Del Nuovo Ordine Mondiale, dell’Europa, del PDL, del Socialismo Liberale

Parte 1a

Forse il crollo del muro di Berlino non è stato l’inizio di una nuova era, ma la fine della vecchia.
Tutti noi non siamo stati in grado di capire i mutamenti le evoluzioni, il nuovo ordine mondiale che da li ne sarebbe scaturito.
Con il senno del poi è molto facile capire che uno squilibrio, quale era infatti lo strapotere egemonico degli USA, avrebbe generato un nuovo equilibrio; e così è.
Gli Stati Uniti hanno con molta probabilità sottovalutato la debolezza Russa, non hanno considerato a sufficienza la crescita della Cina, e sempre molto probabilmente hanno creduto che il mondo arabo sarebbe stato controllato dallo stato israeliano.
Hanno pensato che la debolezza dell’Europa, colpita in tutti gli Stati da una forma più o meno violenta di “Mani Pulite”, in un ordine che non prevedeva un contraltare agli USA, non sarebbe stato un problema.
L’Europa, nondimeno non ha saputo compiere quella trasformazione che era cominciata a Maastricht, quando firmando quel famoso trattato si era pensato più ad un’Europa unita politicamente che economicamente.
Si è assistito in forme più o meno evidenti ad un crollo della Politica tradizionale, per come l’abbiamo conosciuta nel secondo dopoguerra, alla assenza di ideologie e culture, al crollo non solo dei partiti ma soprattutto delle loro funzioni di equilibrio e di garanzia nella crescita e sviluppo della Società.
Anche l’Europa, liberata dal pericolo Comunista ha pensato che tutto si sarebbe potuto risolvere con un equilibrio economico; si è giunti così alla moneta unica che ha unito solo interessi economici e speculazioni generando povertà e malesseri; l’Inghilterra è rimasta fuori da questa operazione, mantenendo invece una autonomia di pensiero e di politica che ha permesso fino ad oggi di affrontare la situazione in maniera diversa, non so se migliore, ma certamente diversa.
L’Italia ha affrontato il dopo Berlino nel momento peggiore, avendo subito più di tutte l’operazione scientifica del colpo di stato, che ha portato un intero sistema al crollo senza che vi sia stata una classe dirigente adeguatamente preparata a sostituire coloro i quali avevano gestito fino ad allora le vicende del nostro Paese.
Siamo così giunti al Berlusconismo e a tutto quello che nel bene ( io penso molto) e nel male tutto ciò ha significato.
Da 15 anni stiamo assistendo alla mortificazione dei progetti dello sviluppo della crescita politica del nostro Paese, all’incapacità di affrontare situazioni che siano di prospettiva.
Il nostro Paese è stato sottoposto ad un sistematico saccheggio; l’assenza del controllo politico ha fatto si che le speculazioni siano avvenute senza scrupoli e criteri: Telecom, Parmalat, il sistema bancario ci riportano alla mente situazioni che sarebbero state inimmaginabili in un sistema politico come quello cui noi eravamo abituati prima del crollo dell’URSS.

Tavola Rotonda del Nord: un progetto che dobbiamo fare insieme

Credo che si debba cambiare anche il sistema di preparare questi convegni; non più un’oligarchia ristretta, che decide spesso disconnessa dalla realtà, ma delle tesi da sviluppare aperte al contributo della rete.
Vi chiedo quindi di mandarmi tutti i suggerimenti che ritenete opportuni, perchè si possa riempire di contenuti il ragionamento politico che i Socialisti vogliono fare.
Nel frattempo sono andato a riascoltare alcuni contributi del convegno che la Direziona Nazionale (vera) del PSI (vero) fece a Brescia nel 1990. Per chi volesse qui c’è il link.
Aspetto il vostro contributo.

