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	<title>Partito Socialista Nuovo PSI - il blog &#187; agi</title>
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	<description>liberi pensieri dei Socialisti Italiani - blog ufficiale del nuovo PSI</description>
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		<title>MA E&#8217; IL &#8216;SAPERE SCIENTIFICO&#8217; CHE SMENTISCE BIANCHI</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 16:51:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sfugge al professore Alessandro Bianchi, già Rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, che il Convegno di Catania, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di quella città, non era una iniziativa politica (con l’obiettivo di esaltare la bontà del Ponte), quanto un convegno di esperti del ‘sapere scientifico’ che tanto appassiona l’ex Ministro del Governo Prodi resosi famoso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sfugge al professore <strong>Alessandro Bianchi</strong>, già Rettore dell’<strong>Università Mediterranea di Reggio Calabria</strong>, che <strong>il Convegno di Catania</strong>, organizzato dall’Ordine degli Ingegneri di quella città, non era una iniziativa politica (con l’obiettivo di esaltare la bontà del Ponte),   quanto <strong>un convegno di esperti del ‘sapere scientifico’ che tanto   appassiona l’ex Ministro </strong>del Governo Prodi <u>resosi famoso per la sortita, un minuto dopo il suo giuramento al Quirinale, con la quale annunciava lo stop al Ponte sullo Stretto che, infatti, fu delittuosamente bloccato.</u><br />
A <strong>Catania</strong>, salvo alcuni saluti di prammatica, <u>la scena è stata tenuta da rettori, professori, ingegneri, architetti ed esperti di ponti, sia impegnati in Italia che a livello mondiale</u>. L’iniziativa si è avvalsa del sostegno di un <strong>Comitato Scientifico di alto livello </strong>coordinato da <strong>Luigi Bosco </strong>(Commissione Monitoraggio Nuove Norme Tecniche del Consiglio Superiore LL.PP.) e dal <strong>prof. Enzo Siviero </strong>(Ordinario di Ponti IUAV di Venezia); dell’esperienza di tre esperti mondiali del settore quali il <strong>danese Klaus H. Ostenfeld</strong>, il <strong>cinese Man-Chung Tang </strong>e l’<strong>americano Peter Sluszka</strong>; e del contributo di professionisti, ordinari e cattedratici delle nostre Università.<br />
In parole semplici, <u>il ‘sapere scientifico’, attualmente alla base delle più ardue elaborazioni tecniche, è stato reso ‘leggibile e fruibile’ all’attentissimo pubblico presente</u> che è venuto a conoscenza di quanto siano diffusi i ponti in ogni parte del mondo, di quanti ve ne siano attualmente in costruzione e di quanti sono nella fase di studio ed elaborazione, incluso <strong>quello di Gibilterra</strong>. Ma è venuto anche a conoscenza di quanto siano ristretti, in tutto il mondo, i tempi necessari alla decisione politica, all’elaborazione progettuale, all’appalto dell’opera ed alla sua realizzazione.</p>
<p><strong>Solo in Italia e, soprattutto, solo nel Mezzogiorno</strong>, c’è come una maledizione divina, un accanimento contro ogni ipotesi di ‘salti di qualità’ nella infrastrutturazione, e nella ricerca di nuovi percorsi per una diversa prospettiva economica. E <u>le parole di Bianchi che ha sostenuto che non è stato condizionato da   ‘pregiudizi’ ideologici, lasciano, pertanto, il tempo che trovano</u>. La sua  posizione (l’opposizione alla costruzione del Ponte), ha teso a sottolineare, nasce da un “’giudizio’ molto ponderato, che discende da <u>studi multisettoriali, documentati e approfonditi</u>”. <strong>Ma gli studi multisettoriali, documentati e approfonditi sono anche quelli degli esperti del Convegno che sono stati messi, a differenza di quanto abbia potuto fare Bianchi, a ‘battesimo’ dall’applicazione pratica</strong>. O l’ex Rettore pensa d’avere l’esclusiva del ‘sapere scientifico’ e che detto ‘sapere’ non sia soggetto ad evoluzioni in virtù della ricerca e degli studi?<br />
<strong>Perché </strong>entra, a gamba tesa, nella discussione e ‘<strong>aggredisce’ l’attuale Rettore </strong><u>reo di essersi permesso di ‘dissentire’, timidamente e con molte cautele, esplicitate dal successivo goffo chiarimento con una debolissima motivazione</u>, dall’<strong>ipse dixit di Alessandro Bianchi? </strong>Solo il ‘pregiudizio’ può essere la risposta in grado di giustificare questo atteggiamento che, nella pratica, nega oltre che lo sviluppo della ricerca, anche quello del libero pensiero.<br />
Il ‘<strong>sapere scientifico</strong>’ ci ha fornito, <u>con il Convegno di Catania, un dato certo</u>: <strong>non esistono difficoltà che l’attuale livello delle ricerche e delle applicazioni non siano in condizioni di affrontare e risolvere sia per la costruzione del Ponte che per la sua difesa da ogni rischio </strong>(terremoti, venti, smottamenti e quant’altro). Si trovino, quindi, <u>altre argomentazioni per ‘sparare’ contro il Ponte ed alimentare un becero ‘provincialismo</u>’, vincente fin’ora perché sul campo c’erano solo i detrattori dell’opera. Oggi che sono scesi in campo anche gli esperti ‘silenti’ del settore è impossibile, per i negazionisti, mantenere l’appeal di prima, anche perché, per fortuna, non siamo in regimi dal pensiero unico.<br />
                                         Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 25.5.2010</p>

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		<title>TRASPORTI: C&#8217;E&#8217; PURTROPPO CHI REMA CONTRO</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 20:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è chi ha deciso di sfruttare le pessime condizioni dei trasporti in Calabria decidendo di realizzare, con successo, il collegamento navale Messina-Salerno imbarcando camion, tir e automobili diretti al o provenienti dal Nord, e c’è chi ha deciso di dargli una consistente mano. Se si può capire il primo soggetto che, dopo l’esperimento della prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		C’è chi ha deciso di sfruttare le pessime condizioni dei trasporti in Calabria decidendo di realizzare, con successo, il <strong>collegamento navale Messina-Salerno </strong>imbarcando camion, tir e automobili diretti al o provenienti dal Nord, <strong>e c’è chi ha deciso di dargli una consistente mano</strong>. Se si può capire il primo soggetto che, dopo l’esperimento della prima unità, ha già raggiunto, come sembra, le quattro navi che fanno la spola tra i due terminali, <u>non si riesce a capire “l’aiuto” che gli viene fornito dalla Rete Ferroviaria Italiana, un aiuto che accentua ulteriormente l’isolamento della regione Calabria nei confronti del Paese</u>.</p>
<p>		Il <strong>Gruppo Fs </strong>non solo non ha in calendario la realizzazione dell’<u>Alta Velocità da Salerno verso le zone del profondo Sud</u>, ma addirittura <u>sta smantellando quel poco che serviva ad evitare mezzi di trasporto diversi dalle rotaie </u>se è vero, com’è vero, che sono stati <strong>cancellati 12 treni ad lunga percorrenza verso Milano e Torino</strong>; <strong>la liquidazione della mitica ‘Freccia del Sud</strong>’ che negli anni del boom economico trasportava la forza-lavoro meridionale verso il triangolo industriale del Nord; <strong>lo smantellamento della divisione Cargo; e la dismissione di alcuni impianti a Paola</strong>.  </p>
<p>		<strong>Una vergogna </strong>che ha determinato la proclamazione di uno sciopero regionale tra il 12 e 13 maggio da parte di tutte le sei sigle sindacali, la presa di posizione di quanti, tra uomini politici nazionali e regionali,  sono fortemente preoccupati per l’<strong>arrogante indifferenza del gruppo dirigente della Rfi </strong>che, in ultima analisi, penalizza soprattutto le popolazioni calabresi e la loro aspirazione a diventare parte integrante della nazione che a 150 anni dalla sua creazione non ha ancora risolto il nodo del Mezzogiorno d’Italia.  </p>
<p>		La scelta di smantellamento della rete ferroviaria è ancor più grave e assume aspetti veramente paradossali dopo le decisioni dell’<u>autorità portuale di Gioia Tauro </u>a cui ha contribuito la nuova Giunta Regionale della Calabria, di <u>riduzione consistente della tassa di ancoraggio per le navi</u>. Scelta questa indispensabile per favorire una inversione di tendenza nei processi di sviluppo dello scalo marittimo più importante del Mediterraneo, ma che verrebbe vanificata da scelte suicide e penalizzanti di una Regione che rischia di diventare un classico binario morto nel sistema dei trasporti italiani.</p>
<p>		E’ necessario, quindi, <u>sostenere le iniziative sindacali se esse non si riducono alla difesa dell’esistente o addirittura ad uno sconsolante e deprimente mercanteggiamento sulle unità di trasporto da ripristinare </u>correggendo, semplicemente, la strategia di spoliazione in atto da parte del gruppo dirigente della Rfi. <strong>Va ottenuto pienamente e subito un tavolo di trattative che </strong>superando immediatamente le assurde scelte effettuate, <strong>affronti</strong>, passando dalle parole ai fatti, <strong>tutto quanto diventerà necessario con la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina </strong><u>che ha la sua ragion d’essere proprio nell’aggancio al corridoio europeo 1 (Berlino-Palermo e Catania) ed all’Alta Velocità oggi bloccata a Salerno</u>.</p>
<p>		Il Sud ha una grande carta da giocare legata all’attraversamento stabile dello Stretto, e questa carta non va sprecata. <u>Se c’è qualcuno che rema contro al futuro del Mezzogiorno che può e deve diventare una base logistica dell’intera Europa</u>, <strong>deve essere messo in condizioni di non nuocere anche a costo di dover procedere a vere e proprie ‘epurazioni’ di manager </strong>che stanno dimostrando di badare solo all’interesse del piccolo ‘orticello’ che hanno avuto affidato,  e non all’insieme dei problemi del Paese.  <strong>Per fortuna che, in questo Paese, c’è un Governo che sa governare, e che se lasciato governare sa pensare in grande</strong>.</p>
<p>						Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 10.5.10</p>

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		<title>ULTIMI E DISPERATI TENTATIVI DI BLOCCARE IL PONTE</title>
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		<pubDate>Tue, 04 May 2010 21:08:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È arrivata sulla scena del dibattito, pro o contro il Ponte sullo Stretto, la proposta del Ponte galleggiante dell’architetto israeliano Mor Temor. Completo di strade, ferrovie, case, alberghi, locali notturni, giardini pensili e darsene per medie e piccole imbarcazioni, il progetto offre un certo richiamo, un sicuro charme, ma è presentato, dai detrattori del Ponte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È arrivata sulla scena del dibattito, <strong>pro o contro il Ponte sullo Stretto</strong>, <u>la proposta del Ponte galleggiante dell’architetto israeliano Mor Temor</u>. Completo di strade, ferrovie, case, alberghi, locali notturni, giardini pensili e darsene per medie e piccole imbarcazioni, <u>il progetto offre un certo richiamo, un sicuro charme, ma è presentato, dai detrattori del Ponte a campata unica, come alternativo allo stesso</u>, con la speranza, neanche tanta nascosta, di poterne bloccare l’iter realizzativo.</p>
<p><strong>Anche la proposta di Ponte galleggiante conferma così il furore nichilista di quanti, per scelta ideologica, cavalcano aprioristicamente qualunque ipotesi che sia in opposizione al Ponte sullo Stretto</strong>. <u>Ed è stato così anche al Convegno di presentazione del progetto del Ponte galleggiante dove sembrava di assistere, con qualche timida eccezione, alla celebrazione del No</u>, caratterizzata, oltre che dai soliti catastrofismi (venti, terremoti, smottamenti, finanziamenti, difficoltà di costruzione, disastri ambientali) da subdole ipotesi sospensive che possiamo così sintetizzare: ‘<em>il ponte galleggiante abitato è il non plus ultra nel settore dei ponti e, ergo, sarebbe opportuno che ci si fermasse un attimo per valutare se la medicina alternativa proposta è veramente innovativa</em>’.</p>
<p>Pura e semplice irragionevolezza giocata contro il Ponte che ha già subìto un iter quanto basta travagliato e lungo, che ha visto una <u>gara d’appalto regolarmente espletata, con gli aumenti di capitale della Società Stretto di Messina decisi, con gli stanziamenti del Cipe effettuati, e che si trova adesso nella fase di progettazione esecutiva da rendere concreto entro il 30 settembre prossimo</u>. Ma questa scellerata  illogicità va diritto contro gli interessi delle popolazioni calabre e sicule che sull’attraversamento stabile dello Stretto fondano le loro speranze di un sano riscatto economico e sociale. Ma onde evitare d’essere accusati di identico aprioristico atteggiamento contro l’ultima proposta avanzata, facciamo un minimo di ragionamento. </p>
<p><strong>I due Ponti supposti alternativi </strong>(a campata unica o galleggiante) <strong>non sono per nulla tali per tre importanti motivi</strong>: <u>la localizzazione, le ipotesi di finanziamento e le motivazioni che li sorreggono</u>. Nel caso della localizzazione, il Ponte a campata unica sarà costruito nel punto più vicino tra le due sponde e, attraverso una serie di viadotti e gallerie, si eviterà il massacro del territorio determinando l’amalgama con le zone abitate. La seconda ipotesi progettuale, vale a dire il Ponte galleggiante, avverrebbe diversi chilometri più a sud, vale a dire direttamente tra due zone densamente abitate delle due città, che non sarebbero sorvolate ma interessate massicciamente e direttamente, e con le tante difficoltà operative che è ingenuo sottovalutare.</p>
<p><strong>Il finanziamento</strong>. Nel primo caso oltre al 40% di capitale pubblico, pari a 2,5 miliardi di euro, già deciso e deliberato, si ricorrerà al project finance per il restante 60% pari a 3,8 miliardi di euro; per il ponte galleggiante abitato si ipotizza un autofinanziamento con la congetturata vendita di 3 milioni di mq. di abitazioni ed altro!</p>
<p><strong>Diverse profondamente le motivazioni delle due opere</strong>. Per il Ponte galleggiante si tratta di realizzare un collegamento che sia propedeutico all’interscambio tra le due città e le due province. In poche parole è un’opera finalizzata al pendolarismo o, se proprio si vuol andare oltre, utile alla conurbazione ed alla creazione della <strong>Città dello Stretto</strong>. Valore importante per le due realtà urbane e per i cittadini dei due territori, ma senza una rilevante portata economica per un tangibile sviluppo delle aree meridionali. <strong>Il Ponte sullo Stretto, quello per intenderci già appaltato e avviato alla realizzazione, è nato come collegamento tra le due sponde ma è diventato, nelle scelte europee, segmento importante del corridoio 1 Berlino-Palermo</strong> il cui obiettivo è quello di  ridurre i tempi di percorrenza  delle merci da e per il Nord Europa da e per Medio ed Estremo Oriente.</p>
<p>Non può sfuggire a nessuno, salvo preconcetti e furori ideologici, l’importanza di captare il traffico merci che nel Mediterraneo ammonta al 30% dell’intero traffico mondiale,  e delle ricadute che tale captazione determinerà nelle regioni meridionali che diventeranno una reale base logistica dell’Europa. <strong>Né potrà sfuggire che il Ponte determinerà un’infinita serie di ricadute infrastrutturali le più importanti delle quali saranno </strong>l’Alta velocità, oggi ferma a Salerno, che toglierà anche la Calabria e la Sicilia dall’isolamento in cui si trovano; il potenziamento dei porti che attorno all’hub principale di Gioia Tauro necessariamente dovranno essere sorretti e potenziati (da Siracusa a Catania, da Palermo a Milazzo, da Messina a Reggio e Vibo Valentia); la conclusione del rinnovo della A3, della Statale Jonica 106 e delle pedemontane. Questa lista non esaustiva di conseguenze positive per l’intero territorio fanno difetto nell’ipotesi alternativa.</p>
<p>C’è troppo in gioco per permettere che venga rimesso in discussione quanto, faticosamente, si è riusciti a far partire. La baricentricità mediterranea del Ponte rispetto ai Paesi rivieraschi ne fa un’opera che può saldare il Sud d’Italia con i paesi che si affacciano nel Mediterraneo: una cerniera tra Africa ed Europa. Dovrebbero solo far sorridere i lai di quanti pensano che basta avere un minimo di visibilità per sentenziare sul futuro di intere popolazioni.</p>
<p><strong>Nessuno osi toccare il futuro del Mezzogiorno</strong>.</p>
<p>							Bruno SERGI*<br />
							Giovanni ALVARO</p>
<p>* Docente Facoltà Economia Università di Messina</p>
<p>Cofondatori del ‘Comitato Ponte Subito’</p>
<p>Reggio Calabria 4.5.2010</p>

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		<title>IL SISTEMA ELETTORALE E’ UN FALSO PROBLEMA</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Apr 2010 15:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La discussione sviluppatasi dopo la dichiarazione del premier Silvio Berlusconi sul semipresidenzialismo è scivolata fuori dal binario su cui si era mosso il Presidente del Consiglio. Prova di questo deragliamento è stata la sortita “controcorrente” di Gianfranco Fini centrata sulla necessità che il semipresidenzialismo, per essere efficiente, dovrebbe accompagnarsi ad un modello elettorale a doppio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		La discussione sviluppatasi dopo la dichiarazione del premier <strong>Silvio Berlusconi </strong>sul semipresidenzialismo è scivolata fuori dal binario su cui si era mosso il Presidente del Consiglio. <u>Prova di questo deragliamento è stata la sortita “controcorrente” di <strong>Gianfranco Fini </strong></u>centrata sulla necessità che il semipresidenzialismo, per essere efficiente, dovrebbe accompagnarsi  ad un modello elettorale a doppio turno, non spiegando però, come il doppio turno potrebbe dare  legittimità  al semipresidenzialismo, mentre il turno unico lo penalizzerebbe. </p>
<p>		E’ bastato, quindi, poco per spostare la discussione <u>dai reali obiettivi posti da Berlusconi, ai modelli elettorali che appassionano gli ‘esperti’ del settore </u>e non certamente la grande maggioranza dei nostri concittadini. E su questo terreno se ne sono sentite di tutti i colori: <u>maggioritario, maggioritario a collegi uninominali, proporzionale, proporzionale con premio di maggioranza, turno unico, doppio turno alla francese, mixer alla tedesca, sistema spagnolo, intreccio tra maggioritario e proporzionale, mattarellum, porcellum e così via</u>. Discussione ‘interessante’, ma chiaramente fuori tema. </p>
<p>		Nel recente passato le motivazioni per usare un sistema piuttosto che un altro <strong>vertevano sulla necessità di garantire stabilità al governo al Paese</strong>. E detta stabilità è stata garantita per 5 anni, <strong>nel 2001</strong>, con il sistema maggioritario a collegi uninominali e quota proporzionale; ed <strong>oggi</strong>, siamo già a due anni, la stabilità sembrerebbe garantita con il sistema proporzionale con premio di maggioranza. Mentre <strong>nel 2006 </strong>il <strong>Governo Prodi </strong>entrò in crisi, per impossibilità di coesione tra i propri alleati, e si dovette andare a nuove elezioni. Ma fu un  passaggio obbligato stante l’impossibilità ‘politica’ di procedere alla formazione di un Governo frutto di alchimie parlamentari come era avvenuto in altre occasioni.</p>
<p>		<u>Il sistema elettorale vigente</u> (proporzionale con premio), pur dotando la maggioranza di un ampio margine per garantire la governabilità, <u>presenta delle lacune</u>, ma non tali  pervenire alla liquidazione dello stesso. Esso necessita di qualche aggiustamento e va accompagnato da provvedimenti legislativi che colgano pienamente quanto sta alla base della proposta di Berlusconi. <u>L’aggiustamento più importante è la reintroduzione della preferenza per evitare che gli eletti vengano percepiti come ‘nominati’ dalle segreterie dei partiti, anziché essere visti come scelte decise dagli elettori</u>.  </p>
<p>		Ma è indispensabile il <strong>varo di provvedimenti </strong>che fanno definitivamente uscire l’Italia dalla fase di prima repubblica indipendentemente dal sistema elettorale. Fra questi provvedimenti, <strong>il più urgente è quello di chiudere, una volta per tutte, la prassi che liquida il bipolarismo, con il quale si affronta una campagna elettorale, e lo si sottopone alla vecchia pratica dei giochi di corridoio arrivando magari a veri e propri ribaltoni.</strong> E’ una pratica che mortifica le scelte fatte dall’elettorato, ma è anche una pratica che tiene il <strong>Presidente del Consiglio </strong>ed il suo governo in uno stato di perenne ricatto parlamentare. Il potere del Presidente del Consiglio, che deriva direttamente dall’elettorato, non può essere menomato da ricatti che di politico hanno ben poco, ma deve essere garantito per  legge per permettergli di governare compiutamente. </p>
<p>		<u>E’ chiaro che obiettivi simili vengano osteggiati da chi, fuori e dentro l’attuale maggioranza, sogna di ottenere con gli intrighi di palazzo</u>, magari con il supporto dei poteri forti, quanto non è stato in grado di ottenere dalle urne. La posta in gioco è, come si vede, abbastanza importante, perché la governabilità che si persegue non è riferita solo alla durata del governo, ma alla sua qualità che può affermarsi se viene sottratta agli sgambetti, ai sotterfugi ed ai ricatti. <strong>In quest’ambito il sistema elettorale è, quindi, un falso problema.</strong><br />
						Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 15.04.2010</p>

