Casini e la 194:l’intervista al corriere della sera

Il leader dell’Udc «Prodi e Bassolino se ne vadano»

«Cattolici, attenti a toccare la legge 194»

Casini: si rischia di peggiorarla, meglio dar retta alla Chiesa. Veltroni? Dica se punta al referendum

ROMA — Ha quattro messaggi da mandare, e molto chiari, Pier Ferdinando Casini. Uno a Veltroni: «Se anziché l’accordo sulla legge elettorale vuole il referendum, lo dica una volta per tutte». Uno a Prodi: «Vogliamo che il suo governo cada perché lo vogliono gli italiani, ma sulle missioni all’estero voteremo sì». Uno a Bassolino: «Sull’emergenza rifiuti deve assumersi le sue responsabilità e dimettersi». E l’ultimo, infine, a quanti nel centrodestra chiedono una modifica della legge sull’aborto: «Attenti, perché rischiamo di farne una peggiore di quella che c’è».

Dunque lei non risponde all’appello del Cardinal Bagnasco e del Cardinal Ruini?
«Tutt’altro. Proprio perché ho capito bene cosa hanno inteso dire, vedo una totale continuità nella politica della Chiesa, che si è sempre opposta alla legge sull’aborto affrontando anche un referendum che l’ha vista schierata per il no. La posizione del Vaticano non potrebbe essere diversa da quella che è. Io mi rivolgo invece agli amici cattolici, per dire di fare attenzione, molta attenzione a come ci si muove».

Qual è il rischio?
«Se si passa dalle parole ai fatti, e cioè alle richieste di modifica della legge in Parlamento, anziché imboccare una strada vincente come è stato sulla fecondazione assistita, rischiamo di fare una bella battaglia di testimonianza ma di finire in minoranza, e alla fine avremo una legge peggiore della 194».

Insomma, meglio lasciar cadere il tema e tenersi la 194?
«Meglio dar retta anche agli esponenti più avveduti della Chiesa, che chiedono di concentrarsi sui punti in cui la legge non è stata applicata – e dunque sì all’assistenza concreta alla donna come avviene in Lombardia – e sui progressi scientifici che permettono di leggere e attuare diversamente la legge che c’è».

La sua è una bacchettata a Buttiglione e Bondi?
«Io sono d’accordissimo con Buttiglione nel merito delle cose che propone, così come capisco che Bondi voglia ritoccare solo le linee guida della legge, ma lo ripeto, attenzione: neanche Bagnasco e Ruini chiedono di cambiare la legge. E’ piuttosto sollevando la questione antropologica del diritto alla vita che, come dimostra l’iniziativa di Ferrara, si possono unire laici e cattolici ».

Veniamo a un tema pure di scontro come la legge elettorale: dopo il rilancio di Franceschini sul sistema francese, c’è ancora possibilità di accordo in Parlamento?
«Continuo ad augurarmelo, ma quello che sta succedendo è veramente incomprensibile, e lo dicono per primi nel centrosinistra. Perché nessuno vieta al Pd di avere la propria bandiera, ovvero il sistema francese, ma è evidente che se ci si mette a sventolarla adesso, si pone un macigno sulla strada delle riforme. E questo proprio oggi che, su un sistema tedesco con sbarramento al 5% come quello che da tempo e per primi proponemmo noi, si potrebbe raggiungere un largo accordo».

Resterebbe però in campo il referendum per cambiare l’attuale legge
«Certo, ma se tutti abbiamo convenuto che è sbagliato questo bipolarismo che obbliga ad alleanze incoerenti e all’ingovernabilità, che senso ha arrivare a un sistema come quello delineato dal referendum che, per accedere al premio di maggioranza, porta alla formazione di due grandi partiti destinati a sciogliersi il giorno dopo il voto? Dov’è la coerenza, il senso?

Se è così, perché pensa che Veltroni voglia il referendum e non un accordo?
«Non lo so, ma se lo spauracchio per non convergere sul tedesco è la rinascita di un partito di centro alternativo alla sinistra che non sia il Pdl, io dico: smettiamola con le paure e facciamo decidere gli elettori».

La mediazione del Vassallum proposta da Veltroni proprio non la convince?
«Non è una mediazione un sistema disegnato per le convenienze di un partito solo. Ma se Veltroni va avanti su questa strada, se ha un retropensiero sul referendum, vedo le elezioni molto più vicine di quanto si creda. Perché al terremoto che il referendum provocherà, si sommeranno i disagi sempre più forti dei Dini, dei Fisichella. La vedo dura per Prodi, che da noi non sarà mai considerato un garante per le riforme e che al contrario combattiamo politicamente, perché è questo ciò che vuole la grande maggioranza degli italiani».

La possibilità di mettere il governo in serissima difficoltà ce l’avreste a portata di mano: a febbraio si vota per rifinanziare le missioni militari italiane, e la maggioranza potrebbe dividersi
«Non fare sconti al governo significa prima di tutto non svendere la propria anima e le proprie convinzioni. La nostra è una storia di moderati e di partito ancorato al Ppe, e dunque non esiste la possibilità di un nostro voto contrario al rifinanziamento delle missioni. Non siamo per la politica del tanto peggio tanto meglio, che umilierebbe l’Italia. E ritengo, spero, che la stessa nostra linea ispiri anche gli altri partiti del centrodestra».

Insomma, la vostra offensiva al governo avverrà su altri fronti?
«Sulla sicurezza, sui rifiuti, sull’economia, sull’energia, ma non certo su un terreno delicato come questo. Quei ragazzi che abbiamo mandato in Afghanistan, in Libano, non possono essere strumentalizzati per le nostre convenienze, non sono carne da macello».