Grazie
Franco Spedale

Contributi del Convegno 1990

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Una grande manifestazione politica dei Socialisti del Nord

È di questi giorni la notizia del Congresso, previsto per Gennaio-febbraio 2009, di “fondazione” della PDL.
Una circolare a firma del coordinatore di F.I. Verdini e del reggente di A.N. La Russa, apparso anche nei giornali, tracciano il percorso di un processo che sembra tutto interno ai due principali raggruppamenti.
La somma dei due partiti insomma che, riprendendo logiche ormai a noi Socialisti ben conosciute, considerano tutto il mondo ruotare attorno a loro e di utilizzare, a seconda delle necessità io piccoli raggruppamenti di turno, Nuovo PSI compreso.
Un dibattito, che seppur apparentemente non ci può interessare, in realtà ci obbliga a svolgere alcune riflessioni.
La prima riflessione riguarda al ruolo che una componente laico-liberal Socialista potrebbe e può svolgere all’interno della PDL, ossia senza i “Socialisti” il PDL cosa rappresenta?
Io sono convinto che la nostra area sia elemento indispensabile per la formazione di un nuovo soggetto politico, moderato, innovatore e aperto alle nuove problematiche. E non lo dico da Socialista convinto quale sono sempre stato, lo dico perché oggettivamente manca oggi in Italia un’area che si riconduca alla politica riformista del Socialismo liberale.
È conseguenza evidente che senza il Socialismo liberale il PDL è assolutamente assimilabile al PDL senza la L cioè il PD, un’aggregazione che specularmente si trova ad essere conservatrice.
La seconda riflessione si basa sul fatto se possiamo o meno incidere sulle regole del gioco.
È altrettanto evidente che la risposta è NO.
Del resto un ceto politico che si autocelebra e autonomia non può far altro che stringere il cerchio invece che allargarlo poiché se il meccanismo di confronto si dovesse basare sulle capacità politiche, credo, senza esagerare che il 99% degli attuali dirigenti dei maggiori Partiti Politici si troverebbero immediatamente disoccupati.
E qui si pone per noi il vero problema.
Se siamo convinti, come lo siamo che non vi siano neppure le minime condizioni per intraprendere un confronto con il PD, dobbiamo allora capire come diventare elementi necessari per la costruzione del VERO PDL.
Se si modificherà la legge al Parlamento Europeo, se toglieranno cioè le preferenze e metteranno lo sbarramento, se le liste alle Provinciali saranno composte da AN-FI (PDL) da una parte e i partiti minori dall’altra nel ruolo degli utili idioti se si continuerà il processo di mortificazione di un confronto culturale (bene Gasparri!) come si è sempre continuato noi Socialisti Liberali, abbiamo il dovere di imporci con le idee.
Dobbiamo essere in grado di declinare capillarmente il significato dell’essere Socialisti-Liberali, di essere riformisti di essere innovatori.
Sono molto preoccupato del fatto che alle prossime elezioni Provinciali, laddove saremo determinanti Verdini e La Russa verranno a chiedere la presenza delle liste del Nuovo PSI.
Perché se questo dovesse avvenire senza che noi siamo stati in grado di costruire un progetto politico del dopo Berlusconi, verremo corteggiati, qualcuno di noi si sentirà gratificato per essere stato coinvolto, ma il giorno dopo saremo nella disperazione totale.
A me il PDL così come si sta formando non mi attira molto, almeno per il momento.
Credo fortemente nel processo federativo che possa veraci coinvolti, ma anche per avere il coraggio di proporci come interlocutori dobbiamo essere in grado di dimostrare di non essere dei questuanti della Politica ma viceversa di avere un progetto.
Una grande manifestazione dell’Italia Settentrionale che affronti con coraggio e prospettiva il tema del Federalismo Fiscale, della riforma del Lavoro, del miglioramento delle Infrastrutture, del riordino del Sistema Sanitario, che dia il senso di ciò che significa essere Socialisti oggi nell’Italia Settentrionale è quello che mi sono proposto di fare entro la fine dell’anno e che propongo a tutto il Partito Nazionale, affinché ripartendo con delle tesi Politiche dal Nord si possa tracciare un cammino che non sia solo elettorale ma che abbia il coraggio di scommettere sulla Politica.
Questo sistema non può reggere ancora molto, la politica ha delle sue regole e queste prima o poi ritornano prepotentemente, perché nulla può essere lasciato al caso, né tantomeno all’improvvisazione.
Solo riuscendo a spostare il confronto sulla politica allora potremmo dire di essere indispensabili.
Diversamente il nostro sarà un gioco al massacro, fatto di tante delusioni e di poche soddisfazioni.

