Archive for ottobre, 2008

ott 31 2008

GLI STUDENTI E IL SOGNO DEL SESSANTOTTO

I soggetti che hanno dato vita alle iniziative contro la Gelmini avevano tutti una motivazione, anche se non direttamente legata al merito della riforma, tranne gli studenti la cui protesta si è dimostrata fine a se stessa e, parafrasando il signor Tonino, vien da chiedersi cosa ci ‘azzeccavano’ col resto dei protagonisti?

Fra i più interessati alle iniziative di piazza c’era la sinistra (sic.!) che, alla spasmodica ricerca di un pretesto per invertire la direzione in cui continua a soffiare il vento, si è distinta a pestare l’acqua nel mortaio addolcendola con le falsità più macroscopiche. In assenza di una bussola ci si aggrappa, ormai, a qualsiasi possibilità di protagonismo che la vicenda politica italiana offre, anche per non lasciare che il solo regista degli shows fosse Antonio Di Pietro il quale, figuriamoci se poteva mancare, è stato un vero animatore proteso ormai all’inseguimento ed al consolidamento del suo 4% il cui mantenimento lo può rendere autonomo dalla pretesa egemonica post-comunista. La presenza di Di Pietro, in ogni occasione, è diventata così ossessiva che non solo gli permette di occupare stabilmente le scene, ma anche di trascinarsi dietro il Don Chisciotte, Walter Veltroni, che avrebbe dovuto tenerlo al guinzaglio ma che deve accontentarsi di un ormai consolidato rapporto capovolto.

C’erano anche i Sindacati che, al rimorchio della CGIL e dei suoi tatticismi di sostegno alle scelte del PD, hanno teso a cavalcare il reale malessere esistente nel corpo docente, per gli inadeguati livelli retributivi e per il totale annullamento meritocratico subìto in tutti questi anni, tentando di non farsi scavalcare dal loro Di Pietro, cioè dal Sindacalismo autonomo, tradizionale nemico delle Confederazioni. Ed infine c’erano i docenti sia quelli ideologizzati e speranzosi di poter invertire la tendenza dell’opinione pubblica ormai lontana dalle sirene della sinistra, che quelli impegnati a difendere rendite di posizione soprattutto nelle Università . La presenza di questi ultimi era, come dire, preventiva. Hanno tentato di bloccare un processo che, si capiva, andrà avanti lo stesso, per arrivare fino ai paradisi dei ‘baroni universitari’. E la Gelmini li ha accontentati subito annunciando che la prossima settimana presenterà il piano che li interesserà.

Ma gli studenti che ci facevano in questo movimento? Che ci azzeccavano con i baroni universitari? Sognavano forse un 68 come quello vissuto dai propri nonni? Sogni legittimi certo, ma lontani dalla realtà. I giovani per loro stessa natura sono ‘rivoluzionari’, sono innovativi, fantasiosi, vogliono cambiare il mondo e non conservarlo, e vogliono tentare di plasmarlo a loro misura. Questo è stato il vero 68, un movimento per ‘abbattere’ il sistema, a differenza dei sogni odierni costruiti sulla conservazione, sullo status quo, sul mantenimento dell’esistente. E’ mancata, nella odierna protesta, la loro creatività per cui è stato facile relegarli a semplici oggetti di un movimento nato asfittico perchè teso alla difesa di privilegi altrui. Impossibile per loro diventare soggetti principali di un nuovo corso.

Ad essi è stato offerto, e acriticamente purtroppo l’hanno accettato, un piatto precotto. Peccato veramente perché hanno bruciato un’opportunità positiva che non nasce mai dal ribellismo fine a se stesso, ma è sempre frutto di ragionamento, critica, e capacità propositiva. Anche gli slogans denunciavano l’assenza della fresca fantasia giovanile perché costruiti su elementari rime baciate (Gelmini-bambini) o scopiazzature dal maggio francese come il famoso e non ripetibile “non è che l’inizio” anche perché è stato tutto inizio e fine. L’innovazione non alberga nelle segrete stanze degli stregoni di sinistra, ma è saldamente presente negli obiettivi del Governo Berlusconi che si dimostra il più innovativo e “rivoluzionario” che si potesse sperare.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 31.10.2008

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ott 26 2008

LE BUFALE DI VELTRONI SUL PALCOSCENICO ITALIA

C’è chi ha gioito per le dichiarazioni del Walter-Don Chisciotte sulla fine dell’alleanza con Antonio Di Pietro, vuoi perché sembrava avviarsi la chiusura di una stagione vergognosa fatta di corse e rincorse, e di sceneggiate a chi la sparava più grossa, con rilanci sempre più azzardati, vuoi anche perché c’era chi sperava in una possibile riapertura dei giochi, che sembravano definitivamente chiusi, dopo le elezioni politiche, e che la rottura con l’IDV sembrava poterli riaprire.

E’ bastato poco per capire che si trattava di una nuova bufala. Di Pietro, infatti, per nulla intimorito dal proclama di rottura rintuzzava con sarcasmo le dichiarazioni veltroniane e proclamava che senza il suo apporto il PD non avrebbe vinto neanche una bambolina. A nulla è servito dire che neanche l’IDV poteva sperare di vincere, anche perché a Di Pietro non interessa vincere ma interessa consolidare il suo 4% che è la sua vera ed unica àncora di salvezza. Dopo, comunque, le schermaglie iniziali ha provveduto lo stesso Veltroni a smorzare gli entusiasmi e a bloccare i brindisi già avviati dai vari Nencini, Giordano, Diliberto, Ferrero e Pecoraro Scanio che continueranno ad essere personaggi in cerca d’autore.

