Archive for gennaio, 2009

gen 26 2009

FEDERALISMO, CONTRORDINE COMPAGNI

FEDERALISMO, CONTRORDINE COMPAGNI

Dopo mesi e mesi di allarmismo irresponsabile per l’unità d’Italia, e la stessa ‘sopravvivenza’ del Mezzogiorno; dopo un vergognoso periodo di ‘dagli all’untore’ contro il PdL e la Lega colpevoli, il primo di aver assecondato gli obiettivi leghisti sul federalismo, e la seconda di perseguire l’inconfessabile distruzione dello Stato unitario nato dal Risorgimento italiano, è arrivato il famoso CONTRORDINE COMPAGNI che mette in difficoltà lo sbandato popolo di sinistra che adesso deve, nel migliore dei casi, ‘aggiornare’ il proprio armamentario propagandistico, ma nel peggiore, restare frastornato ed essere incapace di uscire dalla rete dove s’era messo, non sapendo più che pesci prendere.

Il contrordine è arrivato improvviso e inaspettato con la votazione al Senato che ha varato il primo SI’ al federalismo con 156 voti a favore, 6 contrari e ben 108 astensioni che guarda caso sono dei senatori del PD e, meraviglia delle meraviglie, anche dell’IDV di Di Pietro. Dov’è andato a finire il livore antilega e la difesa del Mezzogiorno? Volatilizzati immediatamente, scomparsi come il buco dell’ozono, perché l’incivile propaganda di chi, incurante del ridicolo, cavalcava qualsiasi problema pur di dare addosso al Cavaliere nero, ossia a Silvio Berlusconi, è come le bugie, avendo le gambe cortissime.

Si attendono, comunque, le necessarie risposte anche perché c’è chi giura che l’essersi astenuti non è che un tentativo disperato di agganciare la Lega per ripetere il ribaltone di tanti anni fa. Ma alla fine hanno solo dimostrato, PD e IDV, con quanta spregiudicatezza fanno ‘politica’ (sic!). Non si può, infatti, sull’altare del potere, da raggiungere ad ogni costo, sacrificare valori e ideali come quelli dell’unità d’Italia. Perché se erano convinti di quanto affermavano è semplicemente assurdo arrivare alla liquidazione determinando il ‘contrordine compagni’. Se così non fosse, è altrettanto grave, perché hanno solo dimostrato la falsità della loro propaganda e la strumentalità delle loro posizioni costruite per tentare un effimero consenso.

Dispiace la scelta dell’UDC che, votando contro, ha dimostrato cecità e corto respiro. Non si diventa rappresentanti del Mezzogiorno sventolando, ad ogni piè sospinto, la bandiera del sud, e utilizzando ogni occasione per distinguersi. Non basta la ricerca spasmodica di argomenti per ritagliarsi uno spazio, né basta pensare d’averlo trovato (e ne sono veramente convinti tanto da lanciare l’idea di un referendum!) per ottenerlo ed occuparlo. Sono solo illusioni, perché le scelte senza respiro politico si pagano, sia individualmente che collettivamente.

E si pagano anche perché il federalismo è di casa in Europa (dalla Svizzera, alla Germania) e col federalismo non è successo nulla di traumatico. L’UDC, che vuole apparire sempre prima della classe, sa che il federalismo (non la secessione) è stato un obiettivo di tutto il PdL teso a costruire strumenti nuovi, con il federalismo fiscale e solidale, per aumentare la corresponsabilità e battere, anche, le zone di evasione fiscale che sottraggono ingenti risorse alla collettività e non trovano soluzione, come l’esperienza insegna, senza un diretto e interessato controllo popolare.

Il Nuovo PSI, che non ha rappresentanti al Senato ma ne ha solo due alla Camera, non si tirerà indietro sulle scelte federaliste, ed eviterà la ricerca dell’esposizione mediatica, tra l’altro solo per qualche giorno, per riconfermare le proprie scelte di campo. Lo farà pienamente convinto del percorso che era dell’intero PdL e non solamente della Lega. All’esposizione preferirà, certamente, la politica.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria, 26.1.2009

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gen 21 2009

ENERGIA, OCCASIONE ANCHE CONTRO LA RECESSIONE

Le misure assunte dal Governo Berlusconi per contrastare la recessione, con il varo del pacchetto investimenti (16,6 miliardi per opere infrastrutturali) , e con l’approvazione della legge anticrisi, sono tra le più azzeccate e politicamente più lungimiranti com’è stato riconosciuto da tutta la Comunità occidentale. Da una parte infatti tendono ad offrire uno sbocco a quanti perderanno il posto di lavoro e saranno costretti ad ingrossare le fila dei disoccupati, ma dall’altra aiuteranno a far crescere realmente l’intero Paese.

