Archive for febbraio, 2009

feb 27 2009

PER L’ENERGIA VANNO CENTRALIZZATE LE COMPETENZE

  • Dopo aver allevato generazioni di ‘signor NO’, i più grandi ‘guru ecologisti’ del mondo (Mark Linas, Stephen Tindale, Chris Smith of Finsbury, Chis Goodall) hanno dichiarato d’avere sbagliato a criminalizzare le centrali nucleari, aprendo, quindi, le porte ad una stagione di razionalità. Il processo innescato sarà, però, veramente positivo se altre riflessioni seguiranno per liquidare i luoghi comuni sul carbone (troppo a lungo considerato una specie di peste bubbonica), e aiutare lo sdoganamento di una fonte meno costosa per la produzione di energia, meno soggetta ai ‘ricatti’ dei fornitori di gas e di petrolio, o meno condizionata dalle crisi politiche regionali.

    I ‘signor NO’ , allevati ad essere ‘contro’ , con l’alibi della difesa dell’ambiente, si sono sistematicamente opposti a tutto quello ch’era investimento e sviluppo economico. Le crociate hanno riguardato sia la produzione di energia, perché, ‘inquinerebbe’ indipendentemente dai progressi tecnici e scientifici realizzati; che le infrastrutture perché sconvolgerebbero il territorio e perché ci sarebbe sempre qualcos’altro da fare prima.

    Come i replicanti della fantascienza, i signor NO pullulano e si moltiplicano senza sosta (soprattutto in Italia), e condizionano purtroppo ogni attività produttiva. Ciò è avvenuto a Civitavecchia, nel Lazio; si stava producendo a Polesine Camerini, nel Veneto; e sta avvenendo a Saline Joniche , in Calabria. Le tre situazioni citate hanno in comune il NO pregiudiziale degli ambientalisti di professione; lo sbandieramento dei luoghi comuni sulla difesa della salute, come se gli altri fossero dei novelli Frankenstein; e i percorsi ad ostacoli che si son dovuti, o si devono, superare per realizzare quanto è necessario al vivere civile di questo nostro Paese.

    Ma le tre situazioni si differenziano, sostanzialmente, per il comportamento degli Enti locali, dei Sindacati, e per la disponibilità o meno al confronto, alla discussione ed alla verifica dei progetti e delle ricadute. In estrema sintesi:
    • nel Lazio, a parte alcune legittime iniziali diffidenze, si son sapute cogliere le opportunità offerte dall’insediamento della centrale a carbone di Civitavecchia realizzando un gioiello tecnologico che è già diventato meta di visite internazionali da parte di tecnici di ogni paese;

    • in Veneto, le lungaggini per la riconversione a carbone della centrale ad olio combustibile (altamente inquinante), hanno provocato iniziative di lotta dei Sindacati, con manifestazione a Roma, al grido di: “non vogliamo essere le prime vittime di chi non decide”, e non bisogna “perdere un investimento di 2,2 miliardi di euro, di fronte all’attuale recessione”;

    • in Calabria, a fronte di intelligenti aperture, tese al confronto e alla verifica ambientale, di diversi Comuni interessati (i cui Sindaci conoscono la triste realtà economica delle proprie zone), si registra, purtroppo, la chiusura pregiudiziale e nichilista della Regione Calabria, che ha spinto la Società, interessata all’insediamento, a presentare ricorso al TAR.

    Le tre vicende, ma se ne possono elencare molte altre, pongono con forza l’urgenza di rivedere l’articolo 117 della Costituzione per eliminare, nel settore dell’energia, l’assurdità delle competenze ‘concorrenti’ che paralizzano i processi decisionali e determinano una vera ingovernabilità nel settore, regalando un ampio potere di manovra ai movimenti ambientalisti.

    Le competenze, regolate dal titolo V° della Carta (modificato dal Governo Prodi), non possono essere divise con le Regioni, che hanno una visione molto parziale delle necessità del paese, ma vanno riconsegnate allo Stato. Ne è convinto lo stesso Ministro Scajola che nel suo intervento al Convegno dei Giovani Imprenditori svoltosi a Capri il 3 ottobre scorso, ha sottolineato la necessità di riportare al centro tutte le competenze in materia energetica, dichiarando: “sono convinto che la politica energetica, al pari della politica estera, della difesa e della sicurezza, deve essere attribuita in via esclusiva alla competenza dello Stato”, e poi continuando con: “la riforma federale dovrà prevedere una redistribuzione di attribuzioni tra centro e territorio, per evitare conflitti di competenze che finiscono per paralizzare le iniziative”.