RIFORME: NUOVO PSI, NECESSARIE PER FAR RIPARTIRE IL PAESE

(ANSA) – ROMA, 12 LUG – ‘Le riforme costituzionali sono essenziali per far ripartire il Paese. Tra queste vi e’ anche quella della riforma elettorale, poiche’ un Paese deve essere guidato da una classe dirigente illuminata e non improvvisata’.
Lo sostiene Franco Spedale, vice segretario nazionale del Nuovo Psi di Caldoro.
‘Questo sistema elettorale non va affatto bene, qualsiasi modello si dovesse scegliere – aggiunge – non dovra’ prescindere da un fatto: le preferenze’.
‘La preferenza – sottolinea – comporterebbe infatti una maggior selezione dei Parlamentari, obbligherebbe alla formulazione di un progetto politico e farebbe sparire un sacco di partiti fantocci’.
‘Vi e’ una legislatura a disposizione per fare una buona riforma elettorale; non si perda tempo anche alla luce delle dichiarazioni che arrivano dal Presidente Napolitano’ ‘Il Nuovo PSI nella sua Direzione Nazionale ha stabilito – conclude Spedale – che provvedera’ a presentare una proposta di legge per la reintroduzione del proporzionale con preferenza’.
(ANSA).

CASO ENGLARO: SPEDALE (NUOVO PSI), ATTO DI CIVILTA’ E UMANA COMPRENSIONE

=
ERA ACCANIMENTO TERAPEUTICO

Roma, 9 lug. – (Adnkronos) – ‘La decisione della Corte d’appello civile di Milano, che ha autorizzato il padre di Eluana Englaro ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzato che da 16 anni tiene in vita la figlia, rappresenta un atto di grande civilta’ giuridica prima ancora che un atto di umana comprensione’. Lo ha dichiarato Franco Spedale, medico e vice segretario nazionale del Nuovo Psi di Caldoro che sostiene il Governo Berlusconi.

‘Si e’ interrotto un calvario – ha aggiunto Spedale – che si era trasformato un accanimento terapeutico che provocava sofferenze anche nelle persone che quotidianamente con grande affetto hanno seguito la ragazza’. ‘Adesso il Parlamento non puo’ perdere altro tempo ed ha il dovere di legiferare per evitare che in una materia cosi delicata ci sia uno scandaloso vuoto giuridico. I giudici ed i tribunali, per quanto preparati, non possono – ha concluso il medico – in uno Stato di Diritto sostituirsi al legislatore’.

== COSSIGA, SAPEVO DI AVERE CONDANNATO A MORTE ALDO MORO

LA STRAGE DI BOLOGNA? UN INCIDENTE DELLA RESISTENZA PALESTINESE (ANSA) – ROMA, 8 LUG – ‘Quando il Pci di Berlinguer ha optato per la linea della fermezza ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte’. In una intervista al ‘Corriere della Sera’ in occasione dei suoi 80 anni, il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga racconta i fatti che hanno segnato la sua lunga carriera politica, dagli anni di piombo, a Tangentopoli, fino al Pd di Veltroni, ‘perfetto doroteo che parla bene senza dire nulla’. Cossiga difende la sua scelta di non trattare con le Br per la liberazione di Moro: ‘Io – dice – ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era cosi’: la dignita’ dello Stato, come ha scritto, non valeva l’interesse del suo nipotino’.
L’ex presidente della Repubblica ripete anche la sua verita’ sulla strage di Bologna: ‘Fu un incidente accaduto agli amici della ‘resistenza palestinese”, che ‘si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo’. La condanna di Mambro e Fioravanti arrivo’, quindi, perche’ ‘nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista’.
Cossiga si dice anche convinto che ‘la Cia e gli Stati Uniti non siano stati estranei a Tangentopoli, cosi’ come alle disgrazie di Andreotti e di Craxi’, che sono stati ‘i piu’ filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furonono dirottati da Craxi all’Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano’.
Infine uno sguardo all’attualita’ e al Partito Democratico: ‘Ma che cos’e’? – si chiede – Io mi iscriverei meglio a ReD, il movimento di D’Alema, di cui ho disegnato anche il logo: un punto rosso cerchiato oro’. (ANSA

