Archive for novembre, 2008

nov 23 2008

Cicchitto: come non rivendicare una cultura

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Leggo l’agenzia che vi riporto qua sotto in cui il capogruppo alla Camera del PDL, noto esponenente di FI ed ex Socialista Fabrizio Cicchitto dichiarerebbe che il PDL approderà nel PPE alle prossime Europee.
La notizia devo dire mi lascia stupefatto!
Ritengo che si la politica sisa diversa rispetto ad anni fa, ma che certo non si possano dimenticare storia radici e cultura; credevo che Fabrizio, che era nell’esecutivo PSI che liquidò Craxi ed i Craxiani per schierarsi con Occhetto, e che poi una volta fuori partecipò alla costituzione del Partito Socialista dei 7 Garofani, che poi abbandonò per entrare in F.I. una volta che De Michelis non presentò le firme alle Europee del ‘99, pur avendo colto il cambiamento della Politica prima degli altri avrebbe comunque rivendicato, come fanno molti altri influenti esponenti dell’ex F.I., la sua appartenenza alla cultura Socialista.
Peccato, ma del resto era tutto previsto nel percorso di redenzione che sta facendo.
Da Occhetto a DOn Sturzo

PDL: CICCHITTO, CON CN FI DI IERI FATTO PASSO DECISIVO
(ANSA) - ROMA, 22 NOV - ‘Con il consiglio nazionale di FI di ieri il percorso per la costituzione del PdL ha fatto un decisivo passo in avanti. Si tratta di costruire un partito guidato da un leader carismatico e caratterizzato anche da un’affiliazione internazionale, quella al Ppe. Questa del partito del leader e’ una tendenza tipica di una gran parte dei sistemi politici occidentali. D’altra parte l’esperienza storica dei sistemi politici dell’Occidente ci dice anche che il leader deve essere sostenuto da un forte partito radicato sul territorio e capace di coinvolgere gli elettori con l’uso dei mezzi di comunicazione di massa’. Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.
‘L’esperienza di un partito-rete e’ resa ancor piu’ forte dal fatto che a livello delle elezioni amministrative e’ decisivo il ruolo svolto dai candidati locali; cio’ vuol dire che per parte nostra siamo impegnati a ribadire il bipolarismo ed anzi a favorirne l’evoluzione verso il bipartitismo. Chi invece e’ entrato in confusione e’ il Pd. Da un lato Veltroni ha complicato tutto con l’alleanza con Di Pietro e con la subalternita’ alle sue posizioni avventuriste e giustizialiste; dall’altro emerge un elemento di contraddizione e di debolezza del Pd esistente fin dalle sue origini. Infatti- conclude Cicchitto - nel Pd c’e’ la piu’ totale confusione per cio’ che riguarda l’affiliazione internazionale, che, pero’, non e’ una questione di poco conto, ma una scelta di grande importanza’.