Non si tratta di investimenti tesi a far scavare buche ad alcuni e a farle riempire ad altri, ma di investimenti tesi a rammodernare effettivamente il paese come sono le opere pubbliche e quelle infrastrutturali. Eppure c’è stato chi ha storto il naso e ha dichiarato forte il suo NO. Per i tempi che si stanno vivendo non è una normale prassi tra maggioranza e opposizione. Oh Dio, non che ci si scandalizzi più di tanto per questa ennesima dimostrazione di cecità a fronte della crisi che stiamo attraversando, ma non sarebbe stato un errore l’evitare il ripetersi dello medesimo ritornello.

Un ritornello che abbiamo purtroppo avuto modo di ascoltare anche in Calabria, dove è sconcertante che si rifiuti un investimento PRIVATO di 1 miliardo e 300 milioni di euro per la costruzione di una Centrale a carbone in quel di Saline Joniche. Tale rifiuto non è espresso solo dalle normali e tradizionali vestali del NO (associazioni verdi, partiti di estrema sinistra, santoni di ogni risma, predicatori ecologici, ecc.) che, a prescindere, sono sempre contro, ma esso è espresso dalla Giunta regionale Loiero che così facendo condanna una delle zone più degradate della Calabria a mantenere il proprio sottosviluppo e continuare con la propria endemica miseria.

E’ comunque opportuno ricordare:
• che l’investimento servirebbe a lenire la forte disoccupazione esistente nella zona;
• che esso si inquadrerebbe nell’azione dei governi occidentali per fronteggiare la gravissima recessione esistente;
• che servirebbe a ridurre in modo consistente l’importazione di energia dai paesi confinanti (conseguenza questa da addebitare alla casta del NO che bloccò, a suo tempo, le avviate costruzioni di alcune centrali nucleari);
• che esso aprirebbe, finalmente, le porte ad uno sviluppo economico e sociale nell’intera zona grecanica ch’è la più derelitta dell’intera Calabria.

Nessuno comunque, vuol imporre insediamenti che non garantiscano la salute dei cittadini e la salvaguardia del territorio ospitante. A tal fine vanno rivendicate ed ottenute tutte le nuove ed ultime tecnologie che riducono a zero l’impatto ambientale. Si tratta di utilizzare il modernissimo sistema produttivo dell’energia dal carbone che viene impiegato in Giappone.

Il resto è una conseguenza logica, per cui non vale la pena accapigliarsi su cosa sia necessario ‘avere’ prima, se l’uovo oppure la gallina. E’ chiaro infatti che l’investimento di 1 miliardo e 300 milioni di euro ‘trascina’ altri investimenti a partire dall’attivazione del porto, dal suo mantenimento in efficienza e dal suo uso non esclusivo per il carbone, e continuando con le necessarie infrastrutture di collegamento con il resto della provincia e con lo stesso Paese, arrivando fino ad ‘aiutare’ lo sviluppo turistico d’accoglienza usando anche l’incentivo energetico.

Una Calabria non chiusa agli investimenti cosiddetti ‘scomodi’, spesso fatti apparire tali solo con la vergognosa propaganda ‘verdastra’, avrà tutte le carte in regola per ‘pretendere’ un’attenzione diversa da parte del potere centrale. Illudersi che la manna possa autonomamente cadere dal cielo è una pia illusione come i lustri che ci stanno alle spalle hanno dimostrato ampiamente. Non esistono, infatti, altre strade per il decollo economico e sociale di questa martoriata terra. Chi sostiene il contrario è solo un ciarlatano, portatore non sano dell’ennesimo imbroglio politico culturale a danno dei calabresi. La Regione eviti d’apparire tale e coordini con sapienza e pazienza gli Enti locali interessati. L’occasione che si offre, nell’interesse della Calabria e dell’intero Paese, non va sprecata ancora una volta.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria, 21.1.2009

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gen 20 2009

Intervento di OBAMA 44° Presdidente USA

Published by Redazione under Generale

http://it.youtube.com/watch?v=6-zjho9SPgA
http://it.youtube.com/watch?v=y88a9EpQid8

Intervento inaugurale di Obama parte prima e seconda

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gen 13 2009

IL FIDEISMO SU DI PIETRO FA VERAMENTE PAURA!