RASSEGNA STAMPA/ COSSIGA: USA E CIA DIETRO TANGENTOPOLI

(9Colonne) Roma, 8 lug – In una intervista al Corriere della Sera Francesco Cossiga sostiene che gli Stati Uniti e la Cia non sarebbero stati estranei allo scoppio di Tangentopoli “così come certo non sono stati estranei alle ‘disgrazie’ di Andreotti e di Craxi”. L’ex presidente della Repubblica sostiene questa tesi sottolineando che “Andreotti e Craxi sono stati i più filopalestinesi tra i leader europei. I miliardi di All Iberian furono dirottati da Craxi all’Olp. E questo a Fort Langley non lo dimenticano. In più, gli anni dal ’92 in avanti sono sotto amministrazioni democratiche: le più interventiste e implacabili”. Ricorda quindi il primo incontro con Berlusconi: “Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara. Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln…”. E lo difende quindi dalle recenti accuse: “Non facciamo i moralisti. Il premier britannico Wilson fece nominare contessa da Elisabetta la sua amante e capo di gabinetto. Noi galantuomini stiamo con la Pompadour.
Quindi, stiamo con la Carfagna

CONGRESSO PS, PERDUTA L’ULTIMA OCCASIONE

Fin quando le ultime truppe del fu grande partito socialista, per intenderci quello craxiano, continueranno a mordersi la coda, o a girare come farfalline attorno alla lampadina non c’è, purtroppo, alcuna speranza di recuperare altre importanti forze all’impegno riformista, ma neanche la speranza di assistere alla promozione di una nuova classe dirigente che abbia un segno distintivo rispetto al passato, quali la discontinuità ed il salto generazionale.

Il Congresso del PS a Montecatini ha sostanzialmente mancato l’appuntamento con un percorso nuovo. Ancora una volta si è data l’impressione di assistere ad un film già visto. E’ vero che c’è stato il ‘nuovo’ rappresentato da Nencini , che ci sono stati i fischi a Walter Veltroni ed al suo PD, e che c’è stata la richiesta di ‘rompere’ con Di Pietro, ma sembrano (e in politica è estremamente importante) atti dovuti dopo una drammatica sconfitta. Infatti, Boselli doveva essere sostituito, se non altro per l’accanimento terapeutico che lo ha visto protagonista nel rapporto stretto con Prodi ; Veltroni, amante ingrato, doveva essere fischiato, se non altro per salvare la faccia di chi vuol continuare a perseverare negli errori; e la richiesta di rottura con Di Pietro è sembrata poco convincente, se non altro perché presentata tardivamente e dopo aver subìto la sindrome di Stoccolma.

Ancora una volta si è perduta un’occasione, nel caso l’occasione principe, per avviare realmente un percorso nuovo. Tutto, infatti, è sembrato finalizzato alla ‘ricostruzione’ di un rapporto col PD, un rapporto comunque senza pari dignità. Peccato, perché almeno in provincia ci sono energie sprecate o poco utilizzate che si stanno formando, senza vera politica, ma solo nel gioco dell’accattonaggio politico. Peccato veramente, perché il riformismo ha bisogno di allargare i propri confini, ha bisogno di nuove energie, deve esso stesso sapersi rinnovare.

Quando si è prigionieri delle proprie nomenclature (con o senza Boselli il discorso è lo stesso) è certo il rischio che esse impongono la strada che punta alla propria sopravvivenza ritagliandosi uno spazio che, prima il PD si è rifiutato di concedere, ma che adesso (dopo la sconfitta) sembra disponibile a concedere. Da quà la scelta “a sinistra a prescindere”, che stava in bell’evidenza nel dibattito congressuale, ben sapendo che politicamente il frontismo è la negazione del riformismo, della sana politica, del confronto, del buon governo.

All’Italia e agli italiani non interessa sapere dove, fisicamente, si vanno a sedere i deputati ma interessa sapere quale politica sono disposti a sostenere. La scelta di far vincere il PdL, col margine che tutti ricordano, ha proprio questo connotato, aver voluto sostenere una determinata politica. Il PdL e Silvio Berlusconi sono l’espressione netta del riformismo, della sana politica e del buon governo, che non sono solo ‘marchi di qualità’, ma sono scelte concrete che viaggiano sulle gambe di una nutrita schiera di riformisti doc.

Il Nuovo PSI di Stefano Caldoro sostiene questa politica. Ha scelto da tempo di far parte, come forza riformista moderna e moderata, di questo schieramento che rifiuta, come sarebbe giusto e necessario per ogni forza socialista, l’alleanza con la parte più conservatrice e dogmatica che circola nel Paese e che, di volta in volta, tenta di camuffarsi. Ma su questo ritorneremo.