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		<title>LA ‘CHIAMATA ALLE ARMI’ E’ STATA GIUSTA E NECESSARIA</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 19:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		La discussione che si è innescata sul dopo manifestazione del 20 marzo, se era o non era opportuno che il <strong>PdL </strong>e <strong>Berlusconi </strong>vi ricorressero, ha tutto il sapore di una incredibile discussione sulla lunghezza del dito che indica la luna. Sembra, in definitiva, <u>una discussione sul sesso degli angeli </u>che sta trascurando ciò che la manifestazione ha prodotto e i cui effetti saranno quanto prima visibili sia nel Paese che all’interno stesso della coalizione dei moderati.</p>
<p>		Non tutti, però,  stanno facendo questo errore, che tale non è per quanti tendono a sminuire la portata dell’iniziativa e lavorano per ridimensionare l’appeal che la stessa ha determinato nella società, <u>ma ad alcuni </u>(che non possono certamente essere catalogati nella schiera delle penne e dei  giornali ‘golpisti’ o pseudo indipendenti), <u>è sfuggita la cosa più importante, e cioè l’emersione, con la manifestazione, di un ‘fiume carsico’</u> (poco importa stabilirne il numero esatto) che, malgrado gli accanimenti infiniti contro il premier, <strong>continua a scorrere gonfio e rigoglioso</strong>.</p>
<p>		Ancora una volta <strong>Berlusconi </strong>ha saputo ‘<u>far sgabello delle difficoltà</u>’ e trasformare la situazione in cui si trovava in un vero e proprio trionfo. Ancora una volta ha saputo dire al ‘fiume carsico’ di stare tranquillo perché c’è chi non è per nulla impaurito dell’<u>accanimento mediatico-giudiziario </u>e sa collocarsi saldamente alla sua testa, ed è quello <strong>che il ‘fiume carsico’ voleva sentirsi dire, ma ha anche detto con la sua emersione</strong>.</p>
<p>		<u>Questa emersione </u>è già, di per sé, un fatto rivoluzionario perché <u>ha dato visibilità a quella maggioranza silenziosa che, tradizionalmente, preferisce la riservatezza </u>e che, stavolta, <u>ha voluto rispondere alla ‘<strong>chiamata alle armi’ </strong></u>per dire No agli attacchi tesi a  liquidare un leader col quale si trova in sintonia, e No agli attacchi alla sua squadra considerati tentativi di <strong>liquidare le cosiddette ‘casematte</strong>’ che sono capisaldi della forza di un premier. In parole semplici per <u>difendere la democrazia ed evitare il  ripetersi del film di mani pulite quando si è lasciato un popolo senza classe dirigente e la ‘<strong>gioiosa macchina da guerra’ era pronta per la presa del Palazzo d’inverno</strong>.</u></p>
<p>		Con la <strong>manifestazione di Roma, necessaria e urgente </strong>non solo per l’imminenza del voto regionale, ma anche per dare una dritta all’azione del Governo, <strong>Berlusconi </strong><u>ha voluto parlare non solo al suo popolo (il fiume carsico) ma anche, inutile nasconderlo, ai guastatori che, come cavalli di Troia,  hanno frenato, dall’interno del PdL, l’azione dell’esecutivo </u>su una serie di provvedimenti urgenti (<strong>intercettazioni, separazione carriere e ruoli in Magistratura, par condicio, immunità</strong>, ecc.) che sono l’ossatura per ripristinare l’autorità di un potere messo ultimamente in discussione e fortemente indebolito dall’<u>azione di settori, per fortuna minoritari (ma non per questo meno pericolosi) di un potere antagonista come si può giudicare la parte di PM </u>(una generazione di sessantottini) <strong>che persegue l’aggressione al premier come missione da compiere.</strong></p>
<p>		Chi pensava, <strong>fuori e dentro il PdL, </strong>della imminente fine di <strong>Berlusconi </strong>ha fatto male i suoi calcoli. <u>Il Presidente è più vivo che mai, è il più lucido, il più capace, il più amato dal popolo moderato </u>(ed anche per questo il più odiato dall’altra parte di popolo), e <strong>dopo San Giovanni l’unico vero leader del PdL </strong>che ha ricevuto dalla piazza l’incarico d’andare avanti senza tentennamenti per rifondare il Paese, ripristinare la legalità costituzionale ed evitare l’ascesa al potere degli incapaci. </p>
<p>		Le vecchie strade, fatte di proclami tipo ‘pronunciamienti’ sudamericani, non sono più possibili. <strong>Le pulci fatte, sistematicamente, al premier non possono più essere tollerate</strong>. E’ urgente e necessario rispondere coerentemente all’invito pressante venuto della piazza perché non è più tempo di giochi di corridoio. <strong>Su questo percorso si deve andare avanti senza badare a chi si attarda per strada </strong>(difficoltà d’analisi, speranze represse, convincimenti di indispensabilità o altro) che, anziché badare al paese, pensa sia giusto lavorare a soddisfare il proprio Io.</p>
<p>							Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 22.3.2010</p>

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		<title>PONTE: ORA LA SFIDA PER UN’AREA D’ECCELLENZA</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Mar 2010 16:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa un gran parlare del <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong>. Sia all’interno dell’<strong>Area dello Stretto </strong>sia oltre, vuoi per il rilievo dell’opera, vuoi per il suo costo imponente di circa 6.4 miliardi di euro, vuoi per la portata “sofisticata” che la costruzione comporterà. Se l’idea progettuale risale a decenni fa, solo <u>adesso il suo iter sembra aver imboccato la strada giusta </u>e ci vorranno forse sette anni prima di poterlo ammirare nel 2017, anno della sua entrata in funzione.</p>
<p>Sarà per questo che <u>il confronto delle posizioni ha raggiunto livelli incredibili</u> che si sostanziano, malgrado tonalità intermedie, <strong>tra un sì ragionato e il no incondizionato</strong>, espresso dai paladini del non fare. E dato che il parlare è uno degli sport più diffusi nel Paese, di certo, nel corso dei prossimi mesi ed anni, <u>si assisterà ad un crescendo rossiniano con grida di dolore prive d’originalità</u>, e totalmente sganciate dalle opportunità che il Ponte potrà garantire in termini di crescita economica e di nuova capacità d’impresa. </p>
<p>C’è, quindi, il rischio che si continuerà a banalizzare sul costo complessivo dell’opera, volgarizzare il rapporto tra pedaggio e costo totale dell’investimento, polemizzare sulle discariche, disegnare scenari catastrofici sulle tonnellate di cemento e di acciaio necessarie alla realizzazione, teorizzare anche sul costo del singolo bullone, <strong>criminalizzare il Ponte per ogni minimo problema </strong>che potrà presentarsi. Un modo di agire che sta già mostrando tutti i suoi lati negativi nascondendo la più totale incapacità alla lungimiranza e l’assenza di una visione d’insieme per lo sviluppo. Semplicemente, forse, per non metterci alla prova.</p>
<p><u>Con questo non si vuole affermare che la costruzione del Ponte non possa presentare aspetti che meritano attenzione e cautela</u>, <strong>ma questi vanno lasciati agli addetti ai lavori, e non alle sterili discussioni e dibattiti che appassionano gli improvvisati ingegneri, architetti e tecnici vari</strong>. Se le discariche devono essere limitate e circoscritte, per ridurre l&#8217;impatto ambientale, queste dovranno essere ‘lasciate’ alla sapienza degli ingegneri e dei geologi delle due regioni interessate alla costruzione. <u>Se è necessario, come è necessario, contrastare le possibili infiltrazioni mafiose, vanno stimolate le istituzioni pubbliche che sembrano, comunque, avervi già posto mano col protocollo d’intesa dei giorni scorsi</u>. Se vi sarà l’aumento del costo dell’acciaio esso sarà un problema per i tecnici della società contraente, e non lo si faccia diventare elemento di leggeri ragionamenti economici. </p>
<p><strong>La realizzazione a regola d’arte dell’opera </strong>coniugata con la necessità che il costo non lieviti neanche di un euro oltre la somma preventivata – malcostume diffuso nel caso dei lavori pubblici in Italia – <strong>lasciamola ad imparziali e diligenti controllori</strong>. E il check-up qualitativo del cemento e dell’acciaio, affinché l&#8217;opera non subisca danni alle piogge di fine agosto o alle prime scosse di terremoto, facciamolo fare ai genuini addetti ai lavori.</p>
<p><strong>La buona politica</strong>, non quella volta agli interessi di bottega o quella costruita su vuoti discorsi dei sobillatori del non fare, <strong>dovrebbe preparare l’appuntamento del 2017 </strong>con una visione seria dello sviluppo in un’ottica italiana e mediterranea. Il Ponte sarà il nostro &#8220;<em>Cavallo di Troia</em>&#8220;, in quanto implica una sfida con noi stessi! Se il Ponte avrà la campata unica più lunga al mondo grazie alla tecnologia più avanzata, se il Ponte ci garantirà un palcoscenico di visibilità unica e rara, se il Ponte sarà, oggettivamente, una ‘meraviglia’ che attirerà masse di visitatori, <u>perché non ci prepariamo all’evento con tutte le carte in regola?</u></p>
<p>Continuando a spendere fiumi di inchiostro si rischia di rimanere fermi al palo, e di <u>arrivare al 2017 certamente con un solenne risultato ingegneristico di livello mondiale, ma realizzato in un debole contesto culturale e sociale</u>. Di sicuro non ci sarà il deserto attorno al Ponte, come alcuni maestri del cattivo pensiero tentano di far credere, ma certamente non primeggeremo in niente. I tanti segmenti della nostra società, della cultura, del mondo imprenditoriale e quant’altro <u>dovrebbero raccogliere la sfida – a prescindere dal sì o dal no al Ponte &#8211; immaginando lo scenario del 2017 </u>per una forte Area dello Stretto, capace di reggere la competizione all’interno del Mediterraneo e diventare vero polo di attrazione. </p>
<p>Pochi esempi sono illuminanti. Una nuova filosofia dello sviluppo urbano che collochi le nostre città tra le più vivibili e verdi al mondo. Un moderno sistema di servizi delle pubbliche amministrazioni, locali e regionali, per dotare il territorio di un efficiente braccio operativo. E perché non darci un piano ambizioso per la cultura universitaria dell&#8217;<strong>Area dello Stretto del 2017</strong>, volto a costruire una realtà universitaria a livello mondiale? <strong>Un’unica Università dello Stretto o federando le tre oggi in attività (Messina, Mediterranea e per Stranieri) con l’obiettivo di collocarsi tra le prime 200 al mondo.</strong> E poi centri di ricerca davvero di eccellenza secondo i criteri internazionali. L’aspetto decisivo in un nuovo modo di operare, comunque, sta nel confrontarsi con una realtà che necessita di obiettivi precisi senza i quali si continuerebbe a mancare la meta, a confondere gli strumenti con gli obiettivi, e, soprattutto, a nascondere responsabilità ed incapacità. <strong>Serve una classe politica ed amministrativa capace di implementare pochi e ambiziosi propositi</strong>, con un nuovo modo di fare ‘sistema’. Governi regionali capaci d’utilizzare  le tante risorse europee sino ad oggi spese goffamente, e un Governo nazionale che sappia aiutare questa nuova stagione dell’eccellenza e le aspirazioni delle aree interessate.</p>
<p>Al contrario, invece, <u>si continua a discutere solo e soltanto di tematiche estranee alla scadenza del 2017</u> e si persevera nell’errore di polemizzare su cose che ci sospingono indietro nel tempo. Forse non si ha il coraggio di <strong>vedere il Ponte calato in un’altra realtà</strong>, e si preferisce mantenerla identica ad oggi. Sarebbe, però, un gravissimo errore che ci allontanerebbe anni luce da processi di sviluppo che debbono, invece, accompagnare la costruzione dell’opera. </p>
<p>Non è difficile fare, fino in fondo, la nostra parte e prepararci alla scadenza del 2017. Bisogna, però, agire subito per avere il tempo di elaborare <strong>piani d’insieme per il prossimo quinquennio</strong>. Non servono nuovi o enormi investimenti come alcuni potrebbero credere, ma soltanto ripensare la strategia della mano pubblica con le giuste idee. Programmi semplici ma ambiziosi, che siano di dominio pubblico, con obiettivi intermedi e finali da valutare, scadenze da rispettare, centri di responsabilità da osservare. Coniugando idee, piani, rigore scientifico e sforzo realizzativo. </p>
<p>Se non si è in grado di raccogliere questa sfida, programmando il tempo che ci separa dal 2017, dando il meglio di noi stessi all’interno delle nostre aree di competenza, se non si è in grado di ragionare e formulare sin da subito percorsi veramente virtuosi da tradurre in realtà esaltanti, <strong>allora gli amministratori farebbero bene a fare un passo indietro, anzi forse due.</strong></p>
<p>Bruno SERGI*<br />
Giovanni ALVARO**</p>
<p>* Università di Messina<br />
** Direzione nazionale Nuovo PSI</p>
<p>Reggio Calabria 19.3.2010</p>

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		<title>MILLS, LE BOMBE AD OROLOGERIA FANNO SOLO RUMORE</title>
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		<pubDate>Wed, 20 May 2009 23:43:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da quindici anni ormai funziona così. Le bombe usate per la lotta politica esplodono sempre in tempi preordinati, o dopo un flop magari trasformatosi in un vero e proprio boomerang, o alla vigilia di delicati appuntamenti elettorali, o addirittura in ambedue i casi. Nella fattispecie il flop dopo Noemi, e le prossime elezioni europee. Sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Da quindici anni ormai funziona così. Le bombe usate per la lotta politica esplodono sempre in tempi preordinati, o dopo un flop magari trasformatosi in un vero e proprio boomerang, o alla vigilia di delicati appuntamenti elettorali, o addirittura in ambedue i casi. Nella fattispecie il flop dopo <strong>Noemi</strong>, e le prossime elezioni europee.</p>
<p>		Sempre più incuranti del ridicolo e ben sapendo ch’esso non avrà concretamente alcun effetto pratico, lo schema viene riproposto e viene utilizzato. E, a conti fatti, non potrebbe essere altrimenti. L’assenza infatti di capacità aggregative, la mancanza di respiro politico, la caduta dell’appeal anche nel proprio elettorato, <u>la ‘concorrenza irriconoscente’ del ‘trattorista’ molisano</u>, la lotta interna per ‘gestire’ quel che resta del fu grande partito della sinistra parlamentare spinge, giocoforza, a riproporre schemi già sperimentati nella illusoria speranza che, prima o poi, possano produrre gli effetti desiderati. </p>
<p>		Se non altro si riempiono così le loro misere cronache politiche, affidandole al gossip e ai triti e ritriti bollettini giudiziari, e si ha così l’illusione che possa essere ‘la volta buona’ per distruggere il nemico temporale quello che oggi la sinistra considera l’ostacolo alla ‘presa del potere’, e che viene individuato in <strong>Silvio Berlusconi</strong>. Ma anche su questo versante, pur sapendo che la storia si ripete solo in forma di farsa, i nemici della sinistra sono stati, di volta in volta, individuati in <strong>De Gasperi, Moro, Fanfani, Andreotti</strong> e <strong>Bettino Craxi</strong>, che poi vengono sistematicamente ‘riabilitati’ dopo la loro morte. Detto questo, però, la <strong>sentenza di Milano </strong>non può restare terreno di scorribande giustizialiste che puntano ad un uso distorto della stessa, ma deve necessariamente essere studiata per farne emergere le incongruenze che hanno spinto molti commentatori a parlare di sentenza scandalosa.</p>
<p>		Il primo problema che emerge, in tutta la costruzione delle motivazioni, è rappresentato da fatto che <u>non è stata provata la ‘dazione’ (brutto linguaggio dipietresco) dei 600 mila dollari all’avvocato Mills</u>, e che, quindi, è assurda la condanna senza il ‘corpo del reato’, cioè senza la prova del misfatto che viene ricondotto al ‘convincimento’ dei giudici. Ma col convincimento si possono avviare indagini e forse decidere rinvii a giudizio, ma non si possono emettere sentenze di colpevolezza che necessitano sempre di prove certe e inoppugnabili. </p>
<p>		Come secondo problema bisogna fare un passo indietro <u>ricordando che l’accusa a Mills è di ‘aver detto il falso’ (per proteggere Berlusconi) in due procedimenti giudiziari (Guardia di Finanza <strong>20.11.1997 </strong>e All Iberian <strong>12.12.98 </strong>)</u>, e aggiundendo che, per evitare la prescrizione <strong>il Pm De Pasquale</strong> <u>riuscì a spostare la data del ‘reato’ al 28.2.2000</u>, allungando il periodo di prescrizione di 1 anno e due mesi che, attualmente ha tenuto in piedi il procedimento, ma che sarà letteralmente insufficiente nel prosieguo del procedimento. </p>
<p>		Ma allora, perché la sentenza contro Mills se è costruita su presupposti facilmente ribaltabili dai successivi gradi di giudizio? Perché questa voglia di arrivare ad una sentenza temporale destinata a sciogliersi come neve al sole? La verità, riallaciandosi a quanto detto all’inizio, è che si punta di più sull’effetto politico dell’annuncio di una condanna che sulla reale condanna degli eventuali rei. E sull’uso politico di una sentenza, anche se evanescente, l’armata Brancaleone ha una grande e collaudata esperienza. </p>
<p>		Ma, per l’ennesima volta, va ricordato che non si costruisce un pensiero politico sui gossip e sulle sentenze di primo grado emesse tra l’altro da un giudice, la Gandus, ricusata da uno dei ‘rei’ per le simpatie a sinistra e le dichiarazioni contro il premier. Questo percorso avvantaggia, semmai, solo gli interpreti del sentimento da tricoteuses. Franceschini e &amp; continuano a far scorrere l’acqua nel mulino di Di Pietro, mentre le bombe ad orologeria fanno solo rumore. </p>
<p>							Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria, 20.5.2009</p>

