Apc-SDI/ BOSELLI: UNIAMO I SOCIALISTI, DIALOGO CON MUSSI E ANGIUS -2-

Apc-SDI/ BOSELLI: UNIAMO I SOCIALISTI, DIALOGO CON MUSSI E ANGIUS -2-
‘A De Michelis, Craxi, ecc.. dico: è il tempo dell’unità’

Fiuggi, 13 apr. (Apcom) – “Noi non pensiamo – dice Boselli – di doverci rinchiudere in uno spazio socialista che raccolga solo coloro che sono stati iscritti, militanti o elettori del Psi e del Psdi. Questa sarebbe davvero una prospettiva di corto respiro. Non pensiamo neppure che ci si possa limitare a costruire un partito socialista più largo e con maggiori consensi dello Sdi, aprendosi a tutti coloro che vogliono avere come riferimento solo la socialdemocrazia europea. Siamo del parere che, bisogna partire da un partito socialista più forte ma per allargare il confronto, le convergenze, le alleanze e le intese con tutte quelle forze liberali e riformatrici, radicali, ambientaliste non fondamentaliste, che non si ritrovano nel Partito democratico come si sta costruendo”.

Insomma, “prima di ogni altra cosa mi rivolgo ai tutti quei compagni con cui abbiamo condiviso una lunga e appassionata militanza nel Psi e nel Psdi a cominciare da chi è oggi qui con noi, Gianni De Michelis e il suo nuovo psi, Bobo Craxi e Saverio Zavettieri con il loro movimento, Rino Formica e tanti altri.
Voglio parlare a tutti coloro con cui abbiamo diviso ideali, aspirazioni e anche delusioni e amarezze. A questi nostri compagni io dico oggi con forza che è finito il tempo dei risentimenti. Basta con le divisioni. Basta con le recriminazioni. Questa nostra lunga diaspora deve finire.
E’ arrivato il tempo dell’unità, ripeto unità. Oggi abbiamo questa possibilità nelle nostre mani e non dobbiamo farcela sfuggire”.

Adm

Apc-SDI/ BATTILOCCHIO: BENE BOSELLI, CRESCE ENTUSIASMO PER RIFARE PSI

Stavolta credo che ce la faremo

Roma, 13 apr. (APCom) – “Boselli ha ragione: é arrivato il momento dell’unità. La sua relazione é largamente condivisibile: un netto no al Pd ed un rilancio della prospettiva unitaria socialista. Bene il riferimento polemico ai DS ed alla loro visione fondamentalmente antisocialista e chiaro anche il messaggio lanciato ad Amato: in questo contesto politico di riorganizzazione dello scenario politico, chi vuole continuare a definirsi socialista, da una parte e dall’altra, deve partecipare oggi al progetto di rinascita del Partito socialista italiano”.
Lo afferma il vicesegretario del nuovo psi, Alessandro Battilocchio.

“Abbiamo accenti differenti rispetto all’azione del governo Prodi – prosegue l’eurodeputato – ma credo che riusciremo a convergere sulla prospettiva di rifare un Partito socialista, liberale e riformista, che veda in Turati, Nenni, Saragt e Craxi i propri padri fondatori e che sia ancorato ai valori del Pse”.

“Se il Congresso confermerà la linea Boselli – aggiunge Battilocchio – si aprirà veramente una fase interessante in cui, facendo tutti un passo indietro rispetto alle scelte di questi anni, Sdi, nuovo psi e gli altri soggetti della diaspora possono e debbono trovare la convergenza su un ‘qualcosa di socialista’, rinnovato, moderno, pronto alle sfide del futuro. Sento davvero montare – conclude – dopo diverse false partenze, un bell’entusiasmo, che non va deluso: c’é una gran voglia di rialzare la testa. Stavolta credo che ce la faremo”.

SDI: CALDORO (NPSI), RELAZIONE CONFUSA E CONTRADDITTORIA

SDI: CALDORO (NPSI), RELAZIONE CONFUSA E CONTRADDITTORIA
(ANSA) – ROMA, 13 APR – ‘E’ da apprezzare la coerenza di Enrico Borselli, autentico Prodiano’, ma ‘per il resto la relazione appare confusa e contraddittoria’: cosi’ Stefano Caldoro coordinatore nazionale del nuovo psi sulla relazione di Boselli al V Congresso dello Sdi.
‘Una porta aperta alla costituente socialista, o meglio ancora ad un allargamento dello SDI, e un’altra al partito democratico ‘prodiano-parisiano’. La scelta di un modello elettorale bipolare e dell’alternanza e’ funzionale a quest’ultima possibilita’. Si usa quindi – prosegue Caldoro – l’unita’ della diaspora socialista solo come ornamento per un traghettamento nel PD sotto l’ala protettiva di Prodi . La scelta di campo dello SDI rimane alternativa a quella del Nuovo PSI. I socialisti riformisti conclude Caldoro – non hanno nulla a che fare con questa falsa sinistra’.(ANSA).