Da una parte Veltroni ha ricordato ch’egli non ha detto nulla di nuovo sul suo rapporto con Di Pietro, dall’altra, onde evitare ulteriori equivoci, ha ribadito la scelta del PD di sostenere a Presidente della Commissione Vigilanza Rai quell’Orlando Cascio dell’IDV a cui però, per i suoi trascorsi, il PdL non può né intende affidagli un ruolo di super partes. Poteva bastare questo per respingere l’accusa di ‘vigliacci’ che gli è stata rivolta da Di Pietro ma ha voluto rincarare la dose, con la sua collaudata faccia di bronzo, tentando un ritorno positivo dalla vicenda. Ha quindi invitato Berlusconi e la maggioranza a fare come hanno fatto loro: “noi vi abbiamo votato il candidato alla Corte Costituzionale, ora voi dovete votarci il nostro candidato alla Vigilanza ch’è Cascio Orlando Leoluca da Palermo”.
Ma che, fa lo gnorri? Pensa che gli altri siano degli imbecilli? Dimentica cosa è avvenuto? Bisogna ricordargli allora che il candidato alla Consulta era il prof. Gaetano Pecorella e che solo il senso di responsabilità dello stesso e dell’intero PdL ha determinato il ritiro della proposta e, conseguentemente, l’elezione dell’avv.to Giuseppe Frigo. Dimostri Orlando e lo stesso PD eguale senso di responsabilità avanzando una seconda proposta e stiano certi che la vicenda si sbloccherà immediatamente. Ma Veltroni non ha il coraggio di farlo malgrado la presunta rottura dell’alleanza (sic.!). Di Pietro lo fulminerebbe letteralmente e, chissà perché, egli ne è terrorizzato.

Ce n’è abbastanza per permettere al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la individuazione delle responsabilità del mancato scioglimento del cosiddetto ‘nodo dell’asino’ , quel nodo che più lo tiri più si serra. Abbastanza a ché lo stesso Marco Pannella, che ha forzato la mano, con i suoi scioperi, riconosca di chi è la colpa dell’inconcepibile muro di tracotanza eretto dal duo Valter-Tonino. Abbastanza anche per l’Italia ch’era così frastornata e non capiva bene il perché del braccio di ferro, ma a cui, ora, tutto è chiaro.

Parliamo di quella ‘Italia migliore della destra che la governa’ ma anche, e non ci voleva molto, aggiungiamo noi, “migliore della sinistra a cui ha rifiutato il sostegno inviandola all’opposizione”. E’ proprio questa sua condizione che la eleva a garante della sua stessa democrazia, e ne fa un corpo impenetrabile alle sceneggiate, alle falsità ed alle bufale messe in campo da vecchi e nuovi arnesi della politica italiana. Ne tengano conto Veltroni e Di Pietro.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 26.10.2008

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ott 26 2008

Cosa ne sarà del Socialismo?

Published by Redazione under Generale

Vorrei saperne di più su ciò che sta accadendo nel PSI. Un tempo, eravamo verso la metà degli anni 70, ero socialista convinto; poi l’avvento di Craxi e tutto il resto mi hanno allontanato dal partito. Come me moltissimi altri amici miei. Con chi si identifica oggi il PSI’?. E’ sempre il partito dei lavoratori o il partito “liberal socialista” ultima maniera? ( Vorrei sapere cosa c’entra il liberismo tipico del capitalismo con il socialismo fondato a Genova in cui mi onoro di essere nato). Posso sperare ancora in un socialismo che tuteli le masse dei lavoratori? Come è stato snaturato ai tempi di Craxi! Spero che accetterete di rispondere a questa mia. Grazie. Vorrei ritornare ad essere partecipe di un vero socialismo.
gianni da genova

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ott 25 2008

ANCHE A PADOVA CRESCE IL NUOVO PSI

Published by AngelinoMasin under Generale

A Montegrotto Terme presso la sala riunioni del Ristorante amico “ 911 “, si è riunito in serata del 24 Ottobre scorso  il Gruppo Dirigente della Federazione Provinciale del Nuovo Psi di Padova, alla presenza del Segretario Regionale Angelino Masin.

Valutata positivamente l’azione dell’attuale Governo Nazionale, per quanto concerne la politica della Regione Veneto, la Federazione patavina esprime altrettanti apprezzamento e condivisione, dissociandosi, tuttavia, da certe estemporaneità del suo presidente, che, in aggiunta, poco ha fatto e poco fa per dirimere la diaspora del Nuovo Psi Veneto.

Infatti prosegue indisturbato, quasi coperto, l’inganno rappresentato dal Consigliere Laroni, il quale continua a proporsi pubblicamente a nome del Nuovo Psi, quando, di fatto e da tempo, è al servizio esclusivo del Governatore Galan, e, praticamente, membro aggiunto, coi voti dei socialisti-liberali, del gruppo di Forza Italia.

A tal proposito e collegandosi alla costruzione del Pdl, il Nuovo Psi rivendica di esserne uno dei fondatori e respinge il tentato duopolio messo in atto da Forza Italia e An.

In aggiunta, denuncia, in questa regione, un ulteriore ritardo e confusione dovuti alle beghe ed alle divisioni interne dei due partiti sopracitati.

Per quanto riguarda la Provincia ed il Comune di Padova, più che al passato il Nuovo Psi guarda al futuro, augurandosi che le prossime elezioni possano far scaturire nuove maggioranze, per le quali darà il proprio contributo o concorrendo col suo simbolo, dove possibile, in posizione opposta al Partito Democratico, o aderendo direttamente a liste civiche collegate alla Lega Nord.

Resta inteso, comunque, che questa federazione sosterrà, ai livelli comunali, provinciali e regionali, quei partiti e movimenti che propugnano l’autonomia territoriale e la realizzazione del Federalismo.

Il Segretario Provinciale                                                                                                                                                                            Walter Belluco

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ott 20 2008

PD: NENCINI (PS), FINALMENTE SCIOLTO ABBRACCIO CON IDV =

SPERIAMO CHE DA ROTTURA CON DI PIETRO SCATURISCA NUOVO INIZIO

Roma, 20 ott. (Adnkronos) – “La rottura tra Veltroni e Di Pietro e’ stata certificata dal leader del Pd. Era ora: finalmente si scioglie un abbraccio che ha portato in pochi mesi di disgrazia in disgrazia non solo il Pd ma il progetto di una sinistra riformista che, proprio a causa delle ‘tossine’ giustizialiste e illiberali, e’ la grande incompiuta della politica italiana”. E’ quanto dichiara Riccardo Nencini, segretario del Partito socialista, commentando la rottura tra il Pd e l’Italia dei valori.