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		<title>IL DITO TRA MOGLIE E MARITO, SE SI RISCHIA IL BASTONE TRA LE RUOTE</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Apr 2009 20:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Un vecchio detto recita che non bisogna mai mettere il dito nelle vicende che si aprono tra due coniugi. Ed è un adagio, tutto sommato, positivo. Il tirarsi fuori dallo scontro (il non mettere dito) evita lo schierarsi che, il più delle volte, aggrava la tensione tra i due ‘contendenti’ e non aiuta la riconciliazione. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Un vecchio detto recita che non bisogna mai mettere il dito nelle vicende che si aprono tra due coniugi. Ed è un adagio, tutto sommato, positivo. Il tirarsi fuori dallo scontro (il non mettere dito) evita lo schierarsi che, il più delle volte, aggrava la tensione tra i due ‘contendenti’ e non aiuta la riconciliazione.  Esso va rispettato fin quando lo ‘scontro’ ha conseguenze solo personali. Ma non può essere così se dallo scontro ci sono ricadute che coinvolgono altri interessi.</p>
<p>		Oggi, senza alcun dubbio, ci si trova in questa seconda ipotesi. Basta vedere con quanta ‘voracità’ ci si è buttati sul boccone, veramente inaspettato, che la sinistra di questo Paese si è trovato di fronte. L’interessarsi del problema, quindi, nasce dal fatto che il <strong>Presidente del Consiglio </strong>che, viaggia con un consenso incredibile, rischia di vedere interrotta la propria lunga luna di miele con il popolo italiano con tutto quel che ne consegue in riferimento alle scelte riformiste, al rinnovamento dell’Italia, al rafforzamento dell’appeal internazionale del Premier.</p>
<p>		Stando così le cose, nessuna giustificazione è accettabile, dall’attacco di gelosia, alla difesa dei figli, alla sindrome di moglie trascurata. Bisogna, invece, ricordarsi la sopportazione e la lungimiranza, di altre mogli che hanno totalmente ignorato quanto è avvenuto sotto un tavolo della <strong>Sala Ovale </strong>della <strong>Casa Bianca</strong>, o le scelte di altre che, troncando ogni rapporto, hanno lasciato l’<strong>Eliseo</strong>. Ma neanche può pensarsi ad uno scivolone imprevisto e non preventivato perché non è la prima volta che il <strong>Presidente </strong>vien messo alle corde dalla propria consorte, a cui vengono assicurate le prime pagine dei giornali, non certamente perché si chiama Veronica Lario, ma perché essendo la moglie di <strong>Silvio Berlusconi </strong>può venire usata, con sapiente stimolo del suo amor proprio,  come grimaldello per rompere il fortilizio del forte consenso accumulato.</p>
<p>		Le uscite della signora <strong>Veronica</strong>, tra l’altro, sono inversamente proporzionali ai picchi sempre più alti di questo consenso. Sono lontani i tempi del pacifico ed amorevole “<em>credo di essere stata una moglie perfetta per Silvio, per l’uomo che è. Ha potuto concentrarsi su se stesso e il suo lavoro, avendo una moglie che non gli ha fatto pesare </em>–racconta nel libro Tendenza Veronica- <em>la sua assenza all’interno della famiglia, non ha creato rivalità e non gli ha mai fatto la guerra</em>”. Ma poi si sono fatte sempre più stringenti le scudisciate. Dalla prima, giustificata dal “morso della gelosia”; all’articolo pubblicato su <strong>Micromega </strong>(nemico giurato di Berlusconi) pro pacifisti;  fino alle dichiarazioni pro referendum sulla fecondazione assistita.</p>
<p>		Ma il clou delle dichiarazioni-scudisciate avviene con l’articolo su <strong>Repubblica </strong>(altro storico giornale nemico) col quale la signora <strong>Veronica </strong>chiede, al marito,  pubbliche scuse per una delle tante innocenti estemporanee battute fatte dal <strong>Premier </strong>nei confronti di una bellezza femminile. <strong>Berlusconi </strong>lo fa e il caso rientra. Ma più tardi fa anche di più: suona una serenata alla moglie quando <strong>Veltroni</strong>, dopo una serie di complimenti (personalità di primo piano e grande autonomia intellettuale) la invita ad iscriversi al <strong>PD</strong>. La moglie è lusingata della serenata e anche <strong>Berlusconi </strong>apprezza molto il netto rifiuto di Veronica alla <strong>sirena Veltroni</strong>. </p>
<p>		Oggi la storia continua. Non sappiamo se forse ci ha preso gusto, e le piace occupare la scena, ma a che le serve mettere continuamente in difficoltà il marito?  Perché invece di dire ciò che pensa, non pensa prima a ciò che deve dire? Non guasterebbe riflettere, e riflettere a lungo sulle conseguenze di quanto si dice. Questi scossoni non servono a <strong>Berlusconi </strong>ed al <strong>PdL</strong>, e non servono al Governo del Paese. E solo ‘ciarpame’ che non serve ai terremotati dell’<strong>Abruzzo</strong>, ai disoccupati del Paese, e alle popolazioni che vogliono continuare sulla strada del rinnovamento e delle riforme. </p>
<p>		Certo non si vuol mettere alcun dito tra moglie e marito, ma si vuole evitare che si possano mettere i bastoni sul percorso del Governo. </p>
<p>				Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 30.4.2009</p>

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		<title>IL PONTE E’ UNA SCELTA STRATEGICA IRRINUNCIABILE</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Apr 2009 21:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo il terremoto dell’Abruzzo, giocando sul dramma di quelle popolazioni, non si perde occasione per gridare ai quattro venti che mancando i soldi per la ricostruzione è necessario rinviare di qualche anno alcune opere infrastrutturali di grande peso, e fra queste, si chiede a gran voce il rinvio dello stesso Ponte sullo Stretto di Messina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Dopo il terremoto dell’<strong>Abruzzo</strong>, giocando sul dramma di quelle popolazioni, non si perde occasione per gridare ai quattro venti che mancando i soldi per la ricostruzione è necessario rinviare di qualche anno alcune opere infrastrutturali di grande peso, e fra queste, si chiede a gran voce il rinvio dello stesso <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong>. Si approfitta della sciagura subìta dagli abruzzesi per tentare di bloccare un’opera strategica per lo sviluppo del <strong>Mezzogiorno</strong>. </p>
<p>		In questa operazione si distinguono i soliti ‘sinistri’ e il <strong>trattorista molisano </strong>che dovunque si trovi, in qualunque trasmissione venga invitato, ripete in modo ossessivo e sguaiato la stessa richiesta di sospensione dell’iter realizzativo del Ponte per dedicare ogni attenzione, operativa e finanziaria, alla ricostruzione del<strong>l’Aquila</strong> e dei paesi colpiti dal sisma. Solo un misto di vergogna e pudore lo blocca nel chiedere la sospensione del <strong>Mose</strong>, della <strong>Tav </strong>e dell’<strong>Expo di Milano</strong>. O forse pensa che scontrarsi col Nord del Paese non sia per nulla salutare, mentre sembrerebbe più facile poterlo fare con il Sud? La <strong>Moratti </strong>è stata chiara, ammonendo con “<em>il terremoto non fermi l’Expo.  Non credo che la risposta sia non fare progetti che dentro di loro hanno capacità di creare ricchezza e posti di lavoro”</em>. <strong>Vale per l’Expo, vale per il Ponte.</strong></p>
<p>		Bisogna, comunque, dire subito che gli interventi, massicci e urgenti, a favore dell’<strong>Abruzzo</strong> non sono per nulla in contrasto con la realizzazione di opere strategiche per l’intero Paese, anche perché non siamo, tra l’altro, un Paese così disastrato da essere messo in ginocchio per un terremoto ed essere sospinto a dover scegliere le priorità da affrontare. Se così fosse stato non saremmo la settima potenza industriale del mondo, e non avremmo potuto dire, alle nazioni amiche, che non avevamo bisogno di interventi finanziari come ha fatto il nostro premier  <strong>Silvio Berlusconi</strong>. </p>
<p>		La decisione di non sospendere l’iter del <strong>Ponte </strong>non va vista sol perché  il problema finanziario è un falso problema, strumentalmente agitato dalla <strong>Casta del NO</strong>, ma deve essere letta per quello che effettivamente è: il non voler rinunciare ad una scelta strategica che può determinare una grande inversione di tendenza per l’intero Mezzogiorno. Pensare, come molti fanno, che il Ponte tutt’al più serve le due aree limitrofe di <strong>Reggio</strong> e <strong>Messina </strong>, e sarebbe una grande attrattiva turistica, il che è anche vero, sarebbe un errore. Il Ponte  come rileva <strong>Zamberletti </strong>, Presidente del CdA Stretto di Messina Spa,  <em>&#8221;è particolarmente strategico per il Sud perché, con il completamento del programma di alta velocità, il Mezzogiorno sarà collegato con il sistema ferroviario europeo rappresentando così un importante fattore di sviluppo per tutte le regioni meridionali&#8221;. </em></p>
<p>		La vera novità del Ponte, rileva ancora <strong>Zamberletti</strong>, <em>&#8221;è che si tratta di un ponte ferroviario, e non solo stradale, che permetterà ai porti siciliani di diventare porti europei strategici con un grande vantaggio per quanto riguarda i costi di trasporto delle merci. Le merci in partenza dalla Germania e dirette verso l&#8217;Oriente, ad esempio, guadagnerebbero cinque-sei giorni di navigazione se dopo un transito in treno venissero imbarcati in Sicilia&#8221;</em>.</p>
<p>		Col Ponte, quindi, si darebbe l’avvio a grandi opere di infrastrutturazione a monte e a valle, e con esso avrebbe senso collegare <strong>Calabria </strong>e <strong>Sicilia </strong> all’<strong>Alta velocità</strong>  rendendo veloce il corridoio <strong>Berlino-Palermo</strong>, e togliendo le regioni periferiche del Paese dal perenne isolamento in cui si trovano. Chi sbraita contro il Ponte, con argomentazioni cervellotiche (l’ombra del ponte disturberebbe il passaggio dei delfini), o con la diffusione di paure per le infiltrazioni mafiose che uno Stato forte può e deve saper controllare, o con subdoli marchingegni che, strumentalizzando il sentimento di pietà degli italiani per i lutti in Abruzzo, <strong>è un nemico  vero, giurato e in malafede.</strong>  E’ chiaramente un nemico <strong>del Mezzogiorno</strong>. Fra questi nemici primeggia <strong>Antonio Di Pietro</strong>.</p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 18.4.2009</p>

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		<title>ANNOZERO, SANTORO E L’INDIGNAZIONE POPOLARE</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 22:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’indignazione popolare per l’ultima trasmissione di ‘Annozero’ ha raggiunto stavolta livelli impensabili, più di quello raggiunto con la trasmissione contro Israele, che costrinse Lucia Annunziata ad abbandonare gli studi televisivi, inseguita dagli impropèri del ‘padrone di casa’ Michele Santoro. Quella nata dalla trasmissione sui bambini di Gaza era, comunque, un’indignazione più per addetti ai lavori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		L’indignazione popolare per l’ultima trasmissione di ‘<strong>Annozero’ </strong>ha raggiunto stavolta livelli impensabili, più di quello raggiunto con la trasmissione contro <strong>Israele</strong>, che costrinse <strong>Lucia Annunziata </strong>ad abbandonare gli studi televisivi, inseguita dagli impropèri del ‘padrone di casa’ <strong>Michele Santoro</strong>. Quella nata dalla trasmissione sui bambini di <strong>Gaza </strong>era, comunque, un’indignazione più per addetti ai lavori e intellettuali fini, al contrario di quella odierna  che ha toccato ogni strato sociale ed è stata di dimensioni impensabili.</p>
<p>		Ha, certamente, giocato in questa diversità, la dimensione della tragedia vissuta dagli abruzzesi, l’orgoglio di far parte di un Paese che finalmente ha saputo affrontare l’emergenza senza pressapochismi, ma con velocità e capacità, la visibile vicinanza del Paese politico a quello reale, ma, perché no, ha giocato anche il clima di concordia nazionale inaugurato da una opposizione finalmente cosciente che il proprio ruolo non può essere solo e soltanto rappresentato dal muro contro muro. Per la prima volta, i politici, di ogni schieramento non hanno subìto contestazioni e non sono stati sommersi dai fischi che, normalmente, sono la valvola di sfogo degli incapaci e dei disperati senza alcuna prospettiva futura e che hanno come detonatore un Governo imbelle. Al contrario di quanto sta avvenendo in Abruzzo. </p>
<p>		Ma se così stanno le cose, e considerando che Santoro non è uno sprovveduto, viene spontanea una domanda. Perché il guru ha voluto tirare la corda e creare una situazione di forte frizione? Cosa nasconde questa manovra? E’ possibile che esso sia alla ricerca del martirio o, che sapendo che nella programmazione, del prossimo anno, Annozero non ci sarà, tenti di uscire a testa alta, oppure che sia gestore di grandi manovre, con diversi obiettivi, come quello di finire su <strong>Sky </strong>e di liquidarsi una spalla, ormai ingombrante, qual è quella di <strong>Marco Travaglio</strong>? Tutto, comunque, circoscritto all’ambito professionale.</p>
<p>		Credo che sul piano professionale c’è un pezzo di ogni ipotesi avanzata in questi giorni. Uscire dalla <strong>Rai </strong>con l’onore delle armi, vestire i panni del martire, approdare subito ad altri lidi. Ma non scarterei il risvolto politico che la vicenda, tutta la vicenda Santoro, riveste. Egli usa un linguaggio aggressivo, conduce una trasmissione mettendo il bavaglio alle voci contrarie o costringendole alla cautela, imperversa sapientemente con servizi piegati agli obiettivi da raggiungere, dà voce al megafono delle procure col travaglismo, e, dulcis in fundo, colora le proprie trasmissioni col secco prezzemolo vauriano. E c’è, pure, un furbetto che ha capito la musica e si è subito messo a disposizione come l’ex magistrato <strong>De Magistris</strong>.</p>
<p>		L’operazione di questi anni ha portato il Santoro a liberarsi dalla tutela della sinistra, a cui comunque doveva rendere conto, per costruirsi una corazza autonoma. Ha raccolto di tutto, dai girotondini,  ai grilli, agli estremisti, ai superstiti del sol dell’avvenire, a sindacalisti allo sbando, allo stesso <strong>Di Pietro</strong>. Il linguaggio violento e aggressivo gli è servito, e gli serve, per tenere coesa questa tribù così variegata ma detentrice di un comune denominatore: l’antiberlusconismo. Questa tribù occupa, certamente, una nicchia, se si vuole una nicchia di sopravvivenza, ma è una nicchia importante perché, pur essendo occupata da una minoranza, essa è molto rumorosa e si fa sentire.</p>
<p>		Santoro si serve di questa tribù, e la tribù si pasce di tutte le nefandezze che gli si propinano, perché vive in un mondo irreale, fatto di odio e di razzismo. L’odio contro gli avversari considerati nemici da abbattere, e il razzismo contro gli stessi che sono considerati, comunque, esseri inferiori rispetto a loro che sono superiori politicamente, culturalmente e moralmente.  <strong> Santoro</strong>, anche per questo è un pericolo per la convivenza democratica di questo Paese, e prima lascia la <strong>Rai </strong>e meglio è.</p>
<p>			Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 14.4.2009		</p>

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		<title>IL TERREMOTO DELL’ABRUZZO, E L&#8217;’EPPUR SI MUOVE’</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 10:39:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Generale]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[agi]]></category>
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		<description><![CDATA[Ha fatto, certamente, impressione l’intervista fatta da Bruno Vespa a Giampaolo Giuliani, la sua tranquillità nel rispondere alle domande, e ancor di più l’intervista pubblicata da Il Giornale con la quale l’interessato illustra il metodo di indagine usato che è basato sulla misurazione della presenza del gas randon che, se rilevato in misura considerevole, anticipa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Ha fatto, certamente, impressione l’intervista fatta da <strong>Bruno Vespa </strong>a <strong>Giampaolo Giuliani</strong>, la sua tranquillità nel rispondere alle domande, e ancor di più l’intervista pubblicata da <strong>Il Giornale </strong>con la quale l’interessato illustra il metodo di indagine usato che è basato sulla misurazione della presenza del gas randon che, se rilevato in misura considerevole, anticipa di almeno sei ore il verificarsi di un terremoto violento.</p>
<p>		Hanno fatto anche impressione i giudizi sferzanti che accademici, esperti, scienziati vari hanno rilasciato contro <strong>Giuliani </strong>fino, addirittura, ad arrivare a precisare che il ‘<em>Giuliani  non è un collaboratore LAUREATO ed è adibito ad altro progetto’</em>. Sapere poi che lo stesso è stato denunciato per procurato allarme mi ha fatto pensare che passano i secoli ma non cambiano i sistemi di difesa delle ‘certezze’  acquisite che vengono difese senza alcuna remora. Non voglio esagerare ma mi è venuto in mente il ‘<em>eppur si muove’ </em>di <strong>Galileo </strong>e la difesa delle verità acquisite che la <strong>Chiesa</strong> allora fece. </p>
<p>		Oggi, liquidando il metodo sperimentale, e ignorando ipotesi di lavoro, da scartare se vengono da NON laureati, la nuova Chiesa dei moderni scienziati, fa la stessa cosa: difende se stessa, i propri ruoli, i propri privilegi, magari guardando e sperando in uno sbocco politico. Certo non penso che lo faccia in malafede, ma è la logica conseguenza dello stare su un piedistallo a crogiolarsi del proprio ruolo, dei riconoscimenti e delle prebende. Il problema di oggi, rispetto ai tempi di Galileo, è che, in materia di terremoti, non si può ignorare un vero e proprio grido d’allarme, perché le conseguenze possono essere spaventose.   </p>
<p>		Sollecitati da <strong>Bruno Vespa </strong>due esperti laureati, in diretta tv, hanno, si, accettato di studiare  i dati raccolti dal non laureato, ma hanno teso a lanciare l’ultimo strale avvelenato dicendo che se si ‘prevede’ continuamente che ci sarà il terremoto prima o poi ci si azzecca. Come dire, ci costringi a verificare quanto prodotto da Giuliani ma fin d’ora ti diciamo ch’egli è solo un ciarlatano senza respiro scientifico perché ‘non è laureato’, e comunque che ci mandi il suo lavoro, lo verificheremo. No, signori, state continuando a sbagliare tutto. Con umiltà dovete correggere il vostro sistema di valutazione ed abbandonare l’idea che ‘non si possono prevedere i terremoti’. Fin’oggi è così, ma la ricerca a che serve? </p>
<p>		C’è un signore, anche se non laureato, ch’è patito della ricerca sui terremoti, che ha inventato una macchinetta, ‘<strong>precursore sismico’</strong>, per misurare il randon, gas che si sprigiona per la compressione tra le zolle sotterranee, e ha usato un sismografo per studiare gli sciami sismici. Questo ‘ciarlatano’ sostiene che bisognerebbe avere diverse postazioni per triangolare i rilievi e individuare con precisione dove si scatenerà il terremoto. A me, uomo della strada, e abitante in una zona altamente sismica qual è Reggio Calabria, sembra ce ne sia abbastanza non solo per verificare i dati raccolti ma soprattutto per avviare un progetto di approfondimento, applicazione, studio ed ulteriori ricerche. Questa del gas poi dimostrerebbe il perché i cani ‘sentono’ l’approssimarsi del terremoto. E’ notorio, infatti, la loro forte capacità olfattiva ch’è ben superiore a quella dell’uomo. </p>
<p>		Risolvere il problema della ‘previsione’, anche se di poche ore, può ridurre quasi a zero il problema dei morti da terremoto. E’ chiaro che vanno approntati efficienti piani di immediata evacuazione dalle zone interessate. La ‘previsione’ non risolverà certamente i problemi dei danni materiali come la distruzione di fabbricati, strade, linee ferrate, linee elettriche, patrimonio artistico e storico. Quelli dipendono dall’uomo, da come costruisce, da come aggira le leggi, da come difende il proprio patrimonio. Il terremoto non uccide si è detto, ma è l’uomo che lo fa con le sue avventatezze. Giappone e California insegnano.</p>
<p>			Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria, lì 8.4.2009</p>

