Archive for aprile, 2007

apr 18 2007

Risposta a Sergio Verrecchia

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Caro Sergio ognuno il suo leader se lo sceglie. Paragonare poi Gianni De Michelis a Berlusconi è quantomeno superficiale , se non altro per i risultati raggiunti: altrimenti come si giudica una leadership? . Voglio ricordare a te, che sei venuto nel Psi anni dopo la sua fondazione, e forse per questo non sei sufficientemente informato, che il sottoscritto essendo uno dei fondatori la storia della nostra organizzazione la conosce bene . Quando Ugo Intini da segretario del partito scelse la strada dello Sdi un gruppo di noi , espressione della maggioranza degli organi statutari , decise di chiedere a Gianni , che da alcuni anni aveva deciso di fare altro mestiere , di ritornare in campo anche perché bandiera del vecchio PSI che meglio rappresentava la scelta di autonomia e di identità . Con me c’erano tra gli altri Stefano Caldoro , Saverio Zavettieri , Donato Robilotta e Nanni Ricevuto . Gianni decise di accettare la guida del Psi e noi gli garantimmo, con i nostri numeri , l’elezione a Segretario . Decise di farlo però con un limitato mandato a termine . Sono passati più di dieci anni ! De Michelis ha sempre avuto il nostro sostegno e il nostro affetto anche e soprattutto nei momenti difficili post-tangentopoli anche quando molti di noi non avrebbero avuto interesse a farlo se non altro per ragioni di ritorsione della magistratura allora molto vigile alla riorganizzazione dei socialisti autonomisti , non subalterni al PDS . Nessuno di noi me compreso ha mai fatto mistero di una stima personale per le notevoli qualità intellettuali di Gianni che però per chi fa politica sono naturalmente separate dalla diversa valutazione sulle scelte che si fanno in nome e per conto della nostra organizzazione. Noi , sia ben chiaro, abbiamo scelto lui e non viceversa se non altro perché gia c’eravamo .Anche quelli che sono venuti dopo non sono stati scelti da lui : la Moroni era per ragioni createsi un dato di fatto indipendente dalle nostre volontà . Fu vista e accettata in quella fase come un valore aggiunto. Alessandro Battilocchio fu invece sostenuto e lanciato da Donato Robilotta . In quanto a Stefano Caldoro e a Saverio Zavettieri i due hanno sempre rappresentato, alla guida delle loro Regioni, la vera e più consistente forza elettorale del PSI dei sette garofani e del Nuovo PSI successivamente Voti e consensi che erano stati raccolti prima che Gianni De Michelis entrasse nel Partito . Sono stati la vera forza sulla quale De Michelis si è appoggiato per difendersi prima da Intini poi da Martelli e Craxi . Gianni ha utilizzato loro e non viceversa . E’ evidente che quando poi ci sono stati degli incarichi , delle candidature o delle opportunità per il partito, era giocoforza , se non si pensa di amministrare un condominio, che chi avesse maggiori consensi , e bisogna dire anche maggiore coerenza, abbia ricevuto i riconoscimenti dovuti . Quale regola diversa dalla capacità politica e di raccolta del consenso e dei voti poteva essere usata ? Quindi nessuna scelta personale o singola di Gianni De Michelis ma le semplici e ferree regole della politica. Voglio poi risponderti anche in merito ad una accusa rivolta da te ad alcuni compagni rei di avere delegittimato il Segretario Nazionale nell’ultimo Consiglio Nazionale. Questi compagni se ho ben capito a chi ti riferivi ,sono quelli che lo hanno “scelto” e legittimato eleggendolo con decine di migliaia di voti al Parlamento Europeo in un collegio non suo , da ospite gradito e coccolato , contro ogni pronostico . Chi parla di delegittimazione dovrebbe far riferimento alle mortificanti poche centinaia di voti che la sua città natale ed il partito di quel territorio gli ha tributato nelle stesse elezioni Europee . Quanto sono belle le chiacchiere ma quanto spesso sono inutili .

Antonino Di Trapani
Segreteria nazionale
Responsabile enti locali Nuovo Psi

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apr 18 2007

Ad Agrigento lo SDI Con Bertinotti e Diliberto

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Antonino Di Trapani, responsabile enti locali del Nuovo Psi, dichiara: “ bell’inizio per un processo costituente la scelta dello SDI ad Agrigento di fare  una coalizione a tre con Bertinotti e Diliberto per le elezioni a sindaco della Città siciliana . Hanno buttato la maschera e preferiscono unirsi con la sinistra massimalista e radicale . Ma quale credibilità può mai avere un percorso di unità socialista quando si registrano sul territorio tali differenze . Bisogna ascoltare e seguire i nostri elettori e non pensare di costruire un contenitore in laboratorio solo funzionale a ristrette oligarchie romane ”.

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apr 18 2007

Barani-Di Pietro:Parigi val bene una messa

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Il 17/04/2007 si è svolto in Roma presso il Ministero dei Lavori Pubblici l’atteso incontro  tra il Sindaco di Villafranca On. Lucio Barani, accompagnato dagli assessori Franco Trombella, Franchino Bassignani e dall’Arch. Walter Riani, ed i più stretti collaboratori del Ministro Di Pietro che ha seguito dal suo ufficio le fasi dell’incontro; componevano la delegazione ministeriale l’Arch. Cantarelli, segretaria particolare del Ministro, il capo di Gabinetto Dott. Casole e   Baratoni, l’importante dirigente che ha tenuto i contatti con il Sindaco Barani da quando è “esploso”pubblicamente il caso Malnido.E’ stato il dott. Baratono ad avviare il confronto nel quale, come è ovvio, si sono inseriti con aspra avversione il direttore per