COM-PAE 13-APR-07 20:59 NNNN

SDI: BOSELLI, UNIRE SOCIALISTI E CHI NON VUOLE PD =

SDI: BOSELLI, UNIRE SOCIALISTI E CHI NON VUOLE PD =
Fiuggi, 13 apr. – (Andkronos) – “Siamo del parere che bisogna partire da un partito socialista piu’ forte, ma per allargare il confronto, le convergenze, le alleanze e le intese con tutte quelle forze liberali e riformatrici, radicali, ambientaliste non fondamentaliste, che non si ritrovano nel Partito democratico come si sta costruendo”. E’ l’invito che Enrico Boselli rivolge, durante il suo intervento al Congresso di Fiuggi, a tutti i socialisti ma anche a quanti nella Quercia non vogliono seguire Piero Fassino nel Partito democratico.

“Prima di ogni altra cosa -sottolinea il leader dello Sdi- mi rivolgo ai tutti quei compagni con cui abbiamo condiviso una lunga e appassionata militanza nel Psi e nel Psdi a cominciare da chi e’ oggi qui con noi Gianni De Michelis e il suo nuovo psi, Bobo Craxi e Saverio Zavettieri con il loro movimento, Rino Formica e tanti altri”.

E inoltre, aggiunge Boselli, “e’ per noi assolutamente conseguente aprire un dialogo con tutti coloro che si pongono questo problema, da Emanuele Macaluso, a Lanfranco Turci, a Giuseppe Caldarola fino alla sinistra dei Ds, a Mussi, Angius, Salvi e Zani.Non lo facciamo con il desiderio di fomentare scissioni, ma con l’aspirazione di far si’ che la sinistra italiana non vada incontro ad un naufragio di valori e di principi”.

Apc-SDI/ DE MICHELIS: NON POSSIAMO DIRE NO A SFIDA BOSELLI

Apc-SDI/ DE MICHELIS: NON POSSIAMO DIRE NO A SFIDA BOSELLI
“Bene se va avanti su ricomposizione socialisti”

Fiuggi, 13 apr. (Apcom) – La ricomposizione della diaspora socialista è una “sfida” che deve essere accettata per forza.
Gianni De Michelis, a margine del congresso dello Sdi, commenta così la proposta di una ‘costituente socialista’ lanciata da Boselli. “Nella relazione di Boselli mi pare che la proposta riguardante la possibilità di aprire la strada a una grande forza socialista riformista sia stata fatta con grande chiarezza”, dice De Michelis. Certo, “rimangono dei punti di debolezza, soprattutto per quanto riguarda il governo Prodi e anche un giudizio sul Partito democratico troppo riduttivo perché legato solo alla piattaforma della Margherita”.

“Credo tuttavia – prosegue – che sulla questione centrale che riguarda la cosiddetta questione socialista Boselli lanci una sfida che non possa non essere da noi accettata anche se farlo significa soprattutto affrontare fino in fondo le questioni di ciò che può mettere insieme questa cosiddetta forza socialista: l’identità e il programma”. Per De Michelis, “la novità del discorso di Boselli è che si va oltre la ricomposizione della diaspora socialista. Se vorrà marciare veramente in quella direzione credo che le possibilità di ritrovarci ci siano”.