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nov 23 2008

PDL: BERLUSCONI, VERSO BIPOLARISMO, NO LIQUIDAZIONE FI/ANSA

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MATTEOLI,CONGRESSO DA BRIVIDI;LA RUSSA, CON LEGA CONFEDERAZIONE (di Chiara Scalise) (ANSA) - ROMA, 22 NOV - La ‘amatissima e dolcissima’ Forza Italia non e’ stata ‘liquidata, ha solo cambiato nome’. O meglio, si ‘e’ aperta ad altre forze politiche per andare verso il bipolarismo se non verso il bipartitismo’. Silvio Berlusconi, replica cosi’ alle critiche sui tempi e i modi del via libera azzurro al matrimonio con Alleanza nazionale. Matrimonio che si consumera’ a marzo, sancendo un passaggio storico ‘che dara’ i brividi a tutti’, dice il ministro e esponente di Alleanza Nazionale Altero Matteoli. Ultima tappa di un percorso iniziato 14 anni fa, ma che nei fatti, come sottolinea il vicepresidente vicario dei deputati Italo Bocchino, ha gia’ dato vita al partito unico. Perche’ ‘l’atto fondativo e politico - spiega - e’ stata la grande manifestazione del 2 dicembre di un anno fa’. Una posizione condivisa dal capogruppo Fabrizio Cicchitto che definisce il Cn di ieri un ‘decisivo’ passo avanti vero questo obiettivo.
E la mancanza di qualsiasi accenno ad An da parte del Cavaliere durante il suo discorso agli azzurri viene letta in quest’ottica e cosi’ ‘derubricata’: ‘Non e’ grave, commenta il reggente di An Ignazio La Russa; il Cavaliere ‘parlava ai suoi’, spiega anche Matteoli, come era suo dovere’. E’ il momento, sembrano dire tutti, di ‘guardare avanti’. Pensando gia’ al dopo: il progetto del Pdl da sempre non convince la Lega, che infatti ne resta fuori. L’alleanza con il Carroccio e’ pero’ necessaria e non deve essere relegata alle contingenze e quindi occorre mettere in campo una strategia di lungo respiro, spiega La Russa che propone una vera e propria ‘confederazione.’ Con tanto di regole.
Altro che unire due storie, due dirigenze: il nuovo partito, e’ la tesi pero’ di molti avversari, sara’ una versione in grande di Forza Italia.’C'e’ piena continuita’ - afferma il numero uno dell’Udc Pier Ferdinando Casini. Peggio, rincara Franceso Storace, ’sara’ una melassa’ nella quale i ‘poveri militanti di quella che fu la destra italiana - e’ la previsione - dovranno supplicare un posto al sole dal notaio’.
Sotto accusa, anche per il Pd, la stessa identita’ del futuro partito, che esiste solo come contraltare del Partito democratico, dice Francesco Rutelli. Piu’ diplomatico l’ex segretario dei Ds Piero Fassino: la nascita di un grande partito di centrodestra e’ ‘la conseguenza politica positiva di quella riforma del sistema politico che abbiamo innescato noi’. Tesi in parte condivisa anche dagli stessi protagonisti: ‘La creazione del Pd ha favorito questo percorso. Solo che - aggiunge ancora Altero Matteoli - loro hanno perso e noi con la lista unica abbiamo vinto. E in politica vincere e’ importante’. (ANSA).

