Sacconi:”Sulla Sanità basta parlare di tagli, la spesa complessiva salirà”

Milano, 13 lug. (Apcom) – Se i conti della sanità di Campania, Calabria, Abruzzo e Sicilia saranno negativi le Regioni verranno commissariate, come già è accaduto con il Lazio. Lo ha confermato il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che, in un’intervista a La Stampa, ha anche respinto l’idea dei tagli alla sanità.
“Tagli? – ha detto Sacconi – Solo a sentire questa parola mi viene l’orticaria. Ma che significa? Nel 2008 la spesa complessiva è pari a 99 miliardi, nel 2009 sale a 102, nel 2011 sarà di 106”. Sacconi ha poi ricordato che il Patto sulla salute firmato con Padoa-Schioppa, che prevedeva un aumento tendenziale della spesa “scade nel 2009. Se aumentassimo la spesa a quel ritmo nel 2050 salirebbe a più di 200 miliardi annui. Rammento che il bilancio italiano ne vale 630 e che un pezzo è impegnato per pagare le pensioni”.

Sul tema delle quattro regioni – Campania, Calabria, Abruzzo e Sicilia – che avrebbero i conti della sanità in rosso, Sacconi è chiaro: “Se la verifica dei conti che stiamo facendo darà esito negativo, non potremmo far altro che applicare la stessa cura imposta al Lazio, ovvero commissariare”. E a Formigoni ed Errani che protestano, Sacconi replica: “Se invece di muoversi secondo logiche sindacal-comperative accettando la sfida che ci porterà al federalismo, tutto il sistema ne avrà un beneficio”. “Per far funzionare la sanità al sud – ha aggiunto il ministro Sacconi – ci vuole uno spirito un po’ coloniale. Sistemi come quelli emiliano o lombardo dovrebbero aiutare le Regioni più arretrate a costruire sistemi più efficienti condividendo criteri di responsabilità”.

Secondo il ministro “nella sanità italiana si può trovare il meglio e il peggio di quanto si possa avere nel mondo industrializzato. Dare un significato alla parola solidarietà significa aiutare i cittadini del sud a conquistare una sanità che non li obblighi, come spesso accade, a fare centinaia di chilometri per essere curati adeguatamente. Ora – ha concluso Sacconi – abbiamo una sola strada: non aggiungere soldi al pozzo di San Patrizio e mettere in moto strumenti di deterrenza che inducano le Regioni a essere virtuose”.

Apc-PS/ NENCINI: APPOGGIAMO UDC PER CONSIGLIO REGIONALE CALABRIA

Con Casini e Cesa definita linea univoca su riforme istituzionali

Montecatini Terme, 6 lug. (Apcom) – Il Partito Socialista appoggerà il candidato dell’Udc per la vicepresidenza del Consiglio Regionale della Calabria: lo ha affermato Riccardo Nencini, neosegretario Ps, a margine dei lavori del congresso.
“Con Casini e Cesa – ha spiegato – abbiamo parlato prima del congresso, stabilendo una linea che riguarderà un comportamento univoco, intanto, sulle riforme istituzionali. Aggiungo che il Consiglio Regionale della Calabria dovrà eleggere un prossimo vicepresidente, e i socialisti in quella occasione sosterranno la candidatura dell’Udc. E’ il primo segnale concretissimo sul territorio, in una regione importante”.

Apc-PS/ VELTRONI AL CONGRESSO, SOTTO I FISCHI C’E’ IL DIALOGO

Leader Pd apre, Nencini apprezza riconoscimento autonomia

Montecatini Terme, 5 lug. (Apcom) – “Non mi aspettavo gli applausi…”, ammette Walter Veltroni ai cronisti appena uscito dal Palazzo dei Congressi di Montecatini Terme, seconda giornata del congresso fondativo del Partito Socialista. Un’ora prima i delegati avevano accolto il suo ingresso con una salva di fischi, una disapprovazione così plateale da lasciare “amareggiato” Ugo Intini, sul podio in quel momento, secondo il quale “non è mai successa una cosa del genere in un’assemblea socialista”: e pazienza per il Berlinguer fischiato nell’84 a Verona con Bettino Craxi che disse “non mi posso unire a quei fischi solo perché non so fischiare”, e per il D’Alema coperto dai ‘buuu’ nel ’99 a Fiuggi, congresso fondativo dello Sdi, quando lodò il ‘grande traditore’ Giuliano Amato.