    Se ci si vuole liberare, veramente, dei lacci e dei laccioli che imprigionano i processi decisionali per le grandi infrastrutture energetiche, fermo restando le valutazioni di impatto ambientale che non devono mai essere considerate acquisite definitivamente o date per scontate, questa è la strada da imboccare senza alcuna riserva.

    La vicenda, infatti, delle localizzazioni delle centrali nucleari esplosa, malgrado il cambio di marcia dei più importanti guru ambientalisti del mondo, con la levata di scudi di diverse regioni e di molti comuni è emblematica dell’urgenza di sottrarre la competenza energia a valutazioni che, non essendo globali, sono chiaramente molto parziali e, il più delle volte, sono anche ‘valutazioni’ non economiche o scientifiche ma di semplice ‘opportunità’ politica, o scaturite da palese assenza di quella dote che mancava al don Abbondio manzoniano.
    Giovanni ALVARO

    Reggio Calabria, 27.2.2009

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    feb 25 2009

    In Italia c’è bisogno di Socialismo

    Published by Redazione under Generale

    Oggi più che mai si sente il bisogno di socialismo.
    Un socialismo da volto umano dare una mano a chi rimane più indietro. A mio avviso al momento attuale non vedo e non credo che possa rinascere, per due motivi ogni gruppo dirigente che si richiama ai valori del socialismo tende a mantenere il proprio posto di assesore di consigliere ecc… alleandosi con il pd o cercando un alleato anche nel centro destra. A mio avviso così non si può andare da nessuna parte se non in un vicolo che non ha sbocchi che porta al disgusto e al fallimento della politica vedi la sardegna astensione altissima. Il pd sta facendo la peggior politica candidando persone a tutti livelli senza un minimo di competenza tanto il loro credo è sempre stato tanto qualcuno pagherà erano pessimi amministratori al tempo del p.c. i.per fortuna non tutti ma a questo bisogna dire che a un certo punto anche il nostro partito in alcune realtà faceva la stessa cosa.
    Dobbiamo rinboccarci le maniche e lavorare tutti per riportare dignità morale intellettuale alla politica. Dobbiamo noi per primi ricominciare a tessere la tela per riportare quella moralità che un tempo ormai lontano era propria dei socialisti.Nenni diceva bastano tre persone per fare un partito noi abbiamo il dovere di farlo guardando a quelle persone “Pertini” per la capictà di interpretare sotto tutti i punti il Socialismo.Ecco perchè io sono socialista. Gabriele Franci da Urbino. Per il mio comune cercherò di fare una lista senza pd e pdl e spero che la sezione mi appoggi il segretario sembra daccordo.Le poltrone o la stanza dei bottoni serve se si è incisivi per fare una politica per il cittadino. Grazie compagni.

    Oggi più che mai si sente il bisogno di socialismo.
    Un socialismo da volto umano dare una mano a chi rimane più indietro. A mio avviso al momento attuale non vedo e non credo che possa rinascere, per due motivi ogni gruppo dirigente che si richiama ai valori del socialismo tende a mantenere il proprio posto di assesore di consigliere ecc… alleandosi con il pd o cercando un alleato anche nel centro destra. A mio avviso così non si può andare da nessuna parte se non in un vicolo che non ha sbocchi che porta al disgusto e al fallimento della politica vedi la sardegna astensione altissima. Il pd sta facendo la peggior politica candidando persone a tutti livelli senza un minimo di competenza tanto il loro credo è sempre stato tanto qualcuno pagherà erano pessimi amministratori al tempo del p.c. i.per fortuna non tutti ma a questo bisogna dire che a un certo punto anche il nostro partito in alcune realtà faceva la stessa cosa.
    Dobbiamo rinboccarci le maniche e lavorare tutti per riportare dignità morale intellettuale alla politica. Dobbiamo noi per primi ricominciare a tessere la tela per riportare quella moralità che un tempo ormai lontano era propria dei socialisti.Nenni diceva bastano tre persone per fare un partito noi abbiamo il dovere di farlo guardando a quelle persone “Pertini” per la capictà di interpretare sotto tutti i punti il Socialismo.Ecco perchè io sono socialista. Gabriele Franci da Urbino. Per il mio comune cercherò di fare una lista senza pd e pdl e spero che la sezione mi appoggi il segretario sembra daccordo.Le poltrone o la stanza dei bottoni serve se si è incisivi per fare una politica per il cittadino.
    gabrielefranci@hotmail.it
    gabriele