la Toscana di Rete Ferroviaria Italiana Ing. Angelo Pezzati ed il “suo” legale avv. Morocchiolo Domenico.Il Sindaco Barani, sostenuto dalla delegazione villafranchese, ha esposto con determinazione le ragioni del Comune operando un radicale mutamento di stile rispetto alle amministrazioni del passato tanto condiscendenti.Le argomentazioni di Barani possono essere compendiate nei seguenti punti:1) E’ indispensabile spostare la linea ferroviaria su viadotto lungo il fiume Magra con conseguente costruzione di una nuova stazione ed attivazione del raddoppio ferroviario.2) Occorre ristrutturare il Castello di Malnido, attuando gli studi progettuali predisposti dagli Architetti Riani e Boni dell’Amministrazione Comunale di Villafranca in Lunigiana ripristinando un’agibilità turistica  ad una sede storica dei Malaspina, una delle famiglie nobiliari più antiche d’Europa, che a Malnido hanno ospitato Dante Alighieri, esule dell’ingrata Firenze, per l’operazione proposta occorreranno sei milioni di Euro.3) E’ importante prevedere nell’assetto definitivo delle opere un collegamento tra la nuova stazione ferroviaria ed il restaurato castello.4) Le Ferrovie (RFI) dovranno ritirare immediatamente la loro diffida, inutile e provocatoria, che ha creato malessere e stupore agli incolpevoli e ignari proprietari eredi degli antichi Malaspina di Villafranca in Lunigiana.5) Resta comunque prioritario ed improcrastinabile avviare l’iter operativo per mettere in sicurezza il Castello e la vicina Torre Campanaria a spese di R.F.I.(ferrovie) ente responsabile dei danni accumulatisi nei decenni come è stato implicitamente ammesso da anni lontani, precisamente dal 15/12/1910 quando con regio decreto l’allora Ente ferroviario riconosceva che i treni procuravano danni al Castello e al Campanile di S. Nicolò e pertanto risarcivano i proprietari con 5000 lire per i danni provocati.6) Infine l’On. Barani si è assunto due impegni personali: la difesa gratuita dei proprietari attuali del diruto maniero ed il ritiro della ordinanza che ha imposto il limite dei 30 Km orari ai treni quando la situazione con i primi interventi inizierà a migliorare.Sulla proposta del Sindaco e dei suoi accompagnatori è stato registrato con soddisfazione il consenso dei dirigenti del Ministro Di Pietro, mentre i responsabili di R.F.I. hanno confermato la loro posizione non collaborativa, sostanzialmente distaccata dalle conclusioni maggioritarie.Di fronte alla suddetta situazione di “separati in casa” non resta da augurarsi una ferma posizione favorevole alle ragioni di Villafranca da parte del Ministro Di Pietro, che riesca a piegare ed indurre a ragionevolezza R.F.I, ed inoltre trovi nell’ambito delle risorse statali quanto è necessario per il nuovo casello autostradale tra Pontremoli ed Aulla da tutti auspicato.Se verrà riscontrata questa disponibilità allo scontro da parte dell’On. Di Pietro, in favore dell’arte e della cultura di tutto un territorio, l’On. Barani si dichiara fin da ora contento di essersi sbagliato quando ha negato al procuratore di Mani Pulite di “avere le palle “.Ma è passato tanto tempo e poi “Parigi val bene una messa” aveva detto nel 1594 il poco cattolico Enrico IV, candidato al trono di Francia.Anche l’On. Barani, Sindaco di Villafranca pur di vedere rifiorire un angolo di Lunigiana col suo Castello che ne rievoca un passato secolare di storia e di cultura, è pronto come segno di riconoscenza a far archiviare per sempre la delibera che anni or sono aveva fatto assumere al Comune di Aulla, unico in Italia, perché fosse dedipietrizzato. 