Giovanni ALVARO

SOCIALISTI: CALDORO, RIUNIAMOCI TUTTI IN UNA FONDAZIONE =

(AGI) – Roma, 24 apr. – “Dobbiamo prendere atto che ormai c’e’ il bipartitismo e non e’ possibile far rinascere nuovi partiti.
Non si puo’ piu’ riesumare il partito socialista”. Stefano Caldoro, eletto alla Camera nelle fila del Pdl, lancia “una proposta a tutti coloro che sono stati socialisti”. “Dobbiamo – dice – fare una fondazione. Riuniamoci tutti insieme, esponenti di entrambi gli schieramenti, senza vincoli di coalizione”. In questo modo – spiega il leader del nuovo psi – “si potrebbe recuperare il marchio e finalmente salvaguardare i valori che il partito socialista ha incarnato da una vita”. Caldoro non si rivolge soltanto “a Cicchitto, Sacconi, Tremonti, moroni, Craxi”, ma anche “a Benvenuto, Del Turco” e ai tanti parlamentari eletti nelle fila del Pd e che in passato hanno militato nel partito socialista. “Solo con una fondazione – conclude Caldoro – potremo tornare a lavorare insieme, al di la’ delle coalizioni e della propria attuale appartenenza politica”. (AGI) Red 241811 APR 08

FRA UNA SETTIMANA SI POTRA’ RIAVVIARE… IL BUONGOVERNO

Siamo in dirittura d’arrivo. Fra una settimana l’Italia potrà riprendere il cammino del buon governo, delle riforme e del vivere civile. Fra una settimana il riformismo potrà trionfare avviando per il nostro Paese un percorso di civiltà interna e di protagonismo internazionale recuperando i due anni di ‘sperpero politico’ provocato dal cosiddetto ‘Governo Prodi’, classico dilettante allo sbaraglio. In questo processo i socialisti del Nuovo PSI , forti delle loro idee, del loro pragmatismo e del loro riformismo, vorranno e sapranno dare il loro contributo.

A chi domanda cos’avranno di speciale i riformisti per essere così sicuri d’invertire la tendenza al declino del nostro Paese, si può tranquillamente rispondere che hanno soprattutto una diversa concezione della gestione della cosa pubblica.

Per la sinistra (ufficiale o mascherata che sia) la scelta per far quadrare i conti (si fa per dire) è stata ed è abbastanza semplice: mettere le mani nelle tasche dei cittadini aumentando la pressione fiscale a dismisura e provocando i guasti che sono sotto gli occhi di tutti (ripresa dell’evasione fiscale, aumento dell’inflazione, difficoltà a poter soddisfare le esigenze più elementari di fasce sempre più larghe di cittadini, livelli incivili di gestione dei servizi di base sopratutto quelli della sanità o della pulizia dei centri abitati). E il signor Walter Veltroni è espressione di questa filosofia così come lo ha dimostrato nel governo di Roma.

Per i moderati e riformisti, aggregati e raggruppati nel PdL, la scelta per affrontare e risolvere gli stesi problemi sta nel rifiuto a diventare sanguisughe e ‘rapinare’ i propri concittadini, che è una politica che aggrava i problemi e non li risolve per nulla. La quadratura dei conti pubblici sta nel saper eliminare gli sprechi, liquidare le sacche di privilegi esistenti, sbaraccare ogni Ente inutile, e ridurre i costi della politica.

Questo secondo percorso può essere fatto SOLO da chi non dipende da gruppi di pressione, da chi è lontano dai poteri forti che prosperano quando il Paese patisce le proprie difficoltà, e da chi non subisce i condizionamenti delle centrali sindacali che, giocoforza, sono portate a chiudersi a riccio e a rifiutare ogni possibile riduzione degli sprechi. Ma è SOLO questa seconda politica che può permettere la riduzione delle tasse, la lotta all’evasione, quella all’inflazione e la difesa del potere d’acquisto dei redditi da lavoro e da pensione che si ottiene anche con gli annunciati provvedimenti su ICI, detassazione del lavoro straordinario, e con l’aumento delle pensioni.