Sul caso Napoli invece cosa chiede al governo?
«E’ un’emergenza nazionale che dovrebbe vedere il governo assumere provvedimenti appunto di emergenza, anche sostitutivi rispetto a quelli dei governi locali».

Ce l’ha con i vertici istituzionali di regione e comune?
«E’ vero che anche noi dall’opposizione avremmo potuto fare di più, ma lo ha detto anche una figura coraggiosa e integra della sinistra come il presidente della commissione Esteri Ranieri che il tasso di responsabilità più alto in questa vicenda è di chi governa, dunque del centrosinistra. E allora io chiedo e mi aspetto le dimissioni di Bassolino, personalità non banale e sicuramente in imbarazzo in questo momento, che dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e dimettersi. Perché non è possibile che con le discariche abusive si siano rimpinguate le tasche della camorra e si sia inquinata la vicenda fino al punto drammatico in cui siamo oggi».

Paola Di Caro
05 gennaio 2008

Bresciaoggi del 5/01/2008: elezioni di Brescia

NUOVO PSI. Spedale
«Castelletti? Molto meglio il ticket con Paroli»

Al ticket Del Bono-Castelletti, il Nuovo Psi propone l’alternativa del tandem Paroli-Castelletti. In pratica, invita la candidata sindaco e attuale presidente del consiglio comunale a sfilarsi dal centrosinistra e dall’abbraccio del Pd per schierarsi con i socialisti collocati nella Cdl. L’avance di

Franco Spedale, segretario bresciano del Nuovo Psi è esplicito e segue la considerazione più generale che la candidatura di «Laura Castelletti è interessante». Ma lo sarebbe di più se «non fosse effettuata sotto l’albero del Pd, poichè la storia politica di Castelletti è una storia riformista, socialista, moderata e innovatrice e i riformisti non possono stare con i dogmatici». Spedale auspica che Castelletti apra gli occhi, si allontani dalla sinistra «conservatrice e radicale» perchè i veri riformisti, gli innovatori stanno nella Cdl.
Ma Spedale attacca anche il collega di partito Igino Pasotti che nei giorni scorsi ha preso posizione proprio a favore della costituente. Una posizione che Spedale stigmatizza e che rente di fatto Pasotti incompatibile con il Nuovo Psi: «Igino Pasotti non appartiene più al nuovo Psi» scrive la segreteria provinciale del partito.
Quanto ad altri processi di trasformazione, questi innescati nel centrodestra, Spedale conferma «l’adesione convinta alla Cdl, che deve restare compatta ed unita». Si dichiara «interessato alla sua evoluzione», ma contrario ad una «annessione nel partito del popolo».

Veltroni e la legge elettorale (intervista su Repubblica): cosa ne pensiamo?

Veltroni: presidenzialismo in due fasi. E la 194 non si tocca
“Per il nostro partito c’è una frontiera invalicabile: il bipolarismo”

“No a chi vuole il sistema tedesco
e sogna la Grande Coalizione”

“Non esiste quel vasto consenso sul proporzionale della Germania
di cui si parla. Non lo vogliono Fi, An e vari ‘piccoli’
di MASSIMO GIANNINI

“SIAMO a un passo da un traguardo che può essere storico per il Paese, si tratta solo di superare le divisioni, e di fare l’ultimo miglio”. Aveva detto che il 2008 sarebbe stato l’anno delle riforme. E ora, alla vigilia della verifica di maggioranza e nonostante le polemiche sulla legge elettorale, Walter Veltroni è ancora convinto di farcela. Ma il leader del Pd detta le sue condizioni: no a un accordo a qualunque costo, sì a un sistema misto che salvi il bipolarismo. E a quelli che nel Pd puntano dritto al sistema tedesco, lancia un altolà: “Hanno in mente la Grande Coalizione: ma questo non è e non sarà mai il progetto del Pd”.

Sindaco Veltroni, diciamolo: sulle riforme le premesse non sono un granché buone, non crede?
“Non sono d’accordo. Facciamo un primo bilancio: nei quattro mesi successivi alla nascita del Partito democratico abbiamo ricostruito il dialogo tra i poli, abbiamo creato le condizioni per il passaggio a un sistema elettorale in senso proporzionale e bipolare che favorisca maggioranze coese, e si è fatta strada l’idea della vocazione maggioritaria del Pd. A questo punto, lancio un appello a tutte le forze politiche, perché abbiano lo stesso coraggio. Siamo a un passo da un svolta storica per il nostro Paese. Ascoltiamo l’invito del presidente Napolitano: usiamo il tempo che abbiamo davanti per fare la più grande innovazione politico-istituzionale dopo la Costituzione del ’48. C’è alla Camera un pacchetto da approvare: le riforme istituzionali, con la riduzione dei parlamentari, l’introduzione di una sola camera legislativa e il rafforzamento dei poteri del premier, e poi la riforma dei regolamenti e della legge elettorale. In un anno possiamo cambiare radicalmente il futuro del Paese. E un’occasione che non possiamo lasciarci sfuggire. Il Paese non ce lo perdonerebbe”.


Sul modello elettorale c’è un discreto caos. L’Unione marcia sul sistema tedesco, lei e Franceschini rilanciate il sistema francese. Non sono messaggi contraddittori?
“Io vedo due resistenze. La prima è quella di chi, come l’Udc, dice “o così o niente” e sostiene che il sistema tedesco va preso com’è. La seconda è quella dei partiti minori, contrari allo sbarramento…”.