18/04/2007

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apr 18 2007

Un’altra musica. Sergio Verrecchia

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Hans Christian Andersen scrisse una famosissima favola: “I vestiti nuovi dell’Imperatore”. Un re viene convinto, da due imbroglioni, di vestirsi con tessuti magici da poter essere visti solo da persone intelligenti rendendoli invece invisibili agli stolti ed incapaci. Rassicurato dai suoi cortigiani compiacenti, sfila per la città tra gli applausi dei cittadini impauriti a contraddirlo finché un bimbo non grida: “ma l’imperatore è nudo”.
Cosa pensiamo noi di essere o di rappresentare? E soprattutto, sappiamo veramente chi siamo?
Oltre a guardarci e parlarci allo specchio siamo in grado di vedere la realtà esterna?
Siamo una piccolissima realtà politica che vorrebbe rappresentare una grande storia. Ma una grande storia è fatta di grandi eventi e di grandi uomini e non è riducibile in un piccolo contenitore pieno di buchi.
Il dibattito del Partito si sta avviando ad una nova divisione interna, ad una nuova contrapposizione, ad un nuovo scontro. Se Eugène Ionesco fosse vivo ci dedicherebbe sicuramente una sua sceneggiatura del teatro dell’assurdo.
In una forza politica c’è una legge direttamente proporzionale alla autorevolezza del suo leader.
Ci può essere un Partito Radicale senza Pannella o una Forza Italica senza Berlusconi, una Lega senza Bossi? Ci può essere quindi un nuovo PSI senza De Michelis? Se il coraggio di vedere la verità è superiore all’ambizione del desiderio allora la realtà è molto più semplice e brutale.
Non esistono due linee politiche nel Partito semplicemente perché il nostro “recipiente” non può contenerle. Chi forza questa regola cade nel pubblico ridicolo, nel paradossale, nel velleitario,
Gli sforzi assolutamente encomiabili che alcuni nostri compagni fanno, come Mauro Del Bue ed ora anche Lucio Barani, per metter tutti d’accordo sono esercizi d’intelligenza sprecata semplicemente perché la divisione non è compatibile.
La verità vera e sincera, non è la linea politica, ma è il leader: Il re è appunto nudo.
Il ridicolo in cui l’imperatore era caduto fu colpa soprattutto dei suoi cortigiani che si affrettarono a lodare le sue affermazioni senza consigliargli la scelta più giusta.
Gianni De Michelis è inadeguato a condurre il Nuovo PSI e quindi ad aprire le trattative per la Costituente Socialista?
Vi rispondo io: forse si.
Insuperabile è il suo valore nell’elaborazione analitica e nella creatività politica. Debolissima invece è la sua capacità di scelta di uomini e di tattiche. Nanni Ricevuto, Chiara Moroni, Claudio Nicolini, Luca Barbareschi ecc. ecc e lo stesso Stefano Caldoro sono state persone volute, scelte ed imposte da Gianni stesso. Il peso egemonico che il Partito ha subito negli anni scorsi dalla componente Calabrese, che tanto danno ha fatto, ha avuto la copertura dal nostro segretario.
Se, come ipotesi di questo ragionamento, De Michelis è inadeguato a guidare ancora il NUOVOPSI chi è allora il leader alternativo? Chi il migliore del relativo?
Le contrapposizioni in questo nostro piccolo movimento non sono mai state politiche, bensì scontri tra uomini ed egemonie. Questo spiega anche le manifestazioni violente che abbiamo più volte subito. Le diversità di linee politiche sono i fasulli tessuti magici con cui gli ”imperatori” pensano di essere vestiti.
Oggi non abbiamo due linnee politiche perché, molto semplicemente, apparteniamo al mondo gassoso e non più a quello solido.
Oggi abbiamo solo due alternative: o seguire il nostro leader Gianni De Michelis, con tutte le riserve che questo comporta, o chiudere le porte alle nostre speranze.
Oggi non possiamo subire divisioni che taglierebbero solo l’aria, ma dobbiamo invece fare l’unica vera cosa intelligente ed efficace: compattarci!
Solo una forte e compatta squadra, sia pur minuscola, può superare ostacoli difficili. Per fare questo però ci vuole un gruppo dirigente composto più da consiglieri che cortigiani. Mosso più da interessi collettivi che individuali. Rigenerato più dall’audacia che dalla prudenza. Decisioni collegiali e condivise. Scelte di gestione trasparenti e partecipate.
Come ho già avuto modo di dire qui non si tratta di sostituire nessuno, ci sono da noi valori di grande esperienza e capacità, si tratta però di far suonare un’altra musica all’orchestra, di rinnovare il repertorio.
Il maestro di musica va esaltato, perché è il migliore e non ne abbiamo altri, ma decisamente corretto perché anche il suo destino è legato alla sua orchestra.

Sergio Verrecchia

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apr 18 2007

Caldoro: Da Mauro e Lucio riflessione seria ed approfondita.

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La riflessione di Mauro e Lucio è approfondita e per molti aspetti condivisibile. Sia ben chiaro rimango convinto che il principale interlocutore della cosiddetta diaspora, lo SDI di Enrico Boselli sia intenzionato a ben altro che ad affrontare in termini corretti la “Questione Socialista” ma piuttosto a costruire, come ha fatto in questi anni, una piccola rendita di posizione residuale sotto l’ala protettiva di Prodi e soprattutto legata ai destini del Presidente del Consiglio. E questo non può essere, nelle nostre future azioni, considerato come un elemento marginale: di trappole è disseminato il campo della politica. Detto questo è evidente che la condizione, che personalmente vedo come una premessa del percorso che potrà vedere nel prossimo futuro la creazione di una forza socialista, riformista e liberale con vocazione maggioritaria e per avviare utilmente e nella chiarezza politica un lavoro comune, è la modifica della legge elettorale sul modello Tedesco. Questa legge supera ed evita scelte bipolari e, come è stato spesso ricordato, favorisce le identità invece che le collocazioni. Fuori da questa premessa sarà difficile solo pensare, figuriamo realizzare, una forza politica che abbia un peso politico non marginale. Mi domando è possibile sedersi al tavolo con chi la pensa diversamente e continua a sostenere, addirittura propone di rafforzare, l’attuale sistema bipolare e che propone una legge elettorale sulle coalizioni ? Mi domando è utile e prudente avviare un processo costituente cosi come proposto, che, di fatto, diviene vincolante, senza sapere dove finisce la galleria e inizia la luce. Mi domando è realistico pensare e ritenere che per ragioni diverse dalla nostra volontà si confermi una legge elettorale maggioritaria e bipolare di coalizione e che risposta diamo a questa possibilità in termini di futura nostra collocazione politica ? Mi domando non è più utile ed opportuno trovare una forma diversa di dialogo e collaborazione tra socialisti che non sia la costituente guidata da Boselli . Queste sono alcune domande che formulo a Mauro e a Lucio, anche se su alcune di queste ci sono già risposte convincenti; ma soprattutto le rivolgo a chi ha dichiarato in questi giorni ed in un’assise di un altro Partito che il processo costituente è, di fatto, avviato indipendentemente dalla salvaguardia della identità ed autonomia politica del nostro Partito. Metto, infine, le mani nel piatto e lancio una provocazione: se invece dell’evoluzione verso la grande coalizione e la fine del bipolarismo, l’attuale sistema, anche con il sostegno di Boselli, sarà riconfermato e ci trovassimo a breve alle elezioni politiche con ancora leader Prodi contro Berlusconi o meno a breve con ad esempio due donne candidate ai vertici la Moratti contro, che so, la Finocchiaro o Rosi Bindi o ancora più in la con due giovani come Frattini contro Enrico Letta; il nostro partito che decisione prenderà? Ma soprattutto siamo in condizioni di metterlo al riparo da scelte obbligate di collocazione senza ancora sapere quale sarà il campo di gioco ? Identità ed autonomia sono assicurate da questa libertà di scelta e non da contenitori precostituiti in laboratorio. E’ evidente che in queste condizioni saranno i contenuti le politiche ed i programmi a fare da discriminante e non i contenitori identitari, ci piaccia o no.
Su questa base, ed in particolare solo dopo che un nuovo modello elettorale superi la logica bipolare, e faccia venire meno le ragioni della nostra attuale collocazione, le 4 condizioni finali poste da Lucio e da Mauro sono interamente da sottoscrivere.