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		<title>GIANFRANCO FINI, DEMOCRATICO AFFIDABILE?</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 15:51:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche se la telenovela di un Fini uomo di sinistra è diventata veramente stucchevole, essa si presta ad alcune considerazioni sulla doppiezza dei post e catto-comunisti, e merita qualche riflessione. E’ un’esigenza che sentono, soprattutto, i socialisti quelli, per intenderci, che hanno rifiutato l’egemonia di lor signori, e sono stati ripetutamente tacciati di ‘tradimento’ perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Anche se la telenovela di un <strong>Fini </strong>uomo di sinistra è diventata veramente stucchevole, essa si presta ad alcune considerazioni sulla doppiezza dei post e catto-comunisti, e merita qualche riflessione. E’ un’esigenza che sentono, soprattutto, i socialisti quelli, per intenderci, che hanno rifiutato l’egemonia di lor signori, e sono stati ripetutamente tacciati di ‘<em>tradimento’ </em>perché ad un’alleanza ‘normale’, a sinistra, hanno preferito  fare una scelta di campo considerata ‘<em>scandalosa’</em>.</p>
<p>		Ricordano un po’ tutti, ma soprattutto gli interessati, che il liet-motiv della polemica era rappresentato dal disgusto per un’alleanza con gli ‘<em>eredi del fascismo’ </em> rappresentati dai vecchi ma anche dai nuovi dirigenti dell’ex <strong> MSI</strong>. In particolare veniva attaccato proprio Fini, e a nulla serviva dire che, dopo <strong>Fiuggi </strong>essi si erano ‘mondati’ del peccato originale rappresentato dall’essere uomini provenienti da una ideologia sconfitta dalla storia, ed erano ormai una forza genuinamente riformista e sicuramente democratica.</p>
<p>		Valevano, nel ragionamento dei socialisti craxiani, le scelte garantiste e riformiste decise da <strong>AN </strong> assieme all’intera coalizione, prima, della Casa e, dopo, del <strong>Popolo delle Libertà</strong>. Per anni, invece, gli ex comunisti hanno coperto di contumelie ed indicato al pubblico ludibrio quanti risultavano alleati di <strong>Silvio Berlusconi </strong>e di <strong>Gianfranco Fini.</strong> </p>
<p>		Ma son bastate alcune dichiarazioni del <strong>Presidente della Camera</strong> per cambiare registro e musica. Non le dichiarazioni tipo: <em>‘le leggi razziali sono state un’ignominia’</em>, o addirittura ‘<em>il fascismo è stato il male assoluto’</em>. No, non queste, ma quelle più, terra terra, tipo: <em>- no al cesarismo; &#8211; no all’abusato ricorso ai decreti legge; &#8211; no alla tassa agli immigrati; &#8211; no all’obbligo per i medici a denunciare i clandestini curati; &#8211; si al voto agli immigrati; &#8211; no al voto delegato ai capigruppo; </em>ed altre simili. Non, quindi, le dichiarazioni che dimostravano la rottura col proprio passato ideologico, ma le dichiarazioni che potevano essere interpretate come una presa di distanza dal suo maggiore alleato, cioè il <strong>Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.</strong><br />
		E allora Fini diventa un uomo politico con una solida e condivisibile cultura democratica di base, addirittura un democratico di cui ci si può fidare, né più e né meno di un <strong>Veltroni </strong>prima e di un <strong>Franceschini </strong>dopo. Anche la proposta, avanzata scherzando, che lo vedeva come novello Segretario del <strong>PD</strong>, s’inquadra in questo <em>corteggiamento</em>, in questo improvviso innamoramento, che liquida in un colpo solo tutte le frasi fatte sull’uomo nero, il fascista impenitente, l’erede degli stragisti, l’essere immondo da cui tenersi alla larga.</p>
<p>		Ebbene: o hanno visto giusto, e in anticipo, i socialisti riformisti e craxiani del <strong>Nuovo PSI </strong> accettando Fini come alleato, o si pensa di forzare alcune posizioni per puntare, illusoriamente, allo scardinamento della solida alleanza che sta portando verso la costruzione del <strong>PdL</strong>. Comunque tutte e due le ipotesi sono valide perché se i socialisti avevano visto giusto, aldilà di un’inutile e non richiesta certificazione dell’attuale sinistra, i catto-comunisti strumentalmente pensano di creare problemi ad una coalizione realizzata su dati valoriali e non elettorali.</p>
<p>		Si ripete la vecchia storia del <strong>Bossi </strong>‘<em>costola della sinistra’</em>. Ma è un giochetto senza respiro politico basato solo su qualche accarezzamento che risulta offensivo dell’intelligenza dell’interessato. <strong>Ogni discesa</strong>, è opportuno ricordarlo, <strong>è anche una salita</strong>. Sarà difficile dire domani che Fini è invece un uomo nero.<br />
			      Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 18.3.2009</p>

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		<title>LA COLLANA DEI ‘NO’ AL GOVERNO BERLUSCONI</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Mar 2009 18:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Governo berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Son passati circa dieci mesi dal varo del Governo Berlusconi e, senza soluzione di continuità, i signori della sinistra post comunista hanno mantenuto fede alle loro tradizioni ed alle loro radici, sviluppatisi sul terreno di un’autentica doppiezza, ed hanno disseminato il campo politico di una serie di NO che, a ruoli invertiti, NON sarebbero stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Son passati circa dieci mesi dal varo del <strong>Governo Berlusconi </strong>e, senza soluzione di continuità, i signori della sinistra post comunista hanno mantenuto fede alle loro tradizioni ed alle loro radici, sviluppatisi sul terreno di un’autentica doppiezza, ed hanno disseminato il campo politico di una serie di NO che, a ruoli invertiti, NON sarebbero stati TUTTI tali. E’ ovvio che si parla solo dei NO espressi su provvedimenti nazionali perché elencare anche quelli periferici sarebbe stato veramente un compito improbo.</p>
<p>		Ha iniziato <strong>Veltroni </strong>non contento della sconfitta subìta, e non pago dei rovesci che si susseguivano ad ogni elezione. Ha continuato <strong>Franceschini</strong>, anche lui, non ancora soddisfatto delle calamità abbattutesi sull’amalgama ‘malriuscito’ com’è stato definito il <strong>PD</strong>. Ambedue, comunque, prigionieri dell’inseguimento della loro creatura, tal <strong>Antonio Di Pietro </strong>che, senza un briciolo di riconoscenza, si sta comportando come quel ‘<strong>lupo africano’</strong>, il licaone, che sbrana e divora le proprie vittime quando sono ancora in vita. Da qualche giorno, però Franceschini, sembra aver cambiato tattica con il lancio di proposte demagogiche e populiste.</p>
<p>		Ma vediamo, in sintesi, le nove perle espresse a gran voce dai dirigenti pro-tempore della sinistra catto-comunista del PD, la sola, per intenderci rappresentata in Parlamento, ma scarsamente sostenuta dall’opinione pubblica.</p>
<p>•	<strong>Giustizia 1</strong>: si è partiti col no al cosiddetto ‘lodo Alfano’ che non annulla i procedimenti penali a carico delle più alte cariche dello Stato ma li rinvia (bloccando, comunque, la decorrenza dei termini). Si è sparato ad alzo zero, minacciando referendum e quant’altro, e presentando la legge come un tentativo d’impunità e non, com’è negli altri paesi occidentali, come un meccanismo per sottrarre, nel periodo di vigenza dell’incarico istituzionale, gli interessati alla gogna mediatica.<br />
•	<strong>Giustizia 2</strong>: anche sulle intercettazioni un deciso no, presentando l’ipotesi di riforma (non di abolizione delle intercettazioni) come un “regalo alla criminalità”, e non per quello che è realmente, cioè la liquidazione degli abusi usati spesso  per fini non di giustizia.<br />
•	<strong>Federalismo</strong>:  le difficoltà a cavalcare un no netto nascono dalla necessità di lanciare segnali di fumo alla Lega nella non nascosta, ma illusoria, speranza di un nuovo ribaltone. Alla fine, però, prevalgono le categorie dell’unità d’Italia, e del no all’aumento della spesa pubblica e della burocrazia.<br />
•	<strong>Scuola</strong>: ci si ricorda il grande battage contro la Gelmini, il tentativo di cavalcare l’ONDA, l’uso strumentale degli scolari contro lo smantellamento della scuola elementare e il falso licenziamento dei professori in esubero.<br />
•	<strong>Alitalia</strong>: allarmismi ad iosa, accuse di promesse preelettorali, ma nessuna controproposta, e oggi l’Alitalia è di nuovo in attività con una cordata di imprenditori italiani. Si continua a polemizzare sui tre miliardi di debito della compagnia scaricati sugli italiani.<br />
•	<strong>Grandi opere</strong>: un No a TAV, Mose e Ponte sullo Stretto (presentato questo come specchietto per le allodole) a fronte di un’esaltazione del superpiano di Barack Obama teso a bloccare la crisi che ha colpito l’Occidente.<br />
•	<strong>Social Card</strong>: è stata considerata un’elemosina di Stato (dimenticando quanto abbiano ‘gradito’ i pensionati al minimo).<br />
•	<strong>Nucleare</strong>: tenendo conto del nuovo orientamento dell’opinione pubblica, il No alle centrali nucleari non viene espresso per motivi ‘ambientali’ o cavalcando la paura del dopo Chernobil, ma semplicemente perché ‘sarà l’ennesimo spreco di denaro pubblico’, mentre comprare l’energia dalla Francia o da altri paesi confinanti sarebbe un risparmio.<br />
•	<strong>Piano case</strong>: prima ancora di conoscere il piano il Franceschini si è scatenato con un ‘si apre una nuova stagione di cementificazione selvaggia’ ignorando che il piano è una cornice quadro, mentre le azioni concrete spettano alle Regioni (<strong>Loiero</strong>, per esempio, è d’accordo).</p>
<p>		Come si vede sono ‘<strong>NIET’ </strong>a prescindere che hanno spazzato e continuano a spazzar via qualsiasi possibilità di dialogo che pur servirebbe al Paese, con i tempi che corrono e la depressione imperante. Ma fintanto che si guarda a come evitare scavalcamenti e concorrenze, più o meno leali da parte di alleati, sarà difficile se non impossibile vestire i panni di forza sensibile agli interessi della Nazione.</p>
<p>		Anche le ultime boutade di Franceschini non aiutano presentando una forza con corto respiro e senza vere idee per il futuro del Paese.  </p>
<p>				Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 12.3.2009</p>

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		<title>IL PONTE SULLO STRETTO VERSO LA REALIZZAZIONE</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Mar 2009 22:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Com’era prevedibile le decisioni del CIPE di finanziamento di importanti opere pubbliche e, con esse, del Ponte sullo Stretto di Messina, ha scatenato una marea di dichiarazioni negative, al centro come in periferia, sulla sua inutilità, sulla sua dannosità, e sul fatto che esso sia addirittura devastante (sic!). Si affermano così concetti netti, come verità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<li>	Com’era prevedibile le decisioni del <strong>CIPE </strong>di finanziamento di importanti opere pubbliche e, con esse, del <strong>Ponte sullo Stretto di Messina</strong>, ha scatenato una marea di dichiarazioni negative, al centro come in periferia, sulla sua inutilità, sulla sua dannosità, e sul fatto che esso sia addirittura devastante (sic!). Si affermano così concetti netti, come verità rivelate, senza un briciolo di supporto scientifico e di rispetto dell’intelligenza altrui.   </p>
<p>		Si sbizzarriscono, in questo coro univoco, dalle Alpi alle Piramidi, non solo i tradizionali signori del ‘verde’ che da esso traggono la loro ragion d’essere, ma anche le stesse forze politiche d’opposizione che tentano di cavalcare così qualunque argomento sperando di recuperare punti di consenso nell’opinione pubblica, non comprendendo però quanto la gente, di destra e di sinistra, consideri il ‘NO’ urlato soltanto un specie di accanimento pregiudiziale e politico contro un’opera che, non solo nell’immaginario collettivo, viene vista come la possibile svolta socio-economica delle nostre terre.</p>
<p>		Viene comunque da ridere dinanzi alle affermazioni perentorie dei ‘<strong>signor NO’ </strong>tra le quali spicca quella della <strong> Francescato </strong>(Verdi) che, dopo aver affermato, nei mesi scorsi, l’esilarante preoccupazione  del disturbo che veniva causato, alla millenaria rotta dei delfini,  per l’ombra proiettata sulle acque del mare, oggi afferma che “<em>quella della realizzazione del Ponte sullo Stretto è solo un megaspot pubblicitario pensato da Berlusconi per oscurare la grave crisi economica che sta avvolgendo il nostro Paese”</em>. Capito? E’ solo uno spot pubblicitario per distrarre la gente dalla crisi che interessa tutto il mondo occidentale. E mentre <strong>Barack Obama </strong>viene applaudito, anche dalla Francescato, per il ‘colossale progetto di interventi’ per opere pubbliche e infrastrutturali, il Governo italiano, presieduto dall’odiato <strong>Silvio Berlusconi </strong>, viene sistematicamente attaccato.</p>
<p>		Stavolta, però, i signori del ‘<strong>NO’</strong> che argomentano che ci sia altro da fare al posto di faraoniche realizzazioni, hanno avuto le unghie spuntate perché assieme al finanziamento del Ponte, nella stessa seduta, il Cipe ha finanziato anche, per la Calabria, il completamento dell’<strong>A3 </strong>e il terzo megalotto per la <strong>Ss 106 jonica</strong>, e le loro dichiarazioni sulla dannosità e sulla devastazione causata dell’opera perché ‘sconvolgerebbe’ il territorio, risultano semplicemente patetiche. Chi non conosce queste nostre terre viene chiaramente tratto in inganno, ma chi le conosce rimane allibito: qual è questa terra che si sconvolgerebbe? Forse il brullo altipiano di Santa Trada? Bisognerebbe smetterla di far ridere i polli. Ben venga, quindi, il Ponte.</p>
<p>		Esso unirà, anche fisicamente, le due sponde, con tutto ciò che questo comporta per superare l’isolamento, abbattere i tempi di percorrenza tra continente ed isola, accelerare il processo di avvicinamento dell’Italia ai paesi rivieraschi dell’Africa, creare, finalmente reali e consistenti correnti turistiche, e concrete correnti di flusso merceologico col resto d’Italia e dell’Europa. E’ anche l’UE che ce lo chiede con la individuazione del famoso <strong>corridoio Berlino-Palermo. </strong><br />
		L’opera, veramente gigantesca, è una grande occasione occupazionale nella fase di costruzione, un chiaro investimento anti crisi e un’occasione di avanzamento tecnologico delle nostre imprese. Essa sarà  un punto di riferimento e di attrazione che determinerà una reale svolta economica per l’intera area interessata. La mafia, infine, è solo uno spauracchio: lo Stato ha i mezzi per contrastarla adeguatamente. Avanti, quindi, <strong>Governo della Libertà</strong>, recupera il tempo che il <strong>Governo Prodi </strong>ci ha fatto perdere.</p>
<p>						 Giovanni ALVARO<br />
			         giovannialvaro.wordpress.com    </p>
<p>Reggio Calabria, lì 8.3.2009
</li>