Secondo Nencini, “si e’ avverata la profezia di Machiavelli, secondo il quale chi fonda le proprie fortune sulle armi mercenarie ‘non stara’ mai fermo ne’ sicuro’. Ecco, Di Pietro e’ stato per il Pd come i mercenari svizzeri: si e’ fatto assoldare da chi gli garantiva un posto, ma si e’ poi ben guardato dall’accettarne le regole, pensando solo ad arricchirsi elettoralmente”.

“Ci auguriamo -conclude- che da questa rottura possa scaturire un nuovo inizio, con l’avvio di un progetto che sia oggi il fulcro di un’opposizione matura e responsabile e domani quello di un’alternativa riformista per il governo del Paese”.

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ott 20 2008

CONSULTA:PECORELLA RINUNCIA;BERLUSCONI TELEFONA, DISPIACIUTO

TRA I NUOVI PAPABILI GIRANO ANCHE NOMI DI BRUNO,DOMINIONI, FRIGO (ANSA) – ROMA, 20 OTT – Gaetano Pecorella fa un passo indietro per la Consulta. E si riaprono i giochi per l’elezione del giudice costituzionale.
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo quanto si apprende in ambienti parlamentari del centrodestra, ha telefonato in serata a Pecorella per spiegargli quanto fosse dispiaciuto della sua rinuncia alla Corte Costituzionale per il veto posto dal centrosinistra sul suo nome.
Il premier ha espresso tutto il suo dispiacere all’ex presidente della Commissione Giustizia della Camera spiegandogli che sarebbe stato il candidato ideale per il Pdl. A dimostrazione di quanto la maggioranza volesse continuare a sostenere Pecorella per diventare giudice della Consulta, il Cavaliere lo avrebbe informato che ancora non e’ stato individuato un possibile sostituto del deputato del Pdl.
Intanto comincia a circolare una serie di nomi che i parlamentari del centrodestra, secondo quanto si e’ appreso, sarebbero pronti a votare gia’ nella seduta comune decisa per domani sera.
I papabili, tra gli altri, potrebbero essere il presidente della Commissione Affari costituzionali di Montecitorio, Donato Bruno, oppure alcuni esponenti delle Camere Penali come Dominioni e Frigo. Non sembrerebbe piu’ in pole position, hanno riferito in tarda serata fonti parlamentari del Pdl, il nome di Giorgio Spangher, professore di diritto e procedura penale di cui si era parlato anche nei giorni scorsi come possibile alternativa a Pecorella.
(ANSA).

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ott 20 2008

Pdl: Caldoro, è il momento dei socialisti riformisti

Ott
20
Lun 12.53 – “Bene fa Brunetta a ricordare le origini e la formazione socialista, io aggiungo riformista. Noi del Nuovo Psi dal 1994 abbiamo orgogliosamente difeso questa identità al fianco di Berlusconi”. Lo sostiene Stefano Caldoro, segretario nazionale Nuovo Psi e parlamentare Pdl.
“E’iniziata una nuova stagione e tutti hanno,oggi, più coraggio a definirsi socialisti riformisti. E’l'occasione – aggiunge – per riunire queste esperienze non in una corrente ma in una rete, in un area che lavori insieme sui contenuti e sulle azioni per modernizzare il Paese. Il Governo ha questa ambizione – conclude Caldoro – ed i riformisti devono essere protagonisti”

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ott 20 2008

LA DERIVA DI WALTER CONTRO I MULINI A VENTO

L’abbuffata di iniziative, manifestazioni e scioperi in questo mese di ottobre 2008 è la cartina di tornasole della incapacità della sinistra italiana d’essere all’altezza del confronto e dello scontro con il Governo Berlusconi ed il suo Popolo delle Libertà a cui i cittadini hanno dato l’incarico di guidare questo Paese.

Si ha l’impressione che si ‘spari’ con le armi più disparate ma solo per far rumore, sperando che con esso si inneschi una paura capace di liberare il campo dalla presenza nemica, ma anche per evitare sia lo scavalcamento da parte di quel Tonino Di Pietro che, costruito in provetta dagli strateghi della sinistra, è letteralmente sfuggito di mano ai suoi manipolatori; sia pure per non aiutare lo sviluppo delle grandi manovre del suo eterno concorrente, Massimo D’Alema, che solo ‘per ora’ non pone il problema della leadership nel PD.

In questa lotta tutta interna all’aggregazione di sinistra (si fa per dire) a subirne le conseguenze negative è soprattutto il Paese che viene sottoposto ad una serie di iniziative certo legittime ma chiaramente inopportune; certo possibili ma nettamente provocatorie; certamente legali ma costruite senza alcun ritegno col falso più vergognoso.

Nella prima categoria vi è la manifestazione del 25 ottobre, tanto criticata da personaggi importanti dello stesso partito organizzatore che hanno dichiarato di non parteciparvi, ma altrettanto pervicacemente perseguita dal nostro Walter che in barba alla delicata situazione economica mondiale che lui stesso riconosce e che coinvolge anche l’Italia, continua il suo percorso senza batter ciglio. Nella seconda vi è il tentativo di imporre al Parlamento quell’Orlando furioso, sostenuto dall’altrettanto furioso Di Pietro a cui Walter non sa o non può dire di no, messo scandalosamente sullo stesso piano del prof. Gaetano Pecorella. Il braccio di ferro sulle due scadenze ha determinato gli appelli di Giorgio Napolitano alla ragionevolezza e l’ennesimo sciopero della fame e della sete di Marco Pannella a cui piace camminare sul ciglio di un burrone rischiando sempre in prima persona.