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apr 18 2007

Le condizioni per l’unità dei socialisti. di Mauro Del Bue e Lucio Barani (deputati del Nuovo Psi)

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Il tema dell’unità dei socialisti, e della conseguente creazione di un soggetto politico diretto erede dell’esperienza del Psi, è nella natura del nostro partito. Il Nuovo Psi nasce infatti a Milano nel gennaio del 2001, a un anno esatto dalla morte in solitudine, e lontano dal suo Paese, di Bettino Craxi, che di quell’esperienza è stato leader negli ultimi vent’anni, col proposito, esplicitato nel nome, di rappresentare direttamente quella speranza di rinascita. Da allora ad oggi molte cose sono cambiate. Alla ormai piena rivalutazione politica di Bettino Craxi, che qualcuno vuole addirittura inserire in un Pantheon, passando così da una criminalizzazione a una santificazione senza scrupoli, si assiste oggi ad una riproposizione della questione socialista, che viene avanzata non solo dai partiti eredi direttamente del vecchio Psi, ma anche da chi proviene da altre storie e ha fatto della identità socialista una questione dirimente nel processo di avanzamento verso il partito democratico. Due obiettivi sono ormai raggiunti nel nostro percorso politico iniziato a Milano: la lettura del socialismo degli anni ottanta, ieri ingiustamente criminalizzata e oggi al vaglio, assieme alla figura di Craxi, di una generale, anche se giustamente non acritica, rivalutazione, e la rinascita di una identità socialista che pareva definitivamente seppellita nei tribunali durante il biennio giudiziario. Resta il tema del partito politico. Né il Nuovo Psi, né lo Sdi, gli unici due partiti che hanno voluto assumere una esplicita identità socialista, sono riusciti a pervenire ad una dimensione minima soddisfacente, procedendo spesso contrapposti, attraverso alleanze anomale e anche dando vita a liste elettorali senza identità. La questione dell’unità dei socialisti, nella versione più larga, intesa cioè come unità tra coloro che provengono dall’esperienza del Psi e coloro che pur provenendo da altre esperienze sono oggi attestati sulla trincea socialista, ha trovato nel recente congresso di Fiuggi dello Sdi un momento di produttivo confronto politico. Noi crediamo che a tale confronto e al conseguente processo costituente che ne deriverà il Nuovo Psi debba partecipare con le proprie idee, a schiena dritta e senza alcun atteggiamento di subalternità o di liquidazione preventiva, come in qualche organo di stampa è apparso dal resoconto di dichiarazioni che hanno determinato preoccupazione e anche sconcerto tra i nostri militanti. Il Nuovo Psi è una piccola comunità politica, costituita da militanti e dirigenti volontari e orgogliosi di sentimenti di autonomia e di indipendenza politica, rappresentato da due parlamentari italiani e due parlamentai europei, oltre a qualche consigliere e assessore regionale, comunale e provinciale. Una piccola comunità orgogliosa della propria autonomia che ha scelto un’alleanza elettorale con la Casa delle libertà, proprio perchè la sinistra italiana era a-socialista, venata da cattocomunismo e da spirito giustizialista, ma che nell’immediato post-elezioni ha deciso di uscire dalla Casa delle libertà, precedendo l’analoga decisone dell’Udc di Pieferdinando Casini e che ha ribadito nel contempo la propria collocazione di partito di minoranza parlamentare, nell’ambito di un gruppo parlamentare autonomo, assieme alla Dc di Rotondi, che sussiste tuttora nonostante manchi una coincidenza di strategia politica, dopo la negativa esperienza elettorale. Dunque tra il Nuovo Psi e le altre forze della futura costituente socialista esiste una differenza di collocazione politica. Crediamo che sia giusto evitare di negare la realtà, così come riteniamo che non sia impossibile modificarla. Lo abbiamo sostenuto, lo ribadiamo anche in questo momento. A fronte di un altro governo siamo pronti ad assumere un’altra collocazione parlamentare, a fine legislatura non escludiamo di poter collocarci diversamente. Il segretario del partito ha spesso subordinato la riaggregazione socialista al cambiamento del quadro politico, sostenendo giustamente la necessità di un governo di larghe intese parlamentari, a partire da un risultato elettorale che aveva sancito un sostanziale pareggio tra le due coalizioni. Il problema è che tale governo di ampie intese è tutt’altro che all’orizzonte, e lo stesso Berlusconi dà l’impressione di non voler creare condizioni di crisi al governo Prodi, proprio mentre si accinge a divenire un protagonista di una alleanza con autorevoli esponenti vicini tradizionalmente alla sinistra per la più colossale operazione economico-finanziaria del nostro tempo. Il bipolarismo politico determina un compromesso storico economico-finanziario tra i due veri leader dei due poli. E con questo assume il suo definitivo connotato di bipolarismo “bastardo”. E allora che la futura costituente si occupi innanzitutto di questo, della crisi di un bipolarismo che è bastardo e sta divenendo anche subdolo.
