun incontro con Veltroni se n’è discusso. E lui steso ha ammesso che verrà presentato sabato. Davvero stupendo”.</em> <strong>Mauro Del Bue</strong>, purtroppo, non ha ancora voluto trarne le conclusioni, fallo almeno tu.</p>
<p>	Si, fallo almeno tu, perché la <strong>Calabria </strong>ha bisogno di riformismo, e tu saresti necessario per aiutare a ricostruire le fila e poter guardare con più speranza in avanti. Noi lo stiamo facendo ma apprezzeremmo molto, e insieme a noi le stesse popolazioni calabresi,  se lo facessi anche tu. Ci vuole certo coraggio, ma in politica è necessario ed è prerogativa delle menti forti: fai, quindi, la tua scelta. Non avremmo alcuna riserva a proporti come <strong>candidato a Governatore </strong>della nostra Regione, anch’essa pronta alla dipartita, perché sarebbe assurdo, dopo quanto è avvenuto, tenerla ancora in vita sia pure per qualche settimana.</p>
<p>	Giovane on. <strong>Giacomo Mancini</strong>, non perdere tempo, noi e i compagni del Nuovo PSI, ti aspettiamo.</p>
<p>Adolfo Collice<br />
Segretario Regionale e Vice Segretario Nazionale del Nuovo PSI</p>
<p>Cosenza, 15.2.2008 </p>
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		<title>BERLUSCONI, FORSE, SI E&#8217; INFILATO IN UNA TRAPPOLA</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2008 08:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	C’è qualcosa che non va nell’attuale vicenda politica. Si ha, infatti, l’impressione che si sia avviato un percorso che, pur utilizzando oggi il sistema di voto chiamato porcellum, si è deciso di affrontare con un meccanismo previsto dall’ipotesi referendaria o dal cosiddetto Vassallum. In parole povere sembra che si voglia ottenere il premio di maggioranza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	C’è qualcosa che non va nell’attuale vicenda politica. Si ha, infatti, l’impressione che si sia avviato un percorso che, pur utilizzando oggi il sistema di voto chiamato <em>porcellum</em>, si è deciso di affrontare con un meccanismo previsto dall’ipotesi referendaria o dal cosiddetto <em>Vassallum</em>. In parole povere sembra che si voglia ottenere il premio di maggioranza, che l’attuale legge riserva alla coalizione più votata, direttamente alla lista più votata. </p>
<p>	 Nulla di scandaloso se veramente fosse una sfida tra gentiluomini. Ma ci permettiamo di avanzare qualche dubbio in proposito che intendiamo analizzare concretamente. </p>
<p>	<strong>Walter Veltroni</strong> sceglie di andare da solo perché, cosciente dell’impossibilità di vincere la sfida, tenta di ottenere due risultati. Da una parte, quello d’uscire a testa alta dal confronto, e dall’altra, quello di mantenere sulla scheda le identità di tutti gli alleati che così possono impegnarsi a difendere il proprio patrimonio elettorale: una specie di operazione <em>&#8216;fidelizzazione&#8217; </em> da poter utilizzare pienamente il prossimo anno dopo la riforma elettorale o dopo i referendum, e quando, comunque, pur di cacciare l’odiato <em>cavaliere nero </em>nessuno degli alleati del centrosinistra andrà troppo per il sottile nel ricreare l’alleanza così sdegnosamente rifiutata oggi. A sinistra, quindi, non c’è oggi alcuna lista unica come vorrebbe farci credere il signor Veltroni, ma un presentarsi con le singole identità nel tentativo di mantenere intatte le proprie legioni.</p>
<p>	La scelta di <strong>Silvio Berlusconi </strong>di anticipare la lista unica di un anno rischia, invece, di provocare un consistente salasso nell’elettorato moderato e riformista per l’oggettiva assenza identitaria sulle schede elettorali (operazione realizzata solo nel centrodestra). Ciò, seppur oggi non provocherà la sconfitta dell’alleanza, è destinato a <strong>creare le basi per la sconfitta in un domani abbastanza ravvicinato.</strong> Il salasso di oggi rischia di non essere riassorbito domani. La disaffezione  del proprio elettorato può diventare drammatica quando si dovrà votare con una legge riformata, dal Parlamento o dai cittadini, e il premio di maggioranza andrà alla lista più votata. </p>
<p>	Chiaramente, fra un anno o si avrà una nuova legge, o si andrà ai referendum. Nell’un caso e nell’altro si dovrà andare ad un nuovo scioglimento delle Camere, perché si avrà una situazione paradossale non certamente sostenibile, che è quella di un Parlamento eletto col <em>&#8216;porcellum&#8217;</em> che come legge vigente sarà letteralmente cancellata dal Parlamento, o dal voto dai cittadini. </p>