Intini, che pure c’era a Verona e a Fiuggi, ribadisce che “siamo un partito democratico, siamo abituati a discutere con tutti”.
Ha ragione: se la platea fischia, i leader del nuovo partito accolgono con soddisfazione l’apertura al dialogo da parte del leader del Pd, il quale afferma di voler “costruire un nuovo centrosinistra che non sia la ripetizione delle stagioni dell’Unione”, perché “il centrosinistra nuovo non deve essere l’assemblea di tutti coloro che non sono d’accordo con Berlusconi, ma deve avere una base programmatica”. Il Ps può e deve essere della partita: “Sulla base del rispetto dell’identità e della storia di entrambi – ha aggiunto Veltroni – io penso si possano creare nuovi rapporti tra forze autonome che vogliono fare un tratto di cammino insieme”. Una linea confermata, fuori dalla sala, da Vannino Chiti che riconosce nella relazione di Riccardo Nencini, sempre più vicino all’elezione a segretario per domattina, “un percorso di confronto e dialogo che è necessario, perché occorre costruire un’unità di tutte le forze riformiste”.

Soddisfazione confermata dai commenti del post-intervento: “Giudico positiva la proposta di Veltroni di costruire un nuovo centrosinistra fra forze autonome e riformiste”, ha detto Nencini, che ritiene “importante il riconoscimento che il leader Pd ha fatto dell’autonomia e dell’identità socialista, chiamando contemporaneamente alla collaborazione e al confronto”. Gongola l’ex compagno di partito Gavino Angius: “Il significato della presenza di Veltroni qui, le parole che ha detto – ha osservato – sono il riconoscimento del ruolo e dell’autonomia del nascente Partito Socialista, e sono di fatto un esplicito cambiamento di linea politica rispetto al passato”.

L’ipotesi di lavoro ricorrente è quella di un “campo largo” delle forze riformiste che ora stanno all’opposizione: quindi niente Di Pietro, “che non è riformista”, chiosa Angius, e i fischi che accolgono l’esponente Idv Fabio Evangelisti non mentono. Largo invece all’intesa, già evocata ieri da Nencini, con l’Udc, “con cui il rapporto può essere decisivo”, dice il vecchio leone del garofano Gianni De Michelis, per il quale “bisogna escludere ogni convergenza con la sinistra massimalista”, perché “il tratto di mare nel quale cercheremo di navigare sarà quello tra Pd e Pdl, esattamente dove si colloca Casini”. I fratelli separati del Nuovo Psi, per bocca del suo leader Stefano Caldoro, invitano gli ex compagni a riconoscere “i meriti del Governo” in tema di battaglie riformiste, piuttosto che “ascoltare le sirene del Pd”.

A Lega 3 dicasteri, tra cui Viminale. Domani Formigoni ad Arcore

Roma, 20 apr. (Apcom) – Alla fine Umberto Bossi sarà ministro. Le possibilità, alla vigilia del vertice ad Arcore tra Silvio berlusconi e la Lega, erano davvero minime e vedevano il Senatur inquadrato nella casella della vicepresidenza del Consiglio, al fianco di Gianni Letta. Invece, dopo due ore di riunione a Villa San Martino, il leader del Carroccio è stato il primo a lasciare la residenza del Cavaliere e col consueto pugno alzato delle grandi occasioni si è lasciato andare ad un liberatorio “E’ andata!” davanti alle telecamere. Non concede altro ai cronisti ma la soddisfazione gli si legge in faccia.