Dunque dobbiamo chiedere ai nostri interlocutori che la scelta del nuovo partito sia dichiaratamente anti bipolare e che la nostra preferenza venga attribuita al modello elettorale tedesco, l’unico che consenta la presentazione di liste di partito, senza racchiuderle in coalizioni che diventano costrizioni e che sono dannose per la governabilità del Paese. La preferenza esplicitata a Fiuggi da Boselli per un modello elettorale simile a quello delle regionali, comporta invece l’accettazione del bipolarismo in cambio di un basso sbarramento elettorale. Se la costituente socialista vuole avere successo deve puntare a un modello che consenta l’esaltazione delle singole identità e la scelta che più volte Lanfranco Turci, come Cesare Salvi, hanno presentato come la migliore, non dipende certo da quella presunta difficoltà a scegliere uno dei due poli che potrebbe esserci invece addebitata. Il problema è scegliere un modello ideale per la rinascita delle identità politiche e nel contempo non porre la questione socialista sotto lo sbarramento elettorale, dando così netta l’impressione di volere fare solo uno Sdi un pò più forte, come sostengono di volere evitare all’unisono Turci e Caldarola. Un’operazione di questo tipo può e deve invece avere successo se darà l’impressione di procedere attraverso un profondo cambiamento del sistema politico italiano, dove alle collocazioni subentrino le domande di identità. Certo il modello elettorale non dipenderà che in misura minima da noi, ma noi dobbiamo propugnare un modello coerente con i nostri obiettivi politici e chiamare su questo a raccolta tutti coloro che avvertono la necessità di questo rinnovamento di sistema. Noi abbiamo poi un ruolo particolare in un futura costituente al quale non possiamo e non dobbiamo abdicare. Ed è quello che riteniamo assolutamente strategico, di rappresentare le istanze di quella cospicua parte di elettorato socialista che ancora non è schierato con questa sinistra ed ha votato per la Casa delle libertà. Questo elettorato va interpretato politicamente e anche dal punto di vista programmatico. Politicamente attraverso un modello capace di resuscitare l’amore per le identità storico-politiche, dal punto di vista programmatico attraverso una grande operazione di elaborazione e di confronto che dovrebbe svilupparsi in una sorta di Rimini 3. Poiché il richiamo al socialismo è minimo comun denominatore che mette insieme movimenti e correnti politiche, occorre uno sforzo congiunto di convergenza sulle cose da fare. Non basta il sacrosanto rilancio di una politica della laicità, in nome delle migliori tradizioni del socialismo liberale e delle grandi lotte di civiltà compiute nel nome di Loris Fortuna negli anni settanta e ottanta. Certo la laicità dovrà essere un settore decisivo dell’impianto programmatico del nuovo auspicato partito. E da questo punto di vista non può essere ritenuta marginale l’adesione dei radicali alla futura costituente. I radicali rappresentano una parte specifica, distintiva e rilevante della storia del socialismo liberale, da Ernesto Rossi, a Fortuna a Pannella. Non c’è battaglia sui temi dei diritti civili che non porti la firma congiunta di un radicale e di un socialista e la stessa esperienza della Rosa nel pugno noi non abbiamo mai contestato per la sua valenza ideale, ma semmai per la sua collocazione politica. Restano i temi della politica estera e della politica economica sui quali più complicato appare l’approccio con le componenti che provengono da altre storie politiche. Ma anche con costoro è giusto sviluppare un confronto sulle cose e senza pretendere alcuna abiura politica, pensando al futuro di un socialismo europeo e italiano moderno e rinnovato. Nessuno vuole la riedizione del passato, nessuno può pretendere che rinasca il vecchio Psi. L’Europa e il mondo cambiano a velocità impressionante e i grandi temi del cambiamento climatico e delle energie alternative sono oggi prioritari in qualsiasi programma di cambiamento, rappresentando due emergenze planetarie non rinviabili.
Il percorso dunque che suggeriamo è il seguente.
1) Evitare la unificazione in due tempi, prima quella degli ex Psi e poi quella degli altri. Non esiste un prima e un dopo. Esiste un confronto con tutti per trovare alla fine l’accordo con chi ci sta. Dunque nasca un tavolo di confronto con tutti coloro che sono interessati alla ripresa o all’affermazione dell’identità socialista e sulla prospettiva di creare in Italia un nuovo partito socialista.
2) Portare al confronto la nostra idea, nostra come Nuovo Psi, di autonomia e di identità, consentita da un modello elettorale come quello tedesco, e costruire sui questo una più ampia aggregazione
3) Promuovere una conferenza programmatica per definire i tratti essenziali di un socialismo del 2000, per darne una versione aggiornata, per un nuovo intreccio tra giustizia e libertà, tra pubblico e privato, tra liberalizzazioni e garanzie, per riformare lo Stato sociale, per fuoriuscire dal “caso italiano” sui temi delle libertà e della tutela dei diritti e rendere l’Italia un vero Paese europeo.
4) Prevedere un prima fase federativa, per poi fondare il nuovo contenitore da presentare alla prima prova elettorale, quella europea del 2009. Un lavoro di fusione per tappe e per successive chiarificazioni è assai più utile di una fusione a freddo, che può determinare nuovi e imprevedibili processi disgregativi e generare delusioni incontrollabili.
A queste condizioni, cioè con le nostre idee e senza rinunciare alle nostre scelte, noi possiamo e dobbiamo partecipare ad un percorso che non è altro che il nostro percorso tradizionale, quello di unire socialisti riformisti e liberali, di colmare una carenza politica grave nel panorama italiano, quello di riportare l’Italia alla sua migliore tradizione democratica e di collocarla appieno in Europa.

di Mauro Del Bue e Lucio Barani (deputati del Nuovo Psi)