<p>	Ed allora, a che serve vincere oggi e creare le basi per perdere a distanza di un anno? E’ chiaro che non serve a niente. Ed allora perché rischiare, quando la vittoria è a portata di mano? <strong>Si ha l’impressione, purtroppo, che si sia finiti in una trappola senza uscita di sicurezza.</strong> Una riflessione di qualche giorno non guasterebbe dato che questa coalizione dovrebbe voler vincere e voler governare veramente per il tempo necessario a curare i guasti causati dall’<em>armata Brancaleone </em>ed avviare quel risanamento che contrasti il rischio di declino dell’Italia.</p>
<p>	Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>di <strong>Stefano Caldoro</strong>, per le scelte di campo fatte senza alcun tentennamento contro gli scissionisti dell’altroieri (<strong>Bobo</strong>) e quelli di ieri (<strong>GDM</strong>), è fermo nell’alleanza guidata da <strong>Silvio Berlusconi </strong>e ne accetta chiaramente le scelte operative. I dubbi espressi sono solo elementi di riflessione che si vogliono semplicemente sottoporre a valutazioni più approfondite.  </p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 11.12.2008</p>
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		<title>NO A PRESUNZIONI E FACILONERIE, PRIMUM VINCERE&#8230;</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/370-no-a-presunzioni-e-facilonerie-primum-vincere/</link>
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		<pubDate>Wed, 06 Feb 2008 21:32:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	Siamo giunti finalmente allo scioglimento delle Camere e il 13 aprile si tornerà a votare. Volenti o nolenti hanno dovuto prendere atto dell’impossibilità di mantenere comunque in piedi, e al governo, una assurda e variopinta alleanza che tanti danni ha causato al Paese. Il Governo Prodi è stato il peggiore dei governi che la nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Siamo giunti finalmente allo scioglimento delle Camere e il 13 aprile si tornerà a votare. Volenti o nolenti hanno dovuto prendere atto dell’impossibilità di mantenere comunque in piedi, e al governo, una assurda e variopinta alleanza che tanti danni ha causato al Paese. Il <strong>Governo Prodi </strong>è stato il peggiore dei governi che la nostra Repubblica abbia avuto, e l’alleanza che lo sosteneva è stata la più eterogenea e litigiosa che mai si potesse immaginare.</p>
<p>	I gioielli che <strong>Prodi </strong>e la sua armata sono stati capaci di lasciare in eredità vanno dalla malasanità che non è solo meridionale, alle immondizie pecorobassoliniane, dallo smantellamento delle grandi opere come il <strong>Ponte sullo Stretto </strong>e la <strong>Tav</strong>, alla mancata soluzione del welfare, dalle ‘bellissime’ tasse padoaschioppiane, al carovita che comincia a far sentire drammaticamente la propria presenza, dall’assenza di prospettiva per i ‘<em>bamboccioni’</em> a partire dagli <strong>LSU </strong>ed <strong>LPU </strong>eternamente precari, alla realtà di un Mezzogiorno sempre più lontano dall’Europa. </p>
<p>	E poi ambiente, energia, trasporti, politica estera, e via di questo passo. Il fardello, come si vede, è tutt’altro che leggero. E il compito, per chi pensa al bene del Paese, fa tremare le vene e i polsi. Ma è un compito-sfida che <strong>Silvio Berlusconi </strong>e i suoi alleati, riformisti e moderati, dovranno comunque affrontare, se vogliono veramente bloccare il declino ed avviare la risalita economica, politica e sociale di cui l’Italia ha bisogno.</p>
<p>	<strong>Primum vincere però</strong>, e poi lavoro di grande lena e grande respiro raccogliendo il senso comune della gente e le aspettative più semplici. Bisogna, quindi, per primo mettere da parte presunzione, faciloneria, e atteggiamenti da club riservato che sembrano affiorare tra alcuni alleati (vedi <strong>Maroni </strong>della <strong>Lega</strong>) e che nascondono speranze da bassa macelleria, e subito dopo realizzare le convergenze tra forze sostanzialmente omogenee a differenza dell’<em>armata Brancaleone</em>, non chiudendo la porta a nessuno. Già le passate elezioni hanno dimostrato che bastano anche 25.000 voti per buttare alle ortiche programmi, speranze e rilancio del Paese. Si vuole forse riconsegnare l’Italia agli incapaci prodiani?</p>
<p>	Bando, quindi, alle dichiarazioni pubbliche tese a civettare le posizioni di <strong>Walter Veltroni </strong>anche perché, alla fine, esse si dimostreranno bugiarde e false almeno al <strong>Senato</strong>, e impegno massimo per realizzare, in soli dodici mesi, il massimo del programma. Non deve sfuggire a nessuno, infatti, che tra un anno si rivolterà nuovamente, o con una nuova legge elettorale approvata dal nuovo <strong>Parlamento</strong>, o perché i referendum che sono sempre li ad attenderci riscriveranno le nuove regole.</p>