Una soddisfazione che, si apprende qualche ora dopo da fonti leghiste, non vuol dire la tanto agognata presidenza della Regione Lombardia per Roberto Castelli. Per lo meno non ancora.
Quello è un nodo ancora da sciogliere domani nel corso dell’incontro tra il premier in pectore e l’attuale inquilino del Pirellone Roberto Formigoni. La soddisfazione di Bossi è per la poltrona del ministero delle Riforme, quella che fino a pochi giorni dalle elezioni berlusconi metteva in dubbio potesse andare al Senatur per le sue precarie condizioni di salute. Invece sarà proprio il leader della Lega a tornare ad occuparsi di Federalismo, tema vitale per il Carroccio.

Per il resto la delegazione leghista del prossimo governo berlusconi sarà composta da Roberto Calderoli vicepremier, dal giovane veneto Luca Zaia al ministero dell’Agricoltura e Roberto Maroni al Viminale. Una poltrona questa non ancora certissima.
Starebbe allo stesso Maroni infatti, fanno sapere da via Bellerio, scegliere tra il ministero dell’Interno e quello delle Attività produttive, quest’ultimo potenziato da una serie di deleghe prima scorporate. Una decisione probabilmente subordinata al nodo ancora da sciogliere sul futuro di Formigoni. Il governatore lombardo chiede con insistenza la presidenza del Senato che però sembra ancora, a quanto si apprende da fonti azzurre, una poltrona blindatissima per il forzista Renato Schifani.

Nel pomeriggio, prima dell’inizio del vertice, era circolata la voce dal Carroccio che fosse più vicino per Formigoni lo scranno più alto di Palazzo Madama e che al fedelissimo Schifani spettasse un ministero di peso. Visto che la Farnesina è saldamente occupata da Franco Frattini, l’unico sarebbe il Viminale per ora assegnato a Maroni, ma con riserva. Una riserva che potrebbe essere sciolta domani dopo l’incontro tra Formigoni e berlusconi. Fonti vicine al presidente lombardo non escludono che il governatore ciellino possa ancora lasciare la sua poltrona in cambio della seconda carica dello Stato e fanno notare che all’appello della compagine leghista che compone il puzzle governativo manca ancora Roberto Castelli, in pole proprio per la successione del Pirellone.

Luc

Apc-ELEZIONI/ CALDORO: DA VELTRONI LA LEGGEREZZA DELL’ESTETICA

Diversa è vita quotidiana, anche lavorare per far rialzare Italia

Roma, 10 feb. (Apcom) – “Il discorso di Veltroni è ben costruito e ben letto, ma esprime la leggerezza dell’estetica”. Lo ha dichiarato Stefano Caldoro, segretario nazionale del nuovo psi, commentando le parole del leader del Pd da Spello. “Cosa diversa – aggiunge – è la vita quotidiana, fatta di lavoro, di difficoltà economiche, di sacrificio. Cosa diversa – osserva ancora Caldoro – sarà rimboccarsi le maniche ed affrontare i tanti problemi da risolvere per far rialzare l’Italia e soprattutto il morale degli italiani, dopo gli ultimi due anni di politica inconcludente e rissosa del governo Prodi, voluto anche dallo stesso Veltroni”.

Apc-ELEZIONI/ NUOVO PSI: COERENTI MA DISCRIMINATI A DESTRA E SINISTRA

Spedale: “Strano destino quello dei socialisti”

Roma, 6 feb. (Apcom) – “Strano destino quello dei socialisti discriminati a destra ed a sinistra. Il Ps di Boselli è messo da parte da Veltroni a favore di Di Pietro, il nuovo psi che è stato fra i fondatori della CdL guidata da berlusconi è dimenticato dagli storici alleati”. Lo sostiene in una nota Franco Spedale, vicesegretario nazionale del nuovo psi di Stefano Caldoro.

“Eppure – prosegue – sia il Ps a sinistra sia il nuovo psi nella Cdl sono stati sempre coerenti e leali subendo fuoriuscite e divisioni proprio per difendere una linea legittimata dagli elettori e contro i trasformismi dall’una e dall’altra parte. Il nuovo psi nella Casa delle Libertà rappresenta le istanze dei laici e dei riformisti”.

