Archive for novembre, 2009

nov 26 2009

L’ELIMINAZIONE DI BERLUSCONI E’ IN UNA LOGICA MAFIOSA

No, non ce l’hanno fatta e non ce la potranno fare a cacciare Silvio Berlusconi con le idee, i programmi e la politica. Non ce l’hanno fatta e non ce la potranno fare perché non hanno idee, non hanno programmi e hanno divorziato da tempo dalla politica dato che la loro specialità è il retrobottega, la trama da corridoio, l’intrigo con l’assenza totale di un minimo senso dello Stato.

Sono arrivati, comunque, a questa conclusione dopo averle sperimentate tutte, nel corso di ben 15 lunghi anni di opposizione (sic.!), dalla gioiosa macchina da guerra; agli avvisi di garanzia, recapitati in diretta durante un incontro internazionale; ai ribaltoni del responso elettorale strumentalizzando la famosa costola della sinistra e utilizzando la disponibilità dell’allora inquilino del Quirinale; all’uso asfissiante, senza alcuna interruzione, della Guardia di Finanza sulle sue aziende; all’apertura di procedimenti giudiziari senza alcun risparmio; alla sua denigrazione sistematica e completa; agli attacchi giornalieri fatti dalla ‘imbavagliata’ (sic!) stampa italiana ed estera; alle campagne sul conflitto d’interessi che periodicamente venivano rilanciate.

E poi, ancora, quando l’onda inarrestabile dell’ultimo responso elettorale ha spazzato via l’imbelle governo Prodi ed ha dato vita all’attuale governo Berlusconi hanno tentato la strada del gossip; del guardare dal buco della serratura; delle escort introdottesi vergognosamente in casa sua con tanto di registratore, con l’obiettivo di intaccarne la figura; con le foto ‘rubate’ nella sua villa in Sardegna; con la strumentalizzazione delle sue vicende familiari; con l’ossessiva serie di domande pubblicate per mesi dal giornale del suo nemico; con la sentenza, da far tremare i polsi e le vene, con la quale si decide un ‘risarcimento’ alla Cir di De Benedetti di ben 750 milioni di euro; con il tentativo di distruggere l’atto di solidarietà umana espressa nei confronti di Marrazzo; con il…, e poi ancora il… il… il…

No, non è bastato. Quest’uomo appare indistruttibile, e chiaramente lo è, sia per le capacità carismatiche, per quelle di governo e per il decisionismo che gli permette d’uscire d’ogni situazione difficile; ma anche per il sostegno che gli viene da un ampio consenso popolare. E’ chiaro che la maggioranza degli italiani lo aiuta a non piegarsi e a resistere, resistere, resistere. E bene ricordare, infatti, che a questo popolo (che qualcuno considera bue, imbelle e moralmente inferiore) non è bastato, negli anni di ‘mani pulite’, d’essere privato dell’intera propria classe dirigente per farsi impaurire, avviare la dispersione delle sue aspirazioni e dei suoi convincimenti democratici, e magari decidere di rifugiarsi sotto qualche ombrello falsamente protettivo (come, purtroppo, hanno fatto pusillanimi dirigenti di terza e quarta fila del fronte moderato). E’ stata chiara, per la maggioranza degli italiani, qual’era la scelta di campo da fare, e quella scelta è stata fatta.

Solo gli intrighi, i ribaltoni e i brogli elettorali hanno permesso, in questi 15 anni, parentesi altrimenti improbabili. Ecco perché, oggi, si pensa alla ‘soluzione’ finale di hitleriana memoria, o al mezzo che riesca a chiudere definitivamente un conflitto interminabile, anche se con la filosofia, terra terra, della mafia che, senza perdere tempo, risolve il problema con l’eliminazione fisica del proprio nemico. C’è chi invoca un novello Gravilo Princip, e chi si affida ai pentiti di turno. Nell’uno e nell’altro caso si punta a mettere fuori gioco Silvio Berlusconi.

