Archive for giugno, 2009

giu 21 2009

E adesso che fare?

Published by Redazione under Generale

I cambiamenti dell’ordine del Mondo, le mutazioni della Politica Internazionale aprono, inevitabilmente, nuovi scenari e nuove prospettive anche nel nostro Paese.
Da troppo tempo si sta vivendo in uno stato di Patologia, ove alla politica si sostituisce il culto della personalità, del velinismo e la strategia dello screditamento.
Tutto ciò provoca inevitabilmente assenza di strategia, carenza di obbiettivi, pessima gestione delle Amministrazioni a tutti i livelli e classe dirigente che occupa spazi politici perchè garantiscono un buon stipendio.
Ma, in un Mondo che cambia, con una crisi Economica che sta notevolmente mutando equilibri, con Paesi considerati normalmente sotto sviluppati che diventano dei nuovi protagonisti, in un’Europa che ha perso la propria identità mostrando mai come ora una debolezza strutturale politica ed economica, l’Italia che già è debole mostra maggiormente la propria incapacità di cogliere le mutazioni e adeguarsi all’evoluzione del Mondo.
Tutto questo ha certamente un “peccato originale”, ed è il modo in cui nel recente passato si è voluto mettere alla gogna e cancellare una classe politica, sostituendola con un’altra assolutamente impreparata.
Una volta eseguita la diagnosi è però necessario attuare una terapia.
Il fallimento dei quesiti Referendari ci consegna una situazione nella quale non è ancora maturo il Bipartitismo, così come del resto molto lo si era già evidenziato nella ultima tornata elettorale, nella quale, alle elezioni per il Parlamento Europeo, in cui si usa un sistema Proporzionale con sbarramento ed in cui si è cercato di ridurre al massimo l’intervento del cittadino, creando in alcune circoscrizioni, liste “pseudo-bloccate”, diverse erano le liste che hanno voluto evitare di essere “annesse” a contenitori maggiori.
Noi lo scorso Marzo abbiamo aderito alla costituzione del Popolo delle Libertà.
Un progetto certamente interessante e di novità che ad oggi però presenta il grande vuoto della progettualità.
L’unico elemento che ci sembra di cogliere, è quello di costituire un unico gruppo al Parlamento Europeo che si è iscritto al Partito Popolare Europeo.
Manca ad oggi un progetto concreto, evidente, che permetta a realtà diverse, che vogliono combattere il dogmatismo e l’integralismo, di condividere un percorso.
Ed in più non sono ancora chiari gli equilibri delle varie componenti all’interno del nuovo soggetto.
Quello che viceversa si rende evidente è il vuoto lasciato da un’area Laica, Socialista Liberale che non è adeguatamente rappresentata né dai cosìdetti Socialisti di Forza Italia, che hanno viceversa svenduto Storia Ideali ed hanno gravemente nuociuto allo sviluppo di una corrente di pensiero che richiamasse gli ideali del riformismo Europeo, né dai Socialisti che partecipando ad una lista con i dogmatici ex-PCI hanno cancellato ogni velleità di presenza, né tantomeno da noi che con il Nuovo PSI abbiamo scelto, spesso, troppo spesso, la via del tatticismo, del silenzio timido.
Se è vero che in un Mondo che cambia, necessariamente serve una filosofia di pensiero adeguata allo sviluppo dei tempi, è altrettanto vero che rinunciare alla propria identità culturale ed alla propria autonomia di pensiero ci indirizza in un vicolo cieco nel quale ogni percorso ideale e politico viene a mancare a scapito di nuove regole, che non essendo quelle della politica, sono per noi che viceversa ne abbiamo da sempre fatto un’abitudine di comportamento, incomprensibili e impossibili da utilizzare al meglio.
Si rende così necessario adeguare la nostra azione politica ad una scenario che certamente non è più quello della fine 800 inizi del Novecento, ma dell’epoca della tecnologia della globalizzazione dei mercati, della cultura delle abitudini di vita.
Una nuova forma di riformismo che sappia cogliere le nuove necessità, sappia interpretare il nuovo Mondo e sappia prevedere la possibile direzione che lo stesso andrà ad assumenre nel futuro.
È necessario passare dalla fase del tatticismo a quello dell’iniziativa e della proposta politica, rivendicando con grande coraggio la nostra chiara identità culturale e la nostra autonomia, rafforzando il contenitore Partito sul territorio riempiendolo di contenuti che ad oggi sono stati completamente assenti.