Apc-CRISI/ NUOVO PSI: AL VOTO SENZA IL BLUFF DI VELTRONI

Sinistra ha avuto due anni per riforme e non ha fatto nienteRoma, 29 gen. (APCom) – “Napolitano non si presti a tatticismi e consenta agli italiani di tornare alle urne. Il voto rimane l’unica soluzione possibile per superare una disastrosa esperienza di governo“. Lo sottolinea Franco Spedale, vice segretario nazionale del nuovo psi di Stefano Caldoro.

“Il libro delle buone intenzioni di Walter Veltroni rappresenta il solito bluff. Il segretario del Partito Democratico sa benissimo di non avere i numeri per affrontare le vere questioni che interessano il Paese. Gli esponenti della coalizione dei dogmatici e dei conservatori – conclude Spedale – hanno avuto quasi due anni e non hanno realizzato le riforme di cui ora si fanno paladini”.

Apc-*GOVERNO/ GELO PD-PRODI, VELTRONI CHIEDE ESECUTIVO PER RIFORME

Bettini si rivolge direttamente a berlusconi

Roma, 24 gen. (Apcom) – Il rito voluto da Romano Prodi si è consumato fino in fondo, il governo è stato battuto con cinque voti di scarto e alla fine molti nel Pd l’hanno vissuto come una liberazione. “I voti non ci sono – si lamentava Massimo Brutti a metà pomeriggio – basta, se ne prenda atto!”. Uno sfogo, perché a tutti era chiaro che Prodi sarebbe andato fino alla fine. Ma un istante dopo il voto di sfiducia, è stato Goffredo Bettini, il braccio destro di Walter Veltroni arrivato in Senato al momento clou, a dettare subito la linea: “Serve un governo a termine per le riforme”, chiarendo anche che l’interlocutore cui si guarda è ovviamente Silvio berlusconi: “Se il cavaliere ha la spinta per passare dalla cronaca alla storia, accetta… Sennò chiede le elezioni”. Nel Pd sanno bene che ora il destino della legislatura passa soprattutto per le mani di due attori: il capo dello Stato, che condivide la speranza di rimandare il voto a dopo la riforma della legge elettorale, e, appunto, berlusconi. La scelta di Prodi di farsi battere a palazzo Madama restringe di molto i margini di manovra e segna in maniera forse irrimediabile i rapporti tra il premier e il Pd.

Ora, si tratta di convincere berlusconi, che però a caldo non sembra lasciare margini. Di sicuro, è necessario da una parte offrire al cavaliere un termine certo per il ritorno al voto, dall’altra mettere in campo il nome ‘giusto’. Spiega Giovanni Russo Spena di Rifondazione: “Prodi cercherà di essere lui a guidare la fase fino al voto, e a berlusconi starebbe bene perché pensa di guadagnare consensi. Ma è una prospettiva che per me ha il 20%… Noi pensiamo che si debba fare la legge elettorale, se possibile con Prodi, ma non ci impicchiamo ai nomi”. Per il Prc va bene un governo Marini allargato all’Udc, un solo paletto pone Russo Spena: “Io personalmente direi no ad un governo Fini-Veltroni-berlusconi“.

In realtà, il Pd guarda proprio al cavaliere come primo interlocutore, se non altro perché è chiaro che da lui dipende la sorte della legislatura. All’interno del partito di Veltroni, peraltro, le preferenze sono diverse: i popolari puntano ovviamente su un governo Marini, mentre altre componenti tifano per soluzioni più ‘tecniche’ come Mario Monti o Mario Draghi. Di sicuro, nessuno crede che l’Udc possa muoversi contro la volontà di Fi e, dunque, la chiave è convincere il cavaliere.