Nella terza c’è la vergogna dello sciopero contro la riforma Gelmini. Sciopero indubbiamente legale, dato che il contestare ciò che non si condivide è un diritto costituzionale, anche se viene costruito su falsità più che macroscopiche, e coinvolgendo nella vicenda l’innocenza dei bambini portati a spasso da mammine moderne ma senza zucca. Quando si contesta una riforma, una legge o un decreto bisogna farlo con dati di fatto reali e con proposte alternative. Usare il falso anziché la verità, e dire solo no senza avanzare un solo straccio di proposta, dimostra il vuoto che alimenta gli organizzatori e la strumentalità della stessa iniziativa. Le prove generali sono state affidate ai Cobas, Venerdì passato, e adesso via verso lo sciopero del 30 ottobre.

Gli studenti ci sono (ci sono sempre stati anche non sapendo i motivi di uno sciopero a cui partecipano), i sindacati pure (sorprende la ritrovata unità tra CGIL, CISL e UIL), gli insegnanti ideologizzati anche (si sentono rinati nel poter lottare contro il nemico Berlusconi inseguendo sogni di gloria), la copertura politica altrettanto (viene garantita dalla deriva di Walter-Don Chisciotte), manca però, si manca, e non è cosa di poco conto, il sostegno dell’opinione pubblica, sempre più affascinata dalle capacità realizzatrici del Governo, e sempre meno propensa a seguire le falsità della ricostituita armata Brancaleone. Si capisce chiaramente che si contesta solo per tentare di creare le condizioni che possano incrinare l’appeal di Berlusconi, del suo Governo, dei suoi Ministri e del PdL, ma si capisce pure che la contestazione è solo contro i mulini a vento: lascia il tempo che trova, altro che nuovo sessantotto.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 20.10.2008

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ott 16 2008

Che c’entra Sturzo con Turati?

Published by Franco Spedale under Generale

Bello ed interessante il convegno che si è tenuto a Milano sabato 10 Ottobre sul discorso di Turati “Rifare l’Italia”.
Una dimostrazione di come l’area socialista sia ancora presente, anche se queste riunioni hanno più il senso di un incontro nostalgico che una presa d’atto di una necessità impellente, ossia quella di dare uno slancio ad una politica Socialista-Liberale di cui oggi in Italia si sente un necessario bisogno.
Lodevoli gli interventi di alto profilo, ma ancora una volta ci troviamo di fronte ad una classe intellettuale che si crogiola nell’analisi di sé stessa e di quel che è stato e non di quel che sarà.
Unica nota stonata la presenza dell’On. Mario Mauro, che in un intervento di alta qualità ha paragonato il riformismo Turatiano a quello di Don Sturzo, fondatore del Partito Popolare e propositore del “riformismo cattolico”.
Ma ancora più stonata la nota di Fabrizio Cicchitto che ha rilanciato la necessità di un convegno su Sturzo.
Cosa c’entra il riformismo cattolico con quello Socialista-Liberale?
Qual è la prospettiva di questo ragionamento?
La prima evidenza logica che mi viene alla mente è che Cicchitto, uno dei membri della Segreteria del vecchio PSI che decise di espellere i Craxiani, dichiarandosi pronto ad entrare nella macchina da guerra di Occhetto, si immagini un percorso che ci conduca tutti nell’alveo del partito Popolare Europeo.
Un percorso che certo è molto lontano da noi, non solo dalla nostra storia ma anche dal nostro futuro.
Siamo di fronte ad un nuovo ordine mondiale, una situazione che ci vedrà riassestare tutti i nuovi equilibri, sia politici che economici.
Gli Stati Uniti stanno perdendo la loro egemonia, avendo forse sottovalutato che il sistema del libero mercato ha bisogno di un competitor per rimanere virtuoso; la fine dell’Unione Sovietica ha comportato un nuovo equilibrio dello sviluppo politico che inevitabilmente avrà ripercussioni sull’economia mondiale.
Ovviamente l’Italia ha un debito maggiore, poiché alla crisi mondiale ci arriva con una situazione di patologia cronica della politica; da troppo tempo non abbiamo più la crescita e lo sviluppo di una classe dirigente che sappia attraversare le situazioni che ci vengono imposte.
Ecco quindi la scommessa.
Superare anche a livello Europeo come sta già avvenendo in Italia la dicotomia tra Partito Popolare Europeo e Partito Socialista Europeo.
Ecco perché Don STurzo non c’entra nulla con noi; la loro non è una storia sovrapponibile alla nostra, ma è una storia che nel futuro può confrontarsi con la nostra.
Non dobbiamo ripetere gli errori che sono stati fatti nel centro sinistra, laddove si sono volute mortificare due culture similari ma non sovrapponibili, quelle del Dogmatismo Cattolico e quelle del Dogmatismo Comunista.
In Italia, come in Europa c’è bisogno del Riformismo Socialista- Liberale e del Riformismo Cattolico; due culture che nel confronto reciproco possono crescere, ma che nell’unione schematica di alcuni dirigenti dell’attuale schema politico possono implodere.
Noi Socialisti facciamo il nostro compito, cominciamo a fare quella rete di cui si va parlando e perché no facciamo, se è vero che sono più di 70 i membri del Parlamento che hanno fatto parte del vecchio PSI, un gruppo interparlamentare: il nome c’è gia: Gruppo Riformista Socialista-Liberale.
Franco Spedale