Ed è solo con questa politica che diventa credibile ogni ipotesi di rilancio delle grandi opere pubbliche (come il Ponte sullo Stretto e la TAV) che non sono mai fine a se stesse, e diventa altrettanto credibile la realizzazione della piena occupazione anche nel Mezzogiorno d’Italia a partire dalla sistemazione dei precari come quelli lasciati in eredità dalla sinistra con le invenzioni di LSU ed LPU.

La guida di Silvio Berlusconi del PdL e della coalizione costruita attorno ad esso è un’altra garanzia che il programma non sarà carta straccia. E non bisogna attendere molto per capire in quale direzione soffia il vento, perché saranno i primi cento giorni la cartina di tornasole del buongoverno. In quei cento giorni saranno affrontate le emergenze della Campania, buttate le basi per una nuova politica economica, riavviato il percorso di politica estera. Il Presidente Berlusconi e i suoi alleati, tra cui il Nuovo PSI di Stefano Caldoro, sono già stati visti all’opera, e non sarà per l’Italia, quindi, un salto nel buio.

Giovanni ALVARO

Reggio Calabria 07.04.2008

SONDAGGI: IPR; PDL STATICO, MA PD RESTA INDIETRO …+RPT+

(RIPETIZIONE CORRETTA ALL’ULTIMA RIGA) (ANSA) – ROMA, 3 MAR – La coalizione di berlusconi e’ in un momento di stasi, mentre quella di Veltroni e’ in crescita, rimanendo pero’ staccata di 7 punti. E’ quanto emerge dal sondaggio che l’Istituto IPR Marketing, diretto da Antonio Noto, ha effettuato il 28-29 febbraio per conto di Repubblica.it (intervistando, con il sistema telefonico Cati un campione di 2.000 soggetti – rappresentativo per eta’, sesso ed area di residenza della popolazione maggiorenne residente in Italia) analizzando le intenzioni di voto alla Camera.
In questa occasione, oltre l’analisi sulle intenzioni di voto, il sondaggio ha misurato anche il potenziale elettorale massimo, cioe’ l’indice di probabilita’ di crescita che ciascun partito potra’ avere se tutti coloro i quali che oggi sono indecisi ed al contempo dichiarano di prendere in considerazione il voto ad un partito, il 13 aprile voteranno effettivamente quello stesso partito oggi preso in considerazione.
La distanza tra le coalizioni di Veltroni e berlusconi rimane significativa, tuttavia si conferma la tendenza di crescita della coalizione guidata dal leader democratico.
Questi i risultati attuali e potenziali per i diversi schieramenti e candidati premier, tenendo conto che 1,6% va ad altri partiti mentre gli indecisi sono il 20%.
PD (VELTRONI).
Al momento il Pd (con i Radicali) e’ al 32%, mentre l’Italia dei Valori arriva al 4%: in totale arriva quindi al 36%.
Per il Partito Democratico, il potenziale elettorale massimo attuale arriva al 37%, mentre l’Idv puo’ salire fino al 6%. In totale la potenzialita’ arriva al 43%: ‘E’ da notare quindi – rileva l’Ipr – che se il Pd riuscisse a raccogliere tutto il proprio potenziale (il 5%), bloccando la coalizione del Pdl agli attuali livelli di consenso, si potrebbe arrivare effettivamente ad un pareggio’.
PDL (berlusconi).
Ora il Popolo della Liberta’ e’ al 38%, mentre la Lega Nord si attesta al 4,5% e il Mpa allo 0,5%: in totale e’ quindi al 43%, ‘a conferma di un momento di stasi della coalizione guidata da berlusconi’.
E’ da considerare, pero’, che il potenziale massimo per il Pdl arriva fino al 43%, mentre i leghisti possono contare su un obiettivo del 6% e il Mpa all’1%. Il potenziale massimo della coalizione e’ quindi del 50%.
UDC (CASINI).
L’Udc, dopo l’accordo definito con la formazione della Rosa Bianca, si trova al 7%.
Il massimo elettorale per la coalizione centrista guidata da Pier Ferdinando Casini e’ calcolato al 12%.
UDEUR (MASTELLA).
L’Udeur si trova allo 0,3%.
La sua potenzialita’ massima e’ l’1%.
SINISTRA ARCOBALENO (BERTINOTTI).
La Sinistra Arcobaleno subisce un lieve flessione, che fa scendere la formazione guidata da Fausto Bertinotti al 7,5%.
Per l’Ipr ha pero’ una possibilita’ di crescita molto forte, che potrebbe portarli sostanzialmente a raddoppiare i propri consensi (14%).
SINISTRA CRITICA (D’ANGELI).
La formazione di Cannavo’ e Turigliatto che ha presentato come candidata premier Flavia D’Angeli e’ accreditata dello 0,1%.
Per l’Ipr il massimo cui puo’ arrivare e’ lo 0,2%.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI (FERRANDO).
Il movimento di Marco Ferrando e’ allo 0,5%.
Il potenziale massimo e’ l’1%.
PARTITO SOCIALISTA (BOSELLI).
I socialisti sono accreditati dell’1,5%.
Secondo l’Ipr, pero’, il suo potenziale puo’ farli salire fino al 5%.
LA DESTRA-FIAMMA TRICOLORE (SANTANCHE’).
Il partito guidato da Francesco Storace al momento puo’ contare su un 2,5%.
L’Ipr gli assegna un potenziale del 5%.
(ANSA).