Spiega Brutti: “berlusconi sa che vincendo con questa legge si ritroverebbe certamente a dipendere da Casini, al Senato. Dunque, potrebbe avere interesse a ritoccare la legge elettorale prima del voto. Ovviamente, dovremmo dargli garanzia che la transizione sarebbe breve”. Antonio Polito la vede così: “Adesso serve un governo del presidente, che trova i voti in Parlamento. Dovremmo proporre un nome fuori dall’ ‘orchestrina politica’ di queste ore, un nome che per Fi sarebbe difficile rifiutare…”. Ecco dunque che entrano in ballo i nomi di Draghi e Monti (pare graditi anche al Quirinale) perfino di Gianni Letta: tutto, pur di evitare le urne a breve.

Quello che è certo è che il Pd sembra aver già archiviato Prodi.
Natale D’Amico, diniano dissidente, giura che il premier ora “andrà a Bologna, vuole tirarsi fuori da tutto questo”. Parole che un senatore del Pd, quando gli vengono riferite, commenta così: “Speriamo che sia vero, che vada in pensione”. Veltroni, in realtà, nella nota che ha diffuso dopo il voto ha ovviamente reso un tributo all’azione del governo Prodi, aggiungendo che il “suo contributo sarà decisivo”. E’ però anche vero che i due si sono sentiti solo per telefono nel giorno della crisi. E, soprattutto, nessuno nel Pd ha finora chiesto a Prodi di restare in caso di voto a breve. Anzi, Piero Fassino dice che se si voterà in tempi rapidi il candidato dovrebbe essere Veltroni e Anna Finocchiaro, pur non dicendolo esplicitamente, fa capire altrettanto.

Una partita, quest’ultima, assai complicata. E’ vero che il Pd preferirebbe non ripresentare Prodi, tanto più dopo che i rapporti si sono logorati e in una situazione in cui i fedelissimi del premier minacciano guerriglia paventando un bis dell’Asinello; ma è anche vero che con la legge elettorale attuale Veltroni non avrebbe vita facile con i ‘piccoli’ del centrosinistra, e l’idea di presentarsi da soli, più volte ribadita, può essere complicata da far digerire a tutti, dal momento che significa andare incontro ad una sconfitta certa. Una soluzione che il segretario può prendere in considerazione con lo scopo di fare ‘chiarezza’ e di costruire un partito a sua immagine e somiglianza, ma che lo espone anche al rischio di essere alla fine considerato il responsabile della sconfitta. E, al di là degli annunci, bisognerà vedere se Prodi davvero sceglierà il ritiro bolognese, come i fedelissimi assicurano, o seguirà Parisi e Bindi nella sfida al ‘veltronismo’, come ha detto ieri il ministro della Difesa.

Apc-PDL/ NUOVO PSI E LAB: SI’ A NETWORK DEI MODERATI E DEI RIFORMISTI

Sì a berlusconi per una politica più moderna e innovativa

Roma, 28 nov. (APCom) – “La mancanza dei vecchi valori ci obbliga ad avere una visione della Politica più moderna e più innovativa.
Ed in questo contesto si inserisce la novità di berlusconi; creare un nuovo movimento, all’interno del quale ognuno, mantenendo la propria storia, la propria cultura la propria identità, partecipi con pari dignità ed in aperta competizione, al cambiamento dell’Italia”. Cosi ‘Il socialista Lab’, quotidiano del nuovo psi, domani in edicola con un editoriale di Franco Spedale, vice segretario nazionale del partito.

“Tante culture diverse, tante reti diverse, che sappiano cogliere i bisogni dei cittadini, che sappiano individuare – scrive il Lab – le nuove trasformazioni di cui l’Italia ha bisogno, che sappia porsi nel momento elettorale come un unico grande movimento che sia rappresentativo di tutte le culture” “Questo può e deve essere – sottolinea Spedale a nome del Nuovo Psi – secondo noi il nascente movimento: un nuovo soggetto politico Federato”.

“Questa configurazione può esistere – si legge sul quotidiano – laddove vi sia un sistema elettorale che abbia come riferimento il bipolarismo e l’indicazione diretta del Premier”.
“Solo così possiamo passare alla fase costruttiva del percorso post-ideologico che non vede più la destra contrapposta alla sinistra, ma il riformismo contrapposto al conservatorismo.
In questo partito-rete – conclude Spedale – mantenendo la propria identità, la propria autonomia, il nuovo psi dovrà esserci”.