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ott 16 2008

Spettri nella nebbia

Published by Redazione under Generale

Nell’ultimo ed unico congresso dei socialisti italiani tenuto a Montecatini Terme nel Luglio
di quest’anno ho conosciuto il futuro coordinatore della segreteria nazionale, il compagno
Marco Di Lello.
A dirla tutta: allora, non ne sono rimasto impressionato. Non sapevo però di sbagliarmi
così clamorosamente. Infatti, il resto è stato ben peggiore della sensazione.
L’ultimo sforzo intellettuale lo trovo in un intervento in bella vista sul sito “bulgaro” di
www.partitosocialista.it , rubrica “PRIMO PIANO”.
Di Lello fa un articolo contro la stupidità di una provocazione della Lega che vorrebbe,
nella riforma federalista, assegnare nei concorsi pubblici un punteggio maggiore a chi
risiede nel territorio oggetto del bando.
Invece di contestare la provocazione argomentandone la strumentalità e l’anti costituzionalità,
Di Lello scrive:
“Un asino settentrionale sarà preferito a un laureato meridionale. Non c’è altro da aggiungere
– ha concluso l’esponente socialista – se non due osservazioni: 1) il federalismo si
mostra come è realmente, e cioè una sottospecie di apertura e chiusura contemporanea
di frontiere interne in Italia; 2) gli occhi e le menti di molti parlamentari del sud sono completamente
chiusi.”.
A leggere certi ragionamenti viene da pensare che gli asini sono equamente distribuiti nel
territorio.
In questa dichiarazione di Di Lello, più degli occhi, sembrano chiusi altri e più importanti
organi vitali se si pensa di confutare la riforma federale prendendo a prestito strumentali
provocazioni.
La richiesta di federalismo sale forte e prepotente dal basso. Dagli elettori. In tutta Italia.
Non è una chiusura di frontiere, ma un allargamento di libertà.
Certo che dipende da come è tradotta! Ma allora lavoriamo nel merito dei contenuti, con
nostre proposte, non esorcizzandola in sé come il male dei mali.
Di Lello dimentica o non sa i valori ispiratori del socialismo italiano. La sua storia anche
contemporanea, la sua vittoria nella realizzazione nell’Italia delle Regioni durante il centro
sinistra e tutta la sua cultura impegnata a realizzare modelli di democrazia diretta, partecipata,
decentrata sulla base dei principi di sussidiarietà.
Devo però ammettere che le colpe di un tale disorientamento non possono cadere sul
singolo.
Quello che doveva essere un nuovo partito si sta disgregando alla velocità di un ghiacciolo
al sole estivo e nello stesso luogo di partenza.
Angius ed il suo gruppo se ne va. Nesi ed il suo anche.
Il Partito in Abruzzo va ad elezioni amministrative diviso in due. Infatti, i compagni del
regionale hanno deciso di non aderire alla lista del PD. Cosa fa allora il NUOVO Partito
di Roma? Li commissaria “democraticamente”! Sempre democraticamente, impone una
scelta non voluta di alleanza con il PD. Scelta palesemente sbagliata per quella situazione
e distruttiva per la nostra immagine. Un grande esempio dei nuovi principi e di un nuovo
partito!
Della segreteria nazionale di undici membri, eletta qualche mese fa, sembra che ne rimanga
forse la metà. Il resto o se n’è andato da altre parti o non c’è più.
Ora il grande sforzo strategico del nostro gruppo dirigente, chiamiamolo così, è di rifare
un accordo nazionale con il PD in vista delle Elezioni Europee. Un Partito Democratico
che non ci ha voluto, che ci ha umiliato e che ci ha ridotto in polvere, per completare
l’azione operata, sempre dagli stessi, con Mani Pulite. Il nemico non si ferisce, ma si uccide!
Per non parlare delle periferie regionali o provinciali dove l’emulazione nei metodi e nei
contenuti è più penosa che triste.
Una sola cosa mi dispiace veramente: l’immagine di una brava persona come è Riccardo
Nencini.
Essere puliti, preparati, nuovi, signori, di per sé non basta se non si è anche capaci di
rompere gli schemi del passato, quelle mentalità e quei comportamenti. Intendo dire: quel
modo di fare politica che è causa principale, se non l’unica, della sconfitta, ed ora, della
nostra ingloriosa fine.
Spettri nella nebbia è il titolo di questa mia insignificante ed ininfluente riflessione.
La nebbia sta per inconsistenza e spettri sta per orrore.
Sergio Verrecchia

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ott 14 2008

Published by AngelinoMasin under Generale

INTERVENTO DEL SEGRETARIO VENETO ANGELINO MASIN ALLA MANIFESTAZIONE REGIONALE DI CHIOGGIA-VENEZIA DEL 11 10 2008,PRESENTI IL SEGRETARIO NAZIONALE STEFANO CALDORO, IL RESPONSABILE DELLA QUESTIONE SETTENTRIONALE FRANCO SPEDALE ED IL COORDINATORE DI SEGRETERIA ANTONINO DI TRAPANI

L’ULTIMO CORSO DEL NOSTRO PARTITO NASCE CIRCA UN ANNO E MEZZO FA.

DE MICHELIS DOPO LA LISTA UNITARIA QUASI OBBLIGATA DALLA SCISSIONE CON BOBO CRAXI, CON LA DC, DECISE UN ULTERIORE DIETRO FRONT A SINISTRA. NON ERAVAMO D’ACCORDO, IL PARTITO NON ERA D’ACCORDO. IL VENETO, DOVE SETTIMANALMENTE DE MICHELIS RIUNIVA LA SUA CORTE DEI MIRACOLI, ESPRESSE CON FERMEZZA CHE CON GLI EX COMUNISTI NON VOLEVAMO AVER NULL A CHE FARE. PER CUI PARTECIPAMMO CON FERVORE ED ENTUSIASMO AL CONGRESSO NAZIONALE DI GIUGNO CHE ELESSE NUOVO SEGRETARIO NAZIONALE STEFANO CALDORO. POI SEGUI’ IL TEMPO E L’ATTESA DEL NUOVO SIMBOLO E DI UNA NUOVA VISIBILITA’ ED IL NOSTRO ENTUSIASMO PER LA CHIAREZZA E LA LEALTA’ CHE CI DISTINGUEVA ALL’INTERNO DELLA CASA DELLA LIBERTA’,DOVE RAPPRESENTAVAMO, INEQUIVOCABILMENTE, L’ALA SINISTRA, LA PUNTA PIU AVANZATA DELLO SCHIERAMENTO.