Il denominatore comune è che sul proporzionale alla tedesca c’è un consenso trasversale, su altre formule no.
“Attenzione, un accordo possibile sul sistema tedesco, allo stato attuale, non c’è. Non lo vogliono Forza Italia e An, non lo vogliono i partiti minori. Non creiamo nel Paese un’aspettativa alla quale poi non corrispondano risultati reali. Le faccio un esempio. Immaginiamo di applicare il sistema tedesco, e supponiamo che alle prossime elezioni il Pd prenda il 32% e la sinistra radicale il 9%. Per arrivare a una maggioranza, dovremmo fare un accordo al centro: saremmo al paradosso di avere uno schieramento che va non più solo da Bertinotti a Mastella, ma si estende da Bertinotti a Casini. Mi spiega lei come facciamo a governare, con coalizioni persino più eterogenee di quelle attuali?”.

Ma allora perché, da D’Alema a Rutelli, si ripete che sul tedesco si può chiudere l’accordo?
“Questo non lo chieda a me. Io posso formulare un’ipotesi. Forse chi vuole il sistema tedesco così com’è ha in testa un’altra idea: la Grande Coalizione. L’unica che renderebbe coerente la scelta del modello tedesco integrale. Ma se è così, si sappia fin da ora che la Grande Coalizione non è il progetto politico del Pd. Il nostro partito nasce per consentire un sistema bipolare dell’alternanza, ispirato ad un principio di coesione. Questa, per noi, è una frontiera invalicabile”.

Quindi la proposta del Pd resta il “Vassallum”, cioè un proporzionale corretto, un po’ tedesco un po’ spagnolo?
“Confermo la nostra disponibilità a un’intesa che, partendo da una base proporzionale con una soglia di sbarramento intorno al 5%, assuma alcuni degli strumenti che possano servire a favorire una “deproporzionalizzazione” del sistema: il voto unico, collegi come quelli proposti da Vassallo, un premio al primo partito. Uno o più di questi elementi sono per noi necessari. Bisogna fare “l’ultimo miglio”, e noi lavoreremo per raggiungerlo”.

Chiarissimo. Ma allora perché negli ultimi giorni avete ritirato fuori il maggioritario alla francese, e Franceschini ha addirittura evocato il presidenzialismo? E stato un errore, un altolà agli alleati o che altro?
“Franceschini ha semplicemente riproposto quello che io stesso ho detto più volte. Se mi si chiede qual è il sistema che preferisco, io rispondo il sistema francese: doppio turno e sistema presidenziale. Ma dobbiamo distinguere due fasi diverse. Una prima fase riguarda l’oggi: nelle condizioni attuali, ciò che dobbiamo ottenere è un sistema proporzionale ma bipolare, per evitare il rischio dell’ingovernabilità. Poi c’è una seconda fase, che riguarda il futuro: e dico fin da ora che quando si andrà al voto, mi auguro nel 2011, il Pd si presenterà proponendo agli italiani il maggioritario a doppio turno, con l’elezione diretta del Capo dello Stato”.

Percorso in due tappe, quindi: non siete “impazziti”, come dice D’Alema, col quale si è riaperto un dissapore antico?
“Per quanto mi riguarda, nessun dissapore. Evitiamo polemiche personali, la gente non ne può più. Il modello francese non è un’invenzione né di Franceschini né mia. Le forze di centrosinistra lo sostengono da tempo. Le leggo un testo: “L’elezione diretta del Capo dello Stato è il sistema più diffuso in Europa e non ha dato luogo a degenerazioni plebiscitarie o a pericoli per la tenuta democratica e per il sistema istituzionale. Non si comprende dunque perché solo l’Italia dovrebbe fuoriuscire dal quadro europeo dominante…”. Firmato Cesare Salvi, relazione alla Commissione Bicamerale. D’altra parte, se il sondaggio del sito Repubblica.it dice che il 64% è favorevole a una soluzione di questo genere, qualcosa vorrà pur dire. La nostra democrazia è malata, e ciò che sta succedendo a Napoli ne è la più clamorosa e inquietante conferma. O recupererà la capacità di decisione, o la democrazia italiana andrà a rischio”.

Cosa risponde a chi sostiene che state confondendo le acque perché puntate dritti al referendum?
“Ho letto dodicimila interpretazioni dietrologiche, tutte campate per aria. Io dico solo quello che penso: punto a una riforma vera che risolva il problema dell’ingovernabilità. Non sono io a puntare al referendum, al contrario. Ho semmai l’impressione che, per paradosso, siano alcune forze minori a preferirlo. Ad esempio, non capisco perché alcune forze interessate alla Cosa Rossa abbiano quest’ansia sulla soglia di sbarramento, che sarebbe superata proprio con l’aggregazione di tutta la sinistra radicale. Delle due l’una: o non vogliono fare la Cosa Rossa, oppure preferiscono il referendum, perché questo gli consente di tornare e chiedere le compensazioni figlie delle vecchie logiche di coalizione. Noi, viceversa, vogliamo superare per sempre il demone della vita politica italiana: la frammentazione, la visibilità, l’instabilità“.

E cosa risponde a chi sospetta un accordo segreto tra lei e Berlusconi, proprio sul maggioritario?
“Ci risiamo. Io non sono tipo da accordi segreti. Mi rendo conto di parlare un altro linguaggio, ma non appartengo a questa dimensione da Belfagor della politica italiana. Con Forza Italia abbiamo avuto un confronto molto chiaro e sincero: due forze politiche, che sono e rimarranno alternative, è giusto che si incontrino per riscrivere le regole del gioco, com’è giusto che siano separate nella risposta ai grandi problemi del Paese”.