<p>	Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font> </strong> farà la sua parte, minima quanto si vuole, ma da scelta di campo non improvvisata, e darà il proprio contributo per vincere e poter governare pienamente. L’anno che ci sta di fronte, prima dei referendum, diventerà il banco di prova di chi è abituato ai distinguo o di chi insegue velleitari sbocchi personali o del proprio partito. </p>
<p>		Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 6.2.2008</p>
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		<title>LE MANOVRE DI D&#8217;ALEMA CONTRO UN PAESE ALL&#8217;OPPOSIZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2008 18:52:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	E’ abbastanza chiaro che le tattiche dilatorie messe finora in campo dalla sinistra, e quelle che presumibilmente tenterà di mettere in campo nei prossimi giorni, non sono elaborate solo contro le forze moderate e riformiste ma anche e soprattutto contro l’intero Paese che pretende a gran voce la certificazione della dipartita dell’irrecuperabile vecchia, più o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	E’ abbastanza chiaro che le tattiche dilatorie messe finora in campo dalla sinistra, e quelle che presumibilmente tenterà di mettere in campo nei prossimi giorni, non sono elaborate solo contro le forze moderate e riformiste ma anche e soprattutto contro l’intero Paese che pretende a gran voce la certificazione della dipartita dell’irrecuperabile vecchia, più o meno gioiosa, <em>armata Brancaleone </em>che si trova in coma irreversibile e senza alcuna speranza di risolutive terapie d’urto, né di possibile salvezza per la messa in campo di <em>‘marinai’ </em> di lungo corso, o di vecchi <em>‘amati’ </em> personaggi della politica adusi al tradimento pro domo propria, in cambio di una scodella dove poggiare il muso.</p>
<p>	Lo sanno tutti che è impossibile resuscitare un morto, ma c’è chi non si rassegna e spera sempre in un miracolo. Sono gli <em>‘accattoni del sistema politico’ </em> che aspettano speranzosi dietro la porta la prossima chiamata alle armi per avere, anche per pochi mesi, un’altra ribalta e un’altra vergognosa notorietà. Ci sono anche i ciechi, per scelta, che guardano la realtà in modo distorto e se la rappresentano in base ai propri speranzosi convincimenti. </p>
<p>	Ma c’è chi sta con i piedi per terra sapendo che la morte, come armata, è irreversibile, e tenta, anche se disperatamente, di realizzare un percorso ambizioso. Si dà pubblicamente l’impressione di volersi liberare da abbracci più o meno asfissianti imboccando la strada dell’autonomia (<em>si salvi chi può</em>), per evitare il ‘<em>muore Sansone con tutti i filistei’</em> implicitamente avviato dal <em>‘prode’ </em> <strong>Presidente del Consiglio </strong> più che dimissionario, semplicemente disarcionato, ma in effetti si punta ad altro. Alfiere di questa strategia è, come al solito, il nostro <strong>D’Alema</strong>.</p>
<p>	Vediamo come e perché. </p>
<p>	La parola d’ordine è quella di prendere tempo, di guadagnare i giorni che possono fare la differenza sul percorso d’alemiano, per arrivare ai referendum ed ottenere da essi la modifica della legge elettorale. Ottenuta la quale il nostro ex migliorista <strong>Presidente della Repubblica </strong> dovrà sciogliere le Camere ed avviare la nuova consultazione elettorale (sarebbe assurdo mantenere un Parlamento eletto con una legge che gli italiani avranno bocciato con il loro voto). Questa scelta tenta, gramscianamente, di <em>‘fare delle difficoltà sgabello’ </em> creando i maggiori disagi nel <strong>Popolo delle Libertà </strong> perchè, almeno <strong>Lega </strong> e <strong>AN</strong>, difficilmente penseranno ad un imbarco nel listone del Popolo. Al contrario a sinistra, con la benedizione di <strong>D’Alema</strong>, non ci sarà alcuna remora a realizzare il più assurdo e variopinto listone elettorale per poter mantenere il potere, stavolta si, per ben 5 anni e forse più.</p>
<p>	Sbagliamo l’analisi? Ce lo auguriamo di vero cuore. Basteranno pochi giorni, comunque, per poterlo verificare. Dopo la rinuncia di <strong>Marini</strong>, non ci potranno essere più scuse per tergiversare, anche perché il fronte del no a governicchi e a sotterfugi si allarga giorno dietro giorno. Ben ultimi sono spuntati <strong>Luca di Montezemolo</strong> e la <strong>Confcommercio.</strong> </p>