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nov 21 2008

*FI dice si’ al Pdl: le radici del ‘94, il bipartitismo futuro

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–IL VELINO SERA– Roma, 21 NOV (Velino) - “Gennaio 1994 L’Italia e’ il paese che amo. Qui ho le mie radici. Le mie speranze e miei orizzonti…”. “Roma 21 novembre 2008 il Consiglio nazionale di Forza Italia ha approvato per acclamazione la mozione unica che sancisce l’ingresso del partito nel Popolo della liberta’”. Inizia e finisce cosi’ il discorso di Silvio Berlusconi al consiglio nazionale di Forza Italia, che oggi ha approvato la mozione che prevede la confluenza del movimento azzurro all’interno del nuovo partito di centrodestra. Per salutare l’inizio della una nuova fase politica, il premier - per l’occasione aveva scritto un discorso “nella notte” che invece non legge e consegna commosso nelle mani del coordinatore nazionale Denis Verdini - sceglie di leggere integralmente il famoso discorso della sua discesa in campo, quando con un videomessaggio annuncio’ ufficialmente il 26 gennaio del ‘94 la sua decisione di impegnarsi direttamente in politica. Quel discorso, dice Berlusconi, vale ancora oggi con la nascita del Pdl. “La battaglia di liberta’ che abbiamo iniziato 14 anni fa deve avere il coraggio di questo passo, i programmi del ‘94 non hanno bisogno di nessun cambiamento, tutto quello che volevamo conseguire siamo riusciti a conseguirlo, dando al Paese in 14 anni qualcosa di positivo che era indispensabile.
Forza Italia - dice ancora il presidente del Consiglio - sara’ ancora il vero baluardo di democrazia e di liberta’ nel nostro Paese, l’avventura continua verso traguardi che rendano il nostro Paese piu’ libero, in cui nessuno sia abbandonato all’emarginazione e alla miseria, un Paese nella democrazia e nel benessere, andiamo avanti sino in fondo, fino a che questi traguardi non siano assolutamente raggiunti”.
L’approvazione della mozione di oggi da parte del consiglio nazionale di FI e’ stata una “formalita’”, come l’ha definita Verdini, ma che segna un passaggio-chiave per poter arrivare al congresso di meta’ marzo in cui verra’ approvato lo statuto del Pdl. All’auditorium della Conciliazione a Roma, insieme ai 500 componenti del consiglio nazionale di FI, presieduto da Alfredo Biondi, c’era una delegazione di An con Ignazio La Russa e i leader degli altri soggetti politici che entrano a far parte del Pdl: Mario Baccini, presidente della Federazione dei cristiano popolari; Carlo Giovanardi dei popolari liberali; Gianfranco Rotondi, Alessandra Mussolini e il repubblicano Francesco Nucara, il segretario nazionale del nuovo Psi, Stefano Caldoro insieme ad alcuni esponenti dell’Italia di Mezzo. Una giornata storica per FI che segna il compimento del cammino compiuto dal ‘94 ad oggi. Ma guai a parlare di “scioglimento”. La parola chiave, ricorrente negli interventi, e’ “confluenza” nel Popolo della liberta’. “Oggi non chiudiamo FI, ma la proiettiamo verso il futuro - ha detto il coordinatore nazionale di FI -. Le nostalgie non servono. Saremmo bugiardi a dire che non ci sono stati problemi. Abbiamo un animo e un cuore. Ma occorre determinazione perche’ questa determinazione ci e’ stata ordinata dagli elettori e non si puo’ disattendere”.
E in vista del congresso di meta’ marzo - annuncia Verdini -, tornano i gazebo. Saranno allestiti in tutte le piazze italiane nei primi due week end di dicembre. La prima volta, nel 2007 la mobilitazione fu organizzata da Forza Italia per raccogliere le firme per mandare a casa il governo Prodi. Fu un successo strepitoso: 8 milioni le firme raccolte. Fu allora che Berlusconi ebbe l’idea di fare il Pdl. “Mentre con Bondi e Cicchitto eravamo al freddo dei gazebo - ricorda Verdini -, un tizio con un’intuizione straordinaria, monto’ sul predellino e ci disse ‘qui cambia la storia. Facciamo il Pdl’”. Questa volta l’operazione Gazebo, organizzata sotto l’insegna del Pdl, servira’ ad eleggere i delegati al congresso del nuovo partito che si terra’ a meta’ marzo. “Ma sara’ anche l’occasione per tornare alla piazza, e per sentire gli umori degli elettori”, dice Verdini. Ora la scommessa del Pdl e’ il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo sul modello dei grandi paesi occidentali. “Chi dice che e’ un arbitrio introdurre nel Paese il bipartitismo - osserva Verdini - mi sembra non riconosca che il 13 aprile il 70 per cento degli italiani ha votato per due partiti, hanno voluto il bipartitismo, portando l’Italia nell’elite delle grandi democrazie. Non e’ un atto di prepotenza, sono gli elettori che vogliono una democrazia che decida, un governo veloce che risolva i problemi. E il governo Berlusconi ha questa caratteristica perche’ e’ molto coeso”. “Quante offese ci hanno rivolto. la sottospecie della politica, intellettualmente inferiori. E gli alleati, definiti servi di Berlusconi. Eravamo il partito di plastica? L’hanno sentito come siamo di plastica. Ora siamo farfalle - conclude Verdini - che volano verso il futuro”. Daniele Capezzone parla del Pdl come del “partito del cambiamento che ha come obiettivo la modernizzazione del Paese. È l’espressione della continuita’ con il voto del 13 aprile - osserva il portavoce di Forza Italia -, non e’ una fusione a freddo come e’ stato per Ds e Margherita”.
Dal palco dell’Auditorium della Conciliazione gli attacchi al Pd e a Walter Veltroni non si sono fatti attendere. Al segretario del Pd, Fabrizio Cicchitto riserva una stoccata al veleno: “Paradossalmente” coloro che contestano a Berlusconi l’ideazione del partito del leader “cercano di imitarlo, Veltroni in testa, con risultati finora disastrosi. Il che spiega il nervosismo del segretario del Pd, finora subalterno a Di Pietro e alle sue posizioni trogloditiche e reazionarie”. Per Sandro Bondi la sinistra e’ in “crisi culturale” tanto che “i modelli del Partito democratico sono Marco Pannella da un lato e Antonio Di Pietro dall’altro”. Il ministro dei Beni culturali osserva che il Pd ha ormai “abbracciato una cultura individualista, fondata sulla soddisfazione immediata di ogni desiderio e capriccio. La loro cultura e’ imbevuta di conservatorismo, di tutti i rimasugli piu’ odiosi della cultura comunista e dall’altro lato della cultura radicale di massa”. Dal consiglio nazionale di FI una stoccata e’ arrivata anche all’ex alleato Casini. “I cattolici stanno da una parte e dall’altra oggi - osserva Gaetano Quagliariello -, e non c’e’ piu’ ragione che stiano in quello che e’ solo una scala di un partito che fu una grande occasione, legata a motivi storici che non ci sono piu’”. (chi)