Insomma, non è vero che alla fine lei, anche suo malgrado, sarà costretto a togliere il sostegno al governo Prodi?
“Dal giorno in cui dissi che non vi sarebbe mai stata una mia disponibilità per Palazzo Chigi, penso di aver dimostrato nei fatti che il mio sostegno a Prodi è totale. Se abbiamo retto le spallate in Parlamento e abbiamo avviato il dialogo sulle riforme è stato proprio per facilitare il cammino del governo. E poi ho ancora troppo vivo il ricordo di ciò che accadde nel ’98, per non sapere che il sostegno al governo è un atto irrinunciabile di coerenza politica, tanto più per un grande partito. Il centrosinistra sta ancora pagando il prezzo dell’interruzione di quell’esperienza di governo che è stato tra i più riformisti nella storia repubblicana. Quindi, lo ribadisco: per parte mia il sostegno a Prodi è pieno e incondizionato. E Romano lo sa bene”.

A volte non si direbbe.
“E invece glielo garantisco. Ci siamo sentiti proprio in questi giorni, per far sì che il vertice di maggioranza abbia al centro proprio il rilancio dell’azione di governo. Basta con gli anatemi e le minacce di chi ripete “o il governo fa così o la maggioranza non c’è più”. C’è bisogno di un rilancio forte, legato ad alcuni temi essenziali. I salari e la condizione di vita delle famiglie, tanto più dopo un aumento così pesante dei prezzi. La precarizzazione intollerabile dei giovani. Il recupero dei 50enni che perdono il lavoro. Il nostro sforzo, in un tempo carico di rischi di recessione, deve essere quello di far crescere il Paese”.

Un’altra ferita aperta sulla quale il Pd dovrà prima o poi trovare una sintesi riguarda le questioni etiche.
“Purtroppo in alcuni ambienti vedo un clima da disfida tra guelfi e ghibellini, un irrigidimento integralista e quasi testimoniale delle identità legate l’una alla fede cattolica, l’altra all’ispirazione laica. Il Pd nasce con l’obiettivo di superare questa contrapposizione”.

Cosa pensa della legge sull’aborto, oggetto dell’ennesima campagna “revisionista”?
“Un valore imprescindibile, per me, è la laicità dello Stato. Questo significa che ci sono conquiste di civiltà che devono essere difese. Una di queste è proprio la 194, che si è dimostrata una legge contro l’aborto, visto che le interruzioni di gravidanza si sono ridotte del 44%. Dunque per me la 194 è una legge importante, che va difesa. Ma non mi spaventa una discussione di merito, che tenda a rafforzare gli aspetti di prevenzione, perché l’aborto non è un diritto assoluto, ma è sempre un dramma da contrastare”.

Non le sembra che i toni dei revisionisti siano quasi da nuova crociata?
“Sinceramente, mi piace una Chiesa che concentri la sua attenzione su alcuni dei temi che stanno dentro la grandezza dell’esperienza di fede: la protezione degli ultimi, la lotta contro ogni forma di ingiustizia sociale, la pace e i diritti delle persone. Non mi spaventa che la Chiesa affermi e tuteli principi morali che considera fondamentali. Ma ammaestrata da una storia millenaria, la Chiesa sa bene che proprio la laicità dello Stato è un confine che non può essere valicato. Poi, con altrettanta sincerità, vorrei che anche i laici fossero più laici. Che ragionassero senza dogmatismi sui temi della vita e della morte. Noi laici, più di ogni altro, non possiamo accettare l’idea di una società senza valori. Dobbiamo moltiplicare le sedi di confronto e di ricerca comune. E nella vocazione di un grande partito come il Pd. Prendiamo esempio dai democratici americani”.

A proposito, che effetto le fa il successo di Obama, che proprio lei ha indicato come modello di “bella politica”?
“Questa vittoria iniziale di Obama non mi stupisce. La sua è una leadership calda, capace di evocare l’idea di un’America che recupera la guida morale nel mondo. E poi, per lui hanno votato anche i repubblicani e gli indipendenti. La strada delle elezioni è ancora lunga, ma intanto una lezione si può trarre: Obama ha interpretato finora una capacità di cambiamento che forse è quella del nuovo millennio. Vorrei che anche noi sapessimo ascoltarla, uscendo dalle sconfitte, dai conflitti e dalle ideologie di un tempo che dobbiamo mettere per sempre alle nostre spalle”.

ABORTO: NUOVO PSI, NESSUNA MORATORIA CONTRO I DIRITTI DELLE DONNE =

Roma, 2 gen. (Adnkronos) – ‘Quando il problema diventa dell’etica o della morale, chi fa politica ed e’ un dirigente dello Stato ha il dovere di considerare laicamente il problema, senza preconcetti’. Lo dichiara Franco Spedale, vicesegretario nazionale del nuovo psi, alleato di Forza Italia.

‘Quello dell’aborto e’ un tema molto complicato e complesso poiche’ qualsiasi posizione rischia di essere sbagliata – continua Spedale – se e’ intollerabile l’aborto come metodo anticoncezionale, altrettanto vale considerare l’aborto, sia come scelta personale, che come ‘terapia’, come un omicidio tale da volerne chiedere la moratoria internazionale come contro la pena di morte’. ‘Ci sta che lo faccia Ruini, prete di mestiere, non ci sta che dietro alla scelta interessata della chiesa ci sia chi vuole ricondurre lo Stato da laico a Religioso’.

‘Si affronti il tema dell’aborto – conclude Spedale – sotto tutti gli aspetti e si giunga ad una modifica, se necessaria, della legge, che tuttavia tuteli il diritto all’aborto e che tuteli maggiormente le donne’.

Natale 2007:la Caporetto della II Repubblica

La “rivoluzione” che sembrava purificare Il sistema Italia dalla corruzione partitica della “prima repubblica” in questo Natale 2007 è arrivata al suo tragico epilogo.