Adm

132109 apr 07

Lo Sdi a congresso, tra costituente socialista e voglia di Pd

Lo Sdi a congresso, tra costituente socialista e voglia di Pd
–IL VELINO SERA– Roma, 12 APR (Velino) – Si apre domani a Fiuggi con lo Sdi, il tour de force congressuale dei partiti del centrosinistra, che vedra’ impegnati in rapida sequenza, oltre al partito di Enrico Boselli, anche la Margherita e i Ds. Per cio’ che riguarda l’appuntamento di domani, che si protrarra’ fino al 15 aprile, il copione sembrerebbe scontato, con la presentazione di una mozione unica a firma Boselli, forte di un risultato plebiscitario ottenuto nei congressi di sezione. Ma da alcuni delegati di peso giungono segnali che inducono a pensare che il dibattito seguente alla relazione d’apertura del segretario non manchera’ di far emergere valutazioni differenti da quelle proposte dal gruppo dirigente. Come e’ noto, la linea di Boselli prevede la creazione di una costituente socialista, che, oltre a puntare alla ricomposizione della diaspora del Psi, funga da “asilo” per le componenti interne alla Quercia (in particolare quella di Gavino Angius) che non intendono aderire al Partito democratico. Un soggetto che, nei voti del segretario, dovrebbe dialogare anche con l’ala radicale dell’Unione, impegnata a sua volta nella costruzione della Sinistra europea, progetto che viaggia sull’asse Mussi-Folena-Bertinotti.
Ma proprio su questo punto si concentrano le critiche di alcuni “big” dello Sdi, decisamente orientati a far parte sin da ora della costituente del partito democratico, anche in virtu’ della comune esperienza, consumatasi nelle passate elezioni regionali ed europee, del Listone dell’Ulivo. In quest’ottica, appare rilevante la posizione del presidente della regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, il quale, interpellato dal VELINO, ha ribadito le proprie perplessita’ sull’alleanza con la sinistra radicale e ha rilanciato l’apertura al Pd, non escludendo la possibilita’ di presentare un ordine del giorno che “corregga” i contenuti della mozione Boselli. Molto dipendera’, in questo senso, dalla relazione d’apertura del segretario, ma la critica di Del Turco, se tradotta in un documento, potrebbe far emergere un dissenso che, pur non mettendo in discussione la maggioranza congressuale, apparirebbe non irrilevante. Del Turco puo’ infatti contare sul pieno appoggio dello storico leader del partito calabrese Cesare Marini e dell’ex-ministro siciliano Salvo Ando’, proveniente da due realta’ che forniscono al congresso un cospicuo numero di delegati (45 la Calabria e 52 la Sicilia, su 774 totali).
Allo stato delle cose, i congressi locali hanno visto la presentazione in Abruzzo di un ordine del giorno Del Turco, che e’ stato approvato come integrazione della mozione di maggioranza, e potrebbe quindi contare gia’ sul consenso dei 24 delegati di quella regione. Oltre alla posizione di Del Turco, vi e’ anche quella proposta da Claudio Signorile e Nerio Nesi che, da sinistra, chiedono a Boselli di escludere ogni possibilita’ di confluenza o di federazioni col Pd. In questo caso, un ordine del giorno Nesi e’ stato approvato in Molise. Non e’ ancora sciolto, invece, il nodo del rapporto con i radicali e del futuro della Rosa nel Pugno, che Boselli considera esclusivamente nella prospettiva di un'”alleanza elettorale”, ma che altri, tra cui il capogruppo alla regione Lazio Donato Robilotta – che ha annunciato polemicamente di non voler partecipare al congresso – non vorrebbero abbandonare, aprendo le porte del partito al cosiddetto “gruppo di Bertinoro”, facente capo al deputato Lanfranco Turci.
“Noi avevamo sollecitato Del Turco e Marini – dice Rapisardo Antinucci, responsabile organizzazione del partito – a presentare un documento nazionale, perche’ cio’ avrebbe fatto chiarezza”. Quanto alla possibilita’ della presentazione di un documento-Del Turco, Antinucci afferma: “Allo stato delle cose Boselli conta sul 95 per cento della platea congressuale. Poi, dipendera’ dal tipo di documento che Del Turco presentera’. Se chiede di partecipare da subito al partito democratico, a mio avviso non potrebbe raccogliere piu’ del dieci per cento, mentre se si riferisse a una prospettiva di medio termine, che passi per la ricomposizione del fronte socialista, tenendo aperto il dialogo col Pd, allora penso che non si farebbe fatica ad approvarlo”. Quanto al programma del congresso, la relazione d’apertura e’ prevista per venerdi’ alle 17,30, dopo l’intervento del presidente del Pse Poul Rasmussen. Sabato sara’ il giorno dell’intervento del premier Romano Prodi e, tra gli altri, di Fabio Mussi, Gavino Angius, Gianni De Michelis, Giuseppe Caldarola, Bobo Craxi e Lanfranco Turci. I lavori termineranno quindi domenica pomeriggio con la replica del segretario (baz) 122018 APR

UDC, CASINI AL CORSERA: “IL TERZO POLO? E’ UN’IDEA ASTRATTA”