ABORTO: NUOVO PSI, LA POLITICA NON ALIMENTI DIVISIONI =

Roma, 25 feb. – (Adnkronos) – ‘Sarebbe bene tenere il dibattito sull’aborto fuori dalla campagna elettorale, su una materia cosi delicata molte posizioni rischiano di diventare strumentali impedendo un dibattito costruttivo’. Lo sottolinea Franco Spedale, vice segretario nazionale del nuovo psi.

‘L’ordine dei medici interviene -aggiunge- sulla sperimentazione della pillola Ru486 mentre la Chiesa, da parte sua, legittimamente esercita il suo magistero e difende i suoi valori. La politica ha il compito di non alimentare le divisioni ma di promuovere un costruttivo confronto per canalizzare la discussione verso neceaasri punti di incontro’.

PD: MORONI (FI), VELTRONI CEDE A GIUSTIZIALISMO CON IDV

(ANSA) – ROMA, 13 FEB – ‘I buoni propositi di Walter Veltroni cedono il passo ad Antonio Di Pietro. Il partito democratico si allea con il simbolo della demagogia, del populismo e del giustizialismo. Una sinistra moderna ed europea non puo’ che essere garantista. Il Partito democratico fallisce, dunque, prima di iniziare’. E’ quanto sostiene Chiara moroni, vice presidente dei parlamentari di Forza Italia.
‘E’ paradossale che Veltroni apra all’ex magistrato per chiudere alla Costituente di Enrico Boselli. I socialisti come Boselli e De Michelis dovrebbero riflettere sulle evidenti difficolta’ che un progetto riformista trova in quel che resta della sinistra italiana’. ‘Ancora una volta le proposte riformiste – conclude moroni – potranno essere declinate al fianco di Silvio berlusconi e del Popolo delle Liberta”. (ANSA).

N. PSI: CALDORO, SOCIALISTI CON BERLUSCONI CONTRO SINISTRA

=
(AGI) – Roma, 4 feb. – “I socialisti autonomisti e riformisti del garofano rosso, anche quando erano in pochi o in minoranza, hanno difeso sempre la linea autonoma dalla sinistra egemone”.
Lo dice il segretario del nuovo psi, Stefano Caldoro, che aggiunge: “Con sempre maggior convinzione confermiamo la scelta fatta dopo il 1994 nella Cdl guidata da Silvio berlusconi”, mentre “alcuni socialisti hanno il vecchio vizio di nascondersi sotto l’ ala protettrice degli ex Pci, oggi sotto l’ombrello del Partito democratico”.