Lo testimonia un paese letteralmente in ginocchio che da quindici anni non ha avuto e potuto avere una sicura guida per far fronte ai disastri della speculazione dovuta alla “facilonistica” introduzione della nuova moneta ed ai grandi cambiamenti della socio-economia mondiale.

Quotidianamente aumenta il numero delle persone che allungano il bollettino della povertà, spesso a rischio di finire letteralmente per la strada e di casi estremi, che non vedono altro che una tragica prematura fine dei propri giorni di fronte all’angoscia e alla disperazione di non poter provvedere per il minimo sostentamento della propria famiglia.

Il caos socio politico attuale del sistema Italia pare ripercorrere i tragici avvenimenti del 23 e 24 ottobre 1917 con un governo che drammaticamente pare somigliare al personaggio di “Fantozzi”.

Un governo che, anziché guidare e spronare a fare di più e meglio il paese, ritiene invece come l’allora gen. Cadorna, di fare esemplare “giustizia sommaria” dei “traditori della patria”.

Oggi i traditori non sono i soldati in fuga bensì quei piccoli commercianti rei di aver omesso uno scontrino da ben 30 centesimi di Euro condannati alla chiusura e perdita di molti giorni di salario sia per il titolare che per i dipendenti oppure il sequestro della casa o dell’auto a qualche poveraccio reo di aver superato anche di un solo chilometro all’ora i, spesso assurdi, limiti di velocità, condanne sommarie che oggi, forse, sono provvedimenti ben peggiori di una fucilata alla schiena!

La corsa a imporre balzelli comunque e ovunque principalmente per distribuire stipendi per lavori e consulenze che hanno solo lo scopo di giustificare sussidi e la distribuzione a larghe mani di, piccoli e grandi, privilegi immeritati ad amici e parenti e sicuri elettori e quanti rifiutano modesti lavori che vengono lasciati agli extracomunitari o ex tali.

Un vergognoso connubio tra logica marxista – leninista e lotta per l’egemonia del paese delle due grandi famiglie (piemontesi) che si sono ribellate alla prima repubblica quando, dopo la caduta del muro di Berlino, non hanno più potuto contare su corposi aiuti a fondo perso elargitigli pronta cassa dallo stato.

La negatività di questo connubio sta in particolare nella prima componente che sostiene, in analogia con lo spirito di comuni ladruncoli e rapinatori, che sia giusto prendere i soldi dove ci sono, inducendo così, chi dopo una vita tanto lavoro e grandi sacrifici ha accumulato qualche risparmio (anche di modesta entità) ad evitare che gli vengano rapinati investendoli altrove o cambiando paese prima ancora che vengano prelevati forzosamente ai loro figli in caso di eredità.

Una seconda repubblica con molti “neo politici” (ex sessantottini laureati con “voto politico”) che sembrano concorrenti della trasmissione “La Corrida” (dilettanti allo sbaraglio….) che potrebbero sostituire tranquillamente i nomi dei responsabili della disfatta dell’ottobre del ’17 nella, ipotetica, riedizione, adattata ai giorni nostri, del libro di Curzio Malaparte: La rivolta dei santi maledetti.

È indispensabile che in questo paese si attui una “rivoluzione culturale” in senso socialista e liberale che aiuti e premi chiunque e comunque abbia voglia di lavorare e di investire con capacità e profitto mentre disincentivi l’ozio, il vittimismo e la logica assistenzialistica, fermo restando, ovviamente, la solidarietà verso quanti vengano colpiti da disgrazie non attribuibili alla loro leggerezza, irresponsabilità, inoperosità cronica.

Un ulteriore segnale di serietà e affidabilità potrebbe essere dato introducendo un sistema che premi la scommessa che fanno su se stessi gli onesti contribuenti, ridimensionando il, diseducativo, gioco d’azzardo di stato.

 Impegniamoci, dunque, affinché questo paese sappia individuare tempestivamente un nuovo generale Diaz che infonda: entusiasmo operativo, efficienza, buon senso politico, fraterno amore fra i suoi cittadini;  per conquistare la vittoria di “Vittorio Veneto” a salvaguardia delle prossime generazioni per vivere in armonia e pace con tutta la terra. dal sostituire

                                                                                          Piergiorgio Razeti.

Un Natale gelido

UN NATALE GELIDO! 

 