<p>	Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font> </strong> di <strong>Stefano Caldoro</strong> ha scelto da subito la strada maestra delle elezioni anticipate, con la vecchia legge, proprio per  evitare maldipancia nelle aggregazioni, e impegnare il nuovo <strong>Parlamento </strong> a realizzare, in modo il più possibile condiviso e comunque bipartisan con gli avversari più importanti, la nuova legge elettorale entro i 12 mesi di rinvio dei referendum che comunque diventano una scadenza imprescindibile e ‘obbligheranno’ a trovare l’accordo necessario su una legge che, pur non essendo il primo dei problemi che assillano gli italiani, è comunque un passaggio necessario per regolare i meccanismi della democrazia. 		.</p>
<p>		Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 02.02.2008  </p>
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		<title>NON MI DISPIACE ANDARE CONTROCORRENTE</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2008 14:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	Dico subito che non mi dispiace andare controcorrente rispetto ai luoghi comuni, alle grida di dagli all’untore, e alle verità sbandierate senza alcun pudore dai mass-media nazionali, in merito ai problemi sollevati dall’arresto dell’on. Mimmo Crea ed altre 17 persone. Non mi schiero, quindi, nelle tradizionali categorie dei colpevolisti o degli innocentisti, ma dico subito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Dico subito che non mi dispiace andare controcorrente rispetto ai luoghi comuni, alle grida di dagli all’untore, e alle verità sbandierate senza alcun pudore dai mass-media nazionali, in merito ai problemi sollevati dall’arresto dell’on. <strong>Mimmo Crea </strong>ed altre 17 persone. Non mi schiero, quindi, nelle tradizionali categorie dei colpevolisti o degli innocentisti, ma dico subito che un impianto accusatorio per essere credibile e reggere non può essere costruito su ‘convincimenti’, ma su riscontri concreti.</p>
<p>	Non mi sembra che nella vicenda, detti riscontri, ci siano in modo inoppugnabile. Al contrario, l’aver utilizzato categorie di sicuro effetto mediatico come <em>‘clinica degli orrori’</em>, ed aver rilanciato la teoria dell’<em>&#8216;uomo nero’ </em>al centro di ogni illecito politico-mafioso,  e dopo due anni di assoluta incapacità a venire a capo della matassa del delitto <strong>Fortugno </strong>e dell’attentato a <strong>Saverio Zavettieri</strong>, la dice lunga sulla scelta di rompere gli indugi ed avviare un’operazione sperando in possibili effetti che il terremoto giudiziario potrebbe far emergere.</p>
<p>	Ma intanto si ottengono due risultati di notevole e grave ricaduta. Uno sul piano umano riferito alle persone coinvolte nella vicenda, arrestate e indicate al pubblico ludibrio; l’altro sul piano politico perchè, a sua volta, da una parte alimenta l’antipolitica che attualmente attraversa come un fiume carsico il Paese, e dall’altra diffonde una fitta nebbia sulla Sanità calabrese che è lo specchio preciso di una classe dirigente regionale incapace e inetta. Abbiamo ancora tutti presenti i problemi della malasanità che hanno portato alla morte di giovani vite che ancora gridano vendetta. </p>
<p>	Il <strong>Nuovo PSI </strong>chiede che si abbandonino, una volta per tutte, scelte di sicuro impatto mediatico, per ritornare a percorsi più concreti, anche perché diversamente anziché combattere le cosche mafiose si ottiene solo il risultato di rafforzarle, che è ciò che succederà quando tra due mesi, un anno o dopo la consumazione del tempo necessario, l’impianto accusatorio si potrà sfaldare inesorabilmente. </p>
<p>	Agli arrestati di oggi il <strong>Nuovo PSI </strong>augura di poter chiarire in tempi rapidissimi la propria posizione che, a prima vista, sembra quella di un uomo che sollecita la pratica di un proprio congiunto, e di funzionari che hanno risposto positivamente a sollecitazioni della politica (ma questo, semmai, va catalogato nella pratica raccomandataria dei politici e non nell’attività mafiosa). </p>
<p>								Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 30.1.2008</p>