Ma la storia, oltre a non ripetersi se non sotto forma di farsa, per alcuni protagonisti delle vicende italiane, non è stata, purtroppo per loro, neanche maestra di vita. La messa fuori gioco del CAF (Craxi, Andreotti e Forlani) non è servita a niente. Al palo erano i pseudo sinistri, al palo sono rimasti e al palo resteranno. Berlusconi ha uno scudo insuperabile rappresentato dal forte sostegno che gli riserva la maggioranza del popolo.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 25.11.2009

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nov 16 2009

ANCHE LE BOCCIATURE SONO ‘AD PERSONAM’

Si fa un gran parlare di leggi ad personam riferendosi a quelle leggi che nascono e si affermano come leggi per evitare al premier di restare invischiato nella tela del ragno, ma si fa finta di ignorare che scelte ad personam sono anche quelle che puntano ad ottenere che Berlusconi venga processato immediatamente, condannato severamente e possibilmente trascinato in manette verso le patrie galere. L’odio sparso è così massiccio che il semplice pensare o sognare immagini di questo tipo fa andare in solluchero quella parte, per fortuna minoritaria, di italiani i cui prototipi, con sorriso da ebeti, si possono ammirare tra gli spettatori di Annozero</u>.

Al primo gruppo ‘ad personam’ vengono indicati, per esempio, i lodi Schifani e Alfano che non avevano come obiettivo l’impunità del Presidente, ma solo quello di liberarlo, per la durata dell’incarico, dalla distrazione per processi che potevano vulnerare la sua azione di governante. Ma al secondo gruppo va annoverata la stessa loro bocciatura perché, comunque mascherata, fa puntare all’obiettivo inverso che è quello di poterlo disarcionare, dal ruolo affidatogli dagli elettori, con metodi da Inquisizione, stante l’incapacità a realizzare questo obiettivo con il confronto e con, perché no?, lo stesso scontro politico.

La speranza di un confronto civile e sereno non è, però, tra le cose praticabili di questi tempi, perché viviamo in un Paese dove la sinistra, dominata da ipocriti incapaci di ragionare oggettivamente, è sospinta a sperare di ottenere un risultato altrimenti impossibile per altre vie. E’ la sinistra del doppiopesismo, delle due verità, della carota e del bastone, dell’atteggiamento conciliante quando rivendica una ricaduta positiva (leggi D’Alema a Mr. Pesc), dell’attacco senza esclusione di colpi a obiettivi capovolti, una sinistra che sull’altare dell’antiberlusconismo non disdegna fomentare campagne denigratorie all’estero, che presenta l’Italia come paese a deriva autoritaria, che grida continuamente ‘al lupo, al lupo’ rispetto ad un ipotetico regime, che anche sul piano economico presenta un’Italia allo sbando malgrado gli indici dimostrino il contrario. Una sinistra senza il benché minimo senso dello Stato.

Duole constatare, però, che, dinanzi a questo scenario, si sviluppino categorie di pensiero, anche nel centro destra, che producono nel Presidente del Consiglio l’impressione d’essere accerchiato e che sia in atto lo sviluppo di una specie di caccia al cinghialone come già avvenne per Bettino Craxi. Registi ed esecutori della caccia sarebbero sostanzialmente gli stessi, anche se nell’odierna caccia vi è di più: l’uso strumentale della vicenda familiare (divorzio di Veronica), l’attacco al patrimonio aziendale (sentenza di 750 milioni a favore di De Benedetti) e l’enfatizzazione delle divisioni interne al PdL. E’ tutto ciò che fa sentire il premier fortemente isolato e debolmente difeso. Si sente sostanzialmente nudo.

A nulla serve, quindi, per sbloccare la situazione, dichiararsi favorevoli alla presentazione del lodo Alfano, con legge costituzionale, se verso tale obiettivo si collocano solo alleati e piccoli partiti. E’ necessario che, a pronunciarsi senza se e senza ma, sia il maggiore partito d’opposizione perché solo approvando una legge costituzionale, con una larga maggioranza, si può evitare un referendum che sarebbe un nuovo campo di battaglia per i forcaioli dell’IDV.