I dati elettorali conseguiti alle ultime elezioni non sono certamente dati confortanti.
Escluso quelli ottenuti in alcune, pochissime a dir la verità , province che ne fanno esclusivamente un fattore Localistico, quasi da lista Civica, il Nuovo PSI in molte situazioni non riesce ad ottenere nemmeno il vecchio voto di simbolo, ma si attesta notevolmente al di sotto.
Se da un lato vi è l’ipocrita considerazione che il dato di rilievo è stato che la presenza del Partito è stata evidente sul territorio, dall’altro è evidente che non vi erano motivi alcuni per i quali gli elettori dovessero votare il Nuovo PSI.
Troppo spesso siamo stati supinamente in silenzio su argomenti di fondamentale importanza, non siamo stati in grado di fornire ai dirigenti periferici indicazioni e percorsi, né siamo stati in grado di coinvolgere il Partito nelle scelte di opportunità politiche, dalla PDL alla compilazione delle liste, che avrebbero mobilitato i quadri.
Viceversa il senso è stato quello di un diffuso rompete le righe per il quale molti anche dei nostri dirigenti si sono sentiti coinvolti e interpreti di un opportunismo politico che alla fine sta comportando la conclusione di una battaglia che da quindici anni stiamo ostinatamente portando avanti.
È necessario cambiare marcia, affrontare con consapevolezza le sfide che ci si pongono davanti, superare la timidezza dell’opportunismo, costruire con le giuste ambizioni un progetto politico, che sappia, all’interno del contesto che strategicamente abbiamo identificato come naturale, quello del PDL, raccogliere tutti gli innovatori, moderati e riformisti.
Riempire uno spazio lasciato vuoto, ritornare all’utilizzo delle regole della Politica, abbandonare la logiche personalistiche di sopravvivenza, rilanciare viceversa un progetto di “fisiologia politica”, nel quale il confronto, il ragionamento, la strategia, l’intuizione e l’interpretazione del tempo moderno siano la base della moderna Politica.
Se il Partito Socialista così come eravamo abituati a considerarlo non sarà più lo stesso, allo stesso modo, non è venuto meno la necessità di un moderno soggetto Socialista Liberale.
A noi raccogliere la sfida e saper essere i Nuovi Socialisti.
L’alternativa è sparire.

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giu 18 2009

LUNGA VITA A PATRIZIA D’ADDARIO, ULTIMA GOSSIPARA

Si, sembra la stessa musica, la stessa identica musica suonata ormai da molti anni e ripetuta, ultimamente, dalle colonne de ‘la Repubblica’ e sotto la guida del maestro Ezio Mauro. Stavolta, però, non mi sembra giusto chiudere subito la partita dicendo ‘dejà vu’, e affermando che essendo il solito stonato ritornello, formato da ‘spazzatura’, non potrà avere maggiore fortuna sol perché la musica la dirige il Corrierone e il suo Direttore Ferruccio De Bortoli. Se non altro perché questa puntata era stata preannunciata da Baffino D’Alema che, invitando la sinistra a tenersi pronta, annunciava possibili e probabili ‘scosse’ nel Governo.
Ora, però, leggendo l’intervista della Patrizia D’Addario (nuova pasionaria del gossip) non sembrano esserci elementi capaci di provocare ‘scosse’ nel Governo che sono sempre comunque susseguenti a quelle provocate nell’opinione pubblica che, attualmente, legge le notizie come l’ennesima vergogna messa in piedi da un’opposizione senza testa né coda, per cui sorge spontanea la domanda su cosa ci riserva il futuro, e cos’altro si sta preparando nella cucina complottarda?
Dev’essere, comunque, qualcosa di veramente grosso, vuoi perché si è scomodato ‘baffino’ con il proprio ‘allerta’, ma anche perché solo gli sciocchi possono pensare che la stessa musica può avere un successo maggiore di quello realizzato, anche, nel recente passato, e ‘baffino’ e & saranno presuntuosi, arroganti e mistificatori, ma non sono certamente degli sciocchi. Siamo comunque curiosi di conoscere il prosieguo della storia, quali e quanti nuovi capitoli verranno scritti, e qual’è, fra essi, quello che sarà in grado di determinare, nel Paese e nel Governo, ‘scosse’ più devastanti dello stesso terremoto dell’Abruzzo.
Certamente a subirne le conseguenze è comunque il Paese che, giocoforza, avrà un Governo il cui Premier sarà costretto a rallentare la propria azione per poter fronteggiare la nuova offensiva che si svilupperà in barba alla crisi economica, alle necessità e urgenze dell’Italia, alle attese dei cittadini, alle riforme che allungano il loro percorso. Ma a lor signori cosa interessa? Loro ‘debbono’ come imperativo categorico ‘ distruggere’ il nemico, massacrarlo, metterlo in condizione di ‘non nuocere’, riuscire a scalzarlo e sostituirlo, passando, per ottenere ciò anche sul cadavere della propria madre. Ma se questo è il calice da bere Silvio Berlusconi, forte di un consenso, storicamente, altissimo saprà berlo fino all’ultima goccia.
C’è, però, da augurarsi che l’ultima arrivata sul proscenio del gossip rimanga saldamente in vita, perché la sua ‘dipartita’ sarebbe veramente una ‘scossa’ terribile. Ci si immagina, infatti, cosa si scatenerebbe se la signorina Patrizia D’Addario dovesse passare a miglior vita anche per un semplice incidente d’auto? Chi verrebbe messo sul banco degli accusati? Chi sarebbero imputati dell’accaduto se non i servizi segreti, certamente deviati, ma pronti a servire il ‘criminale’ Berlusconi?
Lunga vita a Patrizia, quindi, non solo nel suo interesse, ma dell’intero Paese che ha ancora bisogno di Silvio Berlusconi, del suo carisma e della sua direzione politica.