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		<title>ELEZIONI SUBITO, SENZA GIOCHINI DA BASSO IMPERO</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/354-elezioni-subito-senza-giochini-da-basso-impero/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Jan 2008 12:34:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Prima della caduta del signor Prodi il refrain più ripetuto dalla sinistra e dai suoi aggregati era uno ed uno soltanto: ‘Se cade Prodi si vota subito’. Dal Presidente del Consiglio, a Piero Fassino, a Lamberto Dini, a Rutelli, alla Finocchiaro era un monologo assordante. Con accenti diversi e con sfumature rapportate alle varie esperienze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prima della caduta del signor <strong>Prodi </strong>il refrain più ripetuto dalla sinistra e dai suoi aggregati era uno ed uno soltanto: <em>‘Se cade Prodi si vota subito’</em>. Dal Presidente del Consiglio, a <strong>Piero Fassino</strong>, a <strong>Lamberto Dini</strong>, a <strong>Rutelli</strong>, alla <strong>Finocchiaro </strong>era un monologo assordante. Con accenti diversi e con sfumature rapportate alle varie esperienze politiche vissute, <strong>TUTTI</strong> ripetevano la stessa cosa. Non hanno mai chiarito se essa era una speranza, una promessa o era semplicemente una MINACCIA per far rientrare nelle righe chi cercava di scostarsi.</p>
<p>Sorge spontaneo il dubbio che il coretto messo in piedi dai tattici dell’armata Brancaleone era sostanzialmente una minaccia, anche se c’era chi la considerava una speranza.</p>
<p>Caduto <strong>Prodi</strong>, come d’incanto, il coretto cambia musica e si straccia le vesti per chiedere un Governo istituzionale, di transizione, tecnico o di ‘scopo’ (ultima invenzione). Non era stato avvisato in tempo tal <strong>Antonio Di Pietro</strong>, sul cambio della musica, per cui imperturbabile e forte delle argomentazioni che tutti sanno abbastanza sofisticate, ha continuato a cantare il vecchio ritornello nelle varie trasmissioni a cui ha partecipato. Quando lo hanno avvisato, non si è per nulla scomposto e senza battere ciglio, ha cambiato musica, convinto che gli italiani siano una massa di imbecilli da imbonire come, quando e come si vuole.</p>
<p>Sorge spontaneo il dubbio che il nuovo coretto, imposto dal direttore d’orchestra, non abbia nulla da vedere con le riforme e la legge elettorale, ma sia un espediente per allungare il brodo e tentare un improbabile recupero.</p>
<p>Nel refrain si sostiene che sarebbe vitale affrontare il nodo della legge elettorale per permettere che il nuovo Parlamento abbia una maggioranza omogenea alla Camera ed al Senato. Bene, ma sono problemi che deve comunque affrontare il nuovo Parlamento che avrà dinanzi a sé ben 365 giorni per potervi provvedere prima che scattino i referendum che lo scioglimento delle Camere differisce soltanto ma non annulla. Come si può pensare che in due mesi si può fare quello che, nei circa due anni di governo del signor Prodi, non si è riusciti a definire? Quali misure si sono messe in piedi per evitare i referendum? L’urgenza e la indifferibilità del problema sorgono solo, oggi, in netta zona Cesarini, e solo <strong>DOPO</strong> la caduta del Governo.</p>
<p>Anche quà sorge spontaneo il dubbio che l’obiettivo vero sia altro, come ad esempio quello di non lasciare agli odiati avversari le centinaia di nomine di cui si parla e che scadrebbero nel mese di marzo. C’è solo la volontà di arraffare quanto più sia possibile nell’occupazione senza vergogna di ogni poltrona, poltroncina, sedile o strapuntino che la situazione offre.</p>
<p>Dispiace che rispetto a detto scenario, dove la coerenza risulta figlia illegittima della sinistra, c’è chi tra i riformisti e i moderati si atteggia a uomo dallo spiccato senso dello Stato ed offre sponda a chi col proprio doppiopesismo adatta le proprie posizioni alle necessità giornaliere, ripeto senza alcuna vergogna. Il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI </font></strong>non può non richiedere, con convinzione, così come ha fatto <strong>Stefano Caldoro</strong>, nell’incontro con <strong>Napolitano</strong>, che il popolo sia chiamato subito alle urne evitando i giochini che non sono da prima Repubblica, ma sono soltanto da basso impero.</p>
<p>Adolfo COLLICE</p>
<p>Reggio Calabria, 29.1.2008</p>