POI GLI EVENTI POLITICI MUTARONO RAPIDAMENTE E RADICALMENTE. LA FINE DEL BIPOLARISMO DECRETATA DA VELTRONI CON L’AVVIO DEL PD, CUI SEGUI’,IN CONTRASTO, LA NASCITA DEL PDL, COSTRINSERO NOI, COME TUTTI GLI ALLEATI DEL CENTRO DESTRA RIFORMISTA, A RICOMINCIARE UN ALTRO PERCORSO, UNA NUOVA ERA POLITICA, CHE, IN QUESTO MOMENTO, E’ SOLO AGI INIZI, ANCHE SE POSSIAMO REGISTRARE IL PRIMO CAPITOLO IMPORTANTE DI QUESTA TERZA REPUBBLICA BIPARTITICA: LE ULTIME ELEZIONI, OLTRE A SCONFIGGERE LA COALIZIONE CHE REGGEVA PRODI, HANNO DECRETATO LA FINE DEGLI ESTREMISMI DI DESTRA E SINISTRA.

NON HA RISPOSTA FACILE LA DOMANDA COSA POSSIAMO FARE… CON IL SENSO DELLA POLITICA NON POSSIAMO PERMETTERCI, PER LA FORZA CHE ABBIAMO, DI IMPORRE UNA LINEA. E CON LA STESSA CONCRETEZZA DOBBIAMO APPREZZARE IL NOSTRO ATTEGGIAMENTO NAZIONALE CHE HA INDICATO NELLA ELASTICITA’ DELLE POSIZIONI A SECONDA DEGLI AMBITI TERRITORALI, IL MODO PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA AUTONOMIA E LA NOSTRA IDENTITA’.

NEL VENETO L’IPOCRISIA DEL CONSIGLIERE REGIONALE LARONI E L’OPPORTUNISMO DEL PRESIDENTE GALAN CHE DI FATTO SE’ TROVATO UN FEDELE RAPPRESENTANTE DI FORZA ITALIA IN PIU’ ANCHE SE ELETTO CON I VOTI DEL NUOVO PSI, CI HANNO OBBLIGATO ALLA SORDINA, AL VOLO RADENTE, ALL’AUTO OSCURAMENTO: NON AVEVAMO UN RAPPRESENTANTE PER ESPRIMERE LA NOSTRA POLITICA, NE’ POTEVAMO OPPORCI A QUESTA GIUNTA SENZA ESPORRE IL NUOVO PSI ALLA BERLINA DELLA CONTRADDIZIONE, ALLA GOGNA DELLA BATTAGLIA FRATRICIDA.

PUR TUTTAVIA NON ABBIAMO ABBANDONATO LA SCENA E CON LUCIDITA’ E PERSPICACIA, DIREI, ABBIAMO PARTECIPATO DA PROTAGONISTI, VISTI I RISULTATI, ALLE ULTIME ELEZIONI POLITICO-AMMINISTRATIVE, INDICANDO AL NOSTRO ELETTORATO LA VOLONTA’ DI RAPPRESENTARE E SOSTENERE UN’AREA FEDERALISTA DAL VOLTO UMANO,QUALI NOI CI RITENIAMO E A, CUI ANCORA VORREMO RIVOLGERCI!

NON E’ CASUALE CHE LA LEGA NELLA NOSTRA REGIONE SIA DIVENTATO IL PARTITO MAGGIORITARIO.

IL NORDEST HA VOLUTO MARCHIARE ANCHE POLITICAMENTE LA SUA DIVERSITA, LA SUA ORIGINALITA’, IL SUO VALORE SOCIOECONOMICO. SAREI FALSO SE DICESSI CHE MI DISPIACE AVER CONTRIBUITO A QUESTA AFFERMAZIONE IN UNA REGIONE DOVE LE BEGHE INTERNE DI FORZA ITALIA METTONO IN DUBBIO E TALVOLTA LIMITANO LE ULTERIORI POTENZIALITA’ E CAPACITA’ CREATIVE E PRODUTTIVE DEI SUOI ABITANTI.

RESTIAMO, COMUNQUE, ATTENTI AL PROCESSO CREATIVO DEL PDL, RIFIUTANDO CHE POSSA BASARSI E FONDARSI SU UN DUOPOLIO ( FI –AN ).

E’ SU UN NOSTRO CANOVACCIO PROGETTUALE CHE SI E COSTITUITA RECENTEMENTE A VICENZA LA CONSULTA REGIONALE DEI PARTITI MINORI, DI CUI SIAMO PRIMI ADERENTI ASSIEME ALLA DC DI ROTONDI E CHE PRESTO VEDRA’ LA PARTECIPAZIONE DI ULTERIORI PARTNERS CHE NON ABDICANO ALLA LORO IDENTITA’ E – DICIAMOLO – ANCHE ALLA LORO DIGNITA’ !

CI AUGURIAMO CHE DA QUI ALLE PROSSIME ELEZIONI ESISTANO TUTTI I PRESUPPOSTI E CE NE FAREMO, ANZI, CARICO PER DA VITA IN TERMINI PARITARI E POLITICI, AL NUOVO SOGGETTO POLITICO. ANCHE SE, PER DOVUTO REALISMO, CREDIAMO DI DIFFICILE RICOMPOSIZIONE L’UNITA’ INTERNA DI FORZA ITALIA ED ANCHE DI ALLEANZA NAZIONALE, NONCHE’ LO STESSO RAPPORTO TRA I “ SAGGI “ CHE SECONDO IL DUO VERDINI-LA RUSSA DOVREBBE GESTIRE IL NUOVO CORSO DI QUESTO PARTITO..

IL NUOVO PSI RESTA ELEMENTO COSTITUENTE DEL PDL E NON INTENDE ESSERVENE ESCLUSO. CI ADOPEREREMO ANCHE CON GLI ALTRI CESPUGLI PER FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE.

PER LE PROSSIME ELEZIONI, DOVE POSSIBILE CI IMPEGNEREMO A PRIVILEGIARE LA REALIZZAZIONE DI LISTE COL NOSTRO SIMBOLO, PUR NON ESIMENDOCI DAL VALUTARE L’OPPORTUNITA’ DI PRESENZIARE E SOSTENERE NOSTRE CANDIDATURE IN LISTE POLITICAMENTE A NOI VICINE, COME E’ SUCCESSO NEL COMUNE DI VERONA CON LA LISTA TOSI.