 
(9Colonne) – Roma, 13 apr – “Il terzo Polo è un’idea astratta. Può diventare una necessità. Un rimedio”. E’ quanto afferma Pier Ferdinando Casini in una intrevista al Corriere della Sera, nel giorno in cui si apre, a Roma, il congresso dell’Udc. La prospettiva è ristrutturare il sistema politico: “Aspetto sulla riva del fiume – dice – che passino le bugie”. “Tutta la storia del cattolicesimo democratico – aggiunge – nasce da una sorta di attrazione fatale verso la sinistra perché là sventolano le bandiere della pace, là si difendono i poveri. Ma poi sono venuti Wojtyla, Ratzinger e Ruini, ad aprire una nuova stagione, a confutare l’idea della Chiesa come una grande ong”.
Sottolinea quindi di non essere “innervosito” dalla querelle con
berlusconi: “Non mi sento un perseguitato, perché non lo sono”. “Il ragionamento che sviluppa con i collaboratori – sottolinea il quotidiano – è che, se davvero l’Udc fosse irrilevante, i giornali non scriverebbero che berlusconi ha frenato sulla vicenda degli ostaggi per non lasciarle spazio”. “Non sarà la questione della leadership o dei rapporti con berlusconi che Casini incentrerà il congresso” sottolinea ancora il quotidiano ma quella che “il partito rimane alternativo alla sinistra” e “Casini resta convinto che nel ’94 Martinazzoli abbia compiuto un errore: se, d’intesa con Segni, avesse schierato la Democrazia cristiana da una parte, probabilmente berlusconi non sarebbe sceso in campo. Così come resta convinto che, se l’anno scorso l’Udc si fosse presentata da sola come voleva Follini, sarebbe andata incontro a una catastrofe numerica e politica. La prospettiva semmai è di ristrutturare il sistema politico e solo in caso di fallimento rinegoziare l’alleanza in un quadro nuovo. Con un’altra composizione, e un’altra leadership. Senza fretta, però”: “Posso permettermi – afferma – di aspettare sulla riva del fiume, in attesa che passino le bugie, le contraddizioni”. E aggiunge: “Non è detto che la normalità in Italia sia impossibile, che saremo ricattati in eterno dagli estremisti di entrambi i campi”. (SEGUE)

131104 APR 07

(9Colonne) – Roma, 13 apr – Più che ad allearsi con lui e con Mastella, preme a Casini rinfrancare il proprio elettorato: “Se siamo al 7% con questo clima, non potremo che crescere”. Del caso Mastrogiacomo Casini di dice convinto che sia un “pasticcio, di cui però è inopportuno discutere in piazza”: “L’idea di una commissione di inchiesta sui sequestri è davvero da repubblica delle banane. Quando toccò a noi occuparcene, Gianni Letta si mosse con straordinario senso dello Stato. Non a caso già l’anno scorso si pensava a lui come candidato a Palazzo Chigià”. Per quanto riguarda il referendum elettorale, “Casini è pronto a cavalcarlo, a capeggiare il no, a rivendicare la proprietà di un risultato che finirebbe comunque per legittimare il proporzionale; e magari aprire la strada al sistema tedesco, che superi le divisioni artificiali e avvicini le forze omogenee: tanto la scelta del sistema elettorale non sarà fatta ora, “ma all’ultimo momento”. A poche ore dall’avvio del congresso Casini esprime quindi rispetto per gli avversari: “Con Franceschini stiamo invecchiando insieme; ero amico della fidanzata di D’Alema, Giusi Del Mugnaio, ho sofferto con lui quando l’ha persa”. Mentre con Follini non si sentono più dopo che si è spento “un forte sentimento”.
131109 APR 07