Il prossimo Natale si preannuncia molto freddo ( non solo dal punto di vista climatico!). I consumi si prevede che scenderanno del 5%. Non è un cinque calcolato su anni d’oro, ma sul  Natale passato, già abbastanza freddo.Però il consumo di beni di lusso si prevede invariata. I ricchi sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Ma allora, a cosa serve, a chi giova questa politica in questo processo ?  Che fine ha fatto il ruolo nobile della politica?Se la politica è questa, allora sì che diventa un costo aggiuntivo che il popolo non sopporta più. Se soffia il vento dell’antipolitica, è semplicemente per questo. Gli Italiani possono anche far finta di credere ai dibattiti televisivi dei politici, pieni di falsità e di bugie.Ma quando comincia a mancare l’indispensabile subentra l’ostilità, il risentimento.Il dato sconfortante sta nella constatazione di un‘ Italia  che marcia a due velocità: laddove a fronte di uno sviluppo economico effettivo, che però riguarda solo virtuose minoranze, la politica non dà per nulla progresso sociale effettivo. Pulsioni esclusivamente individuali, egoismo dilagante. Clausura blindata nel covo della famiglia. Diffidenza ringhiosa nei confronti dell’”altro”, chiunque esso sia. Coltivazione del proprio e del poco.Dopo circa 150 anni, insomma, non sembra cambiato proprio niente: l’Italia è stata fatta sì, ma non ancora gli Italiani. “Un volgo disperso che nome non ha” come diceva il Manzoni.Nessun politico è disposto a rischiare in prima persona. Rimanendo immobili vengono sempre più erosi quegli spazi di libertà e di giustizia conquistati con tanti anni di lotta.La politica ha una grossissima responsabilità, chiaramente fatta di oneri e onori. Gli oneri sono quelli legati alla capacità di dire di no ai potenti di turno, dire no al grande capitale, dire di no alla mafia, dire di no agli usurai. Non sottomettersi a qualche Paese più potente del nostro !Bettino Craxi docet, quando disse no a Reagan o quando appoggiò il referendum sulla responsabilità dei magistrati. Referendum fatto diventare una barzelletta dai politici in quanto gli errori dei magistrati sono pagati dallo Stato. Assurdo!Con un vero socialista come Bettino Craxi, l’Europa tutta avrebbe avuto un diverso approccio ed un altro rispetto per l’Italia. Non possiamo mica per stare al passo con l’Europa portare una buona parte della popolazione alla disperazione ?Non dimentichiamoci che siamo stati superati su tutti i fronti dalla Spagna Socialista e la Grecia sta incalzando…Questo perché il nostro Governo non è mai in grado di decidere sulle questioni importanti. I nostri politici sono arrivati a un punto tale che su qualsiasi vicenda delicata hanno il terrore di un altro voto da brivido al Senato ! Sono ostaggi sia al proprio interno che dell’opposizione. E l’Italia perde colpi, rimanendo ingessata!Noi non vogliamo essere l’antipolitica, ma vogliamo riportare dentro la politica qualcosa e qualcuno del “volgo disperso”. Costringere il Palazzo ad essere meno arrogante e spregiudicato.L’unico diritto riconosciuto in Italia è quello di pagare le tasse.Lo Stato è diventato simile ad un’aziende il cui scopo è quello di rastrellare soldi tra i cittadini, ma ormai non ce sono più ! Le famiglie sono allo stremo.CAMBIARE, questa dovrebbe essere la parola d’ordine. 

                                                                                 Francesco Mazzeo Segretario de “I Socialisti per le Libertà”

PDL: NUOVO PSI INCONTRA FI, INTERESSE PER ACCORDO FEDERATIVO

(ANSA) – ROMA, 21 DIC – Questa mattina si e’ svolto un incontro tra il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, il vice-coordinatore Fabrizio Cicchitto, il segretario nazionale del nuovo psi Stefano Caldoro e il deputato Lucio Barani.
Il nuovo psi, fa sapere una nota di FI, ha confermato l’interesse al progetto del Pdl al quale ritiene di partecipare in forma di partito con un accordo federativo. Si e’ espressa piena identita’ di vedute sull’attuale situazione politica ed in particolare un giudizio fortemente negativo nei confronti dell’attuale governo Prodi e della maggioranza che lo sostiene.
Il nuovo psi ha ribadito la decisione di presentare proprie liste alle prossime amministrative di primavera, d’intesa con Forza Italia ed in alleanza con gli altri partiti della Cdl.
Dopo le festivita’ e’ previsto un incontro con il presidente Silvio berlusconi. Il segretario del nuovo psi ha annunciato che comunichera’ i nomi dei rappresentanti del suo partito che parteciperanno alle commissioni per la nascita del nuovo movimento politico.(ANSA).

RIFORME: CALDORO, ANDARE A ELEZIONI SUBITO CON PROPOSTE

ANSA) – ROMA, 21 DIC – ‘Le forze politiche, invece di perdere tempo su inutili tecnicismi, propongano subito ed insieme al paese e agli elettori (chiunque esca vincitore dalla battaglia elettorale) alcuni temi condivisi sulle regole e sul funzionamento dello Stato che saranno affrontati ed approvati con il piu’ ampio consenso all’inizio della nuova legislatura.
Non dentro il palazzo, ma dai cittadini va cercata la legittimita’ per governare il cambiamento’. Questa la proposta del segretario nazionale del
nuovo psi Stefano Caldoro, in un editoriale che sara’ pubblicato domani dal quotidiano ‘Il Socialista Lab’.
‘In questi giorni – prosegue Caldoro – si vogliono superare i nodi politici con strumenti elettorali. Il referendum non e’ una soluzione, ma non lo sono neppure le proposte presentate in Parlamento sulla modifica della legge elettorale. Non si puo’ anteporre la legge elettorale alla decisione strategica su quale modello istituzionale si vuole dare al Paese. A differenza della Germania e della Francia, che hanno leggi elettorali funzionali ai propri sistemi parlamentari, in Italia si parte dalla coda’.
‘Ecco perche’ – a parere di Caldoro – di fronte ad una sfida cosi alta come quella di fare finalmente una Grande Riforma la scelta non potra’ essere quella di sommare debolezze: l’incerto governo Prodi, una maggioranza parlamentare inesistente, un Parlamento frammentato e un quadro economico e sociale in declino’. A parere del segretario azionale del nuovo psi, ‘solo un nuovo Parlamento che sia, questo si’, legittimato da un mandato popolare su limitate, ma essenziali priorita’ economiche ed istituzionali puo’ essere in grado di garantire la svolta’. ‘Noi del nuovo psi – conclude Caldoro – sappiamo da che parte stare e quali alleanze condividere ma gli interessi del paese impongono un salto di qualita”. (ANSA).