GOVERNO: MARINI NON CE LA FA, SI VA VERSO LE ELEZIONI/ANSA

berlusconi E FINI,DIALOGO DOPO VOTO; VELTRONI,UN’OCCASIONE PERSA (di Chiara Scalise) (ANSA) – ROMA, 4 FEB – L’esploratore Franco Marini non ce la fa e le elezioni si avvicinano a passo di carica. Il presidente del Senato sale al Colle nel tardo pomeriggio, dopo la chiusura ufficiale delle consultazioni, e rimette il mandato ricevuto dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano mercoledi’ scorso. Che la partita sia persa lo si capisce definitivamente ascoltando in mattinata le parole di Gianfranco Fini e Silvio berlusconi. An e Fi non si smuovono dalla posizione iniziale, chiedono il voto subito. Il dialogo? Rimandato a dopo il verdetto delle urne. A Veltroni dunque non resta che prepararsi alla campagna elettorale. ‘Un’occasione persa’, commenta intravedendo lo sbocco inevitabile della crisi.
Il giorno della verita’ e’ arrivato ed e’ andato secondo le previsioni: la maggioranza per riformare la legge elettorale non c’e’. Non quella politica, l’unica che avrebbe accettato Franco Marini. A governicchi era, ha sempre detto e ridetto, indisponibile. La convinzione che uno spiraglio per un’intesa, seppur a tempo, ci potesse essere e’ durata in realta’ una manciata di ore, da venerdi’ sera a sabato mattina. A far tornare il barometro verso il nuvolo sono state le parole del leader di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che, uscendo dallo studio del presidente di Palazzo Madama, ha inviato un messaggio chiaro: senza un accordo, non resta che andare al voto. Una presa di posizione che ha reso molto piu’ complessa, se non impossibile, la delicata mediazione di Gianni Letta, il consigliere di berlusconi da sempre propenso alla ricerca di un’intesa. I tentativi di convincere berlusconi a siglare un armistizio istituzionale si sono cosi’ arenati definitivamente.
Oggi e’ la cronaca dunque di una sconfitta annunciata. Il Capo dello Stato prende atto e ringrazia comunque il presidente del Senato per l’alto senso di responsabilita’. Ora il testimone passa di nuovo nelle sue mani. Sono ore di riflessione per il presidente della Repubblica, ma e’ molto probabile che tra domani e dopodomani decida di sciogliere le Camere. Il che vorrebbe dire andare alle urne tra fine marzo e la meta’ del mese successivo. Le date pero’ in pole position sono il 6 o il 13 aprile. Ed e’ immaginabile che proprio l’organizzazione della tornata elettorale sia stata al centro del colloquio del Capo dello Stato, che stamane ha ricevuto anche il governatore di Bankitalia Mario Draghi, con il ministro dell’interno Giuliano Amato. L’arrivo del Governatore al Quirinale ha anche fatto immaginare in ambienti parlamentari un estremo tentativo di formare un governo tecnico per le riforme, con l’appoggio di alcuni settori del centrodestra. Scenario che e’ durato una manciata di ore.
Sul tavolo dell’inquilino del Colle c’e’ piu’ di un dossier aperto. Altra partita delicata, e intrecciata con la crisi di governo, e’ quella del referendum elettorale. Il rischio che il nuovo governo, dopo neanche due mesi dal suo insediamento, si debba confrontare con la consultazione e’ stato pero’ allontano.
Domani il Consiglio dei ministri indira’ la consultazione popolare e cosi’, con il successivo scioglimento del Parlamento, il referendum slittera’ al 2009. La campagna elettorale e’ ormai alle porte. E, per berlusconi, non e’ il caso di farne una tragedia. Il Cavaliere va alle consultazioni di Marini nonostante il lutto che lo ha colpito (con la perdita di mamma Rosa) e quando esce nel salone degli Specchi assicura di non avere alcuna intenzione di stringere un patto con il Pd di Walter Veltroni. L’ipotesi avanzata sulla prima pagina del Giornale, in un’articolo a firma del direttore, non e’ valida per l’oggi: ‘E’ un’utopia’, scandisce il Cavaliere davanti ai taccuini. Avanti tutta verso il voto anticipato, ripete; il tempo del dialogo verra’ semmai dopo. berlusconi infatti non nasconde, a chi gli ha parlato in queste ore, la convinzione che l’unica strada per fare le riforme indispensabili sia quella di dare vita nella prossima legislatura ad un’ampia convergenza delle forze politiche. Quasi a intendere una sorta di ‘Grosse Koalition’ all’italiana. Il progetto pero’ di strutturare un dialogo tra i due schieramenti, molto caro all’Udc di Pier Ferdinando Casini, lascia ora freddo il Partito democratico. La proposta di scrivere insieme le regole andava colta subito, ora, e non rinviata ad un indeterminato domani. E non si parli di coalizioni trasversali, perche’ sui programmi e i valori, chiarisce Veltroni, il Pd e il centrodestra sono e restano alternativi. (ANSA).