Per il resto, sarà il legittimo impedimento che farà la sua parte, senza bisogno di leggi che affrontano solo un pezzetto della riforma della giustizia. La maggioranza degli italiani vuole una riforma piena: processo breve, separazione delle carriere, riforma CSM, intercettazioni, responsabilità civile dei giudici, ecc.. Quella maggioranza attende una risposta. Se si continua a nicchiare, anche un pezzetto va bene.
Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 16.11.2009

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nov 05 2009

IL CHIODO FISSO DELLE DIMISSIONI DI BERLUSCONI

Per giorni la sinistra ha ‘lavorato’ a far passare la tesi della necessità delle immediate dimissioni del premier così come aveva fatto l’ex Governatore del Lazio, Piero Marrazzo. Per giorni Rosy Bindi, la news entry Serracchiani, Repubblica, l’Unità, Il Fatto e via via a scendere fino all’ultimo militante che, ormai allevato all’odio viscerale per il nemico, si è fortemente prodigato a inviare SMS ai propri amici con preghiera di effettuare la solita catena di S. Antonio con la richiesta di uscita di scena di Silvio Berlusconi. Per giorni hanno teso a costruire la loro ‘verità’ sui due episodi che hanno interessato Marrazzo e Berlusconi.

Alla fine hanno dovuto buttare la spugna, ad eccezione di qualche soldato giapponese come Padellaro. Non reggeva per nulla l’accostamento. Il Marrazzo, con moglie e prole, è andato volontariamente a incontrare transenssuali, a consumar cocaina, a tener nascosto l’eventuale ricatto, a negare decisamente nella prima fase l’accaduto (è una bufala, è un complotto, parleranno solo i miei legali, stanno tentando di incastrarmi), mentre Berlusconi, separato dalla moglie, ha fatto sesso con una donna che, arrivata a casa sua armata di registratore e telefonino, aveva il semplice e chiaro obiettivo di volerlo e doverlo ‘sputtanare’.

Marrazzo sapeva del trans, Berlusconi ignorava la qualifica di sgualdrina della D’Addario. Le non dimissioni di Marrazzo sarebbero state, quindi, inconcepibili e ingiustificabili, come inconcepibili e ingiustificabili sarebbero state le dimissioni di Berlusconi per assoluta mancanza di motivazione. Sarebbero state, infatti, un grandioso regalo ai pasdaran dell’odio e a quanti avevano architettato il trappolone, ma un danno enorme per l’intero Paese.

Ed allora, senza soluzione di continuità, avanti con ‘altro’ e, quindi, proclamano ai quattro venti: “Berlusconi, senza lodo Alfano, deve dimettersi perché, senza bisogno dello svolgimento dei propri processi, va considerato reo dato che l’avvocato Mills è stato condannato”, facendo finta di ignorare che la sentenza Mills non è ancora passata in giudicato, e che sull’intero processo pesa, come un macigno, la vicenda prescrizione, la cui scadenza è fissata a marzo 2010 per lo spostamento della data dalla quale conteggiare i termini previsti dalla legge.

La Magistratura di Milano per conteggiare i termini di scadenza, infatti, ha fatto questo ragionamento: il reato (falsa testimonianza di Mills) sarebbe stato commesso nel 1998, ma il pagamento (per la falsa testimonianza) sarebbe avvenuto nel 2000, ergo il conteggio dei termini parte dal 2000. E’ opinione diffusa che si tratti di un marchingegno per evitare la prescrizione ed arrivare alla conclusione magari, secondo la sinistra, ‘sfasciando’ (vecchio verbo dipietresco) il premier. Ma la legge non è uguale per tutti? Il rifiuto del lodo Alfano non è stato costruito su questo assunto? E la falsa testimonianza, se c’è stata, non è reato indipendentemente dal successivo pagamento?

Ma anche considerando i nuovi tempi della prescrizione, che a causa del lodo Alfano erano congelati, la scadenza definitiva, per Berlusconi, si è spostata a giugno 2011. E’ chiaro, e lo avevamo già scritto in un precedente articolo, che la velocità usata per Mills (altro primato Guinness: in sette mesi 1° e 2° grado di giudizio) non potrà essere usata per Berlusconi perché bisogna rispettare l’agenda degli impegni istituzionali del premier. Nel lasso di tempo che intercorre da oggi alla scadenza dei termini, al massimo, si potrà avere la sentenza di primo grado.

Sapendo ciò, ed avendo capito, in ritardo, che la battaglia contro il lodo Alfano è stata una vittoria di Pirro (“non riescono a vedere aldilà del proprio naso”) si buttano a reclamare le dimissioni di Berlusconi senza le quali la speranza di conquistare il potere è rinviata a fine legislatura. Ma sono stati gelati dalla dichiarazione di Berlusconi che senza tentennamenti ha dichiarato, quanto volevano sentire i cittadini italiani: non mi dimetterò anche in presenza di una condanna. Ha omesso di aggiungere: politica.