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nov 21 2008

Il Cav. commosso chiude i battenti di FI: Con coraggio verso Pdl

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–IL VELINO SERA– Roma, 21 NOV (Velino) - “È possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia piu’ giusta, piu’ generosa verso chi ha bisogno piu’ prospera e serena piu’ moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo”. Si puo’ e si deve “costruire insieme per noi e per i nostri figli un nuovo miracolo italiano”. Silvio Berlusconi chiude idealmente il cerchio e parlando alla platea del Consiglio nazionale - che ha decretato la confluenza di Forza Italia nel Pdl - rilegge il discorso con cui, nel gennaio del 1994, annuncio’ l’intenzione di scendere in politica. Quasi quindici anni dopo, il partito si scioglie, per approdare nel Popolo della liberta’, insieme ad Alleanza nazionale.
Berlusconi arriva alle cinque in punto all’auditorium di via della Conciliazione, accompagnato dalle note della canzone scritta per lui (”Meno male che Silvio c’e'”), quando ancora sono in corso gli interventi. È visibilmente commosso il presidente del Consiglio, annuncia subito di aver preparato un discorso, ma di averlo consegnato al coordinatore nazionale Denis Verdini. Quello che vuole leggere e’ un altro, vecchio di quasi quindici anni. “L’Italia e’ il paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze, i miei orizzonti. Qui ho imparato, da mio padre e dalla vita, il mio mestiere di imprenditore. Qui ho appreso la passione per la liberta’”. Sono le parole con cui, in diretta tv, spiego’ i motivi della discesa in campo alla guida di un partito, dal nome di Forza Italia.
Lo legge tutto, alla fine ne sottolineera’ l’attualita’: “Mai come in questo momento - recita il premier - l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato”. E ancora: “Sogno, a occhi bene aperti, una societa’ libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosita’, la dedizione, la solidarieta’, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita”. Quel manifesto, dice poi il Cavaliere al termine della lettura, “non ha bisogno di nessun cambiamento, abbiamo conseguito tutto quello che dovevamo conseguire”. “Credo - spiega ancora il premier - che Forza Italia sia stata, sia ancora e sara’ in futuro il baluardo della democrazia e della liberta’ nel nostro paese”. Il premier ringrazia “tutti quelli che in 14 anni hanno avuto fiducia in noi” e conclude: “La nostra avventura, battaglia e guerra, oggi segnano un passo importante, ma non cambia nulla perche’ andiamo avanti con quelli che sono stati i nostri sogni, i nostri obiettivi e i nostri traguardi in 14 anni”. (udg)

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nov 21 2008

ENERGIA, BATTERE IL FRONTE DEL NO E’ ORMAI IMPELLENTE

Dico subito che non condivido l’ennesimo No ad un insediamento produttivo che può determinare l’inversione di tendenza di una zona tra le più belle della nostra terra, ma anche tra le più povere e derelitte della Calabria. Dopo l’illusione di un possibile decollo con l’insediamento della Liquichimica e della Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, il No alla Centrale a carbone nella zona di Saline Joniche risulta incomprensibile e assurdo.

Mantenere le vecchie ferraglie che furono dell’ex-Liquichimica come semplice monumento all’inefficienza, allo sperpero ed a un futuro che non è mai arrivato è semplicemente vergognoso, perché si continua con la vecchia politica dei NO preconcetti e ideologizzati dimenticando letteralmente le popolazioni interessate che continuano a vivere ai margini della società civile ed i cui figli debbono intraprendere, come avviene ormai da decenni, la triste strada dell’emigrazione. E’ ora di dire basta ad un canovaccio di questo tipo. E’ ora di opporsi energicamente a chi spera di aumentare la propria influenza e la propria egemonia sui cittadini spargendo a piene mani falsità e terrorismo ambientale.