Siamo finiti nel pantano- Franco Spedale

Com’era prevedibile, ancora una volta siamo finiti sotto le macerie.
Basta leggere le interviste di oggi per capire che per noi la strada imboccata dal nostro Segretario, in ordinaria Amministrazione, ci porterà alla distruzione.
Casini sul Corriere rientra di fatto nella CDL, proponendo solo il suo problema di leadership alternativo a Berlusconi, ma di fatto prendendo le distanze, com’era ovvio dall’attuale Governo.
Dall’altra parte, Borselli, sempre sul corriere, presentando il suo congresso, traccia la strada dell’Unità Socialista, all’interno del Centro Sinistra a sostegno dell’attuale governo.
E in più il sistema elettorale, che manterrà la sua struttura bipolare.
La partita, anche questo ovviamente, si gioca sopra le nostre teste, molto non dipende da noi e quel poco che dipende da noi lo stiamo giocando in maniera talmente tanto sbagliata da rasentare l’inadeguatezza.
Ormai è chiaro ai più, basta leggere gli articoli e le mail che in questi giorni girano, che la divisione è, per fortuna, di natura politica, su cui si infilano alcuni sciacalli, che volendola buttare sul personale e spesso sull’offensivo (siamo arrivati anche alle querele, che ahimè anche io stesso sono stato obbligato a fare per tutelare la mia immagine), cercano di spostare l’obbiettivo dal politico al patetico, creando confusione tensione e improduttività di analisi politica.
Ma la divisione è di natura politica, tra chi come Caldoro, Collice, Alvaro, io stesso e numerosi tanti altri compagni, pensano che certamente l’autonomia e l’identità siano dei valori assolutamente fondamentali e necessari, ma che questa non abbia ragione di mutare le attuali alleanze, se non vi sono modifiche sostanziali nel sistema politico, e chi ritiene, altrettanto legittimamente che sia necessario una scelta di campo irreversibile verso il centro sinistra, addirittura ipotizzando a breve un movimento della costituente chiamato “GRUPPO PER LA COSTITUENTE SOCIALISTA” , che con a capo il giovane BATTILOCCHIO, definisca con lo SDI la presenza del Nuovo PSI.
Credo che sia necessario arrivare ad un Congresso su due documenti politici diversi, non v’è spazio per situazioni “mezzane”, all’interno del quale confrontarci discutere e decidere tutti insieme cosa fare di questo partito o meglio di questa comunità.
Credo però che a questo punto diventi doveroso e necessario fare altrettanti Congressi Regionali e Provinciali, perché se vi è un differente pensiero Politico all’interno del gruppo dirigente Nazionale questo è conseguente espressione del pensiero dei dirigenti Regionali e Provinciali.
Domani pomeriggio a Milano, un gruppo di noi si troverà per cominciare a delineare il documento politico.
Esso è un elemento indispensabile per toglierci dall’ambiguità che ci governa e dare un principio di chiarezza del ragionamento politico.
Franco Spedale

A che serve la riunione del 14, con queste premesse?

 

  

 

                               Avevamo pensato, interpretando gli orientamenti della stragrande maggioranza dei compagni calabresi, che la riunione del 14 aprile potesse essere utilizzata, in un clima rasserenato, per riprendere le fila di un dibattito che dovrebbe, pur nella diversità dei convincimenti, vederci comunque uniti. Sostenevamo che non ci si poteva permettere il lusso di scivolare nel baratro dell’ennesima scissione.   

                               Avevamo quindi salutato positivamente la raccomandazione del compagno Mauro Del Bue acchè la riunione di Sabato potesse svolgersi nel massimo rispetto per le opinioni di tutti, senza processi o criminalizzazioni, ma l’intervento del compagno Verrecchia sembra andare decisamente in altra direzione. E così certamente non va. Se questo è il terreno di confronto per ritrovare i comuni denominatori dello stare assieme, siamo lontani anni luce da ipotesi di reale ricomposizione. E vediamo comunque perché. 

                               Verrecchia parte, e non a caso, contestando la validità delle ‘presunte’ decisioni ‘non accettabili’ del CN del 31 marzo dimenticando che il documento è stato messo ai voti dal compagno Pizzo e che ha ricevuto solo 5 voti contrari. Il concetto di maggioranza e minoranza che si ha è chiaramente fuori da ogni logica, ed è altrettanto fuori da ogni logica anche il continuare a pensare che le decisioni assunte siano cancellabili. La più importante di dette decisioni è la convocazione del Congresso nazionale per il 23 e 24 giugno prossimi.  

                               Subito dopo Verrecchia ripropone la lettura strumentale delle decisioni del 17 novembre pensando di cogliere una contraddizione tra quanto deciso e quanto il Coordinatore nazionale, Stefano Caldoro, (contro il quale bisognerebbe smetterla di continuare a seminare veleni) dichiara nelle sue interviste. Ci si dimentica che mai è stato deciso che bisognava collocarsi fuori dalla Casa delle Libertà, ma si è semplicemente affermato, tra l’altro all’unanimità, che “il Nuovo Psi è forza politica autonoma della sinistra riformista e liberale, collocata all’opposizione del governo Prodi, distinta dalla Casa delle libertà, che peraltro non esiste più, almeno nelle forme del passato, che hanno consentito un’alleanza politica ed elettorale col nostro partito”. In nessun passaggio è sancita la rottura dell’alleanza: il senso del deliberato è che era necessario rinegoziare i termini del nuovo possibile accordo. Che l’esperienza con la Casa delle Libertà, in un sistema bipolare, sia da considerarsi esaurita è solo un convincimento del compagno Verrecchia e non un deliberato del nostro Partito. L’alleanza, in un sistema bipolare, pur nell’autonomia e nella difesa dell’identità, è semplicemente vitale. 

