Archive for settembre, 2009

set 29 2009

BAFFINO PENSA CHE IL POPOLO SIA BUE

No, non c’è speranza che la sinistra possa emendarsi dai suoi errori. Aver per lungo tempo teorizzato la propria superiorità l’ha spinta a considerarsi l’unica detentrice della verità, mentre gli altri erano e, per loro, continuano ad essere, solo un sottoprodotto da non degnare di alcuna considerazione. E non ci si riferisce solo allo sprezzante giudizio che la sinistra, comunque rappresentata, esprime nei confronti degli avversari, ma anche a quello che viene espresso nei confronti degli elettori quando non rispondono alle sirene sinistrorse.
C’è chi, senza nascondersi dietro al dito, esprime disprezzo verso chi non la pensa nel suo stesso modo, e chi invece, nascondendosi dietro a pseudo ragionamenti politici, usa più cautela, ma denuncia un truffaldino tentativo di una inutile “captatio benevolentie”.

Gli esempi più palesi di chi si trova nel primo gruppo non è rappresentato da quel talebano di un Michele Santoro che ha un pedigree chiaro e netto come il piazzista Beppe Grillo o la pasionaria Sabrina Guzzanti, ma da personaggi vestiti da aureole di grandi giornalisti o di grandi intellettuali come il guru Giorgio Bocca o l’architetto Fuksas. Il primo riferendosi ai cittadini italiani, quando impazzavano i referendum che lui non condivideva sentenziava, senza possibilità d’appello, che “non si affidano le sorti del Paese a trenta milioni di analfabeti di ritorno”, e in questi giorni ha risentenziato, ad Annozero, che in Italia ci si trova dinanzi ad una massa di incoscienti contagiati dal berlusconismo e che votano centrodestra solo perché inseguono il vergognoso modello del signore di Arcore. E Fuksas, prima di lui, aveva calcato la mano chiamando gli italiani, sol perché avevano fatto vincere Berlusconi, beceri e ignoranti. I due pensano che basti il loro ruolo di intellettuali per far digerire agli italiani ogni offesa e ogni doppiopesismo come quando si afferma che il popolo, per esempio, è mafioso se a Palermo o a Reggio Calabria vota PdL, diventa progressista se vota a sinistra.

Tra quelli, invece, che appartengono al secondo gruppo c’è la schiera di coloro che pensano d’essere politici fini e che nascondendosi dietro un dito siano capaci di aprire varchi nel fronte avversario. Il massimo di questa categoria è proprio un Massimo di solo nome, quel D’Alema che per anni ha dileggiato, attaccato e martirizzato il popolo socialista e che, oggi, afferma urbi et orbi di ‘non essere comunista ma socialista’ e di aver sempre considerato Craxi come un possibile e necessario alleato.

Il signore di Gallipoli fa finta di dimenticare che il suo odio contro i socialisti è così profondo da fargli scartare, in Italia, la stessa parola socialista dal nome del proprio partito o del proprio raggruppamento elettorale (Pci, Pds, Ds e Pd oltre a Progressisti, Ulivo e quant’altro), e d’aver sempre osteggiato la politica di Bettino Craxi, dal taglio dei 4 punti di scala mobile che ha contribuito a bloccare l’inflazione a due cifre che imperversava nel nostro Paese, alla scelta di dislocare i missili Cruise a Comiso che hanno fatto smantellare gli SS20 schierati dall’Urss contro le capitali europee.

Il lider maximo, meritandosi l’appellativo di smemorato di Gallipoli, rimuove la vicenda del via libera, richiesta a Craxi, per il proprio ingresso nel PSE, e cancella la sua inattività, come Presidente del Consiglio, per salvare l’uomo che oggi, da morto, dichiara che avrebbe voluto alleato. Egli così facendo offende Bettino, offende quei dirigenti che a lui si sentono ancora legati, e offende in modo irrecuperabile quel popolo socialista che non è poi così ignorante, becero, troglodita, bue come, col suo vergognoso tentativo di “captatio benevolentiae”, immagina che sia. E’ un popolo che non si è per nulla impaurito dall’andare nell’area moderata capeggiata da Silvio Berlusconi che D’Alema considerò “sviluppo del craxismo e non semplice prosecuzione dello stesso. Intreccio tra affari e politica che è la versione plebiscitaria del craxismo”.
D’Alema dimostra d’essere peggio dei Bocca o dei Fuksas.