Per anni la debolezza di una classe dirigente, con scarsa visione politica e mancanza di coraggio, ha fatto prevalere i NO preconcetti ed ideologici di una minoranza aggressiva, rumorosa e parolaia, tutti NO basati sul nichilismo più puro e tesi a bloccare ogni iniziativa economica ipotizzata, dalle grandi opere agli insediamenti industriali. Il NO sistematico ad ogni ipotesi realizzatrice ha determinato nella Calabria un aggravio nel proprio processo di sviluppo, già abbastanza compromesso e precario per la presenza asfissiante delle cosche mafiose.

Negli ultimi cinquant’anni si è passati dal NO all’autostrada, la cui prima pietra è stata messa dall’on. Fanfani e per questo attaccato e crocifisso; al No alla Liquichimica; al V° Centro Siderurgico; alla Centrale a carbone di Gioia Tauro; al raddoppio del binario Reggio-Villa San Giovanni, con il conseguente ammodernamento del Lungomare di Reggio Calabria che oggi si è dimostrato un lungimirante investimento non solo estetico, ma addirittura produttivo avendo finalmente avvicinato la città al proprio mare; al decreto Reggio ch’è stato una fortuna economica e politica per la città e per i suoi sindaci, prima Falcomatà e poi lo stesso Scopelliti ; fino al No recentissimo al Ponte sullo Stretto e alla Centrale a carbone di Saline Joniche.

Lungi da noi l’ipotesi di accettare a scatola chiusa ogni proposta che viene avanzata, ma con altrettanta determinazione, sosteniamo l’esigenza che, prima di esprimere un qualsiasi rifiuto, è necessario ragionare su concreti dati di fatto e non su epidermiche sensazioni che a volte vengono alimentate in modo interessato: vuoi per la concorrenza nello stesso settore, ma anche per mantenere aperta l’ipotesi di usare il sito per un termovalorizzatore.

Giusto quindi pretendere incontri, chiarimenti, approfondimenti e contrattazione sulle necessarie ricadute positive sul territorio interessato, ma già ora vogliamo sottolineare il fatto che in Italia sono in funzione ben 14 centrali a carbone delle quali ben 7 sono concentrate in Liguria e Veneto dove non ci risultano esserci abitanti con l’anello al naso e classi dirigenti imbelli. In quelle regioni si assiste ad uno sviluppo avanzato e moderno.

L’importazione di energia elettrica dalla Francia e dall’Austria, tra l’altro, per un consistente 12,8% del fabbisogno nazionale, pone l’Italia nella necessità di riaprire la scelta nucleare, colpevolmente abbandonata per i soliti verdi e rossi in circolazione, e quella di rafforzare il suo sistema energetico tradizionale. L’insediamento di Saline Joniche risponde a questa necessità ed esso va utilizzato anche per aumentare il livello di contrattazione della nostra Regione nei confronti del resto del Paese, e per sfatare luoghi comuni su una Regione soltanto ‘assistita’.

Giovanni ALVARO
Coordinatore Regionale Segreteria Nuovo PSI
Reggio Calabria 21.11.2008

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nov 19 2008

UE: BERLUSCONI PREPARA EUROPEE, IPOTESI MINISTRI IN CAMPO =

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PDL ALLE PRESE CON CAMPAGNA ELETTORALE, SI LAVORA A STRATEGIE

Roma, 18 nov. (Adnkronos) - Mancano poco piu’ di sette mesi alle europee, ma la macchina organizzativa del Pdl procede a ritmo serrato.
Silvio Berlusconi non vuole sfigurare e punta all’en plain dopo le politiche. In questi mesi, si sono svolti contatti e incontri per mettere a punto la campagna elettorale. Allo studio ci sono varie iniziative e opzioni. Il primo banco di prova del ‘motore azzurro’ sara’ il congresso fondativo del Partito delle liberta’, che si svolgera’ tra meta’ febbraio e meta’ marzo 2009, proprio a ridosso del voto per il Parlamento di Strasburgo.

In particolare, a quanto apprende l’ADNKRONOS il Cavaliere sta accarezzando l’ipotesi di far scendere in campo i suoi ministri per dare un segnale del coinvolgimento diretto e pieno anche degli esponenti di governo. Allo stato, si sta valutando la possibilita’ di candidare non tutti, ma solo alcuni e in rappresentanza delle varie forze politiche della coalizione, senza scontentare nessun alleato. Un modo per rimarcare l’importanza dell’appuntamento di giugno, schierando al fianco dei big di partito chi ricopre cariche istituzionali.