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		<title>PER L&#8217;ENERGIA VANNO CENTRALIZZATE LE COMPETENZE</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 12:34:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver allevato generazioni di ‘signor NO’, i più grandi ‘guru ecologisti’ del mondo (Mark Linas, Stephen Tindale, Chris Smith of Finsbury, Chis Goodall) hanno dichiarato d’avere sbagliato a criminalizzare le centrali nucleari, aprendo, quindi, le porte ad una stagione di razionalità. Il processo innescato sarà, però, veramente positivo se altre riflessioni seguiranno per liquidare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<li>	Dopo  aver allevato generazioni di ‘signor NO’, i più grandi ‘<em>guru ecologisti’ </em>del mondo (<strong>Mark Linas, Stephen Tindale, Chris Smith of Finsbury, Chis Goodall</strong>) hanno dichiarato d’avere sbagliato a criminalizzare le centrali nucleari, aprendo, quindi, le porte ad una stagione di razionalità. Il processo innescato sarà, però, veramente positivo se altre riflessioni seguiranno per liquidare i luoghi comuni sul carbone (troppo a lungo  considerato una specie di peste bubbonica), e aiutare lo sdoganamento di una fonte <strong>meno costosa </strong> per la produzione di energia, <strong>meno soggetta ai ‘ricatti’ </strong>dei fornitori di gas e di petrolio, o meno condizionata dalle crisi politiche regionali. </p>
<p>		I ‘<em>signor NO’ </em>, allevati ad essere  ‘<em>contro’ </em>, con l’alibi della difesa dell’ambiente, si sono sistematicamente opposti a tutto quello ch’era investimento e sviluppo economico. Le crociate hanno riguardato sia la produzione di energia, perché, ‘inquinerebbe’ indipendentemente dai progressi tecnici e scientifici realizzati; che le infrastrutture perché sconvolgerebbero il territorio e perché ci sarebbe sempre qualcos’altro da fare prima. </p>
<p>		Come i replicanti della fantascienza, i <em>signor NO </em>pullulano e si moltiplicano senza sosta (soprattutto in Italia), e condizionano purtroppo ogni attività produttiva. Ciò è avvenuto a <strong>Civitavecchia</strong>, nel Lazio; si stava producendo a <strong> Polesine Camerini</strong>, nel Veneto; e sta avvenendo a <strong>Saline Joniche </strong>, in Calabria. Le tre situazioni citate hanno in comune il NO pregiudiziale degli ambientalisti di professione;  lo sbandieramento dei luoghi comuni sulla difesa della salute, come se gli altri fossero dei novelli Frankenstein; e i percorsi ad ostacoli che si son dovuti, o si  devono, superare per realizzare quanto è necessario al vivere civile di questo nostro Paese. </p>
<p>		Ma le tre situazioni si differenziano, sostanzialmente, per il comportamento degli Enti locali, dei Sindacati, e per la disponibilità o meno al confronto, alla discussione ed alla verifica dei progetti e delle ricadute. In estrema sintesi:<br />
•	nel <strong>Lazio</strong>, a parte alcune legittime iniziali diffidenze, si son sapute cogliere le opportunità offerte dall’insediamento della centrale a carbone di Civitavecchia realizzando un gioiello tecnologico che è già diventato meta di visite internazionali da parte di tecnici di ogni paese; </p>
<p>•	in <strong>Veneto</strong>, le lungaggini per la riconversione a carbone della centrale ad olio combustibile (altamente inquinante), hanno provocato iniziative di lotta dei Sindacati, con manifestazione a Roma, al grido di: “<em>non vogliamo essere le prime vittime di chi non decide</em>”, e non bisogna “<em>perdere un investimento di 2,2 miliardi di euro, di fronte all’attuale recessione”</em>;  </p>
<p>•	in <strong>Calabria</strong>, a fronte di intelligenti aperture, tese al confronto e alla verifica ambientale, di diversi Comuni interessati (i cui Sindaci conoscono la triste realtà economica delle proprie zone), si registra, purtroppo, la chiusura pregiudiziale e nichilista della <strong>Regione Calabria</strong>, che ha spinto la Società, interessata all’insediamento, a presentare ricorso al TAR. </p>
<p>		Le tre vicende, ma se ne possono elencare molte altre, pongono con forza l’urgenza di <strong>rivedere l’articolo 117 della Costituzione </strong>per eliminare, nel settore dell’energia, l’assurdità delle competenze ‘<em>concorrenti’ </em>che paralizzano i processi decisionali e determinano una vera ingovernabilità nel settore, regalando un ampio potere di manovra ai movimenti ambientalisti. </p>
<p>		Le competenze, regolate dal titolo V° della Carta (modificato dal Governo Prodi), non possono essere divise con le Regioni, che hanno una visione molto parziale delle necessità del paese, ma vanno riconsegnate allo Stato. Ne è convinto lo stesso <strong>Ministro Scajola </strong>che nel suo intervento al Convegno dei Giovani Imprenditori svoltosi a Capri il 3 ottobre scorso, ha sottolineato la necessità di riportare al centro tutte le competenze in materia energetica, dichiarando: <em>“sono convinto che la politica energetica, al pari della politica estera, della difesa e della sicurezza, deve essere attribuita in via esclusiva alla competenza dello Stato”</em>, e poi continuando con: <em>“la riforma federale dovrà prevedere una redistribuzione di attribuzioni tra centro e territorio, per evitare conflitti di competenze che finiscono per paralizzare le iniziative”.</em></p>
<p>		Se ci si vuole liberare, veramente, dei lacci e dei laccioli che imprigionano i processi decisionali per le grandi infrastrutture energetiche, fermo restando le valutazioni di impatto ambientale che non devono mai essere considerate acquisite definitivamente o date per scontate, questa è la strada da imboccare senza alcuna riserva.  </p>
<p>		La vicenda, infatti, delle localizzazioni delle centrali nucleari esplosa, malgrado il cambio di marcia dei più importanti guru ambientalisti del mondo, con la levata di scudi di diverse regioni e di molti comuni è emblematica dell’urgenza di sottrarre la competenza energia a valutazioni che, non essendo globali, sono chiaramente molto parziali e, il più delle volte, sono anche ‘valutazioni’ non economiche o scientifiche ma di semplice ‘opportunità’ politica, o scaturite da palese assenza di quella dote che mancava al don Abbondio manzoniano.<br />
						Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 27.2.2009
</li>

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		<title>I BRONZI DI RIACE SIANO GLI AMBASCIATORI DELLA CALABRIA</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 20:02:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In mancanza d’altro si tenta di costruire il casus belli sulla richiesta di Silvio Berlusconi di esporre i bronzi di Riace, in occasione del G8, del prossimo luglio, a La Maddalena , in Sardegna. E’ la solita storia, come sempre ci si aggrappa, come i naufraghi, a qualunque pretesto per uscire dall’isolamento politico in cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<li>	In mancanza d’altro si tenta di costruire il <em>casus belli </em>sulla richiesta di <strong>Silvio Berlusconi </strong>di esporre i <strong>bronzi di Riace</strong>, in occasione del <strong>G8</strong>, del prossimo luglio, a <strong>La Maddalena </strong>, in Sardegna. E’ la solita storia, come sempre ci si aggrappa, come i naufraghi, a qualunque pretesto per uscire dall’isolamento politico in cui ci si trova, e si parte, per la contesa, sfornando, a raffica, comunicati stampa. In prima fila <strong>CGIL</strong>, <strong>PD </strong>, novelli esperti e “tecnici della Soprintendenza calabrese”. Ma non sarebbe ora di finirla con le chiusure precostituite, le approssimazioni sulle presunte fragilità delle statue, lo sfoggio di tecnicismo senza basi scientifiche e l’alimentazione della ridicola paura di uno scippo?</p>
<p>		Le statue sono patrimonio dell’umanità, e in quanto rinvenute nei nostri mari sono sotto la giurisdizione dello Stato italiano, e perché rinvenute nel mare jonico della Calabria affidate, <strong>per legge</strong>, al <strong>Museo Nazionale di Reggio Calabria.</strong> Che significa quindi diffondere preoccupazioni e paure e tuonare come fa il Segretario Provinciale delle CGIL contro la proposta dicendo che si tratta di un “<em>attacco a Reggio Calabria e, udite, udite,  di trame sotterranee contro la città messi in atto direttamente dal Governo Berlusconi?</em>”. E quale sarebbe il motivo? Perché il Cavaliere Berlusconi dovrebbe penalizzare la città di Reggio Calabria? Che motivi avrebbe per punire una città che tanto sostegno ha tributato, e altrettanto ne continuerà a tributare, nel prossimo futuro,  al fronte moderato raccolto attorno al <strong>PdL</strong>?</p>
<p>		La si smetta di far ridere mezza Italia dando l’impressione di una Calabria simile ad una riserva indiana che ‘difende un proprio totem’ opponendosi anche ad un semplice spostamento, dei <strong>Bronzi di Riace</strong>, tra l’altro, in un periodo di chiusura del Museo per lavori di restauro, che gli sono stati affidati dopo averli restaurati, e dopo una straordinaria esposizione, nei saloni del Quirinale, che ne ha decretato un strepitoso successo, che va, però, alimentato continuamente.</p>
<p>		<strong>Vittorio Sgarbi </strong>, critico d’arte senza eguali, ha già espresso la propria idea ridicolizzando la ‘balla’ della fragilità delle opere; ha, a muso duro, catalogato come ‘imbecilli e falsari’ quei ‘tecnici’ che mantengono l’accento su questa ‘baggianata’; ha criticato, senza peli sulla lingua, la CGIL che con la ‘<em>trama sotterranea’ </em> ha teso a lanciare ‘<em>una vera e propria intimidazione senza logica e senza fondamento, tipica della retorica della falsa conservazione e di una sterile ideologia mista a una forma patologica di campanilismo’</em>; e, dinanzi ad affermazioni come: ‘è una vera follia lo spostamento. Il Sindaco ha il dovere, senza ‘se’ e senza ‘ma’ di non spostarli’, espressa dal neo Segretario provinciale del PD, lo ha fortemente attaccato con: ‘<em>Tra le forme di cultura del piagnisteo che dominano in Italia ci sono quelle dei conservatori dei musei che tengono le opere come se fossero proprietà privata’</em>.</p>
<p>		L’invito che Sgarbi ha rivolto al <strong>Presidente del Consiglio </strong>ed al <strong>Ministro dei Beni Culturali </strong>a non farsi intimidire, mi sento di rivolgerlo anche al Sindaco di Reggio che ha raggiunto il consenso bulgaro del 72% per le sue grandi doti di ‘governo’ della cosa pubblica e non perché si sia fatto condizionare dalle pulsioni conservatrici o semplicemente provinciali della parte meno acculturata della gente che amministra, né dalla minaccia di sfracelli popolari che la sinistra minaccia ad ogni piè sospinto.  </p>
<p>		Lo si è visto per opere importanti, osteggiate, come sempre dalla casta del NO, e realizzate per la capacità decisionista del <strong>Sindaco Scopelliti </strong>. Avanti, quindi, Sindaco, senza tentennamenti: i bronzi possono e debbono diventare gli ‘ambasciatori’ della nostra amata terra.</p>
<p>						Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 15.2.2009
</li>

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		<title>TAR, SCELTA OBBLIGATA PER LA CENTRALE A CARBONE DI SALINE</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 08:15:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La scelta della SEI (Società svizzera proponente l’insediamento di una centrale a carbone in Calabria) di rivolgersi al TAR per sbloccare l’impasse che si è determinato sulla vicenda, può sembrare una forzatura nei confronti della Regione Calabria, di alcuni Comuni schierati contro e nei confronti dell’intera casta dei NO che tanti ritardi e danni ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<li>        La scelta della <strong>SEI</strong> (Società svizzera proponente l’insediamento di una centrale a carbone in Calabria) di rivolgersi al TAR per sbloccare l’impasse che si è determinato sulla vicenda, può sembrare una forzatura nei confronti della <strong>Regione Calabria</strong>, di alcuni Comuni schierati contro e nei confronti dell’intera casta dei NO che tanti ritardi e danni ha provocato, in tutti questi anni, nell’intero Paese in riferimento a indispensabili opere pubbliche, a più che urgenti ammodernamenti infrastrutturali, a necessari raddoppi delle più importanti vie di comunicazione ed alla diversificazione e all’ampliamento delle fonti energetiche. </p>
<p>		Al contrario di quanto si possa pensare la scelta della SEI, salutata positivamente da quanti vedono nell’insediamento energetico di <strong> Saline Joniche</strong> una occasione da non perdere per lo sviluppo dell’area interessata e per rendere il Paese meno esposto ai ricatti del mercato, è la logica conseguenza dell’atteggiamento pregiudiziale della Regione Calabria che denota un’avversione ideologica all’insediamento tanto da decidere negativamente senza attendere le conclusioni di tecnici ed esperti della materia. E’, quindi, chiaramente solo una chiusura aprioristica il non voler tenere in alcun conto le procedure previste dalla legge e il non voler attendere la conclusione della <strong>VIA</strong> (Valutazione Impatto Ambientale). Forse c’è paura e preoccupazione che i luoghi comuni sull’inquinamento vengano liquidati come allarmismi e basta?       </p>
<p>		La Regione, per il ruolo che dovrebbe esprimere, non può, nel sostenere le proprie tesi, trincerarsi dietro la decisione, operata dal proprio Consiglio, di vietare l’uso del carbone su tutto il territorio regionale. Detta decisione è assolutamente assurda anche perché se dovesse passasse l’idea che l’opposizione delle autonomie regionali sia sufficiente a bloccare insediamenti energetici ci si potrebbe trovare, teoricamente, a non poter soddisfare le esigenze dell’intero Paese: ogni Regione, infatti, potrebbe dire di NO e l’Italia dovrebbe continuare a comprare l’energia dai Paesi confinanti come avviene oggi con Francia, Austria e Slovenia. Si ripresenterebbe, per l’energia, lo stesso scenario vissuto per i <strong>termovalorizzatori</strong>, assurti alla notorietà nazionale dopo le vicende campane che hanno messo in luce che per smaltire i rifiuti bisognava spedirli in Germania con enorme aggravio economico.</p>
<p>		Per fortuna il <strong>Governo Berlusconi</strong> è stato capace non solo di ripulire le strade di Napoli, ma anche di decidere per l’apertura di discariche provvisorie e per l’avvio della realizzazione dei termovalorizzatori necessari in Campania e nel resto del Paese. Non si chiede un’azione di forza simile, anche in Calabria, sui problemi dell’energia, ma essendo il ricorso al Tar un percorso che coinvolge l’interesse nazionale, non sarebbe opportuno la costituzione in giudizio anche del Governo italiano? Noi crediamo di si, perché dinanzi ad una classe dirigente calabrese chiusa nel proprio orticello e poco sensibile alle necessità più generali del Paese, è necessario riuscire a correggere le distorsioni inserite nelle ‘scelte’ del Consiglio. Scelte inserite al solo fine di ‘<em>accontentare’ </em> soggetti della maggioranza che hanno la loro ragion d’essere solo nel rifiuto pregiudiziale ad ogni insediamento.</p>
<p>		Sarebbe augurabile, però, che ci fosse un ripensamento della Regione per evitare non solo il rischio di ‘subire’ l’insediamento con una sentenza del Tar, ma soprattutto per evitare di bruciare l’occasione di una reale e corposa trattativa a favore dell’intera area grecanica che deve trarre dall’insediamento energetico vere e concrete ricadute per un diverso e reale sviluppo socio-economico. Un investimento di 1 miliardo e 300 milioni di euro non può liquidarsi con estrema noncuranza. </p>
<p>		C’è chi, responsabilmente, ha cominciato a riflettere e a correggere le proprie estemporanee posizioni subordinandole, ovviamente, a stringenti confronti con la Sei, a certezze ambientali e ad assicurazioni sulla non incompatibilità dell’insediamento con le vocazioni turistiche dell’area interessata. C’è chi, come l’<strong>on. Giovanni Nucera</strong>, partendo da dette considerazioni dichiara che per l’ambiente ‘<em>non esistono politiche ecologiche del no e basta, ma è possibile attuare politiche attive di salvaguardia e di sviluppo privilegiando il ruolo dell’uomo’  </em>e in riferimento alla centrale di Saline Joniche <em>‘… non ci è sembrato di cogliere elementi di tranquillità nelle risposte <strong>finora </strong>fornite dalla società interessata all’investimento’</em>. Posizioni intelligenti ed aperte al confronto, al dialogo ed all’accordo sulle ricadute economiche e sociali sul territorio.</p>
<p>		Sarà difficile un ripensamento anche da parte della Regione? Speriamo di no, augurandoci una reale folgorazione sulla via di Damasco.<br />
						Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 10.2.2009
</li>

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		<title>IL SENATORE ICHINO METTE A NUDO I BLUFF DI BOVA</title>
		<link>http://www.partitosocialista.org/556-il-senatore-ichino-mette-a-nudo-i-bluff-di-bova/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 13:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è una vecchia prassi comunista che continua ad essere utilizzata senza alcun risparmio quando le parti si invertono e da oppositori si diventa maggioranza, o quando messi alle corde è necessario smarcarsi adeguatamente. In queste operazioni, il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, on. Peppe Bova, è un grande maestro capace di inventarsi le soluzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<li>         C’è una vecchia prassi comunista che continua ad essere utilizzata senza alcun risparmio quando le parti si invertono e da oppositori si diventa maggioranza, o quando messi alle corde è necessario smarcarsi adeguatamente. In queste operazioni, il Presidente del Consiglio Regionale della Calabria, <strong>on. Peppe Bova</strong>, è un grande maestro capace di inventarsi le soluzioni più mirabolanti ma in grado di far ottenere, con palese gattopardismo, il mantenimento di quanto veniva prima criticato, sostituendo, chiaramente, i beneficiari.</p>
<p>		Dopo mesi di martellamento sui minigruppi e sul costo della politica, il nostro protagonista ha tirato fuori dal cappello il famoso coniglio: riduzione drastica dei fondi destinati ai gruppi consiliari e, con i risparmi (3 milioni di euro), assieme ad eguale somma avuta dal Fondo Sociale Europeo, finanziamento di ‘stages’ di due anni per 250 giovani laureati, diventati, strada facendo, ben 500 . </p>
<p>		L’operazione viene presentata pomposamente e, forti per aver ridotto i contributi ai gruppi consiliari (sotto tiro perché facenti parte della ‘casta’), viene lanciata l’idea di ‘stages’ giovanili ‘<em>per bloccare la fuga dei cervelli dalla nostra Regione’</em>. L’operazione mediaticamente ha un gran successo, ma scava scava ti accorgi che si tratta di un volgare ampliamento del bacino dei precari che alla scadenza tenteranno di fare quanto hanno già fatto i giovani della legge 285, e, più recentemente,  gli <strong>LSU </strong>ed <strong>LPU </strong>non ancora, però, sistemati. Altro che ‘cervelli’ da bloccare, sono solo giovani da sistemare nella pubblica amministrazione aggirando le leggi in materia. Infatti sarebbe, non difficile, ma semplicemente impossibile trattenere in Calabria ‘<em>cervelli’</em> con precarietà occupazionale e retribuzione netta pari a 670 euro mensili (portati recentemente a 900 euro con i risparmi di gestione, per abbandoni, già in questa fase preliminare).</p>
<p>		Contro questa operazione, di scarsa rilevanza sociale e politica, ma di chiara rilevanza clientelare, si scaglia addirittura l’erede di <strong> Marco Biagi</strong>, il giuslavorista <strong>Pietro Ichino </strong>(senatore del <strong>PD</strong>) recentemente insolentito e minacciato dalle <strong> nuove BR </strong>per essersi costituito nel processo contro le nuove leve del terrorismo nostrano. Il senatore (onore alla sua capacità di non farsi condizionare dall’appartenenza) presenta addirittura una interrogazione ai Ministri del Welfare, della Funzione Pubblica e delle Politiche Comunitarie, su una operazione ‘<em>di natura sostanzialmente assistenziale’ </em> che rischia di avviare 500 laureati calabresi alla <em>&#8216;NULLAFACENZA&#8217;</em>. </p>
<p>		L’interrogazione è firmata anche da <strong>Enrico MORANDO</strong>, Paolo NEROZZI, Maria Teresa BERTUZZI, <strong>Dorina BIANCHI</strong>, Franca BIONDELLI, Tamara BLAZINA, <strong>Marco FOLLINI, Maria Pia CARAVAGLIA</strong>, Antonio RUSCONI, Giancarlo SANGALLI e Luigi VIMERCATI tutti e <strong>11 </strong>appartenenti al Partito Democratico di <strong>Uòlter Veltroni</strong>.</p>
<p>		A Ichino tenta di rispondere non solo il nostro Peppe Bova, messo a nudo dalle concrete argomentazioni del giuslavorista, ma anche il <strong>Governatore Loiero </strong>(per quanto ancora?),  sostenendo che “<em>non mi pare cosa da poco che il denaro che, prima d’ora, a torto o a ragione, veniva impiegato per la tanto vituperata “casta”, oggi sia impiegato per i nostri giovani laureati’</em>. E’ vero, ma non ammantiamo, però, l’operazione ‘stages’ di aureole che non esistono: i soldi che prima venivano usati dai gruppi per costruire la propria &#8216;clientela&#8217;, ora vengono usati dalla Presidenza per lo stesso motivo. Bisogna saper chiamare le cose con il loro nome e cognome, soprattutto ora che lo ha fatto il senatore Pietro Ichino la cui denuncia non può essere tacciata di partigianeria preconcetta. </p>
<p>		L’onnipotenza del Presidente Bova e la sua capacità di adeguare gli scenari su cui intende operare ha trovato chi lo sa rintuzzare adeguatamente. Mai, come adesso, il re è nudo.<br />
						(Giovanni ALVARO)</p>
<p>Reggio Calabria, 5.2.2009
</li>