                               Verrecchia tra l’altro fa finta di ignorare che non c’è neanche, nelle decisioni del 17 novembre, la delega al Segretario per ‘sposare’ Bertinoro col carico di ambiguità e voglia di traghettamento della nostra comunità nella cosiddetta sinistra dominata dai comunisti, ex e post che siano. Nessuno ha conferito al Segretario la delega per avviare la Costituente socialista tra gli spezzoni della diaspora e gli scontenti, di altre formazioni, notoriamente antisocialisti. Cosa avvita pur avendo dichiarato ripetutamente che parlava a titolo personale. C’era invece, ed è stato completamente affossato, l’impegno a convocare il CN il 7 febbraio 2007 per decidere la data del Congresso unico organo abilitato a cambiare linea politica.  

                               Il Consiglio è stato convocato, a denti stretti, il 31 marzo sol perché ben 7 regioni ne avevano chiesto la convocazione, ed era estremamente difficile ignorare questa richiesta senza correre il rischio di una convocazione che poteva essere fatta da qualche Magistrato. Forse questa legittima e statutaria richiesta è alla base delle difficoltà che la riunione ha registrato all’Hotel Palatino.  

                               Tutto il resto, scritto da Verrecchia, è di competenza del Congresso, perchè senza regole certe gli appelli all’unità lasciano il tempo che trovano. Ma Sabato 14 aprile, a questo punto, a che serve? A dilaniarci ulteriormente? Forse il tempo delle riflessioni pacate è ancora lontano. Aspettiamo la fine della campagna elettorale amministrativa, e forse dopo sarà più facile rimetterci a discutere di politica e del Partito. 

Il Gruppo dirigente calabrese del Nuovo PSIAdolfo Collice                     – Commissario Regionale Giovanni Alvaro                  – Commissario Reggio CalabriaGianfranco Bonofiglio        – Commissario CosenzaDomenico Fulciniti              – Commissario CatanzaroCarlo Pantano                      – Commissario Vibo Valentia

Per verità di storia e di politica

 

Sta diventando ormai una costante, che appare sul sito, il racconto, spesso falso, molte volte di parte, di quanto è accaduto lo scorso Sabato 31 Marzo al Consiglio Nazionale del Nuovo PSI.

Lo spettacolo è certamente sconfortante, può provocare forte delusione e senso di scoramento nei confronti dei compagni che ancora credono nella possibilità di una riproposizione Socialista.

Osservo con crescente indignazione la ricostruzione da parte di alcuni di quanto è accaduto che accusano alcuni compagni delle più calunniose malefatte.

Leggo e sento parlare di boss mafiosi, di combriccole organizzate, di gruppo di delinquenti, di bande criminali.

E si porta a conferma di ciò il video apparso su you tube.

Non so se chi riporta il video lo fa senza averlo guardato, con spirito quindi poco costruttivo, o lo fa convintamene, ma la verità è diversa e non si può negare quello che appare.

L’apertura dei lavori vedono in scena l’insediamento di un tavolo di Presidenza che non era quello concordato e poi il Segretario Nazionale che si accinge a fare la relazione “su tutti i punti dell’odg”, come lui stesso dice.

A quel punto dopo vari interventi Caldoro chiede la parola per fare una mozione d’ordine, chiedendo quindi che l’ordine dei lavori segua l’odg fissato e, dopo, al 4° punto far fare al Segretario Nazionale la sua relazione.

A quel punto, non prima scoppia la bagarre contro Caldoro (sarebbe strano se i “suoi” pulmann si fossero scatenati contro di lui) che viene assalito ed interrotto.

Cari compagni, il nostro è sempre stato un partito tollerante, rispettoso delle diverse idee, in cui ci sono sempre stati degli scontri dialettici, ma in cui non si è mai travalicato il limite.

Leggere di accuse ingiuriose nei confronti di compagni, di censure (così mi riferiscono), di offese personali che appaiono sul sito e nel forum (ho scoperto un prolificare di nomi nuovi mai visti prima e di compagni che si camuffano sotto pseudonimi), mi pare dia il senso di una comunità (come ama definirla Del Bue) che tale non è più.

Parliamo di politica invece, e se dobbiamo dividerci facciamolo sui contenuti.

Nessuno di noi è dipendente di Berlusconi, né questo linguaggio, che potrei definire Comunista (ma a quel punto mi porrei sullo stesso piano di chi vuole sfasciare), aiuta a dipanare i problemi.

Nessuno ritiene che l’identità ed autonomia siano percorsi ai quali rinunciare.

Certamente con delle chiarezze.

SDI e Socialisti Italiani, rappresentano tutta l’aria riformista?

L’aggiunta di Caldarola ed amici esauriscono la possibilità del percorso Riformista?

Io credo di no, credo che molti Riformisti e moltissimi Socialisti siano dall’altra parte, orgogliosi del proprio passato e della propria storia.