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    feb 20 2009

    NESSUN ONOR DELLE ARMI A WALTER VELTRONI

    E’ condivisibile pienamente la prima parte dell’articolo di Vittorio Sgarbi sulle cause che hanno portato Walter Veltroni alle dimissioni, non più rinviabili, da Segretario Nazionale del PD . Sono condivisibili le argomentazioni, ivi inserite, che stanno alla base di un abbandono che non era più procrastinabile, ma che anzi era diventato addirittura un atto dovuto, per evitare di scivolare nel cosiddetto ‘accanimento terapeutico’.

    Alle sottolineature sui colpevoli silenzi sulla vicenda di Del Turco, all’incomprensibile inerzia sulla vicenda dell’arresto del sindaco di Pescara, alla soggezione al populismo dipietresco, vanno aggiunte anche la perdita di ogni bussola dinanzi alla questione morale esplosa anche a sinistra, l’incredibile uso del maanchismo con il quale si dava un colpo al cerchio ed uno alla botte, l’allarmismo sugli inesistenti rischi per la Repubblica paventando una deriva antidemocratica, e un lessico fatto solo e soltanto di luoghi comuni. Ma non si può condividere la chiusa finale dell’articolo con la quale Sgarbi rende onore al caduto.

    No, non è possibile offrirgli l’onore delle armi come si usa offrire ad ogni caduto. Non lo merita, Veltroni, simbolo di una classe dirigente incapace, inconcludente e, anche, pericolosa. Non lo merita veramente. Pur non essendo maramaldi, usi a infierir sui morti, non riusciamo a perdonargli le grandi responsabilità, non tanto verso il proprio partito (questo è problema che non ci interessa), quanto verso la democrazia del Paese: per l’odio che ha seminato avvelenando il clima politico e per le gemmazioni prodotte che, dopo ‘palombelle’, girotondi, Fo, D’Arcais, verdi, Grilli, sinistre radicali e, più recentemente, Pardi, Cammilleri e Levi di Montalcino, ha portato allo sviluppo incontrollato dell’IDV di ‘proprietà’ del signor Antonio Di Pietro.

    No, nessun onore delle armi a chi, dopo 5 sconfitte consecutive (elezioni politiche, regionali Friuli, comunali di Roma, Abruzzo e, ora, anche Sardegna) non ha voluto prendere atto di una realtà semplice e lapalissiana, e, anche durante la propria orazione funebre, ha continuato a seminare bugie ed odio, e ad insultare il Presidente del Consiglio. Non lo ha sfiorato, e questo è sintomatico della pochezza del personaggio, e non solo di esso, che Silvio Berlusconi continua a vincere perché è in sintonia con il Paese, comprende il ‘sentire comune’ della gente, è un passo avanti rispetto al percorso politico degli altri, avversari (non nemici) o alleati stessi. I suoi tempi non sono mai state fughe in avanti, ma anticipazione di scenari.

    E’ difficile pensare che l’attuale gruppo dirigente, sia quello che ha sostenuto Uòlter, che quello che brigava (come sempre ha fatto) contro, possa cambiare musica, anche perché la musica di questi anni è stata scritta da più mani. Le vittorie, si sa, hanno molti padri, mentre le sconfitte normalmente sono figlie di nessuno. Nel nostro caso, però, i padri dei rovesci subiti dal PD sono veramente molti. Non può tirarsi fuori nessuno. Sono quasi tutti padri dell’odio, della mistificazione, del giustizialismo, del doppiopesismo, della mancanza di respiro politico, dell’assenza di un vero programma politico, del tornaconto partitico sul cui altare hanno immolato tutti gli utili idioti, sia che si chiamassero socialisti, o che si chiamassero verdi, rifondaroli, comunisti critici, o comunisti nudi e crudi.

