Archive for settembre, 2008

set 28 2008

MALGRADO I PROCLAMI, SONO SEMPRE GLI STESSI

La vicenda Alitalia è emblematica del modo d’essere dei cosiddetti ex o post comunisti. E ciò indipendentemente se a rappresentarli c’è un signore che si chiama Veltroni, o se invece ci fosse un tale chiamato D’Alema o anche un certo Pincopallino. Cambia tutt’al più il tono della voce che può essere suadente, sprezzante o semplicemente incolore, ma il percorso sarà sempre lo stesso. Si spara a zero, si creano mille problemi, si cerca di non farsi scavalcare a sinistra neanche da Di Pietro, ma quando ci si accorge che le cose, malgrado loro e le loro strategie, vanno avanti positivamente e l’opinione pubblica ne è contenta, scatta il famoso arboriano.. indietro tutta.

Alitalia atto primo. Il governo Prodi (specialista in materia) tenta la carta della svendita della compagnia di bandiera all’Air France, ma l’operazione non va in porto per l’opposizione dei Sindacati che, in assenza della tenacia di un Gianni Letta, hanno partita vinta. L’Air France si tira indietro pensando che avrebbe potuto avere maggiori chances dopo le elezioni. Chiunque avesse vinto, infatti, essendo con l’acqua alla gola, doveva presentarsi col cappello in mano a pietire un intervento di semplice assorbimento.

L’atto secondo vede il Governo Berlusconi difendere l’italianità della compagnia di bandiera impegnandosi, in piena campagna elettorale, a promuovere una cordata di imprenditori capace di salvare la Compagnia dal fallimento e in grado di rilanciarla sul mercato. Ricorderanno tutti i frizzi e i lazzi sulla cordata: fuori i nomi; si tratta di sicuro dei suoi figli; è il classico gioco delle tre carte; un imbroglio destinato a sciogliersi come neve al sole dopo le elezioni; se ha fallito Prodi con Air France dove vuole andare il megalomane?; e via di questo passo. A dar manforte a lor signori, come sempre, la grande stampa italiana e, perché no?, anche quella straniera.

Il terzo atto comincia con la vittoria di Berlusconi. Mentre il premier affronta le emergenze più impellenti come quella dei rifiuti a Napoli, viene tartassato di sollecitazioni a fare i nomi della cordata e il suo silenzio viene propagandato come l’ammissione del bluff elettorale. Superate le emergenze ed affrontati alcuni nodi importanti come la sicurezza dei cittadini, l’immigrazione clandestina, l’abolizione dell’ICI e tutto ciò che si è saputo fare nei primi 100 giorni, Berlusconi affronta il problema Alitalia. La cordata c’è, ne fanno parte fior di imprenditori italiani, e il Presidente è tale Colaninno (padre del giovane imbarcato sul jet di Veltroni, il PD).

E’ il quarto atto che disvela pienamente l’ipocrisia dei comunisti. Nella cordata, la CAI, non ci sono i figli di Berlusconi, la cordata è abbastanza solida e si lavora anche per avere tra i soci (ma solo di minoranza) una grossa compagnia straniera andando anche aldilà dell’orizzonte francese. Mancano, e questo è drammatico per la sinistra, elementi per poterla attaccare frontalmente e farla fallire sul nascere (che importa per le migliaia di dipendenti senza lavoro?). Ma è un lavoro sporco e si delega a farlo un killer di professione: il Sindacato, e per essere sicuri del risultato si lascia libero il campo andandosene negli States.

Al ritorno, sul campo di macerie, si potrà dar vita al solito show fatto di attacchi, lamenti, accuse: chissà forse si riuscirà a far cambiare il vento. Ma al ritorno il nostro Walter trova la sinistra isolata, il sindacato alle corde, Berlusconi e il suo Governo alle stelle nei sondaggi, e una opinione pubblica inferocita contro la sinistra e i sindacati, e fortemente favorevole all’accordo pro Alitalia. E allora: indietro tutta. Basta una letterina per dire il merito è mio, soltanto mio. Ma a chi lo dice? Chiaramente solo a se stesso perché neanche i suoi gli possono credere. Figuriamoci il solito Di Pietro che imperterrito continua a cavalcare l’opposizione a prescindere.

Anche per questo i socialisti del Nuovo PSI di Stefano Caldoro hanno scelto di stare nel Popolo delle Libertà. La doppiezza, l’ipocrisia e la menzogna sono nemici giurati dei riformisti.
Giovanni ALVARO
Reggio Calabria 28.09.2008

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set 28 2008

Rovigo: intesa tra Nuovo PSI e Federazione delle liste civiche

Published by Redazione under Generale

Vista l’intesa definita tra il Nuovo Psi, indicato come Partito, e la “Federazione delle liste civiche ambientaliste liberali e riformatrici”, indicata come Associazione, la scrivente, presane conoscenza, intende accelerare i tempi di collaborazione ed integrazione reciproca, onde realizzare le più ampie finalità politiche previste dal protocollo sottoscritto a livello nazionale.