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set 16 2009

NESSUNA SPERANZA DI UN CONFRONTO CIVILE

No, l’Italia non è un Paese normale. Forse lo è stato, ma oggi non più, e non per responsabilità, ovviamente, della propria gente, ma per la chiusura mentale di un’opposizione senza alcuna capacità politica avendo scelto di cavalcare ogni bestialità pur di attaccare, vera e propria ossessione, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi o, più vergognosamente, avendo scelto di farsi dettare la linea da altri e farsi trainare nel ridicolo.

Nel mondo occidentale e in ogni paese democratico, c’è una maggioranza e c’è un’opposizione. E in ognuno, la prima governa, la seconda sviluppa il proprio ruolo negli spazi e nei modi che la democrazia gli riserva e, quindi, si oppone decisamente a provvedimenti della maggioranza che contrastino con le proprie scelte politiche, ideologiche, etiche e religiose; si batte per modificarne altri, migliorandoli dal proprio punto di vista; ma si associa, senza tentennamenti, a provvedimenti che non sono né di destra, né di sinistra, ma necessari e urgenti per zone del Paese o frange di popolazione, e quando questi diventano realtà partecipa ai conseguenti festeggiamenti considerandoli frutto anche del proprio impegno.

In Italia, invece, ci si oppone ferocemente a tutto, in particolare a quanto propone la maggioranza il cui leader è Berlusconi. E poi si attende, speranzosi, che tutto si riduca ad un colossale flop per poter scatenare il relativo putiferio. Ma se, casomai, il flop non c’è, allora si perde il lume della ragione e si tenta disperatamente di creare il ‘casus belli’, di sviare l’attenzione, di creare tensioni, costruire martiri, santificare vere e proprie nullità, e dare addosso, come si dice al mio paese, all’ortolano cioè al Presidente del Consiglio.

Non è vero? Guardiamo assieme le vicende del terremoto de l’Aquila. La sinistra ha sperato, disperatamente, che gli ‘impegni’ assunti dal premier fossero un grande bluff e attendeva speranzosa, sulla sponda del fiume, il passaggio del cadavere nemico. Ma quando la realtà della concretezza degli impegni ha lacerato le speranze ‘gufiste’, apriti cielo: tutti ad abbaiare alla luna, e anziché gioire per il nuovo giorno che si apriva sugli aquilani, che avevano patito lutti e disagi, si avviava un meccanismo da sindrome degli esclusi che fa pensare impossibile un ritorno alla ragione. No, non c’è speranza che ciò avvenga. Nessuna speranza di un confronto civile.

Floris grida che c’è un vero attentato all’informazione per lo spostamento del suo Ballarò di due giorni; Franceschini, prima con sarcasmo, considera gli aquilani ‘comparse’ di uno spettacolo solo mediatico, poi paragona l’Italia alla Romania di Ceausescu e, infine, decide di sottrarsi alla trasmissione ‘Porta a Porta’ dove rischiava d’essere stritolato dalla forza dei fatti; strepita Santoro offendendo ed aggredendo il premier; e si stanno preparando alla chiamata alle armi i soliti Fo, Bocca, Camilleri, Mauro, Travaglio e quant’altri che, bisogna capirli, sono stati spiazzati da un risultato inatteso. C’erano stati troppi esempi negativi dal Belice, all’Irpinia, alle Marche per scommettere in modo diverso.

E’ avvenuto come a Napoli con la spazzatura. Anche là per esempio il guru Santoro disse che l’operazione non era fattibile e che Berlusconi era un grande imbroglione. Ne era tanto convinto che disse addirittura che se il premier fosse riuscito nella quadratura del cerchio si sarebbe messo in mutande. Berlusconi con Bertolaso riuscì nell’operazione e Santoro ha dovuto difendersi con i si, però. Povera sinistra, ma soprattutto povera Italia alla ricerca di una normalità che difficilmente potrà ritrovare in tempi brevi.

Anche se l’appello alla fine dell’odio giunge dal Vescovo dell’Aquila con un netto: ‘gli abruzzesi sono stanchi delle chiacchiere sterili e della politica dell’odio’ c’è sempre una Pezzopane che non rinuncia a spargere il proprio veleno.