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apr 17 2007

SDI: DI TRAPANI (NPSI) A BOSELLI, SIMBOLO PSI E’ NOSTRO

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SDI: DI TRAPANI (NPSI) A BOSELLI, SIMBOLO PSI E’ NOSTRO
(ANSA) – ROMA, 17 APR – ‘Nonostante alchimie legali fatte circolare in questi giorni, Boselli non potra’ usare il simbolo del Psi perche’ in tutti questi anni non lo ha mai fatto, e quindi non lo potra’ portare in dote allo Sdi’. Lo afferma Antonino Di Trapani, responsabile dell’ufficio elettorale della segreteria nazionale del nuovo psi, che spiega: ‘Anche se il vecchio liquidatore, oramai morto, avesse fatto un accordo, cosa che in vita pero’ nego’ sempre, Boselli comunque non lo potrebbe usare perche’ questo diritto e’ stato acquisito dal nuovo psi.
‘Siamo stati noi, infatti, a riportare sulle schede delle varie competizioni elettorali il simbolo del garofano e relativa dizione scritta, e solo noi abbiamo ora legalmente il diritto a usarlo. A conferma di cio’ tutte le diffide che ci hanno sollevato lo stesso Sdi e lo stesso ex liquidatore sono state tutte respinte, non soltanto dagli organismi istituzionali elettorali, ma anche dalla magistratura ordinaria. Non amiamo usare l’arma giudiziaria come forma di lotta politica, ma siamo obbligati, a tutela dei nostri elettori, a diffidare, sin da ora, Boselli dall’uso del simbolo del Psi cosi’ come dal dichiararne l’acquisizione, dal momento – conclude – che non e’ a proprio titolo’. (ANSA).

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apr 17 2007

L’impegno di Chiara Moroni

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Molti compagni (anche sul Forum del Nuovo Psi) si sprecano in accuse gratuite verso Chiara Moroni.

Molte di queste critiche sembrano dettate più da invidia che da effettive colpe che le si addebiterebbero. Io ricordo molto bene come si prodigava quando ancora faceva parte del Nuovo PSI. Negli ultimi tempi di militanza nel nostro partito aveva dichiaratato quale suo obiettivo la riunificazione dei Socialisti, aveva sostenuto che qualora questo obiettivo fosse stato raggiunto, avrebbe potuto lasciare la politica e tornare a fare la farmacista. Da allora molte cose sono cambiate c’è stato il Congresso 2005 e l’anno scorso la decisione di Chiara di lasciare il partito per Forza Italia. Io sono convinto che sia stata una decisione sofferta, come tutte le decisioni difficili… ma se alla fine la decisione è stata presa penso ci siano stati motivi validi.

Un buon socialista deve ricordare i meriti di Chiara che ha sempre rappresentato indiscutibilmente una personalità politica che molti politici ci invidiavano. Voglio citare il grande successo della lista Socialisti Uniti per l’Europa alle EUROPEE 2004 da lei fortemente voluta e che l’ha vista candidata come capolista nella Circoscrizione Nord-Occidentale (Lombardia, Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta) nella quale ha primeggiato con 8.499 preferenze. Uno slogan: “Facce nuove, idee chiare” e la sua limpida foto, garanzie che sono valse più di mille parole. Alla fine il Nuovo PSI ha ottenuto il suo miglior risultato storico, risultato al quale i Socialisti dovrebbero ancora guardare con soddisfazione. Io sono convinto che oggi Chiara continuerà a fare la sua battaglia socialista in Forza Italia pur con tutte le differenze e le difficoltà del nuovo ambiente e con forse minor visibilità, ma so che se all’orizzonte ci fosse la formazione di un forte Partito Socialista lei tornerebbe e dovremmo accoglierla a braccia aperte.

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apr 17 2007

Caldoro e il PSI

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intervista di CALDORO

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apr 17 2007

LUCIO BARANI: Gianni De Michelis ci dovrà dare qualche spiegazione.