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		<title>IL FIDEISMO SU DI PIETRO FA VERAMENTE PAURA!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 12:10:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il giustiziere della notte, Antonio Di Pietro , si sentirà sicuramente messo in un tritacarne così come si sentivano, anche per molto meno, i suoi inquisiti che in grandissima parte sono usciti indenni, giudizialmente, dal giogo inquisitorio a cui furono sottoposti. Alcuni non hanno retto alla gogna e, per scelta soggettiva o sviluppo oggettivo, hanno [...]]]></description>
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		Il giustiziere della notte, <strong>Antonio Di Pietro </strong>, si sentirà sicuramente messo in un  tritacarne così come si sentivano, anche per molto meno, i suoi inquisiti che in grandissima parte sono usciti indenni, giudizialmente, dal giogo inquisitorio a cui furono sottoposti. Alcuni non hanno retto alla gogna e, per scelta soggettiva o sviluppo oggettivo, hanno abbandonato questa terra. Doveva aspettarselo, però, il nostro piccolo fustigatore. E non perché è normale che l’inquisitore diventi inquisito, come la storia ci insegna, ma perché quando si costruisce un partito (?), l’<strong>IDV</strong>, basato solo sulla trasparenza e sull’onestà, sarebbe stato necessario che nell&#8217;armadio non ci fossero nè scheletri, nè addirittura qualcosa che gli potesse assomigliare.</p>
<p>		Le difficoltà dell’oggi nascono anche per questo. Se l’opinione pubblica non vuole che il mondo politico sia disonesto, a maggior ragione pretende, da personaggi come Di Pietro, che non ci sia su questo versante veramente nessuna ombra. Se la morale corrente critica i rapporti extraconiugali, la stessa morale li condanna, senza alcun appello, se il presunto protagonista boccaccesco fosse un prete. Sperare di risolvere, quindi, il problema negandolo, o minacciando querele, o parlando di ‘<em>azione criminale’ </em>di qualche giornale, non serve a niente. E’ invece necessario chiarire ogni piccolo particolare. Solo chi vuol tenere gli occhi chiusi si accontenta dell’<em>ipse dixit</em>, anche se purtroppo, tra i suoi seguaci, c’è chi ha deciso di tenerli saldamente chiusi. Non tutti però.</p>
<p>		Alcuni sono rimasti sconcertati, delusi e amareggiati per l’evidente contrasto tra il predicare e il razzolare, ed hanno preso decisamente le distanze dall’incantatore targato IDV. Gli perdonavano tutto, proprio tutto, dall’assenza di respiro politico agli strafalcioni grammaticali, ma non l’ipotetica sporcizia sulla bandiera della moralità. Altri invece, sentendo scricchiolare le certezze che avevano, avrebbero deciso di vedere fino in fondo l’attuale ‘partita’, sperando d’essere aiutati a uscire dal guado in cui si sono venuti a trovare anche per evitare  di dover confessare a se stessi quanto siano stati ingenui e incauti nella scelta del cavallo su cui avevano puntato le loro speranze. E, infine, c’è chi ha considerato, e considera tuttora quanto sta avvenendo, solo frutto di quel demonio di <strong>Berlusconi </strong>che una ne fa e cento ne pensa, e si rifiuta addirittura di leggere quanto scrivono molti giornali, non più solo <strong>il Giornale </strong>della famiglia demoniaca, ma anche altri come ad esempio lo stesso <strong>Corriere della Sera</strong>.</p>
<p>		Questa terza categoria fa veramente paura. A differenza dell’articolo dell’avvocato <strong>Li Gotti </strong>che ha solo il sapore dell’aggressione nei confronti del Direttore de il Giornale, e quello della <em>‘captatio benevolentiae’</em> nei confronti di chi decide vita o morte politica dei propri parlamentari, è il fideismo esasperato che fa tremare i polsi e le vene d’ogni sincero democratico. Perché il fideismo porta a rifiutare l’approfondimento della vicenda, porta ad ignorare quanto dicono gli ‘altri’,  si pasce della verità sola e unica del suo predicatore, accoglie a occhi chiusi il ‘verbo’ del capo perché non può essercene un altro al di fuori di quello, spinge a inveire, offendere, attaccare e minacciare. I blog di Di Pietro e dell’IDV sono letteralmente infarciti di ogni contumelia.</p>
<p>		Non c’è dubbio che si tratti di un pezzo di ‘popolo’ assolutamente minoritario, che ragiona con la pancia, e che considera la campagna mediatica una terribile invenzione dei nemici del proprio idolo. Esso, l’idolo, era, è e sarà sempre immacolato. Ma anche un pezzo minoritario, incolto, retrogrado e qualunquista, può diventare un pericolo se trova, come ha trovato, un proprio discreto organizzatore le cui iniziative spingono verso derive populiste e verso sbocchi impensabili. </p>
<p>		Quanta responsabilità, signor Veltroni, si è assunto nella cronaca odierna che ogni democratico si augura non diventi mai storia!  </p>
<p>						Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria, 13.1.2009
</li>

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		<title>DI PIETRO S&#8217;E&#8217; BLINDATO CONTRO I &#8216;GUASTAFESTE&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 15:38:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
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		<category><![CDATA[Antonio Di Pietro]]></category>
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		<description><![CDATA[Prima o poi, com’era prevedibile, doveva accadere. Come sempre, (vedi Robespierre), anche i più feroci inquisitori subiscono la stessa sorte che hanno imposto agli altri. E non certo solo per fatti ‘penalmente rilevanti’, perché in politica si paga dazio anche per fatti che cozzano terribilmente con il senso comune della gente semplice, con la prassi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Prima o poi, com’era prevedibile, doveva accadere. Come sempre, (vedi Robespierre), anche i più feroci inquisitori subiscono la stessa sorte che hanno imposto agli altri. E non certo solo per fatti <em>‘penalmente rilevanti’</em>, perché in politica si paga dazio anche per fatti che cozzano terribilmente con il senso comune della gente semplice, con la prassi morale imperante, e con la stridente collisione con le bandiere sventolate ad ogni piè sospinto.</p>
<p>	E’ bastata una serie di telefonate del pargolo dipietrino per aprire un processo di messa a fuoco di notizie che, nei mesi e nelle settimane passate, venivano soltanto sussurrate o soltanto timidamente pubblicate, ma sempre ignorate dalla grande stampa italiana, e spesso oggetto di querele da parte dell’interessato che non accettava alcuna critica e respingeva ogni possibile addebito. Stia tranquillo l’ingenuo Cristiano, che magari si sente in colpa col paparino, la ‘cosa’ era destinata ad emergere. Era solo questione di tempo, e la pentola in ebollizione sarebbe esplosa con grande fragore, lui, semmai, è stato solo l’inconsapevole detonatore.</p>
<p>	Della vicenda comunque non ci interessano i lati ‘penalmente rilevanti’ (questo è essenzialmente compito della magistratura), a noi interessano i lati politici e le incongruenze denunciate, sui media nazionali, nel comportamento del ‘leader’ del qualunquismo populista qual è <strong>Antonio Di Pietro</strong>. Due sono i problemi che attendono risposte adeguate e sui quali vogliamo soffermarci, a parte i motivi, mai chiariti, della spettacolare dismissione della toga quand’era al culmine della popolarità che, la parte più viscerale del popolo italiano (quello per intenderci che non usa cervello o cuore, ma solo pancia), non nega a nessuno.</p>
<p>	Il primo problema è capire come Di Pietro sia venuto a conoscenza di un’inchiesta, (coperta dal segreto istruttorio), che coinvolgeva sia il Provveditore alle opere pubbliche di Campania e Molise dott. <strong>Mautone </strong>(poi arrestato, liberato per vizi di forma e riarrestato), sia lo stesso figliuolo Cristiano. Il primo trasferito d’urgenza al Ministero, il secondo, come d’incanto, ha interrotto le telefonare al Mautone. Di Pietro prima risponde che lo ha saputo <em>‘dalle agenzie’</em>, ma detta giustificazione è risultata falsa, perché le notizie in merito, a luglio 2007, non esistevano (segreto istruttorio); successivamente parla di aver ‘annusato’ l’aria convinto di chiudere così la vicenda, magari pensando che gli  italiani (non quelli di pancia, ma quelli di testa) siano dei perfetti imbecilli a cui si può raccontare la favola dell’asino che vola. </p>
<p>	Il secondo problema nasce dai rimborsi elettorali (40 milioni di euro pari a circa 80 miliardi di vecchie lire) che, si è saputo, non andavano al <strong>Partito dell’IDV</strong>, ma all’<strong>Associazione IDV </strong>i cui unici membri sono solo <strong>Antonio Di Pietro</strong> (presidente), la moglie <strong>Susanna Mazzoleni </strong>e l’amica di famiglia <strong>Silvana Mura </strong>(tesoriere)  promossa deputato.  L’incredibile sta nel fatto che nel Partito (che non conta nulla) ci si può iscrivere quando e come si vuole, mentre nell’Associazione si può entrare, con atto notarile, solo se vuole Di Pietro, e in questi anni chiaramente non ha voluto alcuna ‘contaminazione’. L’Associazione è quella che controlla il finanziamento elettorale. Egli giustifica questa blindatura antidemocratica con una frase illuminante: <em>“Noi </em>(chi? Lui, la moglie e l’amica?)  <em>ci siamo garantiti così, e ci sentiamo tranquilli dalle rivendicazioni di qualche guastafeste”</em>.  Cioè, in parole povere, nessuno può mettermi in minoranza e la cassa del partito la controllo comunque io, in barba agli oppositori interni al partito chiamati semplicemente guastafeste.</p>
<p>	Sorge da ciò un problema delicatissimo, e una domanda specifica: può esserci in un Paese democratico, come l’Italia,  un partito gestito in modo così antidemocratico? Se la risposta è no, vanno assunte iniziative per far si che i partiti, tutti i partiti, abbiamo realmente una vita democratica. E’ un altro dei problemi da affrontare per far crescere la democrazia dell’intero Paese. </p>
<p>						Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria, 5.1.2009		     </p>
<li></li>

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		<title>GRAZIE A CRISTIANO DI PIETRO, FORSE&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 01:08:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		<strong>Clemente Mastella</strong>, in modo accorato, ha dichiarato che non avrebbe osato pensare a cosa sarebbe successo se una telefonata come quella del <em>‘pezz’e core’ </em><strong>Cristiano Di Pietro </strong>fosse stata registrata sulla propria utenza telefonica.  <em>“Per molto meno </em>-ha continuato- <em>mia moglie Sandra è stata arrestata, ed io ho dovuto lasciare il Ministero di Grazia e Giustizia, il partito, la carriera politica”. </em>Con questa battuta il caro Clemente ha sintetizzato il doppiopesismo giudiziario esistente in Italia che, proprio per l’affermazione che lo ha basìto, sembra essergli nuovo e inedito.</p>
<p>		No, caro ex Ministro di Grazia e Giustizia, non c’è nulla di nuovo oggi nell’aria, anzi è tutto antico. Solo chi non ha voluto vederlo, non s’è accorto che venivano usati, e non solo dai media, due pesi e due misure, a seconda dell’appartenenza politica dei soggetti interessati. Solo chi, spinto a ingraziarsi l’ordine considerato ‘invincibile’, e anche per questo impegnato a neutralizzare quanto realizzato dal precedente Ministro <strong>on. Castelli</strong>, poteva far finta di non scorgere la realtà  che scivolava sempre più verso una deriva incontrollabile, e dimostrarsi così un marziano scandalizzato.</p>
<p>		C’è una frase però dell’ex Ministro che merita un’approfondimento, ed è quella con la quale Mastella ha affermto: <em>“A Di Pietro pare che tutto sia concesso. Sembra che molti ne abbiano paura”. </em>E’ una frase che rispecchia fedelmente il pensiero che hanno molti, anche all’interno dello stesso Partito di  <strong> Veltroni</strong>, che continuano a non spiegarsi, prima l’alleanza con Di Pietro a scapito di comunisti, socialisti e verdi, e poi il continuo inseguire le sue iniziative populiste; l’appiattimento sul suo credo giustizialista; e l’accettazione dei suoi candidati imposti a suon di provocatorie affermazioni pubbliche. Non si dimentichi che in Abruzzo il candidato a Governatore era un uomo di <strong>Di Pietro </strong>che il <strong> PD </strong>ha dovuto, <em>obtorto collo</em>, ingoiare col risultato super deludente registrato a spoglio concluso.</p>
<p>		Ma, se veramente <em>Uòlter </em>e il più ristretto gruppo dirigente dei PD, hanno paura del nostrano mini Robespierre, c’è qualcosa che non è ancora emerso e che è necessario far emergere. Forse, per questo, bisognerebbe tornare indietro con la memoria e capire la vicenda della valigetta, piena di soldi di <strong>Gardini</strong>, seguita da Di Pietro fin sul portone di Botteghe Oscure e quindi letteralmente scomparsa: perché oltre quel portone non si è trovato chi NON POTEVA NON SAPERE. Ma anche in questo caso la verità sarebbe solo parziale, perché se fino ad ieri poteva avere un significato la difesa della propria impunità oltre quella della propria diversità morale, oggi, dopo che Donegaglia (ex grosso dirigente delle Coop rosse) ha deciso di aprire il rubinetto dei propri racconti svelando i meccanismi della corruzione rossa, non lo si capisce più.</p>
<p>		O forse tutto va ricondotto al fatto che <strong> Violante </strong>non è più visibilmente accreditato come referente unico del fronte giudiziario, ed al suo posto si è insediato il nostro piccolissimo nuovo Torquemada che però pensa solo a rafforzare il proprio ruolo nel Paese disinteressandosi d’altro. Ma anche se non lo facesse, l’esperienza dimostra, ch’è difficile tenere sotto controllo un ordine diventato ormai oggettivamente incontrollabile.</p>
<p>		I prossimi giorni forse sveleranno tanti misteri, per adesso bisogna accontentarsi del fatto che il dibattito sulla giustizia non è più recintato nelle riserve indiane ma si è librato in ogni direzione. E questo fa ben sperare sullo sgretolamento del fronte della conservazione nella difesa di ruoli e privilegi di casta. </p>
<p>		Intanto dobbiamo un grazie di cuore al dipietrino, delfino o trota che sia, perché ha contribuito, e non poco, a questo risultato. Quelle telefonate fatte al dott. <strong>Mautone </strong> hanno aperto, al grande pubblico, uno spiraglio illuminante sulla differenza tra predicare e razzolare, e sulla differenza tra democrazia praticata e predicata. In quella praticata il controllo spetta al popolo, nel secondo caso spetta solo a chi ha la furbizia di costruirsi strutture con proconsoli parentali, o partiti con speciali statuti.</p>
<p>		Ma la storia del giustiziere della notte, <strong>Antonio Di Pietro</strong>, è intessuta di altre vicende ed altri misteri. No, non parliamo né della Mercedes ricevuta, né del prestito di 100 milioni a tasso zero, né dell’appartamento avuto in affitto dalla Cariplo a Milano e ceduto al proprio figliolo, né degli immobili comprati dalla <strong>An.to.cri.</strong> (Anna, Totò, Cristiano, il trittico Di Pietro) e affittati all’<strong>IDV </strong>in varie zone d’Italia, ma parliamo del più importante dei misteri. Quello delle sue dimissioni dalla Magistratura, i cui motivi rimangono ancora ignoti, e chissà se in essi non ci sia la chiave per leggere la sudditanza di Veltroni e del PD all’egemonia dipietresca. </p>
<p>		Nei giorni scorsi, il picconatore per eccellenza, l’emerito Presidente della Repubblica <strong>Francesco Cossiga </strong>, solitamente ben informato (forse per i suoi trascorsi gomito a gomito con i servizi segreti di questo Paese), lo spronava a confessare il perché di quell’abbandono, ricordandogli che lui (Cossiga) ne era a conoscenza, ma che, oggi, preferiva evitare di renderlo pubblico. E’ augurabile che non ci faccia aspettare molto.</p>
<p>			Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 30.12.2008</p>

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		<title>SGOMBRARE IL CAMPO PER MANIFESTA INCAPACITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 08:41:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		Lo avevamo già scritto, facendo i facili profeti, che alla fine <strong>Veltroni</strong>, <strong>D’Alema </strong>e &amp; avrebbero fatto come gli struzzi. Imbrogliano se stessi, si nascondono la verità, quella nuda e cruda della Caporetto abruzzese (anteprima di una Caporetto generale), e, come se si stesse in una normale situazione, anziché porre mano ai problemi di linea politica e correzione profonda del loro modo d’essere, decidono di mantenere lo status quo con quell’asfissiante alleanza con <strong>Di Pietro</strong>, e, con l’occhio al controllo del partito, pensano solo a come affrontare il <em>redde rationem </em>che comunque è stato rinviato al dopo elezioni europee.</p>
<p>		Siamo veramente, come si vede, all’incapacità di percepire la gravità della situazione in cui si trovano. In pratica, si è alla confusione più totale ed al possibile sfascio di quel partito che fu il PCI, il PDS, i DS e, con la Margherita, l’attuale <strong>PD</strong>, <em>‘amalgama mal riuscito</em>’ (versione D’Alema), o ‘<em>amalgama che c’è già stato alle elezioni politiche e prima ancora alle primarie’ </em>(controreplica Veltroni). </p>
<p>		Non c’è dubbio che, nella scelta di non toccare nulla delle proprie alleanze, ha pesato l’esplosione della questione morale che sta facendo assaporare, anche ai ‘<em>moralmente diversi’</em>, quanto è terribilmente salato il mare. Come in una gara tra le Procure, infatti, si susseguono, senza soluzione di continuità, le inchieste, gli arresti, le iscrizioni nei registri degli indagati e i rinvii a giudizio, che stanno sconvolgendo il cosiddetto popolo di sinistra che, per la prima volta, forse, comincia ad aprire gli occhi sul pianeta magistrati e, a denti stretti, comincia a considerare urgente la riforma del settore. Riforma che, per anni, è stata vista come il tentativo di mettere sotto controllo l’ordine giudiziario, e non come una necessità per rendere civile e moderno un Paese sotto scacco e martoriato da abusi di ogni genere per l’autoesaltazione e la forte esposizione mediatica dei nuovi protagonisti, entrati nell’agone a gamba tesissima, quali sono stati i magistrati politicizzati.</p>
<p>		La preoccupazione del ristretto gruppo dirigente del <strong>PD </strong>è comunque e sempre <strong>Antonio Di Pietro </strong>e la sua capacità di sfruttare ogni loro passo falso sul terreno giustizialista. <em>Uòlter</em> e <em>‘baffino’ </em>sanno che le iniziative del <strong>PdL </strong>non puntano a fare dell’attuale ‘tangentopoli rossa’ un vessillo da usare senza parsimonia. Forse finalmente riescono a capire che <strong>Silvio Berlusconi </strong>e i suoi alleati non usano, contro i loro avversari, i metodi della canea giustizialista come sanno fare loro e i ‘campioni del rispetto, della civiltà e del confronto’  dell’<strong>IDV</strong> e del suo leader. Certamente è stato difficile per loro, cultori dell’aggressione sistematica, capire una verità lapalissiana: <strong>solo chi non ha argomenti si rifugia nel ghetto giustizialista, mentre il </strong><strong>PdL </strong>ne ha a iosa.</p>
<p>		Per esempio a Napoli e in Campania, a che servirebbe girare ferocemente il coltello nella piaga, facendo scadere l’iniziativa politica e mettendo sterco nel ventilatore? A chi gioverebbe seminare discredito sulle istituzioni? La giustizia faccia il suo corso e velocemente, ma a Napoli e in Campania, usando solo il lessico del signor <strong> Gambale </strong> (il Torquemada partenopeo famoso per gli attacchi contro Gava, Scotti, De Lorenzo e Di Donato chiamati la ‘banda dei quattro’), bisogna liquidare al più presto ‘il duo <strong>Bassolino-Iervolino’ </strong>per assoluta manifesta incapacità politica. </p>
<p>		Le immagini di una regione sommersa dalla spazzatura, senza citare altro, sono stati il biglietto da visita di un gruppo dirigente modesto e senza capacità di volare alto. Mostrare le mani, come ha fatto la <strong>Iervolino</strong>, e dire che sono pulite serve a ben poco. Perché per guidare una città come <strong>Napoli</strong>, ex Capitale del Regno delle Due Sicilie, <strong>servono certo mani pulite, ma anche mani operose</strong> e occhi attenti e vigili. Essendo mancate queste due condizioni, sarebbe più corretto e politicamente più salutare chiudere finalmente un’esperienza fallimentare.  </p>
<p>			Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 22.12.2008		</p>