UNIONI CIVILI. ROMA, NUOVO PSI: PETIZIONE BOSELLI? STRUMENTALE

UNIONI CIVILI. ROMA, NUOVO PSI: PETIZIONE BOSELLI? STRUMENTALE
BATTAGLIE ANTICLERICALI AMMANTATE DI LAICISMO ANACRONISTICO

(DIRE) Roma, 19 dic. – “Gente che si richiama al socialismo riformista, in un momento di crisi estrema del Paese, dove i bisogni reali aumentano di giorno in giorno, dedica forze ed energie per battaglie esclusivamente anticlericali ammantate di laicismo anacronistico”. A parlare cosi’ e’ Umberto Caruso, vicesegretario nazionale del nuovo psi di Stefano Caldoro, in merito alla proposta di Boselli e Quadrana di raccogliere le firme per un referendum consultivo, contro la decisione di Veltroni di non approvare il riconoscimento delle coppie di fatto.
“Il reale socialismo riformista- prosegue Caruso- si batta su tutti i temi del sociale, dall’indigenza alle reali crisi del Paese prima di interessarsi di ogni altra questione. Considerato che la Costituente di Boselli esprime anche forza in questo governo– continua- si ha la sensazione che si voglia sfuggire alle responsabilita’ politiche reali dedicandosi a battaglie di tradizione radicale, solo per accattivarsi il consenso elettorale di piccole minoranze di cui si interessa gia’ la sinistra radicale”. “Chi crede realmente alle sue idee- conclude l’esponente del nuovo psi– invece di scendere in piazza con iniziative strumentali, combatta nelle sedi deputate, senza il timore di essere la causa di un’ulteriore instabilita’ di governo“.

Governo, Spedale (Nuovo Psi): Boselli mandi a casa Prodi

Roma, 20 DIC (Velino) – “Un partito che si ispira alle radici del socialismo riformista ed autonomista abbia la forza ed il coraggio di prendere posizioni dure ma necessarie per il paese”. Lo dichiara Franco Spedale, vicesegretario nazionale del nuovo psi. “Boselli – sottolinea – provochi la crisi di un governo che grazie a suoi tre senatori rimane a galla. La necessita’ di Prodi, in barba al conflitto di interessi, di sopravvivere almeno fino a marzo, in modo da occupare sistematicamente tutti gli enti pubblici che andranno incontro a rinnovo, dimostra una volta di piu’ che delle sorti dell’Italia all’attuale presidente del Consiglio e al suo gruppo poco importano. Boselli faccia, almeno per una volta, il riformista. Mandi a casa il governo Prodi. Due secondi dopo – conclude il vice segretario del nuovo psi – aprirebbe una grande stagione di rilancio del socialismo autonomista”.

PDL: CALDORO(NPSI),LEADERSHIP BERLUSCONI E RECUPERARE UNITA’

PDL: CALDORO(NPSI),LEADERSHIP BERLUSCONI E RECUPERARE UNITA’
(ANSA) – ROMA, 12 DIC – ‘Riconoscere la leadership di berlusconi e recuperare l’unita’ della Cdl’: sono questi i punti centrali emersi dalla riunione della segreteria nazionale del nuovo psi presieduta dal segretario nazionale Stefano Caldoro.
‘Un incoraggiamento al processo di riforme che coinvolga tutte le forze politiche ma allo stesso tempo una decisa ed intransigente posizione unitaria di tutta l’opposizione contro il governo Prodi’, sono gli obiettivi che il partito ha deciso di perseguire.
‘In merito alla riforma di legge elettorale in Parlamento oppure con il referendum il nuovo psi – rende noto l’ ufficio stampa – pur difendendo l’identita’ e l’autonomia, e’ aperto a processi aggregativi necessari al superamento dello sbarramento’. ‘La strada delineata da berlusconi di puntare su un sistema di tipo proporzionale e di ricordare che ‘devono esserci gli impegni all’alleanza’ rappresenta un ottimo punto di partenza’.
‘La segreteria ha espresso piena e convinta solidarieta’ a Silvio berlusconi per l’ indagine che e’ partita da Napoli’.(ANSA).