    Anche la scelta di ‘imbarcare’ solo Di Pietro non può essere stata solo una scelta esclusiva del nostro Veltroni perché, se così veramente è stato, vuol dire che, pur di mandarlo deliberatamente al macello, gli hanno consentito l’innesco di una vera e propria mina con il risultato, non solo, di liquidare il signor Uòlter, ma di liquidare lo stesso partito. Lo stratega di questa operazione va paragonato a quel marito che per far dispetto alla moglie… Buon riposo, signor Veltroni, l’Africa l’aspetta. Avanti un altro.
    Giovanni ALVARO

    Reggio Calabria 20.2.2009

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    feb 15 2009

    I BRONZI DI RIACE SIANO GLI AMBASCIATORI DELLA CALABRIA

  • In mancanza d’altro si tenta di costruire il casus belli sulla richiesta di Silvio Berlusconi di esporre i bronzi di Riace, in occasione del G8, del prossimo luglio, a La Maddalena , in Sardegna. E’ la solita storia, come sempre ci si aggrappa, come i naufraghi, a qualunque pretesto per uscire dall’isolamento politico in cui ci si trova, e si parte, per la contesa, sfornando, a raffica, comunicati stampa. In prima fila CGIL, PD , novelli esperti e “tecnici della Soprintendenza calabrese”. Ma non sarebbe ora di finirla con le chiusure precostituite, le approssimazioni sulle presunte fragilità delle statue, lo sfoggio di tecnicismo senza basi scientifiche e l’alimentazione della ridicola paura di uno scippo?

    Le statue sono patrimonio dell’umanità, e in quanto rinvenute nei nostri mari sono sotto la giurisdizione dello Stato italiano, e perché rinvenute nel mare jonico della Calabria affidate, per legge, al Museo Nazionale di Reggio Calabria. Che significa quindi diffondere preoccupazioni e paure e tuonare come fa il Segretario Provinciale delle CGIL contro la proposta dicendo che si tratta di un “attacco a Reggio Calabria e, udite, udite, di trame sotterranee contro la città messi in atto direttamente dal Governo Berlusconi?”. E quale sarebbe il motivo? Perché il Cavaliere Berlusconi dovrebbe penalizzare la città di Reggio Calabria? Che motivi avrebbe per punire una città che tanto sostegno ha tributato, e altrettanto ne continuerà a tributare, nel prossimo futuro, al fronte moderato raccolto attorno al PdL?

    La si smetta di far ridere mezza Italia dando l’impressione di una Calabria simile ad una riserva indiana che ‘difende un proprio totem’ opponendosi anche ad un semplice spostamento, dei Bronzi di Riace, tra l’altro, in un periodo di chiusura del Museo per lavori di restauro, che gli sono stati affidati dopo averli restaurati, e dopo una straordinaria esposizione, nei saloni del Quirinale, che ne ha decretato un strepitoso successo, che va, però, alimentato continuamente.

    Vittorio Sgarbi , critico d’arte senza eguali, ha già espresso la propria idea ridicolizzando la ‘balla’ della fragilità delle opere; ha, a muso duro, catalogato come ‘imbecilli e falsari’ quei ‘tecnici’ che mantengono l’accento su questa ‘baggianata’; ha criticato, senza peli sulla lingua, la CGIL che con la ‘trama sotterranea’ ha teso a lanciare ‘una vera e propria intimidazione senza logica e senza fondamento, tipica della retorica della falsa conservazione e di una sterile ideologia mista a una forma patologica di campanilismo’; e, dinanzi ad affermazioni come: ‘è una vera follia lo spostamento. Il Sindaco ha il dovere, senza ‘se’ e senza ‘ma’ di non spostarli’, espressa dal neo Segretario provinciale del PD, lo ha fortemente attaccato con: ‘Tra le forme di cultura del piagnisteo che dominano in Italia ci sono quelle dei conservatori dei musei che tengono le opere come se fossero proprietà privata’.

    L’invito che Sgarbi ha rivolto al Presidente del Consiglio ed al Ministro dei Beni Culturali a non farsi intimidire, mi sento di rivolgerlo anche al Sindaco di Reggio che ha raggiunto il consenso bulgaro del 72% per le sue grandi doti di ‘governo’ della cosa pubblica e non perché si sia fatto condizionare dalle pulsioni conservatrici o semplicemente provinciali della parte meno acculturata della gente che amministra, né dalla minaccia di sfracelli popolari che la sinistra minaccia ad ogni piè sospinto.

    Lo si è visto per opere importanti, osteggiate, come sempre dalla casta del NO, e realizzate per la capacità decisionista del Sindaco Scopelliti . Avanti, quindi, Sindaco, senza tentennamenti: i bronzi possono e debbono diventare gli ‘ambasciatori’ della nostra amata terra.