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		<title>VELTRONI, BASTA CON UN CONNUBIO INDECENTE</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Dec 2008 19:53:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si potrà girare e rigirare attorno al problema quanto si vuole, si potranno dare mille interpretazioni alla ultima sconfitta elettorale, si potrà dire da parte di <strong>Veltroni </strong>che alla fin fine il bicchiere si presenta mezzo pieno, mentre <strong>D’Alema </strong>gli dirà sicuramente ch’esso è mezzo vuoto, se non addirittura che sia totalmente vuoto, ma alla fine faranno come gli struzzi: nasconderanno la verità nuda e cruda della Caporetto rappresentata dal risultato elettorale dell’<strong>Abruzzo</strong>.</p>
<p> 		Non sono abituati a dire come stanno veramente le cose, ad assumersi pienamente la responsabilità di ciò che va male, ad ammettere d’avere sbagliato tutto da dieci mesi a questa parte, per cui continueranno a mentire a se stessi, e saranno vittime della loro stessa presunzione. Non che una strada diversa li potrà riportare in auge, ma almeno li salverà dal precipizio, ed eviterà all’Italia la crescita di logiche populiste e sudamericane degnamente rappresentate da quel simpatico &#8216;superdemocratico&#8217; qual è il signor <strong>Antonio Di Pietro</strong>.</p>
<p>		Affrontare la realtà significa prendere il toro per le corna, direttamente e senza alcun infingimento, stoppando la ripida scivolata su quel piano inclinato, cosparso di grasso, dove sono riusciti a collocarsi i signori della cosiddetta sinistra obamiana che vivono di nominalismi, simboli e frasi inglesi che tanto fanno chic nelle terrazze romane.  Prendere il toro dal suo simbolo può appariscente significa però riconoscere il gravissimo errore commesso nell’aver allevato e messo in circolo un nemico della democrazia, un giustizialista dichiarato, un populista senza alcun respiro politico, quando contemporaneamente si decretava la fine di sinistre antagoniste, sinistre critiche, socialisti servizievoli e verdi di ogni gradazione. </p>
<p>		Non che l’assenza di detti rappresentanti (<strong>Diliberto</strong>, <strong>Boselli</strong>, <strong>Pecoraro Scanio</strong>, <strong>Giordano</strong>, <strong>Mussi</strong>, ecc.) ci abbia sconvolto e ci abbia costretto a mettere il lutto, ma onestamente li avremmo preferiti al <em>trattorista </em>di <strong>Montenero di Bisaccia </strong>che non è un avversario politico, ma un arringa popolo proteso solo ad incrementare la propria dote elettorale, portandola oltre il 4%, per non dipendere da decisioni altrui.  Infatti se l’<strong>IDV</strong> ha inseguito l’alleanza con <strong>Veltroni </strong>lo ha fatto per rendersi immune dalla filosofia del voto utile, operazione che non gli serve più volendo giocare direttamente e da solo per evitare, così, si vedersi sbattere, nel prossimo futuro, la porta dell’alleanza in faccia.  Sa che per lui è finita la stagione degli incarichi di Governo, ed allora punta a mantenersi in vita e con essa a mantenersi i cospicui rimborsi elettorali.</p>
<p>		Rozzo quanto si vuole, ma abbastanza lucido nel suo percorso e nelle sue scelte. <strong>Di Pietro </strong>sa che la propria crescita non può avvenire a danno dei moderati raggruppati sotto i vessilli del <strong>PdL</strong> guidato dal nemico <strong>Silvio Berlusconi</strong>, ma solo a scapito dei propri compagni di merende, ed allora non si fa scrupoli dando addosso al <strong>PD </strong>ma se necessario anche alla Croce rossa. Girotondi, grilli, tensioni sociali, scuola, scioperi epifanei lo vedono sempre in prima linea e sempre col megafono in mano. A Uòlter un consiglio: non continuare a sottovalutarlo. Tu sarai più fine certamente, ma ti è mancata completamente la lucidità. Hai imbarcato un <em>talebano</em>, lo hai coccolato, fatto crescere, ed ora ti si rivolta contro. Per te non c’è futuro se non hai il coraggio di staccarti totalmente da tale personaggio.</p>
<p>		A noi che importa? Di te veramente nulla, e nulla di &#8216;baffino&#8217; il tuo gemello. A noi interessa l’Italia e le politiche da assumere in questo grave momento di recessione internazionale. Convergenze sulle scelte di fondo sono più necessarie dei muri contro muri. Per questo, e solo per il nostro Paese, ci permettiamo di consigliarti la rottura di un connubio indecente.</p>
<p>			Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 16.12.2008 </p>

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		<title>ENERGIA, GLI SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE DI LOIERO</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 20:23:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la Calabria fosse in mano ad un gruppo di incompetenti è una verità ormai più che acquisita. Che questa incompetenza arrivasse al punto di rifiutare investimenti privati consistenti, nell’ordine di 1 miliardo e 200 milioni di euro, per la costruzione di una centrale a carbone in grado di produrre 10 terawatt pari ad un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>	Che la Calabria fosse in mano ad un gruppo di incompetenti è una verità ormai più che acquisita. Che questa incompetenza arrivasse al punto di rifiutare investimenti privati consistenti, nell’ordine di 1 miliardo e 200 milioni di euro, per la costruzione di una centrale a carbone in grado di produrre 10 terawatt pari ad un quinto dell’energia che l’Italia importa dai Paesi limitrofi, ha dell’incredibile ed è veramente difficile da digerire. </p>
<p>	Il <strong>Governatore Loiero</strong> ha approfittato della presenza del Commissario europeo alle politiche regionali, signora <strong>Danuta Hubner</strong>, per ribadire il proprio NO alla <strong>Centrale a carbone</strong> e per tirar fuori dal cilindro un bel coniglio pensando che le popolazioni della fascia grecanica della Provincia di Reggio Calabria non aspettassero altro. Il tutto condito con il miraggio di 1000 nuovi posti di lavoro. Ma da quel che ha detto si capisce che non sa di quel che parla.</p>
<p>	Non solo, ma lo fa all’indomani di una inchiesta pubblicata dal noto settimanale <strong>PANORAMA</strong>, che punta il dito sulla <strong>CASTA DEI NO </strong>che è costata al nostro Paese fior di quattrini ritardando l’ammodernamento del Paese (<strong>Tav, Mose, Ponte sullo Stretto</strong>, ecc.); lo fa all’indomani dell’inaugurazione della <strong>Centrale a carbone di Civitavecchia</strong> messa in piedi con moderne misure di tutela ambientale; e soprattutto all’indomani delle grandi misure per combattere la recessione che sta mettendo in crisi il mondo occidentale, che vanno dal piano straordinario di Obama per un massiccio investimento infrastrutturale, alle iniziative europea tese verso lo stesso obiettivo, fino ai piani approntati del <strong>Governo Berlusconi </strong>e che saranno resi noti a giorni. </p>
<p>	La verità sta nel fatto che al Governatore non interessa il futuro della Calabria ed il suo sviluppo, ma interessa semplicemente tener buone le forze che sostengono la sua Giunta, alcune delle quali hanno costruito la loro ragion d’essere proprio sui NO ad ogni iniziativa produttiva. Piegare alle proprie esigenze e alle proprie necessità politiche (<em>ma non è questo un conflitto d’interessi?) </em>le scelte di prospettiva è semplicemente delittuoso.</p>
<p>	Ed allora, il Governatore calabrese (a dimostrazione che non sa quel che dice) parla del sito dell’ex Liquichimica e dimentica che è proprietà privata; parla di centrale fotovoltaica e dimentica che anche trasformando tutto il terreno libero in un grande specchio riflettente si realizzerebbe, si e no, una modestissima produzione di 20 megawatt (un semplice topolino) a fronte delle enormi esigenze che ha l’Italia; parla di indotto per 1000 posti di lavoro ma non indica come e dove.  Forse, ma a Loiero non l’hanno detto, si tratta di una fabbrica per la produzione di pannelli fotovoltaici che potrebbe essere impiantata da <strong>API-Energia</strong>, e che non entra per nulla in conflitto con la Centrale a carbone il cui progetto è stato presentato da una società svizzera. </p>
<p>	Dire No ad un investimento certo, da realizzare comunque dopo la Valutazione dell’Impatto Ambientale, e attaccarsi a fantomatici investimenti che reggono la scena solo per qualche mese, è assurdo, indecente, inutile e dannoso. Si rischia di bruciare un’occasione irripetibile per la zona jonica meridionale della Calabria buttando a mare, con essa, ogni vera ipotesi ‘indotta’: parliamo, per l’arrivo delle navi col carbone, della riattivazione del porto, del suo mantenimento efficiente, e della prospettiva di stabili collegamenti con aliscafi veloci per e da Catania, Taormina ed Isole Eolie, oltre alla riapertura di una darsena per piccolo e medio cabotaggio. </p>
<p>	Perché, quindi, rinunciare ad un percorso simile, che offre la certezza di occupazione stabile e sviluppo socio-economico, piegandosi a considerare l’investimento proposto come alternativo ad altro? Se lo sventolare il miraggio di 1000 posti di lavoro ‘indotto’ non è,  nelle intenzioni del Governatore Loiero, uno specchietto per le allodole, perché non costruire un tavolo di confronto tra Regione, Enti Locali interessati, Api-Energia e Sei?<br />
							Giovanni ALVARO<br />
Coordinatore Regionale Segreteria Nuovo PSI<br />
Reggio Calabria 15.12.2008</p>

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		<title>OH, VECCHIA SINISTRA, QUANTO CI DELUDI</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Dec 2008 16:13:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		L’invito di <strong>Berlusconi </strong>a <strong> Veltroni</strong> a rompere la sua alleanza con <strong>Di Pietro </strong> per avviare un rapporto diverso e collaborativo tra maggioranza e opposizione non è certamente una reale necessità per svelenire la situazione. Tra <strong>Veltroni </strong>e <strong>Di Pietro </strong>non si scorgono infatti ‘<em>diversità</em>’ sostanziali essendo, i due, in continua rincorsa tra loro. E la improbabile rottura, tra l’altro, non risolverebbe il problema di un rapporto civile con la maggioranza. </p>
<p>		La rincorsa o la concorrenza, infatti, continuerebbero, e a maggior ragione, se la rottura si avverasse, perchè esse sono frutto di un’assenza di bussola, di una mancanza di leadership, e di una terribile paura per un ipotetico svuotamento del proprio bacino d’influenza a tutto vantaggio del vero attuale avversario politico. E se, ad un simile aggrovigliato problema, si volesse aggiungere la <em>&#8216;fronda’ </em> interna al <strong>PD</strong>, capeggiata da mille contestatori, tra i quali il tradizionale e storico ‘gemello’ (baffino), la partita è irrisolvibile. </p>
<p>		Perché allora perdere tempo, quando la partita l’ha già risolta il corpo elettorale, sette mesi fa, non solo per aver fatto vincere il <strong>PdL </strong>ed il suo leader, ma soprattutto per aver tributato loro l’incredibile successo che ha letteralmente mandato in tilt la cosiddetta sinistra, e frantumato definitivamente i propositi di un’opposizione civile e propositiva? Da allora, a partire cioè dall’indomani del responso elettorale, il ‘buonismo’ veltroniano se n’è andato a quel paese, le speranze di un atteggiamento politico serio ha fatto altrettanto, e, improvvisamente, si è tornati al buio dello scontro per lo scontro, e l’avversario da combattere è ridiventato nemico da abbattere.</p>
<p>		Ogni cosa è stata esasperata all’inverosimile. Dal lodo <strong>Alfano </strong>per salvaguardare le più alte cariche dello Stato dai <strong>Garzòn </strong>nostrani anche se solo per il periodo del loro mandato; all’abolizione dell’ICI passando, senza alcuna vergogna, dalla critica sfrenata perché andavano esclusi i ‘ricchi’, all’affermazione che tanto era un provvedimento elaborato dalla sinistra;  ai provvedimenti sulla scuola mistificando, mentendo e, addirittura, capovolgendo anche vecchie impostazioni del loro schieramento; alla feroce critica della miseria dei 40 euro mensili ai più indigenti, visti come un’elemosina, o ai bonus per le famiglie a basso reddito considerati una vergogna inammissibile; fino all’incredibile attacco per l’aumento dell’IVA alle pay-tv, come <strong>Sky</strong>, pari a 4 euro mensili che vengono considerati un terribile aggravio per i contribuenti.</p>
<p>		Quest’ultima vicenda ha permesso la riesumazione del trito e ritrito vecchio conflitto d’interessi, dimenticando due cose fondamentali: l’aumento dell’IVA sulle pay-tv colpisce anche <strong>Mediaset</strong>, per la parte satellitare, mentre non può colpire quella terrestre che viene fornita <strong>gratis </strong>ai telespettatori. Ma a loro che interessa. Bisogna riattaccare l’odiato nemico. Ed allora serve seminare dubbi, spargere veleni, mettere gli escrementi nel ventilatore.  Qualcosa, pensano, alla fine potrà aiutare una loro improbabile ripresa. E comunque, come minimo queste azioni servono a bloccare la crescita di quel caino di un <strong>Di Pietro </strong>che, accolto alla tavola imbandita della sinistra, vi si è rivoltato contro, quando ha capito che doveva recuperare il proprio pane <em>autonomamente</em>. </p>
<p>		I fessi lo avevano aiutato a restare in vita, evitando, per lui, <em>il mortale voto utile </em>che è stato propinato a socialisti, comunisti senza mimetizzazione, verdi di ogni gradazione, e arcobaleni vari, ed adesso se lo trovano super concorrente. Oh, vecchia sinistra, ma dove stai andando? Non ti rendi conto che ti trovi su un piano inclinato cosparso di olio e grasso? Le lezioni della storia non ti hanno insegnato nulla? Ci deludi profondamente. Nelle loro bare si rivoltano le ossa dei tuoi padri fondatori vedendo quali mani ti stanno gestendo.  </p>
<p>		Un consiglio spassionato agli attuali dirigenti: tenete l’anima in pace perchè non esistono scorciatoie. La partita potrà riaprirsi tra due generazioni. Un consiglio anche al nostro leader: non ti curar di lor, ma guarda e passa.</p>
<p>							Giovanni ALVARO<br />
Reggio Calabria 1.12.2008	</p>

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		<title>ENERGIA, BATTERE IL FRONTE DEL NO E&#8217; ORMAI IMPELLENTE</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Nov 2008 16:09:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dico subito che non condivido l’ennesimo No ad un insediamento produttivo che può determinare l’inversione di tendenza di una zona tra le più belle della nostra terra, ma anche tra le più povere e derelitte della Calabria. Dopo l’illusione di un possibile decollo con l’insediamento della Liquichimica e della Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Dico subito che non condivido l’ennesimo No ad un insediamento produttivo che può determinare l’inversione di tendenza di una zona tra le più belle della nostra terra, ma anche tra le più povere e derelitte della <strong>Calabria</strong>. Dopo l’illusione di un possibile decollo con l’insediamento della Liquichimica e della Officina Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, il No alla Centrale a carbone nella zona di Saline Joniche risulta incomprensibile e assurdo.</p>
<p>		Mantenere le vecchie ferraglie che furono dell’ex-Liquichimica come semplice monumento all’inefficienza, allo sperpero ed a un futuro che non è mai arrivato è semplicemente vergognoso, perché si continua con la vecchia politica dei NO preconcetti e ideologizzati dimenticando letteralmente le popolazioni interessate che continuano a vivere ai margini della società civile ed i cui figli debbono intraprendere, come avviene ormai da decenni, la triste strada dell’emigrazione. E’ ora di dire basta ad un canovaccio di questo tipo. E’ ora di opporsi energicamente a chi spera di aumentare la propria influenza e la propria egemonia sui cittadini spargendo a piene mani falsità e terrorismo ambientale.</p>
<p>		Per anni la debolezza di una classe dirigente, con scarsa visione politica e mancanza di coraggio, ha fatto prevalere i NO preconcetti ed ideologici di una minoranza aggressiva, rumorosa e parolaia, tutti NO basati sul nichilismo più puro e tesi a bloccare ogni iniziativa economica ipotizzata, dalle grandi opere agli insediamenti industriali. Il NO sistematico ad ogni ipotesi realizzatrice ha determinato nella Calabria un aggravio nel proprio processo di sviluppo, già abbastanza compromesso e precario per la  presenza asfissiante delle cosche mafiose. </p>
<p>		Negli ultimi cinquant’anni si è passati dal NO all’autostrada, la cui prima pietra è stata messa dall’on. Fanfani e per questo attaccato e crocifisso; al No alla <strong>Liquichimica</strong>; al <strong>V° Centro Siderurgico;</strong> alla <strong>Centrale a carbone di Gioia Tauro;</strong> al raddoppio del binario Reggio-Villa San Giovanni, con il conseguente ammodernamento del Lungomare di Reggio Calabria che oggi si è dimostrato un lungimirante investimento non solo estetico, ma addirittura produttivo avendo finalmente avvicinato la città al proprio mare; al <strong>decreto Reggio </strong>ch’è stato una fortuna economica e politica per la città e per i suoi sindaci, prima <strong>Falcomatà </strong>e poi lo stesso <strong>Scopelliti </strong>; fino al No recentissimo al <strong>Ponte sullo Stretto </strong>e alla <strong>Centrale a carbone di Saline Joniche</strong>.</p>
<p>		Lungi da noi l’ipotesi di accettare a scatola chiusa ogni proposta che viene avanzata, ma con altrettanta determinazione, sosteniamo l’esigenza che, prima di esprimere un qualsiasi rifiuto, è necessario ragionare su concreti dati di fatto e non su epidermiche sensazioni che a volte vengono alimentate in modo interessato: vuoi per la concorrenza nello stesso settore, ma anche per mantenere aperta l’ipotesi di usare il sito per un termovalorizzatore. </p>
<p>		Giusto quindi pretendere incontri, chiarimenti, approfondimenti e contrattazione sulle necessarie ricadute positive sul territorio interessato, ma già ora vogliamo sottolineare il fatto che in Italia sono in funzione ben 14 centrali a carbone delle quali ben 7 sono concentrate in <strong>Liguria </strong>e <strong>Veneto </strong> dove non ci risultano esserci abitanti con l’anello al naso e classi dirigenti imbelli. In quelle regioni si assiste ad uno sviluppo avanzato e moderno. </p>
<p>		L’importazione di energia elettrica dalla Francia e dall’Austria, tra l’altro, per un consistente 12,8% del fabbisogno nazionale, pone l’Italia nella necessità di riaprire la scelta nucleare, colpevolmente abbandonata per i soliti verdi e rossi in circolazione,  e quella di rafforzare il suo sistema energetico tradizionale. L’insediamento di Saline Joniche risponde a questa necessità ed esso va utilizzato anche per aumentare il livello di contrattazione della nostra Regione nei confronti del resto del Paese, e per sfatare luoghi comuni su una Regione soltanto ‘assistita’.</p>
<p>								Giovanni ALVARO<br />
Coordinatore Regionale Segreteria Nuovo PSI<br />
Reggio Calabria 21.11.2008		    </p>