  • Il giustiziere della notte, Antonio Di Pietro , si sentirà sicuramente messo in un tritacarne così come si sentivano, anche per molto meno, i suoi inquisiti che in grandissima parte sono usciti indenni, giudizialmente, dal giogo inquisitorio a cui furono sottoposti. Alcuni non hanno retto alla gogna e, per scelta soggettiva o sviluppo oggettivo, hanno abbandonato questa terra. Doveva aspettarselo, però, il nostro piccolo fustigatore. E non perché è normale che l’inquisitore diventi inquisito, come la storia ci insegna, ma perché quando si costruisce un partito (?), l’IDV, basato solo sulla trasparenza e sull’onestà, sarebbe stato necessario che nell’armadio non ci fossero nè scheletri, nè addirittura qualcosa che gli potesse assomigliare.

    Le difficoltà dell’oggi nascono anche per questo. Se l’opinione pubblica non vuole che il mondo politico sia disonesto, a maggior ragione pretende, da personaggi come Di Pietro, che non ci sia su questo versante veramente nessuna ombra. Se la morale corrente critica i rapporti extraconiugali, la stessa morale li condanna, senza alcun appello, se il presunto protagonista boccaccesco fosse un prete. Sperare di risolvere, quindi, il problema negandolo, o minacciando querele, o parlando di ‘azione criminale’ di qualche giornale, non serve a niente. E’ invece necessario chiarire ogni piccolo particolare. Solo chi vuol tenere gli occhi chiusi si accontenta dell’ipse dixit, anche se purtroppo, tra i suoi seguaci, c’è chi ha deciso di tenerli saldamente chiusi. Non tutti però.

    Alcuni sono rimasti sconcertati, delusi e amareggiati per l’evidente contrasto tra il predicare e il razzolare, ed hanno preso decisamente le distanze dall’incantatore targato IDV. Gli perdonavano tutto, proprio tutto, dall’assenza di respiro politico agli strafalcioni grammaticali, ma non l’ipotetica sporcizia sulla bandiera della moralità. Altri invece, sentendo scricchiolare le certezze che avevano, avrebbero deciso di vedere fino in fondo l’attuale ‘partita’, sperando d’essere aiutati a uscire dal guado in cui si sono venuti a trovare anche per evitare di dover confessare a se stessi quanto siano stati ingenui e incauti nella scelta del cavallo su cui avevano puntato le loro speranze. E, infine, c’è chi ha considerato, e considera tuttora quanto sta avvenendo, solo frutto di quel demonio di Berlusconi che una ne fa e cento ne pensa, e si rifiuta addirittura di leggere quanto scrivono molti giornali, non più solo il Giornale della famiglia demoniaca, ma anche altri come ad esempio lo stesso Corriere della Sera.

    Questa terza categoria fa veramente paura. A differenza dell’articolo dell’avvocato Li Gotti che ha solo il sapore dell’aggressione nei confronti del Direttore de il Giornale, e quello della ‘captatio benevolentiae’ nei confronti di chi decide vita o morte politica dei propri parlamentari, è il fideismo esasperato che fa tremare i polsi e le vene d’ogni sincero democratico. Perché il fideismo porta a rifiutare l’approfondimento della vicenda, porta ad ignorare quanto dicono gli ‘altri’, si pasce della verità sola e unica del suo predicatore, accoglie a occhi chiusi il ‘verbo’ del capo perché non può essercene un altro al di fuori di quello, spinge a inveire, offendere, attaccare e minacciare. I blog di Di Pietro e dell’IDV sono letteralmente infarciti di ogni contumelia.