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Leggo i giornali di domenica e apprendo dalla stampa e non dagli organi istituzionali di partito, che Gianni De Michelis, con congresso aperto del Nuovo PSI e stabilito per il 23 e 24 giugno, dichiara a Boselli e allo SDI: “la scelta è fatta, io e i pochi(!) che mi seguiranno siamo con voi”, oppure “la mia scelta è fatta, sarò con voi, per ora è un’adesione personale” e quant’altro.Queste dichiarazioni mi sono piaciute poco, lo dico francamente come semplice compagno socialista che crede nel partito, nella democrazia del dibattito interno, nel valore di un congresso che assieme abbiamo stabilito di tenere per poter decidere il nostro futuro.Soprattutto non mi piacciono i fatti compiuti e le tirate di bavero espresse male specialmente da un punto di vista comunicativo.De Michelis non è solo un iscritto, è il segretario di un partito che non può tirare per la cavezza a titolo personale senza la dignità di un dibattito interno e senza ottemperare a ciò che è normale in politica: dare la parola agli iscritti e ai delegati per decidere a maggioranza le linee guida della propria politica se questa va confermata o mutata radicalmente.Spero che nei prossimi giorni ci sia un doveroso chiarimento, altrimenti saremmo in presenza di un grave errore formale che supera la sostanza stessa di un dibattito interno, poiché se un segretario si sente di decidere prima e indipendentemente dal congresso dei propri iscritti, apre di fatto e da subito una grave crisi interna politica e statutaria, rende un cattivo servizio al proprio partito, commette un significativo errore di comunicazione verso l’esterno.Volutamente non entro in merito sulle future decisioni che dovrà prendere il partito nella sua coralità, decisioni che personalmente intenderò rispettare come si conviene secondo il principio di militanza. Se non lo facessi, prassi vorrebbe che rassegnassi le dimissioni, anche come parlamentare o giustamente il partito dovrebbe richiedere le mie dimissioni.Giova ricordare quella che è la nostra attuale collocazione politica e il senso della nostra presenza in Parlamento: il sottoscritto e Mauro del Bue si sforzano, con una non indifferente mole di lavoro per garantire una costante presenza e dibattito, di portare avanti una politica autonoma autenticamente socialista e di opposizione all’attuale governo Prodi, quello che possiamo definire “il meno amato dagli Italiani” e che di riformismo liberale ha veramente poco e tanto di massimalismo retrodatato.Questo è il mandato che noi abbiamo avuto dal Partito, dagli iscritti e dagli elettori. Di contro Boselli e Bobo Craxi stanno eseguendo giustamente il loro mandato, che è quello di sostenere il governo Prodi (anche con pochi distinguo critici in situazioni che, come nel caso Mastrogiacomo, gridano scandalo a Dio), di partecipare con ruoli di corresponsabilità, di essere integratori e attori dell’attuale maggioranza e spesso i più strenui difensori con qualche atteggiamento da “fedelissimi” anche quando non era dovuto dalle circostanze.Buon senso direbbe che quando soggetti collocati diversamente decidono di mettersi assieme con pari dignità, ambedue devono fare un passo indietro dalle loro posizioni di punta per camminare su un terreno di neutralità, quella che noi chiamiamo “dichiarazione reciproca di autonomia”.La pari dignità e l’autonomia delle scelte non significano poi mettersi in un limbo politico, si possono evidentemente fare tutte le scelte di questo mondo ma dentro un orizzonte responsabile e paritario.Altrimenti parliamo di “annessione”, e francamente mi sembra quello che Gianni ha ceduto, come segretario , in un congresso che non è il suo.Ho già detto che esistono buoni motivi per cui la data del nostro congresso è utile. Perché così si valutava l’assise SDI (ma pare che questo è già stato fatto anticipatamente), perché si valutavano le sorti dei congressi DS e Margherita e si attendevano le novità e le contraddizioni del PD, perché si valutavano serenamente i risultati delle prossime elezioni amministrative. Non sto parlando di tempi lunghi, ma di tempi brevi.Invece stiamo assistendo a troppe forzature e dichiarazioni strane e anticipatorie, mentre sarebbe bene che il nostro Partito occupasse il proprio tempo per definire la piattaforma irrinunciabile, uno “jus soli” un diritto a esistere in un posto, con l’indispensabile democrazia e serietà interna.E se questo non fosse ritenuto fattibile e credibile, allora Gianni De Michelis dovrebbe spiegarci per che cavolo ci ha costretti a fare la scissione con Bobo Craxi appena nell’ottobre 2005, prima delle elezioni.

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apr 16 2007

Congresso UNITARIO

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Ho letto l’articolo del nostro EX-Segretario De Michelis apparso sulle colonne del Corriere di oggi.
Non solo ho ritrovato il suo solito stile, piacevole accattivante, per certi versi anche interessante, ma leggendo quello che scrive si possono capire tante cose, dette, e tante cose non dichiarate.
Tra le cose dette, abbiamo finalmente capito che il suo riferimento in questi anni è sempre stato BOSELLI, sin dal lontano ’92 aveva individuato in lui il futuro dei Socialisti.
Abbiamo poi scoperto che Craxi, riponeva in lui, Gianni, grande fiducia.
Sulla prima, non mi permetto di esprimere giudizi; se De Michelis ritiene che il suo leader sia Boselli sono fatti suoi; per la maggioranza dei Socialisti non è così.
Sulla seconda mi permetto solo di osservare che in più telefonate intercorse tra me personalmente, ma posso assicurare anche con numerosi altri compagni, Bettino Craxi emetteva un giudizio diametralmente opposto.
Ricordo ancora quando lo chiamai e il tono della telefonata di Bettino era decisamente avverso a De Michelis, anzi sosteneva che la ripresa del percorso Socialista sarebbe avvenuto solo se De Michelis non avesse fatto più il Segretario.
Ma guardiamo le cose non dette, quelle che lo stesso De Michelis afferma essere parte di quelle cose che appartengono alla lettura, in parte dietrologica, del non scritto.
E in questo c’è l’elemento più positivo della sua intervista.
Nella parte conclusiva sostiene che noi stiamo con Berlusconi.
Questo può voler dire solo una cosa: che De Michelis non ha nessuna intenzione di uscire dalla CDL e quindi la COSTITUENTE BONSAI è già morta e defunta.
O forse, meglio ancora ciò vuol dire che De Michelis ha concordato con Boselli l’unità dei Socialisti nella CDL.
A questo punto non credo che vi siano più problemi di natura politica, credo che le dichiarazioni di Battilocchio siano già tramontate e che quindi si prospetti un Congresso UNITARIO per ritrattare la presenza del Nuovo PSI all’interno della CDL.
Rilanciamo dunque la forte presenza di un partito Autonomo ed Identitario a matrice riformista nella CDL, presentiamo un documento unitario che rimarchi questi aspetti e rilanciamo il futuro del nostro Partito.
Un forte no dunque al Governo Prodi, una netta opposizione a questo falso Centro-sinistra, un forte SI alla presenza dei Socialisti alleati di Berlusconi, per rilanciare all’interno della CDL una forte aggregazione Socialista e riformista.
Caro Gianni, perché tante manfrine se la linea Politica tua e della maggioranza dei Socialisti del Nuovo PSI è la stessa?