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		<title>STUDENTI INDISPENSABILI CONTRO BARONIE E PRIVILEGI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2008 22:58:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gira e rigira, come sempre avviene, le menzogne, non solo quelle più grossolane, vengono sempre al pettine, e la verità emerge con forza perché nessuno è in condizione di poterla fermare. Emerge, si fa strada e spazza via la nebbia con la quale si tentava di confondere gli studenti per strumentalizzarli sfruttando la loro grande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		Gira e rigira, come sempre avviene, le menzogne, non solo quelle più grossolane, vengono sempre al pettine, e la verità emerge con forza perché nessuno è in condizione di poterla fermare. Emerge, si fa strada e spazza via la nebbia con la quale si tentava di confondere gli studenti per strumentalizzarli sfruttando la loro grande disponibilità alla lotta. </p>
<p>		La verità ha già vinto, per cui non c’è bisogno di cimentarsi nella guerra dei numeri in riferimento alla manifestazione degli studenti del 14 novembre scorso (duecentomila per gli organizzatori, centomila per i partiti e i giornali sostenitori dell’iniziativa e la <strong>CGIL</strong>, appena trentamila per la <strong>Prefettura di Roma</strong>). La manifestazione ha già detto parecchio presentandosi come il canto del cigno di un movimento pro domo d’altri, la fine di un’avventura che per avere futuro deve abbandonare la strada retrò della conservazione ed imboccare quella del rinnovamento e della riforma.  </p>
<p>		E proprio ora bisogna aiutare gli studenti a liberarsi dei cappelli che prepotentemente gli si volevano metter sopra, e indicar loro gli obiettivi riformisti da perseguire e che loro percepiscono meglio d’altri: il rilancio di una istruzione degna di un paese dell’Occidente democratico e l’avvio di una riforma dell’istruzione universitaria capace di rinverdire i fasti del passato mettendo al primo posto capacità, intelligenza, studio e ricerca. Proprio ora è necessario indicare agli studenti la strada maestra del futuro perché sarebbe un grave errore gioire della loro sconfitta ed isolarli nel loro sterile ribellismo. La loro disponibilità alla lotta nasce proprio dalla percezione più che epidermica che è ora di voltar pagina.</p>
<p>		A che servono 5500 corsi di laurea? A che servono corsi di laurea frequentati da un solo studente? A che serve lo sperpero di denaro pubblico, sottratto alla ricerca, ma utilizzato per rafforzare le baronie universitarie, se nelle classifiche mondiali si registra la sola <strong>Università di Bologna </strong>nei primi 150 posti?  In questo scontro contro baronie e privilegi, il protagonismo giovanile sarà indispensabile, vuoi per isolare frange di violenti o ideologizzati, ma anche per rendere vincenti le scelte di rinnovamento che si intendono perseguire. </p>
<p>		La <strong>Gelmini</strong>, aldilà di alcuni cori imbecilli e aldilà degli attacchi della pseudo sinistra, è stata veramente brava dimostrando tenacia, perseveranza e soprattutto coraggio nel non lasciarsi intimorire. Essa continuando a tendere la mano agli studenti e chieder confronto e dialogo ha dimostrato una levatura eccezionale che ne può fare il <strong>Ministro della Pubblica Istruzione </strong>che da decenni l’Italia attende. Essa ha voluto iniziare il percorso dalla scuola primaria, non tanto per reintrodurre i grembiulini, quanto per dare il segnale di un reale cambio di fase. </p>
<p>		<strong>E che cambio di fase!</strong> Non più scuola ‘usata’ come semplice occasione di lavoro e occupazione (il cosiddetto postificio) ma scuola da riportare allo scopo principale del suo essere: strumento di maturazione reale della nostra gioventù. Essa ha voluto, assieme al <strong>Governo Berlusconi </strong>che l’ha aiutata ed al <strong>Parlamento </strong>che l’ha sostenuta, liquidare la tanto sbandierata ‘conquista’ (sic!) del sindacalismo di bottega, rappresentata da quell’affollamento di insegnanti che servivano solo per aumentare l’influenza organizzativa dei sindacati, ma non per accrescere  il livello di educazione e conoscenza dei nostri bimbi. Senza voler generalizzare ma i temi proposti sulla Gelmini, a bimbi di meno di 10 anni in una scuola milanese, la dicono lunga sul livello qualitativo delle nostre insegnanti elementari.</p>
<p>		Avanti, quindi, <strong>Ministro Gelmini</strong>. Avanti tutta. Conquìstati però il sostegno della parte più viva della scuola, gli studenti, sottraendoli all’influenza nefasta della cosiddetta sinistra<br />
							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 17.11.2008		    </p>

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		<title>GLI STUDENTI E IL SOGNO DEL SESSANTOTTO</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 13:06:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		I soggetti che hanno dato vita alle iniziative contro la <strong>Gelmini </strong>avevano tutti una motivazione, anche se non direttamente legata al merito della riforma, tranne gli studenti la cui protesta si è dimostrata fine a se stessa e, parafrasando il signor Tonino, vien da chiedersi cosa ci <em>‘azzeccavano’ </em>col resto dei protagonisti? </p>
<p>		Fra i più interessati alle iniziative di piazza c’era la sinistra (sic.!) che, alla spasmodica ricerca di un pretesto per invertire la direzione in cui continua a soffiare il vento, si è distinta a pestare l’acqua nel mortaio addolcendola con le falsità più macroscopiche. In assenza di una bussola ci si aggrappa, ormai, a qualsiasi possibilità di protagonismo che la vicenda politica italiana offre, anche per non lasciare che il solo regista degli shows fosse  <strong>Antonio Di Pietro</strong> il quale, figuriamoci se poteva mancare, è stato un vero animatore proteso ormai all’inseguimento ed al consolidamento del suo 4% il cui mantenimento lo può rendere autonomo dalla pretesa egemonica post-comunista. La presenza di <strong>Di Pietro</strong>, in ogni occasione, è diventata così ossessiva che non solo gli permette di occupare stabilmente le scene, ma anche di trascinarsi dietro il Don Chisciotte, <strong>Walter Veltroni</strong>, che avrebbe dovuto tenerlo al guinzaglio ma che deve accontentarsi di un ormai consolidato rapporto capovolto.</p>
<p>		C’erano anche i Sindacati che, al rimorchio della <strong>CGIL </strong> e dei suoi tatticismi di sostegno alle scelte del <strong>PD</strong>, hanno teso a cavalcare il reale malessere esistente nel corpo docente, per gli inadeguati livelli retributivi e  per il totale annullamento meritocratico subìto in tutti questi anni, tentando di non farsi scavalcare dal loro Di Pietro, cioè dal Sindacalismo autonomo, tradizionale nemico delle Confederazioni. Ed infine c’erano i docenti sia quelli ideologizzati e speranzosi di poter invertire la tendenza dell’opinione pubblica ormai lontana dalle sirene della sinistra, che quelli impegnati a difendere rendite di posizione soprattutto nelle <strong>Università </strong>. La presenza di questi ultimi era, come dire, preventiva. Hanno tentato di bloccare un processo che, si capiva, andrà avanti lo stesso, per arrivare fino ai paradisi dei <em>‘baroni universitari’</em>. E la Gelmini li ha accontentati subito annunciando che la prossima settimana presenterà il piano che li interesserà. </p>
<p>		Ma gli studenti che ci facevano in questo movimento? Che ci azzeccavano con i baroni universitari? Sognavano forse un 68 come quello vissuto dai propri nonni?  Sogni legittimi certo, ma lontani dalla realtà. I giovani per loro stessa natura sono ‘rivoluzionari’, sono innovativi, fantasiosi, vogliono cambiare il mondo e non conservarlo, e vogliono tentare di plasmarlo a loro misura. Questo è stato il vero 68, un movimento per ‘abbattere’ il sistema, a differenza dei sogni odierni costruiti sulla conservazione, sullo status quo, sul mantenimento dell’esistente. E’ mancata, nella odierna protesta, la loro creatività per cui è stato facile relegarli a semplici oggetti di un movimento nato asfittico perchè teso alla difesa di privilegi altrui. Impossibile per loro diventare soggetti principali di un nuovo corso. </p>
<p>		Ad essi è stato offerto, e acriticamente purtroppo l’hanno accettato, un piatto precotto. Peccato veramente perché hanno bruciato un’opportunità positiva che non nasce mai dal ribellismo fine a se stesso, ma è sempre frutto di ragionamento, critica, e capacità propositiva. Anche gli slogans denunciavano l’assenza della fresca fantasia giovanile perché costruiti su elementari rime baciate (Gelmini-bambini) o scopiazzature dal maggio francese come il famoso e non ripetibile “non è che l’inizio”  anche perché è stato tutto inizio e fine. L’innovazione non alberga nelle segrete stanze degli stregoni di sinistra, ma è saldamente presente negli obiettivi del <strong>Governo Berlusconi  </strong> che si dimostra il più innovativo e “rivoluzionario”  che si potesse sperare.</p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 31.10.2008</p>

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		<title>LE BUFALE DI VELTRONI SUL PALCOSCENICO ITALIA</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Oct 2008 19:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è chi ha gioito per le dichiarazioni del Walter-Don Chisciotte sulla fine dell’alleanza con Antonio Di Pietro, vuoi perché sembrava avviarsi la chiusura di una stagione vergognosa fatta di corse e rincorse, e di sceneggiate a chi la sparava più grossa, con rilanci sempre più azzardati, vuoi anche perché c’era chi sperava in una possibile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>		C’è chi ha gioito per le dichiarazioni del Walter-Don Chisciotte sulla fine dell’alleanza con <strong>Antonio Di Pietro</strong>, vuoi perché sembrava avviarsi la chiusura di una stagione vergognosa fatta di corse e rincorse, e di sceneggiate a chi la sparava più grossa, con rilanci sempre più azzardati, vuoi anche perché c’era chi sperava in una possibile riapertura dei giochi,  che sembravano definitivamente chiusi, dopo le elezioni politiche, e che la rottura con l’<strong>IDV </strong> sembrava poterli riaprire.</p>
<p>		E’ bastato poco per capire che si trattava di una nuova bufala. Di Pietro, infatti, per nulla intimorito dal proclama di rottura rintuzzava con sarcasmo le dichiarazioni veltroniane e proclamava che senza il suo apporto il <strong>PD </strong>non avrebbe vinto neanche una bambolina. A nulla è servito dire che neanche l’IDV poteva sperare di vincere, anche perché a Di Pietro non interessa vincere ma interessa consolidare il suo 4% che è la sua vera ed unica àncora di salvezza. Dopo, comunque, le schermaglie iniziali ha provveduto lo stesso <strong> Veltroni</strong> a smorzare gli entusiasmi e a bloccare i brindisi già avviati  dai vari <strong>Nencini, Giordano, Diliberto, Ferrero e Pecoraro Scanio </strong>che continueranno ad essere personaggi in cerca d’autore. </p>
<p>		Da una parte Veltroni ha ricordato ch’egli non ha detto nulla di nuovo sul suo rapporto con Di Pietro, dall’altra, onde evitare ulteriori equivoci, ha ribadito la scelta del <strong>PD </strong>di sostenere a <strong>Presidente della Commissione Vigilanza Rai </strong>quell’Orlando Cascio dell’IDV a cui però, per i suoi trascorsi, il <strong>PdL </strong>non può né intende affidagli un ruolo di super partes. Poteva bastare questo per respingere l’accusa di <em>‘vigliacci’ </em> che gli è stata rivolta da Di Pietro ma ha voluto rincarare la dose, con la sua collaudata faccia di bronzo, tentando un ritorno positivo dalla vicenda. Ha quindi invitato <strong>Berlusconi </strong>e la maggioranza a fare come hanno fatto loro: <em>“noi vi abbiamo votato il candidato alla Corte Costituzionale, ora voi dovete votarci il nostro candidato alla Vigilanza ch’è <strong><em>Cascio Orlando Leoluca </em></strong>da Palermo”.</em><br />
		Ma che, fa lo gnorri? Pensa che gli altri siano degli imbecilli? Dimentica cosa è avvenuto? Bisogna ricordargli allora che il candidato alla Consulta era il <strong>prof. Gaetano Pecorella </strong>e che solo il senso di responsabilità dello stesso e dell’intero <strong>PdL </strong>ha determinato il ritiro della proposta e, conseguentemente, l’elezione dell’avv.to <strong>Giuseppe Frigo</strong>. Dimostri Orlando e lo stesso PD eguale senso di responsabilità avanzando una seconda proposta e stiano certi che la vicenda si sbloccherà immediatamente. Ma Veltroni non ha il coraggio di farlo malgrado la presunta rottura dell’alleanza (sic.!). Di Pietro lo fulminerebbe letteralmente e, chissà perché, egli ne è terrorizzato.  </p>
<p>		Ce n’è abbastanza per permettere al Presidente della Repubblica <strong>Giorgio Napolitano</strong>,  la individuazione delle responsabilità del mancato scioglimento del cosiddetto ‘<em>nodo dell’asino’ </em>, quel nodo che più lo tiri più si serra. Abbastanza a ché lo stesso <strong>Marco Pannella</strong>, che ha forzato la mano, con i suoi scioperi, riconosca di chi è la colpa dell’inconcepibile muro di tracotanza eretto dal duo Valter-Tonino. Abbastanza anche per l’Italia ch’era così frastornata e non capiva bene il perché del braccio di ferro, ma a cui, ora, tutto è chiaro. </p>
<p>		Parliamo di quella <em>‘Italia migliore della destra che la governa’ </em> ma anche, e non ci voleva molto, aggiungiamo noi, <em>“migliore della sinistra a cui ha rifiutato il sostegno inviandola all’opposizione”. </em>E’ proprio questa sua condizione che la eleva a garante della sua stessa democrazia, e ne fa un corpo impenetrabile alle sceneggiate, alle falsità ed alle bufale messe in campo da vecchi e nuovi arnesi della politica italiana. Ne tengano conto Veltroni e Di Pietro.<br />
							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 26.10.2008</p>

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		<title>LA DERIVA DI WALTER CONTRO I MULINI A VENTO</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Oct 2008 22:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Alvaro</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>		L’abbuffata di iniziative, manifestazioni e scioperi in questo mese di ottobre 2008 è la cartina di tornasole della incapacità della sinistra italiana d’essere all’altezza del confronto e dello scontro con il <strong>Governo Berlusconi </strong>ed il suo <strong>Popolo delle Libertà </strong>a cui i cittadini hanno dato l’incarico di guidare questo Paese.  </p>
<p>		Si ha l’impressione che si ‘spari’ con le armi più disparate ma solo per far rumore, sperando che con esso si inneschi una paura capace di liberare il campo dalla presenza nemica, ma anche per evitare sia lo scavalcamento da parte di quel <strong>Tonino Di Pietro </strong>che, costruito in provetta dagli strateghi della sinistra, è letteralmente sfuggito di mano ai suoi manipolatori; sia pure per non aiutare lo sviluppo delle grandi manovre del suo eterno concorrente, <strong>Massimo D’Alema</strong>, che solo <em>‘per ora’ </em>non pone il problema della leadership nel PD.</p>
<p>		In questa lotta tutta interna all’aggregazione di sinistra (si fa per dire) a subirne le conseguenze negative è soprattutto il Paese che viene sottoposto ad una serie di iniziative certo legittime ma chiaramente inopportune; certo possibili ma nettamente provocatorie; certamente legali ma costruite senza alcun ritegno col falso più vergognoso. </p>
<p>		Nella prima categoria vi è la manifestazione del 25 ottobre, tanto criticata da personaggi importanti dello stesso partito organizzatore che hanno dichiarato di non parteciparvi, ma altrettanto pervicacemente perseguita dal nostro Walter che in barba alla delicata situazione economica mondiale che lui stesso riconosce e che coinvolge anche l’Italia, continua il suo percorso senza batter ciglio. Nella seconda vi è il tentativo di imporre al Parlamento quell’<strong>Orlando</strong> furioso, sostenuto dall’altrettanto furioso Di Pietro a cui Walter <em>non sa o non può dire di no</em>, messo scandalosamente sullo stesso piano del <strong>prof. Gaetano Pecorella</strong>. Il braccio di ferro sulle due scadenze ha determinato gli appelli di <strong>Giorgio Napolitano </strong>alla ragionevolezza e l’ennesimo sciopero della fame e della sete di <strong>Marco Pannella </strong>a cui piace camminare sul ciglio di un burrone rischiando sempre  in prima persona.</p>
<p>		Nella terza c’è la vergogna dello sciopero contro la riforma <strong>Gelmini</strong>. Sciopero indubbiamente legale, dato che il contestare ciò che non si condivide è un diritto costituzionale, anche se viene costruito su falsità più che macroscopiche, e coinvolgendo nella vicenda l’innocenza dei bambini portati a spasso da mammine moderne ma senza zucca. Quando si contesta una riforma, una legge o un decreto bisogna farlo con dati di fatto reali e con proposte alternative. Usare il falso anziché la verità, e dire solo no senza avanzare un solo straccio di proposta,  dimostra il vuoto che alimenta gli organizzatori e la strumentalità della stessa iniziativa. Le prove generali sono state affidate ai Cobas, Venerdì passato, e adesso via verso lo sciopero del 30 ottobre.</p>
<p>		Gli studenti ci sono (ci sono sempre stati anche non sapendo i motivi di uno sciopero a cui partecipano), i sindacati pure (sorprende la ritrovata unità tra <strong>CGIL, CISL e UIL</strong>), gli insegnanti ideologizzati anche (si sentono rinati nel poter lottare contro il nemico Berlusconi inseguendo sogni di gloria),  la copertura politica altrettanto (viene garantita dalla deriva di <strong>Walter-Don Chisciotte</strong>), manca però, si manca, e non è cosa di poco conto, il sostegno dell’opinione pubblica, sempre più affascinata dalle capacità realizzatrici del Governo, e sempre meno propensa a seguire le falsità della ricostituita armata Brancaleone. Si capisce chiaramente che si contesta solo per tentare di creare le condizioni che possano incrinare l’appeal di Berlusconi, del suo Governo, dei suoi Ministri e del PdL, ma si capisce pure che la contestazione è solo contro i mulini a vento: lascia il tempo che trova, altro che nuovo sessantotto.</p>
<p>							Giovanni ALVARO</p>
<p>Reggio Calabria 20.10.2008</p>

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