Non solo. Fonti del centrodestra spiegano che con la presenza dei ministri sara’ chiaro che tutti dovranno sentirsi impegnati in prima linea per contribuire alla buona riuscita della campagna elettorale. Ma c’e’ anche chi fa notare che con la scesa in campo dei parlamentari-ministri si vuol dare la dimostrazione di una maggioranza compatta, pronta a spendere il suo nome sul territorio. Non a caso il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, nei giorni scorsi aveva sottolineato la necessita’ di un partito piu’ radicato sul territorio e meglio percepito dalla gente per affrontare al massimo le prossime scadenze elettorali, a cominciare dalle regionali in Abruzzo.Con una sola mossa, dunque, il premier farebbe sfoggio di tutta la ‘potenza di fuoco’ del Partito delle liberta’ e coglierebbe l’occasione per far conoscere alla gente gli effetti dei provvedimenti e dell’azione dell’esecutivo.

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nov 17 2008

STUDENTI INDISPENSABILI CONTRO BARONIE E PRIVILEGI

Gira e rigira, come sempre avviene, le menzogne, non solo quelle più grossolane, vengono sempre al pettine, e la verità emerge con forza perché nessuno è in condizione di poterla fermare. Emerge, si fa strada e spazza via la nebbia con la quale si tentava di confondere gli studenti per strumentalizzarli sfruttando la loro grande disponibilità alla lotta.

La verità ha già vinto, per cui non c’è bisogno di cimentarsi nella guerra dei numeri in riferimento alla manifestazione degli studenti del 14 novembre scorso (duecentomila per gli organizzatori, centomila per i partiti e i giornali sostenitori dell’iniziativa e la CGIL, appena trentamila per la Prefettura di Roma). La manifestazione ha già detto parecchio presentandosi come il canto del cigno di un movimento pro domo d’altri, la fine di un’avventura che per avere futuro deve abbandonare la strada retrò della conservazione ed imboccare quella del rinnovamento e della riforma.

E proprio ora bisogna aiutare gli studenti a liberarsi dei cappelli che prepotentemente gli si volevano metter sopra, e indicar loro gli obiettivi riformisti da perseguire e che loro percepiscono meglio d’altri: il rilancio di una istruzione degna di un paese dell’Occidente democratico e l’avvio di una riforma dell’istruzione universitaria capace di rinverdire i fasti del passato mettendo al primo posto capacità, intelligenza, studio e ricerca. Proprio ora è necessario indicare agli studenti la strada maestra del futuro perché sarebbe un grave errore gioire della loro sconfitta ed isolarli nel loro sterile ribellismo. La loro disponibilità alla lotta nasce proprio dalla percezione più che epidermica che è ora di voltar pagina.

A che servono 5500 corsi di laurea? A che servono corsi di laurea frequentati da un solo studente? A che serve lo sperpero di denaro pubblico, sottratto alla ricerca, ma utilizzato per rafforzare le baronie universitarie, se nelle classifiche mondiali si registra la sola Università di Bologna nei primi 150 posti? In questo scontro contro baronie e privilegi, il protagonismo giovanile sarà indispensabile, vuoi per isolare frange di violenti o ideologizzati, ma anche per rendere vincenti le scelte di rinnovamento che si intendono perseguire.

La Gelmini, aldilà di alcuni cori imbecilli e aldilà degli attacchi della pseudo sinistra, è stata veramente brava dimostrando tenacia, perseveranza e soprattutto coraggio nel non lasciarsi intimorire. Essa continuando a tendere la mano agli studenti e chieder confronto e dialogo ha dimostrato una levatura eccezionale che ne può fare il Ministro della Pubblica Istruzione che da decenni l’Italia attende. Essa ha voluto iniziare il percorso dalla scuola primaria, non tanto per reintrodurre i grembiulini, quanto per dare il segnale di un reale cambio di fase.