Red/Pda

Apc-BERLUSCONI/ CALDORO: NUOVO PSI PRONTO A PROCESSO UNITARIO

Apc-BERLUSCONI/ CALDORO: NUOVO PSI PRONTO A PROCESSO UNITARIO
Idea Cavaliere rappresenta importante novità

Roma, 19 nov. (Apcom) – “L’idea di Silvio berlusconi rappresenta una importante novità e merita di essere seguita con forte interesse dalle forze di ispirazione moderata e riformista”.
Lo sottolinea in una nota Stefano Caldoro, segretario nazionale del nuovo psi.

“Di fronte a questa novità – prosegue – il nuovo psi, nella sua chiara identità e nella sua vocazione riformista ed autonomista, parteciperà ai processi federativi ed unitari che si sviluppano nella Casa delle Libertà”.

Apc-BERLUSCONI/ CAVALIERE PRESENTA SIMBOLO NUOVO PARTITO

Uno sfondo azzurro e la scritta Il popolo della libertà

Roma, 19 nov. (Apcom) – Il presidente di Forza Italia, Silvio berlusconi, presenta ufficialmente in conferenza stampa il simbolo del nuovo partito che intende fondare: nel Tempio di Adriano dove si sta svolgendo la conferenza stampa il nuovo contrassegno appare sullo schermo alle spalle del Cavaliere, uno sfondo azzurro con la scritta Il popolo della libertà e in basso i colori della bandiera italiana verde, bianco e rosso.

“Il Popolo della Libertà non deve disperdersi ma deve unirsi in un nuovo movimento politico” ha detto berlusconi e la gente che da piazza di Pietra sta assistendo al discorso di berlusconi da maxischermo ha accolto l’annuncio con un applauso.

Apc-NUOVO PSI/ CONGRESSO NAZIONALE 23-24 GIUGNO A HOTEL MIDAS DI ROMA

Congressi territoriali dal 6 al 19 giugno

Roma, 29 mag. (Apcom) – La Commissione di Garanzia per il Congresso, riunita oggi a Roma sotto la presidenza di Lucio Barani ha fissato il calendario dei congressi territoriali che si svolgeranno dal 6 al 19 giugno. E ha convocato il Congresso Nazionale del nuovo psi sarà celebrato a Roma nei giorni 23 e 24 giugno 2007 presso l’hotel Midas, celebre alle cronache politiche per l’elezione di Bettino Craxi alla segreteria socialista. Lo rende noto una nota del nuovo psi

Apc-SDI/ BOSELLI: UNIAMO I SOCIALISTI, DIALOGO CON MUSSI E ANGIUS -2-

Apc-SDI/ BOSELLI: UNIAMO I SOCIALISTI, DIALOGO CON MUSSI E ANGIUS -2-
‘A De Michelis, Craxi, ecc.. dico: è il tempo dell’unità’

Fiuggi, 13 apr. (Apcom) – “Noi non pensiamo – dice Boselli – di doverci rinchiudere in uno spazio socialista che raccolga solo coloro che sono stati iscritti, militanti o elettori del Psi e del Psdi. Questa sarebbe davvero una prospettiva di corto respiro. Non pensiamo neppure che ci si possa limitare a costruire un partito socialista più largo e con maggiori consensi dello Sdi, aprendosi a tutti coloro che vogliono avere come riferimento solo la socialdemocrazia europea. Siamo del parere che, bisogna partire da un partito socialista più forte ma per allargare il confronto, le convergenze, le alleanze e le intese con tutte quelle forze liberali e riformatrici, radicali, ambientaliste non fondamentaliste, che non si ritrovano nel Partito democratico come si sta costruendo”.