Giovanni ALVARO
Reggio Calabria 16.9.2009

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set 09 2009

PER D’ALEMA LA LIBERTA’ E’ UN BAVAGLIO AGLI AVVERSARI

La cosiddetta sinistra, oggi democrat , continua imperterrita a mordersi la coda. Prima blatera sulla libertà d’informazione nel nostro Paese, e lo fa facendo scendere in campo tutti i propri pezzi da novanta (si fa per dire), parafrasando un vecchio detto che recita: “quando la lotta si fa dura, i duri scendono in campo”. Poi riapre l’armamentario anti Berlusconi senza alcun freno trovando ospitalità e risalto nella grande maggioranza dei media italiani.

Soprattutto questo trito e ritrito attacco al premier è la dimostrazione della falsità della mancanza di libertà d’informazione che è, semplicemente, una bufala anche se ad affermarla si è speso lui, il più duro di tutti, il leader maximo, il Massimo D’Alema che sa egregiamente mischiare gli ingredienti per usare, quel che esce, anche come pietanza nell’imminente Congresso nazionale del suo partito e a sostegno del proprio candidato, l’on. Pierluigi Bersani.

Sapendo perfettamente che quel che rimane delle truppe che, baldanzosamente, scorazzavano per l’Italia, ragiona soprattutto con la pancia, tira fuori tutto il suo armamentario velenoso, sarcastico ed aggressivo nei confronti del suo principale avversario-nemico. Lo fa per non farsi scavalcare a ‘sinistra’ né all’interno da Marino e dal novello profeta Franceschini, né all’esterno dal sanguisuga Antonio Di Pietro che infatti dichiara che ‘finalmente cominciano a rendersi conto (nel PD ndr) che Berlusconi è un male e va fermato, non con meno ma con più antiberlusconismo’. Quindi per problemi interni si cavalca l’antiberlusconismo.

Il leader maximo, il giorno prima aveva decisamente respinto (polemica con Napolitano?) l’invito ad abbassare i toni con la motivazione che se bisogna abbassare i toni “dovreste dirlo al Direttore del Giornale, al Direttore di Libero e soprattutto al mandante dell’uno e dell’altro” dimostrando, ancora una volta, la rozzezza del proprio linguaggio e la propria chiusura mentale. Quando si afferma, infatti, che Feltri e Belpietro hanno un mandante e scrivono sotto dettatura, indirettamente è come dire che gli altri giornali (Corriere, la Repubblica, Il Sole-24 ore, l’Unità, Avvenire, Stampa, per citarne alcuni) non hanno ‘mandanti’ e scrivono quel che vogliono confermando che in Italia non c’è il bavaglio dell’informazione.

Ma se così stanno le cose a chi la canta il terzo candidato alla Segreteria del PD, Ignazio Marino, quando afferma: “Se dovessimo oggi chiedere l’accesso all’Unione europea, siccome per accedere è necessario come requisito quello di una stampa libera, noi non avremmo quel requisito”. Per Marino, quindi, anche gli altri giornali (la maggioranza) scrivono sotto dettatura. Verrebbe voglia di dire: mettevi d’accordo, innanzitutto, tra di voi, ma poi ci sovviene che anche Marino è a caccia di voti congressuali e, quindi, è in gara a chi le spara più grosse.

La verità, aldilà delle tattiche, è che vi è un “imbarbarimento dell’intreccio politico-mediatico” e la “responsabilità – come dice l’Associazione di giornalisti Lettera 22 con 400 iscritti – è di chi, come ‘Repubblica’ e ‘Avvenire’, ha finora usato la stampa come strumento di parte anziché di informazione” (www.lettera22.info). Che il PD accetti e pratichi, qualunque sia la motivazione, l’aggressione al premier ha aggravato la situazione determinando una vergognosa deriva.

La querela di Berlusconi contro alcuni giornali e la campagna di Feltri sulla moralità di un direttore sono certamente criticabili dal punto di vista dello stile, ma, proprio per la libertà di stampa tanto sbandierata dai democrat, sono ultra legittimi. Esse fanno il paio con querele di altro colore (D’Alema-Forattini, Di Pietro contro tutti, ecc.), e con altre vicende anche se costruite sul nulla (Noemigate , la scossa D’Addario, ecc.). Si tenta, comunque, di mettere il bavaglio ai moderati.
Giovanni ALVARO
Reggio Calabria 8.9.2009

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