E che cambio di fase! Non più scuola ‘usata’ come semplice occasione di lavoro e occupazione (il cosiddetto postificio) ma scuola da riportare allo scopo principale del suo essere: strumento di maturazione reale della nostra gioventù. Essa ha voluto, assieme al Governo Berlusconi che l’ha aiutata ed al Parlamento che l’ha sostenuta, liquidare la tanto sbandierata ‘conquista’ (sic!) del sindacalismo di bottega, rappresentata da quell’affollamento di insegnanti che servivano solo per aumentare l’influenza organizzativa dei sindacati, ma non per accrescere il livello di educazione e conoscenza dei nostri bimbi. Senza voler generalizzare ma i temi proposti sulla Gelmini, a bimbi di meno di 10 anni in una scuola milanese, la dicono lunga sul livello qualitativo delle nostre insegnanti elementari.

Avanti, quindi, Ministro Gelmini. Avanti tutta. Conquìstati però il sostegno della parte più viva della scuola, gli studenti, sottraendoli all’influenza nefasta della cosiddetta sinistra
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 17.11.2008

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nov 16 2008

PDL: VERDINI, VENERDI’ SI SCIOGLIE FORZA ITALIA =

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Roma, 16 nov. (Adnkronos) - Venerdi’ il Consiglio nazionale di Forza Italia decretera’ la confluenza nel Pdl, “dopo di noi ogni partito, secondo i propri statuti interni, decidera’ la confluenza. A meta’ marzo si celebra il congresso fondatore”. E’ il coordinatore di Forza Italia Denis Verdini, in una intervista al ‘Giornale’ da segnare le tappe del processo costituente del nuovo partito.

Per scegliere i delegati, “Alleanza nazionale fara’ i suoi congressi, noi presto apriremo 10mila gazebo in tutta Italia per indicare i nostri delegati”; “An avra’ il 30% dei delegati, noi il 70% in cui daremo spazio ai partiti piu’ piccoli”. Poi, “nello statuto del nuovo partito andranno inserite queste realta’ innovative” come i Circoli di Marcello Dell’Utri. Verdini assicura: “Non esiste il rischio di operazione verticistiche”. All’Udc, Verdini dice: “La porta del Pdl e’ sempre stata aperta con con le stesse modalita’ seguite da chi vi sta entrando”. Alla Lega, “sono alleati e concorrenti: alleati leali e concorrenti temibili”.

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nov 10 2008

SENZA BUSSOLA, CI SI AGGRAPPA ANCHE AL NULLA

Il commento più azzeccato, anche perché chiaramente non piegato a compiacenze amicali, sicuramente perché il giornalista non frequenta le terrazze romane del politicamente corretto, o perché è di un livello veramente superiore, ci sembra quello scritto e pubblicato su Le Monde, importante testata francese, che testualmente recita: “Povero Berlusconi, appena apre la bocca gli piombano addosso”. Il giornalista continua, chiedendosi: “Francamente, dov’è lo scandalo? Si trattava soltanto di una carineria”.
Lo avevamo già detto in passato e lo ribadiamo tutt’oggi, dopo la ‘bufera’ (si fa per dire) costruita strumentalmente, dalla pseudo sinistra, per le parole di Silvio Berlusconi su Barack Obama: qualunque cosa dica o faccia il nostro Presidente del Consiglio sappia che lo attende un’aggressione mediatica più o meno consistente. Evitino, quindi, gli alleati di consigliarlo a tenere la bocca chiusa, perché anche in quel caso scatterebbe la canea del ‘dagli all’untore’ con le allarmate dichiarazioni dei vari Veltroni, Franceschini e & che si chiederebbero il perché tace, e cosa ha da nascondere.

Essere senza bussola, a corto di iniziative, deboli sul piano politico, sbandati su quello organizzativo, e soggetti alla ‘concorrenza’ del Di Pietro e degli oppositori interni, porta diversi dirigenti del PD a cavalcare tutto, anche il nulla, pur di segnare la propria presenza e, tentare in questo modo, di mantenere in piedi quel che resta di un esercito sempre più in drammatica rotta. Non c’è da preoccuparsi per azioni di disturbo di questo tipo, né c’è da preoccuparsi per il goffo tentativo di metter cappello sulla vittoria di Obama o addirittura nel far credere, al proprio popolo o a quello ch’è rimasto, che il vero vincitore sia il Don Chisciotte di casa nostra.