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		<title>AVANTI TUTTA, BASTA CON I DISTINGUO</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Jan 2008 11:57:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Non è facile capire come si svilupperà la vicenda dopo le dimissioni del signor Prodi, che sono state salutate dalla stragrande maggioranza dei cittadini come una specie di liberazione, e dalle forze riformiste come l’apertura di una fase che può permettere di ‘curare’ i guasti causati da una aggregazione politica che più eterogenea non si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è facile capire come si svilupperà la vicenda dopo le dimissioni del signor <strong>Prodi</strong>, che sono state salutate dalla stragrande maggioranza dei cittadini come una specie di liberazione, e dalle forze riformiste come l’apertura di una fase che può permettere di ‘<em>curare</em>’ i guasti causati da una aggregazione politica che più eterogenea non si poteva immaginare. </p>
<p>Non è facile perché non tutto procede in modo lineare e scontato. C’è, infatti, chi senza alcuna sbavatura, e tra essi il  <font color="#0000ff"><strong>Nuovo PSI</strong></font>, ha richiesto subito lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni lasciando al nuovo Parlamento il compito di approvare le modifiche all’attuale ‘<em>porcellum</em>’ restituendo ai cittadini la scelta dei candidati da votare, e rendendo omogeneo il voto tra Camera e Senato; c’è chi ha, correttamente e intelligentemente, appeso al chiodo le polemiche dei mesi scorsi e imboccato speditamente la strada dell’unità delle forze riformiste e moderate riconoscendo, tra l’altro, la leadership di <strong>Silvio Berlusconi</strong>; ma c’è chi continua, come <strong>Pierferdinando Casini</strong>, con i distinguo sul percorso e con qualche polemicuccia sul passato, anteponendo la riforma alla consultazione elettorale e determinando una sponda ai poteri forti (<strong>Confindustria</strong>, mass-media, ecc.) col rischio di bruciare l’occasione principe per chiudere la parentesi del malgoverno.</p>
<p>Non è facile, quindi, capire lo sbocco finale, anche perché bisogna evitare di mischiare le nostre speranze con l’analisi neutra. Quel che però è certo è che ai figliol prodighi non possono sempre essere offerti vitelli grassi perché così facendo si resterebbe prigionieri di un ricatto infinito. <strong>Ed allora, per scongiurare questo vicolo cieco, lo scomporsi e il ricomporsi di aggregazioni omogenee non possono più essere relegati tra le ipotesi da dibattere, ma vanno assunti come possibili realistiche evenienze. </strong></p>
<p>Non è tempo, infatti, per sottilizzare sulle primogeniture e chiudersi in un recinto inaccessibile. La cosiddetta sinistra non ha disdegnato di mischiare in un sol calderone <em>sinistra alternativa, no global violenti, verdi arroganti, rifondaroli di lotta e di governo, ex, post e neo comunisti,</em> con <em>giustizialisti alla <strong>Di Pie</strong>tro, moderati alla <strong>Dini</strong>, monarchici alla <strong>Fisichella</strong>, democristiani alla <strong>Mastella</strong></em>, tenuti assieme dal comune denominatore rappresentato dall’<em>antiberlusconismo</em>, sul quale oggi c’è sicuramente, per alcuni di essi, una riflessione da non lasciare cadere.</p>
<p>L’arruolamento di <strong>qualunque</strong> forza è certamente lontana dal pensiero del <font color="#0000ff"><strong>Nuovo PSI</strong></font> di <strong>Stefano Caldoro</strong> perché il comune denominatore non è l’odio verso qualcuno, ma solo la volontà di affrontare, per risolverli, i gravi problemi del Paese a partire da quelli della giustizia, della sanità, delle emergenze ambientali, dell’energia, delle grandi opere pubbliche, dello sviluppo e del lavoro. Sono questi problemi che determinano le convergenze e le divergenze, per cui nell’aggregazione dei riformisti non potrà mai starci il giustizialista <strong>Di Pietro</strong>, né le cose rosse, né quelle arcobaleno, nè i Verdi nichilisti che hanno altra visione dei problemi italiani.</p>
<p>Avanti allora, senza preclusione alcuna se non quella determinata dagli obiettivi da raggiungere nell’interesse del Paese. Avanti senza tentennamenti nella richiesta di <strong>immediato scioglimento delle Camere </strong> per poter eleggere un Parlamento capace di procedere alla stesura della nuova legge elettorale che eviti i referendum abrogativi. Lo spostamento di un anno per la loro effettuazione è più che sufficiente per licenziare una legge pensata senza alcuna fretta. <strong>Avanti quindi, e a chi si smarrirà per strada, per protagonismo o per calcoli velleitari, un semplice e netto saluto di addio.</strong><br />
 							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 27.1.2008</p>