ATTENTI AD UNA DELLE CONCLUSIONI DEL NOSTRO ULTIMO CONGRESSO “ PRIMUM VIVERE DEINDE PHILOSOPHARE “, CERCHEREMO DA DARE GAMBE ALLE NOSTRE IDEE, PIU’ CHE IDEE ALLE NOSTRE GAMBE.

CI INORGOLISCE, SIA CHIARO, L’OBIETTIVO DI ESSERE IL PIU’ POSSIBILE VISIBILI COL NOSTRO BEL GAROFANO ROSSO. MA LUNGI DA NOI IL DIVENTARE VANESI.

SUL PIANO INTERNO IL NUOVO PSI VENETO ANNOVERA, DOPO QUELLO ELETTORALE, UN NUOVO SUCCESSO: IL PATTO FEDERATIVO CON UN’ASSOCIAZIONE NAZIONALE I CUI VERTICI E FONDATORI SONO PROPRIO DELLE NOSTRE PARTI.

QUESTE AGGREGAZIONI SONO LA TESTIMONIANZA CHE IL NOSTRO PROGETTO POLITICO, CHE SI RIFA AD UN SOCIALISMO LAICO E LIBERALE, HA ANCORA ATTRAZIONE E VALIDITA’.

AUSPICO CHE TUTTO IL PARTITO, A CIO’ RICONDUCENDOSI, AMPLIFICHI GLI SFORZI PER ACQUISIRE VISIBILITA’, CONSAPEVOLE, COME MOLTI, CHE IL SOLO IMPEGNO ORGANIZZATIVO NON PUO’ BASTARE A CONQUISTARE CONSENSO.

CONDIVO PIENAMENTE, INFINE, L’IDEA DI UNA “ CONFEDERAZIONE DEI PARTITI E MOVIMENTI SOCIALISTI ITALIANI “ OVUNQUE ESSI SIANO.

ANCHE SU QUESTO VERSANTE FAREMO LA NOSTRA PARTE QUI IN VENETO, PER CREARE MAGARI UNA VOCE UNIVOCA SUI TEMI IMPORTANTI ED ATTUALI QUALI LA SICUREZZA, L’OCCUPAZIONE, IL MONDO GIOVANILE, LA SANITA’, LA PRECARIETA DEL LAVORO,ETC., A PRESCINDERE, POI, DA RIPORTARE TALI POSIZIONI IN SCHIERAMENTI CHE PER QUANTO CI RIGUARDA, NON POTRANNO, PER MOLTO TEMPO ANCORA E FORSE MAI, PREVEDERE LA PRESENZA DI EX COMUNISTI E COMPAGNI DI DI PIETRO.

CON L’AUGURIO DI RIUSCIRE A PARLARE PIU’ SPESSO COL SEGRETARIO NAZIONALE, CHE MI PROSPETTO’ A VERONA QUANDO PRESENTAMMO IL SIMBOLO, L’UTILE COLLEGAMENTO SIMULTANEO IN VIDEOCONFERENZA SKIPE CON LE STRUTTURE REGIONALI, E DI POTER CHIUDERE IL TESSERAMENTO OLTRE IL 20 DI OTTOBRE, PROPRIO PER IL MAGGIOR COINVOLGIMENTO POSSIBILE, DELLA NUOVA ASSOCIAZIONE NAZIONALE, FEDERATASI MOLTO RECENTEMENTE, CHIUDO RINGRAZIANDOVI DI ESSERE QUI OGGI, E SCUSANDOMI SE TALVOLTA NON HO RISPOSTO ALLE VOSTRE ATTESE COME VORRESTE, O NON SONO STATO ALL’ALTEZZA DI CERTE SITUAZIONI NEL MODO MIGLIORE. POSSO SOLO DIRVI CHE CHIEDERO’ ALLA MIA PASSIONE POLITICA DI STARE ULTERIOREMENTE PIU’ ATTENTA PER CONTRIBUIRE A PRENDERCI QUELLE SODDISFAZIONI CHE TUTTI NOI , DA ANNI, MERITIAMO.

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ott 13 2008

IL DI PIETRO SCATENATO CONTRO UNA SINISTRA SENZA BUSSOLA

Published by Giovanni Alvaro under Generale

Girotondini, saltimbanco, grilli, grillini, e quant’altro di coreografico spuntava, sistematicamente, in questo nostro Paese, veniva o riassorbito e incanalato nel mare magnum della sinistra (c’era sempre un posto a tavola), oppure veniva semplicemente usato come fiore all’occhiello col compito di certificare la vastità dell’universo contestatore e la sintonia che si aveva con esso. E’ stata un’operazione realizzata infinite volte, ma infinite volte la bacchetta del direttore d’orchestra rimaneva sempre saldamente in mano ai comunisti, post o ex che dir si voglia..

I danni prodotti alla sinistra, da questi personaggi, sono sempre stati di lieve entità perché nel saldo del dare e dell’avere le perdite non hanno mai raggiunto livelli preoccupanti, anzi a volte la sinistra ci ha pure guadagnato perché l’operazione gli permetteva di mantenere legami con settori difficilmente addomesticabili.

Oggi l’operazione ‘controllo’, omologazione e assoggettamento, non gli è riuscita per nulla, anzi tutta l’operazione IDV con Di Pietro si sta rivelando, più che una spina, addirittura, una acuminata spada nel fianco, tanto che molti compagni parlano ormai apertamente di “uno spettro che si aggirerebbe nella politica” e che starebbe seminando panico e distruzione. Di Pietro dopo aver incassato l’alleanza con Veltroni che lo ha messo al sicuro dal rischio sbarramento al 4% che praticamente era impossibile raggiungere da soli (vedere cosa è successo alla sinistra rossa porpora, ai socialisti, ai verdi) ha deciso, ma solo dopo le elezioni, di vivere di luce propria rifiutando la direzione unica della musica.