    Non c’è dubbio che si tratti di un pezzo di ‘popolo’ assolutamente minoritario, che ragiona con la pancia, e che considera la campagna mediatica una terribile invenzione dei nemici del proprio idolo. Esso, l’idolo, era, è e sarà sempre immacolato. Ma anche un pezzo minoritario, incolto, retrogrado e qualunquista, può diventare un pericolo se trova, come ha trovato, un proprio discreto organizzatore le cui iniziative spingono verso derive populiste e verso sbocchi impensabili.

    Quanta responsabilità, signor Veltroni, si è assunto nella cronaca odierna che ogni democratico si augura non diventi mai storia!

    Giovanni ALVARO

    Reggio Calabria, 13.1.2009

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    gen 05 2009

    DI PIETRO S’E’ BLINDATO CONTRO I ‘GUASTAFESTE’

    Prima o poi, com’era prevedibile, doveva accadere. Come sempre, (vedi Robespierre), anche i più feroci inquisitori subiscono la stessa sorte che hanno imposto agli altri. E non certo solo per fatti ‘penalmente rilevanti’, perché in politica si paga dazio anche per fatti che cozzano terribilmente con il senso comune della gente semplice, con la prassi morale imperante, e con la stridente collisione con le bandiere sventolate ad ogni piè sospinto.

    E’ bastata una serie di telefonate del pargolo dipietrino per aprire un processo di messa a fuoco di notizie che, nei mesi e nelle settimane passate, venivano soltanto sussurrate o soltanto timidamente pubblicate, ma sempre ignorate dalla grande stampa italiana, e spesso oggetto di querele da parte dell’interessato che non accettava alcuna critica e respingeva ogni possibile addebito. Stia tranquillo l’ingenuo Cristiano, che magari si sente in colpa col paparino, la ‘cosa’ era destinata ad emergere. Era solo questione di tempo, e la pentola in ebollizione sarebbe esplosa con grande fragore, lui, semmai, è stato solo l’inconsapevole detonatore.

    Della vicenda comunque non ci interessano i lati ‘penalmente rilevanti’ (questo è essenzialmente compito della magistratura), a noi interessano i lati politici e le incongruenze denunciate, sui media nazionali, nel comportamento del ‘leader’ del qualunquismo populista qual è Antonio Di Pietro. Due sono i problemi che attendono risposte adeguate e sui quali vogliamo soffermarci, a parte i motivi, mai chiariti, della spettacolare dismissione della toga quand’era al culmine della popolarità che, la parte più viscerale del popolo italiano (quello per intenderci che non usa cervello o cuore, ma solo pancia), non nega a nessuno.

    Il primo problema è capire come Di Pietro sia venuto a conoscenza di un’inchiesta, (coperta dal segreto istruttorio), che coinvolgeva sia il Provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise dott. Mautone (poi arrestato, liberato per vizi di forma e riarrestato), sia lo stesso figliuolo Cristiano. Il primo trasferito d’urgenza al Ministero, il secondo, come d’incanto, ha interrotto le telefonare al Mautone. Di Pietro prima risponde che lo ha saputo ‘dalle agenzie’, ma detta giustificazione è risultata falsa, perché le notizie in merito, a luglio 2007, non esistevano (segreto istruttorio); successivamente parla di aver ‘annusato’ l’aria convinto di chiudere così la vicenda, magari pensando che gli italiani (non quelli di pancia, ma quelli di testa) siano dei perfetti imbecilli a cui si può raccontare la favola dell’asino che vola.

    Il secondo problema nasce dai rimborsi elettorali (40 milioni di euro pari a circa 80 miliardi di vecchie lire) che, si è saputo, non andavano al Partito dell’IDV, ma all’Associazione IDV i cui unici membri sono solo Antonio Di Pietro (presidente), la moglie Susanna Mazzoleni e l’amica di famiglia Silvana Mura (tesoriere) promossa deputato. L’incredibile sta nel fatto che nel Partito (che non conta nulla) ci si può iscrivere quando e come si vuole, mentre nell’Associazione si può entrare, con atto notarile, solo se vuole Di Pietro, e in questi anni chiaramente non ha voluto alcuna ‘contaminazione’. L’Associazione è quella che controlla il finanziamento elettorale. Egli giustifica questa blindatura antidemocratica con una frase illuminante: “Noi (chi? Lui, la moglie e l’amica?) ci siamo garantiti così, e ci sentiamo tranquilli dalle rivendicazioni di qualche guastafeste”. Cioè, in parole povere, nessuno può mettermi in minoranza e la cassa del partito la controllo comunque io, in barba agli oppositori interni al partito chiamati semplicemente guastafeste.