Orgogliosi di appartenere all’area Socialista, convinti delle proprie idee, della propria cultura e della propria identità.

E convinti della propria AUTONOMIA.

I  Socialisti non hanno padroni per definizione.

Apriamo allora un dibattito, vero, e non celato dietro opportunismi di maniera, chiariamoci una volta e per tutte sui diversi percorsi.

Io sono un uomo di sinistra, lo sono sempre stato e sempre lo sarò, ma non andrò MAI con questa sinistra.

Non permetterò mai che i miei ideali, i miei valori la mia storia vengano assorbiti da questa finta sinistra.

Non permetterò mai che si svenda la storia ed una tradizione di un Partito glorioso come il nostro per fare un’unificazione che sa di annessione e che ci vuole portare nell’attuale CentroSinistra.

Nel dibattito politico è venuta meno,la consapevolezza del gruppo dirigente,che i Socialisti del “Nuovo P.S.I.”,nonostante documenti in sede di “Direzioni” Regionali e Nazionali non ritengono finita l’alleanza con la “C:D:L”.

Se le condizioni non mutano non v’è ragione di modificare il nostro schieramento.

Certo la politica è in movimento, speriamo presto si arrivi ad una riorganizzazione del sistema bipolare, ma adesso nulla è mutato.

La stampella di Prodi, mi dispiace No!

Guglielmo Angelo

 Ex Direzione Nazionale Nuovo PSI

Lombardia

Che vogliamo fare? Roberto Bianchi

La forza delle immagini è formidabile: un video,una fotografia,raccontano più di molte parole.
Per questo,innanzitutto vorrei complimentarmi (e ringraziare per il servizio reso) con coloro che curano il sito del NuovoPSI per aver inserito anche i documenti video relativi ai lavori del Consiglio Nazionale del partito.
Contestualmente,però, vorrei esprimere tutto lo sdegno per l’atteggiamento di coloro che prima hanno fomentato la bagarre romana e poi protestano, perchè il videoresoconto delle loro gesta è stato messo in Rete.
Quanto successo al Consiglio Nazionale è di una gravità della quale non è difficile cogliere tutta la valenza.
Abbiamo visto un gruppo di facinorosi, nei quali ovviamente si possono identificare solo i gerarchi (il resto della banda non si sa nemmeno se fosse composto da iscritti veri o da picchiatori raccolti in qualche periferia), che con metodi prevaricatori hanno dapprima zittito il segretario politico del Nuovo PSI che si accingeva a svolgere come è ovvio la sua relazione introduttiva, hanno fatto degenerare i lavori del Consiglio Nazionale scatenando la bagarre, hanno trasferito la rissa in strada compiendo veri atti di violenza, per poi, dopo una mediazione fra Caldoro e De Michelis (ma ha tutta l’aria di un ricatto imposto con la forza!) congelare la situazione facendo approvare per “acclamazione” (ma chi si credono di essere questi figuri, forse Craxi?) un documento “politico”(?!) che oggettivamente delegittima il segretario e dichiara imminente la resa dei conti interna.
Mentre si stanno muovendo i primi passi, le prove di dialogo per l’avvio di una costituente dei socialisti,di tutti i socialisti, l’area dei dipendenti di Berlusconi iscritti al NuovoPsi tenta di boicottare questo percorso che davvero può portarci lontano; tutto ciò, sia chiaro, sarebbe pure legittimo, se si rispettassero le regole della democrazia e lo statuto del partito. Essendo una persona che vive esclusivamente del proprio lavoro non capisco appieno la natura di ragioni così convincenti per cui un iscritto al Nuovo PSI , oggi, non voglia nemmeno tentare la strada del confronto con lo SDI e gli altri tronconi mediante la costituente, ma insista, con un ingiustificato accanimento terapeutico,a tenere in piedi un’esperienza ormai conclusa e superata come è stata la collaborazione con la CdL ( che a dirla proprio tutta, non ha dato grandi vantaggi, se non a qualche nostro singolo dirigente particolarmente rapace).
In un momento in cui si stanno rimettendo in movimento molte forze politiche prima inchiavardate nei “poli”;
in cui il dibattito sulla legge elettorale si fa sempre più intenso e mostra ,perciò, meno in lontananza la possibilità di esiti apprezzabili; in cui nello stesso SDI il dibattito è acceso e può preludere ad una resa dei conti sulla scellerata operazione “Rosa nel Pugno”; in cui il Partito Democratico sembra essere sempre più una realtà che mentre unifica istanze eterogenee perde vistosamente pezzi qualificati ; in un momento come questo dove la parola d’ordine per i socialisti dovrebbe essere la ricerca di ogni più piccolo embrione di unità, con le elezioni amministrative imminenti , lascia sconcertati l’atteggiamento di chi sembra non accorgersi di niente e si sente vincolato soltanto dalla fedeltà al Centrodestra (che i più lucidi del centro, peraltro, stanno già, gradualmente mollando!)
Ma, ripeto, in democrazia devono trovare spazio tutte le opinioni, anche quelle che alla prima impressione possono sembrare sbagliate.
La democrazia però ha delle regole che vanno rispettate perché molto spesso è un terreno in cui la forma è la sostanza.
All’ultimo Consiglio Nazionale la democrazia è stata calpestata e sfregiata da un manipolo di violenti.
Ma non solo questo abbiamo visto a Roma.
Abbiamo visto anche un Segretario (che fosse anche solo per l’aggressione subìta va difeso comunque) in grandissima difficoltà politica e personale: quanto successo è frutto anche della gestione superficiale del partito sia per quanto riguarda il tesseramento che per quel che riguarda i bilanci.
Ma il segretario del partito, per ragioni sconosciute, o non vuole, o non può risanare questa situazione.
Il problema però si pone in termini secchi: certe situazioni o si contrastano o se ne diventa complici:
De Michelis, che vogliamo fare?