Gli italiani che vivono su questo pianeta, e non sono extraterrestri con l’anello al naso, hanno potuto assaporare quanto sia matura la democrazia americana e quanta alta e immensa sia la civiltà di comportamento del repubblicano McCain che, subito dopo aver ingoiato il boccone amaro della sconfitta, ha incitato i propri sostenitori a stringersi attorno al ‘nostro Presidente’. Solo i ciechi o chi non vuol vedere non riuscirà mai a scorgere, in questo semplice atto, non solo la grande dignità e serietà di un avversario (non nemico), ma sopratutto il grande amor di patria che impone, superata la prova elettorale, una grande unità d’intenti. Non abbiamo dubbi che, a risultati elettorali capovolti, avremmo avuto da Obama la stessa civiltà di comportamento nei confronti del proprio avversario, e lo stesso amor di patria.

E Veltroni, che conosce bene (sic!) l’America, quando riuscirà ad imparare il ‘veramente’ politicamente corretto? L’albero si può raddrizzare quando è piccolo. Sarà impossibile farlo quando è grande, per cui bisogna lasciarlo al suo destino. Basteranno pochi mesi, infatti, per vedere come, dopo essersi incartati da soli e dopo essersi infilati in un vicolo cieco, sarà veramente difficile riuscire a liberarsi senza danni. Basta attendere, per esempio, le mosse sulla politica estera di Obama che non saranno né repubblicane, né democratiche, ma semplicemente quelle per la difesa dell’Occidente libero e democratico.

E a fianco di Obama ci sarà l’Italia democratica e riformista guidata da Silvio Berlusconi, mentre Veltroni e la sua sinistra faranno l’ennesima capriola inseguendo l’ennesimo corteo arcobaleno. Lo sa tanto bene anche Obama che ha voluto mettere in evidenza, telefonando, il diverso rapporto che gli USA hanno col ‘vecchio’ Silvio e col ‘giovane’ Zapatero. A ognuno il suo.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria, lì 10.11.2008

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nov 02 2008

Il Socialismo Liberale

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Carlo Rosselli
da “Socialismo liberale”

Intanto, chi sono. Sono un socialista. Un socialista che, malgrado sia stato dichiarato morto da un pezzo, sente ancora il sangue circolare nelle arterie e affluire al cervello. Un socialista che non si liquida né con la critica dei vecchi programmi, né col ricordo della sconfitta, né col richiamo alle responsabilità del passato, né con le polemiche sulla guerra combattuta. Un socialista giovane, di una marca nuova e pericolosa, che ha studiato, sofferto, meditato e qualcosa capito della storia italiana lontana e vicina. E precisamente ha capito:
i.Che il socialismo è in primo luogo rivoluzione morale, e in secondo luogo trasformazione materiale.
ii. Che, come tale, si attua sin da oggi nelle coscienze dei migliori, senza bisogno di aspettare il sole dell’avvenire.
iii.Che tra socialismo e marxismo non vi è parentela necessaria.
iv.Che anzi, ai giorni nostri, la filosofia marxista minaccia di compromettere la marcia socialista.
v.Che socialismo senza democrazia è come volere la botte piena (uomini, non servi; coscienze, non numeri; produttori, non prodotti) e la moglie ubriaca (dittatura).
vi.Che il socialismo, in quanto alfiere dinamico della classe più numerosa, misera, oppressa, è l’erede del liberalismo.
vii. Che la libertà, presupposto della vita morale così del singolo come delle collettività, è il più efficace mezzo e l’ultimo fine del socialismo.
viii. Che la socializzazione è un mezzo, sia pure importantissimo.
ix. Che lo spauracchio della rivoluzione sociale violenta spaventa ormai solo i passerotti e gli esercenti, e mena acqua al mulino reazionario.
x.Che il socialismo non si decreta dall’alto, ma si costruisce tutti i giorni dal basso, nelle coscienze, nei sindacati, nella cultura.
xi.Che ha bisogno di idee poche e chiare, di gente nuova, di amore ai problemi concreti.
xii. Che il nuovo movimento socialista italiano non dovrà esser frutto di appiccicature di partiti e partitelli ormai sepolti, ma organismo nuovo dai piedi al capo, sintesi federativa di tutte le forze che si battono per la causa della libertà e del lavoro.
xiii.Che è assurdo imporre a così gigantesco moto di masse una unica filosofia, un unico schema, una sola divisa intellettuale.
Il primo liberalismo ha da attuarsi all’interno.
Le tesi sono tredici. Il tredici porta fortuna.
Chi vivrà vedrà.

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