    Giovanni ALVARO

    Reggio Calabria, 15.2.2009

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    feb 11 2009

    Il Governo ha scelto in coscienza

    Published by Redazione under Generale

    Il Governo ha scelto in coscienza

    La strada della casa di ricovero “la Quiete” ha diviso, non solo simbolicamente, il Paese.
    I marciapiedi che la delimitano hanno ospitato in questi giorni le due “Coscienze”, quella per la vita e quella in difesa della scelta della famiglia. L’Italia si è divisa, ha partecipato con passione civile e morale alla vicenda di Eluana, diventata simbolo e testimonianza di migliaia di casi analoghi che sconvolgono tante famiglie italiane.
    La scelta dei familiari è stata quella di rendere esplicito, coinvolgendo lo Stato attraverso una decisione formale, quello che viene generalmente lasciato alla valutazione del medico e alla riservatezza dei congiunti.
    Tutto è partito, in carenza di norme specifiche sul tema, da una sentenza della magistratura – è bene ricordare fatta di uomini in carne ed ossa – quantomeno discutibile. Discutibile dal punto di vista giuridico, perché si è deliberato in carenza di un quadro normativo definito, e da quello formale con una ricostruzione storica forzata, per non dire fantasiosa, della volontà espressa 17 anni prima da Eluana.
    Ha fatto bene, quindi, il Governo ad intervenire e Berlusconi a mettere in campo tutta la determinazione possibile. Dal versante politico si è parlato e dichiarato troppo. Chi doveva farlo per ragioni istituzionali o funzionali lo ha fatto spesso con maggiore equilibrio di chi non ne aveva né ruolo né competenza.
    Per questo noi siamo rimasti in rispettoso silenzio, ma non inerti, avendo già da tempo con Lucio Barani, a nome del Nuovo PSI, firmato una proposta di legge sul testamento biologico e chiestone la calendarizzazione.
    Sui temi etici e della vita la migliore tradizione socialista – riformista si è sempre contraddistinta per scelte equilibrate. Non ha mai eretto muri – viene da pensare all’iniziativa prevista dal PS di Nencini di innalzare un muro simbolico tra Vaticano e Stato – ma ha sempre combattuto per abbatterli, e non si è mai riconosciuta in posizioni laiciste o anticlericali. Con Craxi ha contribuito, con la firma del Concordato, a definire, in un quadro condiviso, migliori rapporti tra Stato e Chiesa.
    Sul caso di Eluana Englaro una parte della sinistra ha usato strumentalmente persino il principio di libertà di scelta della persona , per sostenere il fine vita. Ma di quale libertà si parla! Non di certo di quella di chi in piena coscienza decide – in forza di limiti previsti da una normativa sul testamento biologico – di rifiutare, in casi estremi, l’accanimento teraupetico.
    Si rischia di determinare, in linea di principio, una eutanasia – premesso che la si accetti – determinata da altri e quindi non esplicitamente richiesta, non volontaria. Personalmente sono contrario alla eutanasia, ma anche in un quadro normativo definito, è impensabile che questa avvenga con l’interruzione imposta dell’alimentazione e dell’idratazione di una persona in coma vegetativo, ma pur sempre viva.
    La scelta della legge è una scelta laica, così come lo è il dubbio difronte a casi come questo. Su questi presupposti si è mosso il Governo per intervenire, anche con decretazione d’urgenza, in piena coscienza e senza condizionamenti.
    Come si può, infine, rimproverare o contestare la Chiesa per essere intervenuta con forza sul caso? E’ questa materia che coinvolge valori e principi propri della sua missione; e se la sua voce è forte, maggiore deve essere il rispetto.

    Stefano Caldoro
    Segretario NAzionale Nuovo PSI

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    feb 10 2009

    TAR, SCELTA OBBLIGATA PER LA CENTRALE A CARBONE DI SALINE

  • La scelta della SEI (Società svizzera proponente l’insediamento di una centrale a carbone in Calabria) di rivolgersi al TAR per sbloccare l’impasse che si è determinato sulla vicenda, può sembrare una forzatura nei confronti della Regione Calabria, di alcuni Comuni schierati contro e nei confronti dell’intera casta dei NO che tanti ritardi e danni ha provocato, in tutti questi anni, nell’intero Paese in riferimento a indispensabili opere pubbliche, a più che urgenti ammodernamenti infrastrutturali, a necessari raddoppi delle più importanti vie di comunicazione ed alla diversificazione e all’ampliamento delle fonti energetiche.