Niente gruppo unico, niente linea politica ‘concordata’, niente inciucio con il PD, ma percorso autonomo e concorrenziale. E ogni giorno che passa, l’ex Magistrato è sempre più distinto e distante da Veltroni e D’Alema. Perché? Perché il furbetto capisce che deve affrancarsi definitivamente da essi, conquistandosi quel 4% che gli potrà permettere di mantenersi in vita anche senza aggregazione elettorale. Ma essendo un 4% che può essere rosicchiato solo a sinistra, lo spinge ad una presenza su ogni argomento, attento a distinguersi e differenziarsi dai vecchi alleati e, addirittura, pronto a sostituirli, con un megafono in mano, come capopopolo.

Lo ha fatto sull’Alitalia diventando l’idolo di diverse hostess. Ha continuato a farlo su ogni argomento interessante la sua ‘famiglia’ d’origine, ripresentandosi come il solo sensibile alla difesa della Magistratura; ha chiesto e imposto il proprio candidato alla Vigilanza Rai; ha pontificato anche contro il Presidente della Repubblica ; e lo sta facendo oggi sul ‘lodo Alfano’ promuovendo un referendum e avviando la relativa raccolta di firme necessarie allo scopo. A lui non interessa come il referendum andrà a finire, gli interessa annodare rapporti, svegliare l’animo giustizialista che alberga in settori della nostra opinione pubblica, accreditarsi come l’unico non condizionato da alchimie di palazzo. Questo nel peggiore dei casi, ma nel migliore intravede anche in lontananza il costo zero dell’operazione, con il cospicuo rimborso elettorale che ne seguirà.

Dinanzi ad uno scenario simile si rimane letteralmente basiti per l’atteggiamento del PD che, invece di segnare nettamente le distanze da Antonio Di Pietro, tentando di prosciugargli l’acqua nella quale vive, tenta invece di inseguirlo sul suo stesso terreno, determinando, involontariamente certo, una legittimazione delle sue assurde posizioni e un aiuto a concretizzare i suoi sogni. Se questa è la classe dirigente della sinistra, Silvio Berlusconi potrà dormire sonni tranquilli, e con lui tutti noi. Peccato che le conseguenze possano essere gravi per il Paese, ma non si può far nulla dato che il senso dello Stato non abita più da quelle parti. Si può solo sperare in un ravvedimento.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 13.10.2008

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ott 05 2008

LA PROTERVIA E L’ARROGANZA NON DEVONO PASSARE

No e poi no, l’arroganza e la presunzione con le quali si tenta di imporre al Parlamento di fare una scelta, a Presidente della Vigilanza Rai, molto discutibile per l’assenza totale, nel candidato proposto, di un pur minimo elemento di equilibrio da super partes, non possono e non devono passare. A tal fine non potranno servire nè i digiuni pannelliani, né lo stesso invito di Giorgio Napolitano al Parlamento a voler adempiere pienamente ai propri compiti istituzionali.

Il digiuno di Marco Pannella e l’invito del Presidente della Repubblica, ambedue indirizzati a tutti i ‘contendenti’, devono, semmai, servire a ricercare condivise vie di sblocco di una situazione delicata che sembra utilizzata per sancire pesi e contrappesi all’interno del variegato mondo dell’opposizione. La Presidenza della Vigilanza è in sostanza la scusa per misurarsi tra Di Pietro e PD, e poter affermare, da parte dell’IDV, il proprio indiscusso autonomo ruolo di giacobinismo allo stato puro, e la propria capacità di imporre i propri disegni anche ad una grande aggregazione com’è il partito nato dalla somma di DS e della Margherita..

Non c’è altra spiegazione, infatti, nel volersi intestardire in una proposta, antesignana del giustizialismo dell’era moderna, che storicamente rappresenta la parte più oscena delle forze succube del ruolo ‘etico’ della Magistratura, e la parte più plateale dell’antimafia da convegno o da tavola rotonda. Indecenti i suoi attacchi a Giovanni Falcone che hanno contribuito a isolarlo rendendolo più esposto alla strategia stragista della mafia siciliana, e vergognosi e infamanti, in una trasmissione televisiva, gli attacchi diretti contro il Maresciallo Lombardo che non ha retto alle insinuazioni e si è sparato un colpo di pistola alla testa alla vigilia del suo viaggio negli States per prelevare il boss Badalamenti che era pronto a venire a deporre al processo contro Giulio Andreotti per smentire le panzane sostenute dal cosiddetto ‘pentito’ Buscetta.

No e poi no, il nostro Leoluca Orlando Cascio può stare con Di Pietro, può essere stupidamente accolto, per ragioni di alleanza, dagli ex comunisti, può continuare a fare carriera con l’antimafia da barzelletta e utilizzare tutte le occasioni che gli si presentano, ma non può essere un soggetto super partes in un ruolo da assumere con i voti determinanti del PdL.

Ed allora, come si esce dall’impasse? Come rispondere positivamente ad un Presidente, che superata la fase di rodaggio iniziale, si sta dimostrando veramente super partes? Come evitare che l’attuale ‘digiuno’ pannelliano (ma sarebbe ora che Marco la smettesse di ‘ricattare’ il sistema politico italiano con questi mezzi) possa scivolare verso pericolosi sbocchi? La strada è quella di una rosa di nomi tra i quali scegliere. E’ la proposta avanzata da Casini che, a scanso di equivoci, ha dichiarato anche che non intende avere nella rosa alcun nome di personaggi aderenti al suo partito.

La convocazione della riunione congiunta dei capigruppo alla Camera ed al Senato decisa da Schifani e Fini va in questa direzione, e credo che il Nuovo PSI di Stefano Caldoro debba sostenere questa strada che, tra l’altro, sarebbe la più corretta per evitare la ‘putinizzazione’ del Parlamento (vero Veltroni?) che con una sola proposta sarebbe chiamato solo a ratificare quanto la protervia e l’arroganza scodellano. La storia ci ricorda che questo, nel nostro Parlamento, non avviene neanche per l’elezione del Presidente della Repubblica. Non può adesso avvenire perché lo richiede il Di Pietro di turno.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 05.10.2008

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