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apr 15 2007

Il coraggio di continuare a vivere

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Nella vita bisogna avere coraggio; quello che è mancato al nostro ex segretario Gianni De Michelis.
Che senso ha avuto fare un Congresso-non Congresso nell’Ottobre 2005 per mantenere il Partito in una agonizzante rianimazione fino adesso, scegliendo poi quello che Bobo aveva compiuto un anno e mezzo fa?
Che senso ha avuto trascinarci in questioni Legali, in cui tra le altre cose abbiamo dovuto dividere anche parte dei soldi del Partito, per portarci oggi in mutande nell’alveo del Centro.Sinistra e fare la stampella di Prodi?
Ho la convinzione, forse illusoria, che la Politica sia qualcosa di grande, di elevato, che i tornaconti elettorali o peggio ancora personali, non possano indicare la strada.
Ma forse non è così!
E forse parte dello sbandamento della lucidità del nostro Ex-Segretario, dipende anche da una certa corte dei miracoli di consiglieri.
Ma credo che abbiamo il dovere di dire BASTA!!!
Siamo riusciti a perdere tutti, in questi anni; la nostra è stata una comunità che si è chiusa in sé stessa invece che allargarsi.
Con il senno di poi, diventa forse più facile capire le scelte di Chiara e Nanni, che hanno lasciato il Nuovo PSI perché chiaro era a loro l’indirizzo che avrebbe preso Gianni.
Non credo che questa sia la fine della nostra storia, credo viceversa che possa essere un buon inizio per una nuova fase.
Rilanciare l’Autonomia e l’Identità!
Questo deve essere il nostro motto.
La storia non si ripete, da essa dobbiamo trarre gli insegnamenti per il futuro; in questo senso credo che dobbiamo avere la forza di fare quello che fece Saragat quando allontanandosi dall’Unione (che strano questo nome eh?) Sovietica aprì la storia del moderno Centro-Sinistra, cui dopo seguì il percorso di Nenni e Craxi.
Dobbiamo avere il coraggio di dire di NO.
La nostra è una storia politica diversa da quello che De Michelis, Craxi e Borselli vogliono proporci.
Siamo una forza della sinistra moderna, che deve trovare contenuti attuali, che deve saper identificare i nuovi bisogni, che deve dare un impulso riformista al nostro Paese.
Siamo un punto di equilibrio importante e su tale convinzione dobbiamo compiere un grande sforzo: quello di riavviare il percorso che avevamo intrapreso ricostituendo il Nuovo PSI.
Uno sforzo, anche generazionale, che sappia guardare avanti, con forza e determinazione, che sia nettamente alternativo a questa FALSA SINISTRA, che obblighi il panorama politico a tornare sulle cose vere e non sulle posizioni di “moda”.
Quando nel ’96 decidemmo di riprendere un percorso che i nuovi alleati di De Michelis decisero di eliminare, lo facemmo con convinzione.
Quella è la strada, non tanto perché, come qualcuno scioccamente e strumentalmente dice, siamo i servi di Berlusconi (anche se io tra lui e Prodi-D’Alema- Fassino e c. continuo senza dubbi a scegliere lui), quanto perché questa FINTA SINISTRA nulla ha a che vedere con noi.
Un documento politico che affermi con nettezza la riaffermazione della nostra IDENTITÀ e della nostra AUTONOMIA e che dica un chiaro e netto NO al Governo Prodi, a questo Centro Sinistra e a questa COSTITUENTE BONSAI è il primo passo per impedire che gli sforzi che numerosi compagni hanno compiuto in questi anni vada mortificato.
Non posso dimenticare gli insulti, le umiliazioni, a volte anche gli sputi, che molti di noi hanno subito in questi anni per difendere la BANDIERA del Socialismo Riformista.
Non possiamo permettere che un manipolo di pseudo dirigenti politici mortifichi la nostra STORIA svendendola così come un soffio di vento.

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apr 15 2007

SDI: CALDORO (NPSI), NO ALLA PROPOSTA DI BOSELLI

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(ASCA) – Roma, 15 apr – ‘No alla proposta di Boselli – ha dichiarato Stefano Caldoro coordinatore nazionale del Nuovo Psi – no ad una costituente socialista in stile Psiup sotto l’ala protettiva e subalterno a Prodi. Il PSI e’ stata ben altra cosa e’ il progetto dello SDI va nella direzione opposta’.
‘Il Congresso del nuovo psi, sono convinto – confermera’ invece la linea politica che e’ all’origine della fondazione del partito: una formazione socialista e riformista alternativa all’attuale centro-sinistra. Ma nessun rancore verso quei compagni – ha concluso Caldoro – come Craxi , Zavettieri, ed oggi De Michelis, che hanno cambiato idea e legittimamente scelto un’altra strada’.
red-leo/leo/alf 151607 APR 07 NNNN

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apr 15 2007

No a questa costituente, si all’Autonomia ed Identità dei Socialisti

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Il congresso dello SDI a qualcosa è servito.
La chiarezza del percorso tracciato da Boselli, ha condizionato De Michelis ad uscire allo scoperto e dichiararsi pronto nel suo passaggio a sinistra.
Questo apre finalmente un periodo di confronto all’interno del Nuovo PSI tra chi, sotto le false sembianze ha deciso di andare a sinistra e chi come noi ritiene che si debba rilanciare un progetto fortemente Autonomista ed altrettanto identitario nel contesto Bipolare attuale.
Il Congresso del Nuvo PSI sancirà definitvamente l’evidenza che i Socialisti riformisti non possono che avere un progetto alternativo alla formazione del PD, della sommatoria di siglette strane, come quello della faslsa costituente, del Governo Prodi.
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apr 15 2007

CONGRESSO SDI: BATTILOCCHIO, VINCEREMO CONGRESSO NUOVO PSI =

(AGI) – Fiuggi, 15 apr – “Sono ottimista. La Costituente dei socialisti e’ l’ultimo treno e non lo possiamo perdere. Io e Gianni De Michelis vinceremo su questa linea il congresso del nuovo psi con una larga maggioranza, se non larghissima. Non so se la minoranza di Caldoro uscira’ dal partito”. Lo afferma l’europarlamentare del nuovo psi Alessandro Battilocchio, a margine del congresso dello Sdi. Il congresso del nuovo psi si terra’ alla fine di giugno. “L’importante – afferma Battilocchio – e’ che al congresso votino solo i delegati”.(AGI) Mal 151159 APR 07

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