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		<title>CON BERLUSCONI LEADER, ALLA STRETTA FINALE</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jan 2008 21:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Va al Quirinale, non ci va, forse domani, forse dopodomani, questo è il dilemma: dimettersi o non dimettersi? O meglio dimettersi o essere letteralmente cacciato dato che il fronte anti Armata Barncaleone si allarga sempre più, e Prodi sarà costretto a sloggiare? Comunque andrà siamo, come volevasi dimostrare, alla stretta finale, che sarebbe arrivata anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Va al <strong>Quirinale</strong>, non ci va, forse domani, forse dopodomani, questo è il dilemma: dimettersi o non dimettersi? O meglio dimettersi o essere letteralmente cacciato dato che il fronte anti Armata Barncaleone si allarga sempre più, e <strong>Prodi </strong>sarà costretto a sloggiare? Comunque andrà siamo, come volevasi dimostrare, alla stretta finale, che sarebbe arrivata anche senza la rottura di <strong>Mastella</strong>. </p>
<p>Già nei giorni scorsi si capiva che il passare del tempo allontanava la possibilità di coagulare una convergenza su un progetto di riforma elettorale condiviso, e di conseguenza avvicinava, come avvicina, la data di effettuazione dei referendum. A che serve oggi, dinanzi alla scadenza referendaria, continuare a chiedere, come fa <strong>Casini</strong>, un Governo istituzionale, che appare subito ipotesi ridicola perché non scongiura il referendum e impone dopo la sua effettuazione lo scioglimento delle Camere per la sopraggiunta modifica, decisa dagli elettori, dell’attuale legge elettorale con l’introduzione delle preferenze e del premio spostato dalla coalizione alla lista più votata? </p>
<p>Non serve a nulla ovviamente, ma solo a segnare, come sempre, ultimamente, una differenziazione anche con gli alleati. Ma questa è solo poesia. Come poesie sono state per settimane i dibattiti sul tedesco, il francese, lo spagnolo singolarmente presi o tra loro innestati. I referendum sono dietro l’angolo ed è praticamente impossibile evitarli se non con lo scioglimento delle Camere. Ma chi vincerà le elezioni, col ‘<em>porcellum’</em>, ha 365 giorni di tempo per apportarvi le necessarie modifiche per evitare definitivamente il loro svolgimento che viene spostato al 2009. </p>
<p>Due sono sostanzialmente i correttivi da introdurre: le preferenze e il conteggio nazionale per il premio di maggioranza anche al Senato. Tutto, ovviamente, finalizzato da una parte a restituire ai cittadini la scelta del candidato da sostenere, e dall’altra quello di dotare la maggioranza, scelta dagli elettori, di un adeguato margine di sicurezza per poter governare senza risicate maggioranze, e senza alcun ricatto da parte dei nani della politica.</p>
<p>Ora, però, siamo alla stretta finale. Cadono, uno dietro l’altro, i veli stesi da tempo sulle ipocrisie di ogni tipo e si tenta di rappresentare un Paese che non c’è, perché quello reale è abbastanza ostico per i cittadini che, in questi mesi, hanno conosciuto la <em>‘bellezza’ delle tasse</em>, per i giovani che, anziché riuscire ad avere una adeguata sistemazione lavorativa, si sono sentiti chiamare <em>‘bamboccioni’ scansafatiche</em>, per i pensionati sempre più distanti dalla tranquillità dopo decenni di lavoro; per le donne che si pensa possano essere risarcite solo perché si sventola la logora bandiera delle pari opportunità. </p>
<p>I correttivi elettorali sono certamente importanti, ma la partita vera è sui problemi e sulla loro soluzione anche se è stata seriamente compromessa da mani, a dir poco, inesperte, inconcludenti e fortemente condizionate da spinte centrifughe rappresentate dai cosiddetti verdi, dalla radicalità della cosiddetta sinistra, dal qualunquismo esasperato dei <strong>Di Pietro </strong>impegnati in una difesa strenua dell’indifendibile, e dall’anticlericalismo marxista e boselliano che è sembrato solo un habitus per costruirsi una presenza. Armata Brancaleone si è detto, e mai definizione è stata più calzante.</p>
<p>Stretta finale, quindi, per salvare l’Italia e le sue popolazioni, con uno schieramento riformista e moderato che abbia un solo e riconosciuto leader qual’è Silvio Berlusconi. Su questo terreno il <strong><font color="#0000ff">Nuovo PSI</font></strong> di <strong>Stefano Caldoro </strong>è impegnato, rifiutando atteggiamenti di chiusura ad eventuali apporti che possano rafforzare la liquidazione definitiva della fallimentare esperienza di Prodi e della riciclata sinistra marxista.</p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 23.1.2008</p>