LA COSTITUENTE NON SIA L’ ULTIMA A SPEGNERE LA LUCE A PRODI

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO 

A memoria d’uomo, non c’è ricordo di una caos più caotico di quanto oggi ci offre il governodella cosa pubblica in Italia.Una delle componenti importanti dell’arte della politica è quella di saper prevedere, equindi anticipare, gli eventi.Al momento non c’è nessuno in grado di indovinare quello che accadrà domani.L’incertezza regna sovrana su una landa nebbiosa. La sensazione è di essere passeggeridi una nave senza guida dove i comandanti sembrano vivere fuori dal mondo reale.Questo sarebbe il risultato della cosiddetta Seconda Repubblica? Complimenti!Si è pensato che bastasse mettere imprenditori capaci, progenie predestinate, professionistiaffermati per ottenere, in politica, gli stessi successi. Forse non si è ancora capito ildisastro provocato. Non si è ancora presa coscienza della caduta generale di professionalitàe di moralità in chi ci governa. Al confronto i “pregiudicati” della Prima Repubblicapotrebbero benissimo iscriversi alla confraternita delle vergini educande.Il degrado della politica registra il suo record storico probabilmente dall’Unificazione dellanostra penisola. I poteri forti, quelli occulti, gestiti da logiche padronali o speculative, purimponendosi, non sono riusciti ad essere credibili, popolari ed efficienti. Un esempio pertutti è proprio Silvio Berlusconi. Lui rappresentava, nel lontanissimo 1994, la novità. Era ilsimbolo del successo imprenditoriale prestato alla politica. Un messia pragmatico, inviatodall’etere per salvare l’Italia dal neo comunismo e dal decadimento.Non c’è dubbio che il gruppo Mediaset abbia,, in questi anni, aumentato notevolmente ilproprio fatturato e potere come mi pare però altrettanto evidente che il sistema politicoItalia non sia cresciuto né di ruolo e né di credibilità.L’ennesimo errore del Cavaliere, così amato, anche a ragione, dall’elettorato socialista, lotroviamo nella nuova annunciazione del Partito Popolare. Strategia in chiaro contrasto erottura con i tradizionali alleati politici del Centro Destra. Dove porterà questa nuova visione?Impossibile dirlo. Una cosa però possiamo determinarla. Tutto non sarà più comeprima. Qualsiasi sarà la scelta sulla riforma elettorale essa dovrà fare i conti con una terzaarea politica nata proprio su iniziativa di Berlusconi.Il suo desiderio di trasformare il bipolarismo in bipartitismo sta provocando l’esatto contrario.Nel Partito Popolare non ci sarà Casini anzi lo considera un attacco direttoall’UDC. E’ molto probabile, per ora, che non si accomoderà nemmeno Fini. Manco Bossinon sembra un fans di questo nuovo corso.Quello che non aggrega divide e quel che si divide è destinato a ritrovarsi alleato se nonaltro per salvarsi la pelle. Ecco quindi le condizioni ideali per il formarsi di una terza forza.Il moto tellurico berlusconiano stimola altresì la disgregazione del blocco innaturaledell’Unione.Dini, Di Pietro, Mastella ora vedono, tra Prodi e Berlusconi, una possibile nuova alternativa.Un parte della Margherita, non convinta dal Partito Democratico, sembra pronta peruna nuova via.Se, come ipotesi possibile, nella prossima primavera ci saranno elezioni anticipate conquesto stesso sistema elettorale non credo che vedremo la riproposizione dei soliti duenoti blocchi politici. Vedrà la luce, tra il bue e l’asinello, un terzo polo quanto mai interessantee possibile protagonista della politica italiana.I socialisti italiani. I NUOVI socialisti italiani, una riflessione in più devono perciò farsela.Capisco che ancora persistono legami e accordi con questo governo, ma non vorrei chefossimo gli ultimi a spegnere la luce in un’aula ormai vuota.Guardarsi in giro per costruire, promuovere o semplicemente cogliere l’occasione propiziaa me sembra molto più utile che starsene fermi e zitti.La nostra esperienza ci assiste e, se anche ci dice che non sarà facile né indolore, cisuggerisce però di giocare con audacia il tutto per tutto.Nel rischio, abbiamo un’imprevista fortuna, un asso nascosto, un vantaggio in più: non

abbiamo cioè nulla da perdere!

Sergio Verrecchia

In ricordo di Didò

La morte di Mario Didò mi ha profondamente rattristato. l’ho conosciuto nel 1963 ad Agrigento dove era venuto per un comizio sindacale. La sera di un giorno di dicembre nel corso di una cena a Porto Empodocle, ci disse che la sinistra del PSI avrebbe fatto la scissione ma che lui
non se ne sarebbe andato dal Partito anche se avrebbe continuato a lottare contro la deriva (si fa per dire) ministerialista dei socialisti. Pensate che
eravamo scontenti ancora dopo aver fatto la nazionalizzazione dell’industria elettrica, la riforma della scuola, misure essenziali di protezioni del lavoro che sarebbero poi sfociate nello Statuto dei Diritti del grande dirigente socialista Giacomo Brodolini. Vedete come tutto è relativo: Ora si fanno privatizzazioni anche di bene essenziali come l’acqua con il concorso di quasi tutto l’ex PCI!!
Il 12 gennaio del 1964 avvenne la scissione. Mario Didò assieme a Pietro Boni, Silvano Verzelli, Montagnani restarono a rappresentare i socialisti nella CGIL. Fernando Santi, autonomista, era rimasto al suo posto.La maggior parte del gruppo dirigente (ma non la base) segui gli scissionisti creando situazioni di gravi disagio e spingendo anche una parte del PSI ad armeggiare attorno ad un progetto di sindacato socialista.
Didò si prodigò come un leone sui due fronti: ricostituzione della corrente socialista come seconda forza della CGIL e lotta contro ogni ipotesi di sindacato di coloro. Novella ed i comunisti diedero una mano approvando in Parlamento la programmazione economica come metodo proposta dai socialisti Pieraccini e Giolitti.La scissione della CGIL fu evitata. De Martino,segretario del Partito, si convinse che ci conveniva restare nella CGIL e si accontentò di sostituire il grande Fernando Santi con il ruspante sue seguace Giovanni Mosca.
Lo ricordo infaticabile, fiero del suo socialismo padano ed italiano, unitario ma senza mai farsi mettere i piedi sul collo dai comunisti che avevano un peso schiacciante nella CGIL e non solo.
Lo ricordo per la sua schiettezza, la sua lealtà, il suo antioligarchismo, la sua genuina fede nel socialismo, la sua dedizione ai lavoratori.
Propongo che la stampa di Partito domenica dedichi grande spazio alloa sua memoria.
Ho perso un compagno ed un amico carissimo. Il socialismo italiano ed europeo ha perso una grande personalità–
Pietro Ancona da Palermo

GOVERNO: NUOVO PSI, BOSELLI SIA COERENTE E PRATICHI LE ‘MANI LIBERE’ =

ESECUTIVO ORMAI SENZA MAGGIORANZA

Roma, 7 dic. (Adnkronos) – ‘Che ormai non esista piu’ una maggioranza che sostiene l’attuale governo Prodi e’ una cosa acclarata. Quello che stupisce e’ che un’area riformista sia succube di un’aggregato dogmatico conservatore e radicale come quello che rappresenta la sinistra estrema di governo. E’ giunto il tempo che i Socialisti facciano una scelta coerente con la propria storia.
Invitiamo Boselli non solo enunciare, ma a praticare le mani libere’.
Lo ha dichiarato Franco Spedale, vice segretario nazionale del Nuovo Psi.