    Al contrario di quanto si possa pensare la scelta della SEI, salutata positivamente da quanti vedono nell’insediamento energetico di Saline Joniche una occasione da non perdere per lo sviluppo dell’area interessata e per rendere il Paese meno esposto ai ricatti del mercato, è la logica conseguenza dell’atteggiamento pregiudiziale della Regione Calabria che denota un’avversione ideologica all’insediamento tanto da decidere negativamente senza attendere le conclusioni di tecnici ed esperti della materia. E’, quindi, chiaramente solo una chiusura aprioristica il non voler tenere in alcun conto le procedure previste dalla legge e il non voler attendere la conclusione della VIA (Valutazione Impatto Ambientale). Forse c’è paura e preoccupazione che i luoghi comuni sull’inquinamento vengano liquidati come allarmismi e basta?

    La Regione, per il ruolo che dovrebbe esprimere, non può, nel sostenere le proprie tesi, trincerarsi dietro la decisione, operata dal proprio Consiglio, di vietare l’uso del carbone su tutto il territorio regionale. Detta decisione è assolutamente assurda anche perché se dovesse passasse l’idea che l’opposizione delle autonomie regionali sia sufficiente a bloccare insediamenti energetici ci si potrebbe trovare, teoricamente, a non poter soddisfare le esigenze dell’intero Paese: ogni Regione, infatti, potrebbe dire di NO e l’Italia dovrebbe continuare a comprare l’energia dai Paesi confinanti come avviene oggi con Francia, Austria e Slovenia. Si ripresenterebbe, per l’energia, lo stesso scenario vissuto per i termovalorizzatori, assurti alla notorietà nazionale dopo le vicende campane che hanno messo in luce che per smaltire i rifiuti bisognava spedirli in Germania con enorme aggravio economico.

    Per fortuna il Governo Berlusconi è stato capace non solo di ripulire le strade di Napoli, ma anche di decidere per l’apertura di discariche provvisorie e per l’avvio della realizzazione dei termovalorizzatori necessari in Campania e nel resto del Paese. Non si chiede un’azione di forza simile, anche in Calabria, sui problemi dell’energia, ma essendo il ricorso al Tar un percorso che coinvolge l’interesse nazionale, non sarebbe opportuno la costituzione in giudizio anche del Governo italiano? Noi crediamo di si, perché dinanzi ad una classe dirigente calabrese chiusa nel proprio orticello e poco sensibile alle necessità più generali del Paese, è necessario riuscire a correggere le distorsioni inserite nelle ‘scelte’ del Consiglio. Scelte inserite al solo fine di ‘accontentare’ soggetti della maggioranza che hanno la loro ragion d’essere solo nel rifiuto pregiudiziale ad ogni insediamento.

    Sarebbe augurabile, però, che ci fosse un ripensamento della Regione per evitare non solo il rischio di ‘subire’ l’insediamento con una sentenza del Tar, ma soprattutto per evitare di bruciare l’occasione di una reale e corposa trattativa a favore dell’intera area grecanica che deve trarre dall’insediamento energetico vere e concrete ricadute per un diverso e reale sviluppo socio-economico. Un investimento di 1 miliardo e 300 milioni di euro non può liquidarsi con estrema noncuranza.

    C’è chi, responsabilmente, ha cominciato a riflettere e a correggere le proprie estemporanee posizioni subordinandole, ovviamente, a stringenti confronti con la Sei, a certezze ambientali e ad assicurazioni sulla non incompatibilità dell’insediamento con le vocazioni turistiche dell’area interessata. C’è chi, come l’on. Giovanni Nucera, partendo da dette considerazioni dichiara che per l’ambiente ‘non esistono politiche ecologiche del no e basta, ma è possibile attuare politiche attive di salvaguardia e di sviluppo privilegiando il ruolo dell’uomo’ e in riferimento alla centrale di Saline Joniche ‘… non ci è sembrato di cogliere elementi di tranquillità nelle risposte finora fornite dalla società interessata all’investimento’. Posizioni intelligenti ed aperte al confronto, al dialogo ed all’accordo sulle ricadute economiche e sociali sul territorio.