Insomma, “prima di ogni altra cosa mi rivolgo ai tutti quei compagni con cui abbiamo condiviso una lunga e appassionata militanza nel Psi e nel Psdi a cominciare da chi è oggi qui con noi, Gianni De Michelis e il suo nuovo psi, Bobo Craxi e Saverio Zavettieri con il loro movimento, Rino Formica e tanti altri.
Voglio parlare a tutti coloro con cui abbiamo diviso ideali, aspirazioni e anche delusioni e amarezze. A questi nostri compagni io dico oggi con forza che è finito il tempo dei risentimenti. Basta con le divisioni. Basta con le recriminazioni. Questa nostra lunga diaspora deve finire.
E’ arrivato il tempo dell’unità, ripeto unità. Oggi abbiamo questa possibilità nelle nostre mani e non dobbiamo farcela sfuggire”.

Adm

Apc-SDI/ BATTILOCCHIO: BENE BOSELLI, CRESCE ENTUSIASMO PER RIFARE PSI

Stavolta credo che ce la faremo

Roma, 13 apr. (APCom) – “Boselli ha ragione: é arrivato il momento dell’unità. La sua relazione é largamente condivisibile: un netto no al Pd ed un rilancio della prospettiva unitaria socialista. Bene il riferimento polemico ai DS ed alla loro visione fondamentalmente antisocialista e chiaro anche il messaggio lanciato ad Amato: in questo contesto politico di riorganizzazione dello scenario politico, chi vuole continuare a definirsi socialista, da una parte e dall’altra, deve partecipare oggi al progetto di rinascita del Partito socialista italiano”.
Lo afferma il vicesegretario del nuovo psi, Alessandro Battilocchio.

“Abbiamo accenti differenti rispetto all’azione del governo Prodi – prosegue l’eurodeputato – ma credo che riusciremo a convergere sulla prospettiva di rifare un Partito socialista, liberale e riformista, che veda in Turati, Nenni, Saragt e Craxi i propri padri fondatori e che sia ancorato ai valori del Pse”.

“Se il Congresso confermerà la linea Boselli – aggiunge Battilocchio – si aprirà veramente una fase interessante in cui, facendo tutti un passo indietro rispetto alle scelte di questi anni, Sdi, nuovo psi e gli altri soggetti della diaspora possono e debbono trovare la convergenza su un ‘qualcosa di socialista’, rinnovato, moderno, pronto alle sfide del futuro. Sento davvero montare – conclude – dopo diverse false partenze, un bell’entusiasmo, che non va deluso: c’é una gran voglia di rialzare la testa. Stavolta credo che ce la faremo”.

Apc-SDI/ DE MICHELIS: NON POSSIAMO DIRE NO A SFIDA BOSELLI

Apc-SDI/ DE MICHELIS: NON POSSIAMO DIRE NO A SFIDA BOSELLI
“Bene se va avanti su ricomposizione socialisti”

Fiuggi, 13 apr. (Apcom) – La ricomposizione della diaspora socialista è una “sfida” che deve essere accettata per forza.
Gianni De Michelis, a margine del congresso dello Sdi, commenta così la proposta di una ‘costituente socialista’ lanciata da Boselli. “Nella relazione di Boselli mi pare che la proposta riguardante la possibilità di aprire la strada a una grande forza socialista riformista sia stata fatta con grande chiarezza”, dice De Michelis. Certo, “rimangono dei punti di debolezza, soprattutto per quanto riguarda il governo Prodi e anche un giudizio sul Partito democratico troppo riduttivo perché legato solo alla piattaforma della Margherita”.

“Credo tuttavia – prosegue – che sulla questione centrale che riguarda la cosiddetta questione socialista Boselli lanci una sfida che non possa non essere da noi accettata anche se farlo significa soprattutto affrontare fino in fondo le questioni di ciò che può mettere insieme questa cosiddetta forza socialista: l’identità e il programma”. Per De Michelis, “la novità del discorso di Boselli è che si va oltre la ricomposizione della diaspora socialista. Se vorrà marciare veramente in quella direzione credo che le possibilità di ritrovarci ci siano”.

Adm

132109 apr 07