Giovanni ALVARO
Reggio Calabria 18.6.2009

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giu 05 2009

LA JIHAD DI LOIERO SULLA SANITA’ CALABRESE

Agazio Loiero, come se fosse il Presidente della Repubblica… calabrese, a reti unificate, ha tenuto per ben 36 minuti il video, all’ora di pranzo, per chiamare alle ‘armi’ il popolo calabro contro l’Italia , il cui Governo, presieduto dal feroce Saladino Silvio Berlusconi coadiuvato dal terribile Maurizio Sacconi, vuole commissariare la sanità della regione che presenta, euro in più o euro in meno, un disavanzo spaventoso di 2,166 miliardi di euro.

Ha pronunciato parole di fuoco per concludere che “Ci difenderemo. Lo faremo anche questa volta”, senza però dire come e quando intende por mano ai gravi problemi della sanità calabrese che, per dirla con la Mercegaglia , “presenta l’assurdo di un costo letto in ospedale superiore a quello del Nord, ma con servizi e assistenza abbastanza inferiori”. Anche Sacconi, che ha aperto il contenzioso con la Giunta Loiero invitandola a predisporre un vero e credibile piano di rientro dal buco finanziario accumulato, in riferimento ad ospedali con 20 posti letto disseminati in tutta la regione, ha solo detto che “ride solo per non piangere”.

Nella chiamata alle armi Loiero ha indirettamente dato credito alle critiche affermando che i cittadini calabresi scelgono per interventi anche banali, ospedali fuori regione. Lo ha fatto col vergognoso tentativo di scaricare sui camici bianchi le responsabilità di una sanità allo sbando frutto di una visione del settore piegata alla ricerca della clientela. Inaccettabile questo atteggiamento che offende capacità e professionalità di livello.

Ma il top del proclama si è raggiunto con la giustificazione per la reintroduzione dei tichets sanitari. Nessun accenno al populismo che sovrintendeva la scelta imposta da alleati riottosi, ma l’indicazione che il primato della spesa farmaceutica era da addebitare, scatenando un’ilarità infinita, ai turisti che in estate invadono la Calabria. Essi, i turisti, approfittando dell’assenza dei tichets facevano, negli anni passati, la scorta dei medicinali per l’inverno.

Assieme a queste sciocchezze il Loiero-pensiero si è distinto per la chiamata di correità con la passata Giunta Chiaravalloti che aveva lasciato un buco da 800 milioni, mentre oggi quel buco è diventato il traforo del Monte Bianco. Loiero e la sua Giunta cosa hanno fatto in quattro anni di governo? Non si può continuare a dire che si è trovata una situazione catastrofica e, quindi, la colpa è degli altri. Il primo anno questo discorso è legittimo, ma per gli anni successivi diventa una foglia di fico usata solo nascondere le vergogne di una gestione a dir poco allegra.

La verità è una sola: la politica politicante ha messo sotto ‘controllo’ un settore che va invece restituito al suo ruolo che è quello di salvaguardare la salute dei cittadini. Le scelte dei primari non possono rispondere a logiche di appartenenza, ma solo a competenza professionale e capacità dirigenziale e organizzative. I primariati non possono essere decisi per ‘sistemare’ qualcuno, ma vanno istituiti se servono alla collettività, così come gli ospedali sotto casa, se non servono a niente, ma solo a mantenere ruoli e prebende, vanno immediatamente chiusi.

Loiero e &, che hanno ‘usato’ la sanità per costruire un sistema di potere, non sono in grado d’uscire dal vicolo cieco in cui si sono messi. Il commissariamento è, quindi, più che necessario. Lo chiedono a gran voce, attraverso le proprie organizzazioni sindacali, gli stessi camici bianchi che hanno, con quest’atto, dichiarata la propria renitenza alla leva voluta dal guerriero Loiero. Ad arruolarsi, nella Jihad loierana, sono rimasti solo i consiglieri del PD e gli ‘utilizzatori’ del sistema. Si parla comunque di addetti ai lavori, non di cittadini che aspirano ad un’organizzazione sanitaria capace di curare e di non far morire.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 5.6.2009

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