    Sorge da ciò un problema delicatissimo, e una domanda specifica: può esserci in un Paese democratico, come l’Italia, un partito gestito in modo così antidemocratico? Se la risposta è no, vanno assunte iniziative per far si che i partiti, tutti i partiti, abbiamo realmente una vita democratica. E’ un altro dei problemi da affrontare per far crescere la democrazia dell’intero Paese.

    Giovanni ALVARO
    Reggio Calabria, 5.1.2009

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    gen 03 2009

    Del Nuovo Ordine Mondiale, dell’Europa, del PDL, del Socialismo Liberale

    Published by Redazione under Generale

    Parte 1a

    Forse il crollo del muro di Berlino non è stato l’inizio di una nuova era, ma la fine della vecchia.
    Tutti noi non siamo stati in grado di capire i mutamenti le evoluzioni, il nuovo ordine mondiale che da li ne sarebbe scaturito.
    Con il senno del poi è molto facile capire che uno squilibrio, quale era infatti lo strapotere egemonico degli USA, avrebbe generato un nuovo equilibrio; e così è.
    Gli Stati Uniti hanno con molta probabilità sottovalutato la debolezza Russa, non hanno considerato a sufficienza la crescita della Cina, e sempre molto probabilmente hanno creduto che il mondo arabo sarebbe stato controllato dallo stato israeliano.
    Hanno pensato che la debolezza dell’Europa, colpita in tutti gli Stati da una forma più o meno violenta di “Mani Pulite”, in un ordine che non prevedeva un contraltare agli USA, non sarebbe stato un problema.
    L’Europa, nondimeno non ha saputo compiere quella trasformazione che era cominciata a Maastricht, quando firmando quel famoso trattato si era pensato più ad un’Europa unita politicamente che economicamente.
    Si è assistito in forme più o meno evidenti ad un crollo della Politica tradizionale, per come l’abbiamo conosciuta nel secondo dopoguerra, alla assenza di ideologie e culture, al crollo non solo dei partiti ma soprattutto delle loro funzioni di equilibrio e di garanzia nella crescita e sviluppo della Società.
    Anche l’Europa, liberata dal pericolo Comunista ha pensato che tutto si sarebbe potuto risolvere con un equilibrio economico; si è giunti così alla moneta unica che ha unito solo interessi economici e speculazioni generando povertà e malesseri; l’Inghilterra è rimasta fuori da questa operazione, mantenendo invece una autonomia di pensiero e di politica che ha permesso fino ad oggi di affrontare la situazione in maniera diversa, non so se migliore, ma certamente diversa.
    L’Italia ha affrontato il dopo Berlino nel momento peggiore, avendo subito più di tutte l’operazione scientifica del colpo di stato, che ha portato un intero sistema al crollo senza che vi sia stata una classe dirigente adeguatamente preparata a sostituire coloro i quali avevano gestito fino ad allora le vicende del nostro Paese.
    Siamo così giunti al Berlusconismo e a tutto quello che nel bene ( io penso molto) e nel male tutto ciò ha significato.
    Da 15 anni stiamo assistendo alla mortificazione dei progetti dello sviluppo della crescita politica del nostro Paese, all’incapacità di affrontare situazioni che siano di prospettiva.
    Il nostro Paese è stato sottoposto ad un sistematico saccheggio; l’assenza del controllo politico ha fatto si che le speculazioni siano avvenute senza scrupoli e criteri: Telecom, Parmalat, il sistema bancario ci riportano alla mente situazioni che sarebbero state inimmaginabili in un sistema politico come quello cui noi eravamo abituati prima del crollo dell’URSS.

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    gen 03 2009

    Modifica film su Craxi

    Published by Redazione under Generale

    Informo che per una modifica nella programmazione di Canale 5, il Film su Bettino Craxi “La mia vita è stata una corsa” con la regia di Paolo Pizzolante verrà trasmesso
    Domenica 4 gennaio in seconda serata ore 23.30.

    Giovanni Bertoldi

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