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		<title>IL SILENZIO DI BOVA CI PREOCCUPA&#8230;</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/335-il-silenzio-di-bova-ci-preoccupa/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2008 19:42:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[		Quando Giuseppe Bova, Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, se ne sta zitto zitto, la cosa comincia a preoccuparci: il suo silenzio, infatti, è sempre foriero di.. sventure. Egli non si dà pace rispetto agli obiettivi che persegue, ma quando capisce d’essere sotto stretto controllo, preferisce operare in sordina. Le sue ‘invenzioni’ sono quanto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Quando <strong>Giuseppe Bova</strong>, Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, se ne sta zitto zitto, la cosa comincia a preoccuparci: il suo silenzio, infatti, è sempre foriero di.. sventure. Egli non si dà pace rispetto agli obiettivi che persegue, ma quando capisce d’essere sotto stretto controllo, preferisce operare in sordina. Le sue <em>‘invenzioni’ </em>sono quanto di più estroso e creativo si possa immaginare ma sono tutte finalizzate a realizzare comunque gli obiettivi che gli premono.</p>
<p>		Noi che non abbiamo possibilità di intercettazioni, né possibilità di piazzare microspie nel suo studio, né sulla sua macchina privata (ricordate che non usa la macchina blù?), né nella sua abitazione abbiamo dovuto ricorrere al <em>tam tam </em>che in questi casi si attiva abbastanza velocemente. Bisogna infatti sapere che se  il detto recita: <em>‘il paese è piccolo e la gente mormora’</em>, nel caso del nostro <strong>Superpresidente </strong>del Consiglio il detto può essere modificato in: <em>‘il Palazzo Campanella è piccolo, e i sussurri arrivano anche a noi”</em>. Del resto quando si tratta di invenzioni, e il Nostro è una vera fucina, è un peccato non poterne venire a  conoscenza.</p>
<p>		Ma vediamo, in base ai si dice, cosa avrebbe partorito il vulcanico inventore che presiede il Consiglio Regionale della Calabria che sembra più interessato alla sistemazione interna, soprattutto del gruppo a cui si rifà, rispetto alle emergenze calabresi che avrebbero bisogno di terapie d’urto di grande spessore a partire dal lavoro, e passando per la sanità, la spazzatura,ecc.-</p>
<p>		Avendo creato il Gruppo unico del <strong>PD </strong>attraverso l’accorpamento  dei <strong>DS </strong>con la <strong>Margherita </strong>e con i <strong>Racchiani </strong>e i <strong>Chiarelliani</strong>, detto Gruppo ha dovuto essere regolarizzato anche sul piano organizzativo, con il conseguente scioglimento di ben tre strutture speciali che normalmente vengono messe, per legge, a disposizione dei capigruppo. Dai 24 dipendenti delle vecchie strutture si è, quindi, passati ad un’unica struttura speciale di sole 6 unità.</p>
<p>		In un primo momento il <strong>Nostro superleonardo</strong>, pensando che cambiando gli addendi il risultato sarebbe stato lo stesso voleva ridurre le strutture dei gruppi più piccoli per aumentare quelli del proprio gruppo. In una parola cercava di togliere ai poveri per dare ai ricchi, e non viceversa. Ma il giochino denunciato prontamente dal <font color="#0000ff"><strong>Nuovo PSI</strong></font> è immediatamente rientrato. Ci si era dimenticato che le strutture speciali sono dei CAPIGRUPPO mentre ai gruppi viene elargito un finanziamento rapportato alla loro consistenza.</p>
<p>		Oggi, sembra, si dice, viene mormorato, c’è chi giura che ne ha inventata un’altra. Non potendo togliere ai poveri, per la ribellione che ne sarebbe scaturita, cerca di togliere… all’erario. Ed ecco la proposta che deve essere trasformata in legge: per i gruppi più grandi va prevista la figura del VICECAPOGRUPPO che viene investito di titolarità di struttura speciale. Non so cosa ne pensano gli altri membri dell’Ufficio di Presidenza, ma sarebbe assurdo se fossero solidali con questo vergognoso progetto soprattutto i componenti di tale Ufficio per conto della minoranza: <strong>l’on. Occhiuto e l’on. Vilasi. </strong></p>
<p>		Il <font color="#0000ff"><strong>Nuovo PSI</strong></font> non lo tollererà per nulla e farà quanto in suo potere per bloccarne l’iter se, caso mai, dovesse essere messo in moto dando corpo alle voci di corridoio.</p>
<p>	     Il Vice Segretario Nazionale Adolfo COLLICE<br />
	 e la Segreteria Regionale Calabrese del Nuovo PSI</p>
<p>Reggio Calabria 20.01.2008		</p>
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		<title>VIA &#8216;LA BANDA DEI TRE&#8217;, A PARTIRE 