Giovanni ALVARO
Reggio Calabria, 3.11.2009

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nov 01 2009

BAFFINO ‘PERDE IL PELO…’ ANCHE SE SARA’ Mr. PESC

Che la candidatura di Baffino, a Ministro degli Esteri dell’Europa, sia debole e difficilmente realizzabile nulla toglie alla intelligente scelta di Silvio Berlusconi di esprimere il sostegno del Governo italiano che non è, comunque, un atto dovuto come sostiene il novello Segretario del PD, Pier Luigi Bersani che pontifica con un incredibile “Sarebbe strabiliante che il nostro Governo non si mettesse in una posizione d’appoggio, perché questa nomina sarebbe una cosa di grandissimo prestigio per l’Italia”.

Ragiona così il Bersani perché il candidato è D’Alema, ma non badava al prestigio dell’Italia quando c’era da buttar fango sul nostro Paese facendo sponda ad una serie di giornali stranieri, che per mesi hanno praticato
lo sport dell’antiberlusconismo, con l’obiettivo di attaccare il premier e con il risultato di sputtanare il nostro Paese. No, non sarebbe stato strabiliante una posizione diversa sulla candidatura del ‘lider maximo’ del fu PCI-PDS-DS-PD perché chi usa moneta falsa deve mettere in conto che, normalmente, potrà essere ripagato con la stessa moneta.

Il non seguire questa logica dimostra la grandezza del nostro Premier e la validità del giudizio, che si da su di lui, di vero statista: non farsi condizionare dai problemi dell’orto di casa, e “se ti odiano, a non lasciarsi prendere dall’odio” come scriveva Rudyard Kipling, in quella memorabile poesia dedicata al proprio figlio.

Se avesse seguito un’altra strada, nessuno, neanche Bersani, o il già dimenticato Franceschini, potevano dire nulla. E non solo per le vicende di casa, per la sistematica campagna di odio, per l’acredine e la volgarità degli attacchi subiti, o per semplici scelte di parrocchia, quelle stesse che sono sempre state alla base delle miopi scelte della cosiddetta sinistra, ma anche per la diversa visione dei problemi del mondo.

Quelle visioni che hanno portato, per esempio, proprio D’Alema a considerare giusta la guerra e i bombardamenti ‘intelligenti’ alla Serbia, e non giusta la guerra all’Iraq con la giustificazione che in Serbia c’era da liquidare il despota Milosevic che stava massacrando gli albanesi del Kossovo (o c’era dell’altro?), e dimenticando che razza di despota era Saddam e i massacri attuati contro il proprio popolo. O, ancora, ad amoreggiare con Hezbollah ed Hamas e quindi, tenendosi alla larga da Israele accerchiato da Stati canaglia e che l’Iran dichiara continuamente che deve farla letteralmente scomparire. O, ancora, le diverse posizioni sull’immigrazione e sull’Islam che cozzano con gli accordi del Governo italiano con la Libia.

Berlusconi, però, sa che queste posizioni dovranno essere accantonate perché il Ministro degli Esteri dell’UE deve tener conto degli orientamenti della maggioranza dei Paesi che la compongono, e Mister Pesc non deve assumere posizioni personali ma deve tenere conto degli orientamenti di chi lo esprime nel ruolo che gli potrà venire assegnato. Un diverso atteggiamento farebbe scattare elementi di netta e chiara incompatibilità.

Il Premier, però, non si illuda su un diverso atteggiamento del PD nei suoi confronti, né in un diverso atteggiamento anche dello stesso D’Alema. Non tanto perché ha già dato prova di quanto consideri importante la ‘riconoscenza’ nei confronti di chi lo aiuta. Ieri daCraxi ‘usato’ per entrare nella grande famiglia del PSE e subito dopo considerato il solito nemico da ‘abbattere’, ed oggi da Berlusconi. Illudersi è da ingenui anche perché il nostro Baffino per rintuzzare le critiche che gli stanno cadendo addosso, anche se dovesse incassare l’eventuale nomina, diventerà tra i più feroci antiberluscones per dimostrare che non si è fatto condizionare, per nulla, dall’aiuto di Silvio Berlusconi e del suo Governo.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 1.11.2009

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