Pertanto, in rispetto ed attuazione dell’art. 30 del vigente Statuto ed a seguito di precisa delibera del Direttivo convocato in data odierna, le comunico che è stata cooptata nella segreteria provinciale, con il ruolo di coordinatrice della stessa con particolare compito di comporre le liste elettorali del Nuovo Psi alle prossime votazioni provinciali.

Preannuncio che sarà invitata a partecipare ai nostri lavori già dal prossimo incontro.

La presente risoluzione verrà ratificata martedì prossimo anche dagli organismi regionali, che, a livello di Ufficio di Segreteria, hanno anticipato il loro sostanziale assenso.

Un caloroso abbraccio ed un arrivederci.

Il Segretario di Federazione
Angelino Masin

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set 17 2008

PDL: CALDORO (NUOVO PSI), SI GUARDI IL MODELLO AMERICANO =

Roma, 17 set. (Adnkronos) – ‘La leadership di Berlusconi, che unisce e convince, e’ capace di raccogliere oggi la percentuale record del 65% del consenso dei cittadini. Questo dato impone al nuovo soggetto politico di aspirare a percentuali ancora piu’ alte rispetto alla maggioranza relativa degli elettori che nelle ultime elezioni politiche lo hanno votato’. Lo ha sottolineato Stefano Caldoro, segretario nazionale del Nuovo Psi e parlamentare del Pdl che ha partecipato con Lucio Barani alla prima riunione del comitato costituente del Popolo della liberta’.

‘Un cosi’ largo consenso – ha aggiunto – non puo’ tradursi nella vecchia forma dei partiti del passato con organizzazioni gerarchiche e rigide ma deve essere un movimento aperto rappresentativo di ‘tutte le identita’ culturali e politiche, come ha ricordato Berlusconi, e delle forze moderate cattoliche liberali e riformiste’ che hanno sempre rappresentato la maggioranza degli italiani’.

‘Il modello americano e’ il piu’ moderno e nello stesso tempo il meno rigido che permette una ampia partecipazione della politica, della societa’ e delle realta’ territoriali. Un forte soggetto politico nazionale – ha concluso Caldoro – che possa andare di pari passo con le riforme in chiave federalista che il Paese sta affrontando’.

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set 12 2008

Socialisti riformisti mai con ex Pci

Set
11
Gio 15.43 – Con frequenza nel dibattito politico irrompe il tema del ruolo dei socialisti. In molti, editorialisti e non, accusano quanti in questi anni hanno fatto la scelta di sostenere la leadership di Berlusconi. Il dibattito avviato da Michele Serra e che Cicchitto e Nencini hanno animato merita alcune riflessioni. L’editorialista di Repubblica si stupisce perché alcuni socialisti, io dico riformisti, sostengono un governo di destra; le argomentazioni rischiano di ignorare alcune verità storiche e non superano vecchi pregiudizi. Innanzitutto la distinzione fra destra e sinistra, che ha caratterizzato il secolo scorso, è ormai destinata ad essere archiviata. Capita nell’Italia del terzo millennio ed è un fenomeno che interessa la Germania, basti guardare le vicende della Spd, e le scelte di socialisti francesi. Sarebbe sufficiente riferirsi alle parole di Blair quando evidenzia che oggi “La distinzione è fra passato e futuro”. Il socialismo riformista, dunque, non può avere recinti antichi. Se si esclude l’accordo, puramente elettorale, del 1948 con il fronte popolare, non ci sono esperienze di governo nazionale che hanno visto insieme il Psi ed Il Pci. Il Psi, che indubbiamente aveva sensibilità che guardavano alla sinistra comunista, ha sempre dialogato e governato con le forze laiche, liberali e soprattutto cattoliche. Le organizzazioni minori, ad esempio il Psiup negli anni sessanta o il Ps di Boselli più di recente, che sono rimaste alleate a sinistra sono state presto fagocitate e sciolte. D’altra parte le migliori esperienze socialiste di governo del dopoguerra, il centrosinistra di Nenni e gli anni di Craxi, hanno sempre visto il Pci protagonista di una netta opposizione. La fine della prima Repubblica ha poi creato una profonda frattura fra il socialismo liberale e riformista e la sinistra post comunista. Quanto è accaduto, negli anni novanta, e le diverse letture rendono difficile, come opportunamente ricorda Cicchitto, la convivenza fra quanti hanno scelto il riformismo ed il garantismo e quanti hanno preferito il giustizialismo ed il conservatorismo.
Bisognerebbe sottolineare che chi allora scelse la via della rivoluzione giudiziaria oggi anima l’esperienza del centrosinistra. Nella finta sinistra italiana attualmente il peso dei giustizialisti è ancora molto determinate come lo è quello dei conservatori che si oppongono ad ogni cambiamento. Il governo Berlusconi, che Sella definisce più a destra di tutta l’Ue, si sta caratterizzando per una politica di riforme e di modernizzazione. I provvedimenti sulla scuola e la ricerca, che già la Moratti aveva avviato, gli interventi in campo economico di Tremonti, che guardano al futuro, superano nei fatti la vecchia distinzione fra destra e sinistra.
I socialisti riformisti non possono che sostenere gli sforzi di chi è impegnato nel rilancio del sistema Italia, non possono non sostenere la battaglia di Brunetta che intende premiare quanti meritano, non possono non sostenere la politica euro mediterranea di Frattini o la costruzione di un moderno sistema del welfare pensata da Sacconi.
Stefano Caldoro