    Sarà difficile un ripensamento anche da parte della Regione? Speriamo di no, augurandoci una reale folgorazione sulla via di Damasco.
    Giovanni ALVARO

    Reggio Calabria 10.2.2009

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    feb 05 2009

    IL SENATORE ICHINO METTE A NUDO I BLUFF DI BOVA

  • C’è una vecchia prassi comunista che continua ad essere utilizzata senza alcun risparmio quando le parti si invertono e da oppositori si diventa maggioranza, o quando messi alle corde è necessario smarcarsi adeguatamente. In queste operazioni, il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, on. Peppe Bova, è un grande maestro capace di inventarsi le soluzioni più mirabolanti ma in grado di far ottenere, con palese gattopardismo, il mantenimento di quanto veniva prima criticato, sostituendo, chiaramente, i beneficiari.

    Dopo mesi di martellamento sui minigruppi e sul costo della politica, il nostro protagonista ha tirato fuori dal cappello il famoso coniglio: riduzione drastica dei fondi destinati ai gruppi consiliari e, con i risparmi (3 milioni di euro), assieme ad eguale somma avuta dal Fondo Sociale Europeo, finanziamento di ‘stages’ di due anni per 250 giovani laureati, diventati, strada facendo, ben 500 .

    L’operazione viene presentata pomposamente e, forti per aver ridotto i contributi ai gruppi consiliari (sotto tiro perché facenti parte della ‘casta’), viene lanciata l’idea di ‘stages’ giovanili ‘per bloccare la fuga dei cervelli dalla nostra Regione’. L’operazione mediaticamente ha un gran successo, ma scava scava ti accorgi che si tratta di un volgare ampliamento del bacino dei precari che alla scadenza tenteranno di fare quanto hanno già fatto i giovani della legge 285, e, più recentemente, gli LSU ed LPU non ancora, però, sistemati. Altro che ‘cervelli’ da bloccare, sono solo giovani da sistemare nella pubblica amministrazione aggirando le leggi in materia. Infatti sarebbe, non difficile, ma semplicemente impossibile trattenere in Calabria ‘cervelli’ con precarietà occupazionale e retribuzione netta pari a 670 euro mensili (portati recentemente a 900 euro con i risparmi di gestione, per abbandoni, già in questa fase preliminare).

    Contro questa operazione, di scarsa rilevanza sociale e politica, ma di chiara rilevanza clientelare, si scaglia addirittura l’erede di Marco Biagi, il giuslavorista Pietro Ichino (senatore del PD) recentemente insolentito e minacciato dalle nuove BR per essersi costituito nel processo contro le nuove leve del terrorismo nostrano. Il senatore (onore alla sua capacità di non farsi condizionare dall’appartenenza) presenta addirittura una interrogazione ai Ministri del Welfare, della Funzione Pubblica e delle Politiche Comunitarie, su una operazione ‘di natura sostanzialmente assistenziale’ che rischia di avviare 500 laureati calabresi alla ‘NULLAFACENZA’.

    L’interrogazione è firmata anche da Enrico MORANDO, Paolo NEROZZI, Maria Teresa BERTUZZI, Dorina BIANCHI, Franca BIONDELLI, Tamara BLAZINA, Marco FOLLINI, Maria Pia CARAVAGLIA, Antonio RUSCONI, Giancarlo SANGALLI e Luigi VIMERCATI tutti e 11 appartenenti al Partito Democratico di Uòlter Veltroni.

    A Ichino tenta di rispondere non solo il nostro Peppe Bova, messo a nudo dalle concrete argomentazioni del giuslavorista, ma anche il Governatore Loiero (per quanto ancora?), sostenendo che “non mi pare cosa da poco che il denaro che, prima d’ora, a torto o a ragione, veniva impiegato per la tanto vituperata “casta”, oggi sia impiegato per i nostri giovani laureati’. E’ vero, ma non ammantiamo, però, l’operazione ‘stages’ di aureole che non esistono: i soldi che prima venivano usati dai gruppi per costruire la propria ‘clientela’, ora vengono usati dalla Presidenza per lo stesso motivo. Bisogna saper chiamare le cose con il loro nome e cognome, soprattutto ora che lo ha fatto il senatore Pietro Ichino la cui denuncia non può essere tacciata di partigianeria preconcetta.

    L’onnipotenza del Presidente Bova e la sua capacità di adeguare gli scenari su cui intende operare ha trovato chi lo sa rintuzzare adeguatamente. Mai, come adesso, il re è nudo.
    (Giovanni ALVARO)

    Reggio Calabria, 5.2.2009

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