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set 05 2008

La diaspora non é finita

L’idea che non muore. Oggi sia nel centrodestra che nel centrosinistra in molti si dichiarano riformisti e liberali, dimenticandosi il più delle volte che la cultura riformista liberale è nata, cresciuta e si è affermata in un partito un tempo glorioso e oggi ridotto ad un fantasma di se stesso. Ma ciò sta a dimostrare sostanzialmente tre cose: A) che quel tipo di cultura ha storicamente vinto, a sinistra come a destra B) che il popolo socialista sta sia a sinistra sia a destra ma soprattutto C) che la tristemente famosa diaspora non è finita. Socialisti che si dichiarano tali stanno nel popolo delle libertà (Nuovo Psi, socialisti di Forza Italia), nel partito democratico (Del Turco, Benvenuto, Amato, Marini, Manca ed altri), nel Ps e addirittura anche nell’Udc. Nessuno può ergersi a paladino del socialismo-liberale più autentico. L’errore più grande di tutti questi anni è stato quello di credere che la ricostruzione del partito potesse nascere dal rimettere insieme i cocci dirigenziali delle singole anime socialiste senza fare il conto con la base socialista, con il popolo socialista ma soprattutto con la creazione di un nuovo movimento liberalsocialista “dal basso”. Ma la nascita di un nuovo grande movimento di idee nell’alveo della cultura riformista, portatore di una cultura alternativa al duopolio Pd-Pdl e che vada al di la’ dell’obsoleto concetto destra/sinistra, ha bisogno di molto tempo per concretizzarsi. Nella fase attuale molto concretamente dobbiamo cercare di fare la nostra parte a destra come a sinistra. A mio avviso tutti coloro che si richiamano al nostro tipo di cultura che stanno nell’attuale centrodestra dovrebbero lavorare per cercare di creare un forte gruppo riformista (che esiste) in quell’area di riferimento e la stessa cosa dovrebbero farla a sinistra, al fine di far nascere veramente un nuovo movimento culturale e politico trasversale ai vecchi schemi e alle vecchie alleanze ma che si richiami ai valori di un liberalismo sociale e riformista evoluto. Ciò lo si crea a mio modesto avviso attraverso associazioni, circoli, leghe, giornali di stampo riformista e liberale che possono stare, nella fase attuale, a destra come a sinistra, ma che hanno come scopo ultimo la creazione del popolo riformista e quindi di conseguenza di una casa liberalsocialista nella quale tutti possiamo riconoscerci. Noi abbiamo l’onere e l’onore di preparare una nuova alba. Dobbiamo essere convinti che solo il socialismo riformista e liberale inteso come rivoluzione continua verso riforme di ordine sociale, nel nome della Nazione, del Popolo, della Solidarietà, del Lavoro, dell’Ambiente, possa restituire all’uomo quella sua originaria libertà e creatività da estrinsecare in una rinnovata “Polis”. L’alba di un nuovo socialismo è l’alba di una nuova storia nella quale la sovranità delle nazioni, il diritto dei popoli, e la sussidiarietà di comunità tornano protagoniste. Il sole dell’avvenire può sconfiggere la notte dei tempi. Dipende da noi e dalla missione che intendiamo affidare al socialismo di domani. Nessuno dovrebbe mai perdersi d’animo, oggi siamo costretti a lavorare divisi per poi un giorno colpire uniti nel nome del socialismo riformista più autentico del termine, ma soprattutto nel nome della libertà, della democrazia e della giustizia sociale che i nostri padri ci hanno regalato.
Massimo Stefanetto (Nuovo Psi Monza e Brianza)

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