Roberto Bianchi
Responsabile Cultura e Comunicazione
Nuovo PSI – Lombardia

L’incontro del 14 aprile: un’ottima occasione di confronto. Mauro Del Bue

Accolgo volentieri la proposta di un incontro, al quale parteciperò, tra l’esecutivo del partito e i segretari regionali da svolgere nella mattinata di sabato prossimo, 14 aprile. Credo sia giusto che all’incontro siano stati invitati tutti i segretari regionali, senza esclusione alcuna. Raccomando solo quanto segue:
1) Che all’incontro presenzino solo i componenti dell’esecutivo e i segretari regionali. Dobbiamo uscire da quest’idea assembleare della politica che poi ci spinge e svolgere riunioni come quella dell’ultimo Consiglio nazionale.
2) Che la riunione si svolga nel massimo rispetto per le opinioni di tutti, senza processi o criminalizzazioni, ma certo con l’impegno solenne a non ripetere risse e farsesche discussioni statutarie, stile ultimo Consiglio.
3) Che si assuma l’impegno a definire insieme i contorni di una vita democratica in una piccola comunità come la nostra, dove valgono le decisioni degli organi, di tutti gli organi, dove il segretario ha il potere che gli viene conferito da un congresso, dove a nessuno può essere mai consentito allo stesso tempo di promuovere congiure di palazzo o assalti alla baionetta. La cosa che più mi ha colpito in queste settimane è che ci sono un po’ troppi compagni che si trovano a loro agio nelle divisioni e considerano l’unità anziché un bene un vizio. Ritengo questo non solo un comportamento sbagliato, ma addirittura esiziale. Davvero continuare e a dividere l’atomo, come già avvenuto al non congresso del 2005, ci darà qualche chanche futura?
4) Che si separino gli scontri del Consiglio con l’incontro di sabato. Se ci sono stati comportamenti violenti personali questi vanno denunciati e puniti anche con provvedimenti disciplinari. Se vi è stata una gazzarra organizzata va condannato chi lo ha fatto. Ma ho la sensazione che non ne caveremmo un ragno dal buco e non intendo partecipare a uno scontro di principio tra chi sostiene che, come io credo, il segretario del partito abbia diritto sempre a svolgere una relazione all’inizio del Consiglio, e chi sostiene che l’ordine del giorno comportava la relazione del segretario al quarto punto. Far credere che su questo si siano verificati i noti fatti è davvero molto difficile, ma almeno formalmente è stato così.
5) Il nostro incontro, se vuole essere positivo, dovrebbe invece fornire un calendario di appuntamenti per promuovere e definire le scelte politiche del partito, accertando ancora una volta la convergenza che da mesi si è registrata negli organi, o la differenza, quindi formando una maggioranza e una minoranza, naturalmente da verificare in un congresso nazionale.
6) E soprattutto dovrebbe sottolineare le cose che non sono soddisfacenti nella gestione del partito: la difficoltà a comunicare le nostre posizioni, se non quando il nostro dibattito diviene occasione per una cronaca di costume, la nostra amministrazione fino ad ora approntata a superficialità, senza atti contabili approvati annualmente, organi dei quali spesso non si ha contezza della loro composizione e tesseramenti in qualche parte contestati e non si capisce se approvati o meno dagli organi competenti.
7) Le regole della nostra convivenza: questo dovrebbe essere il tema dell’incontro. Regole chiare e certe, definite una volta per tutte. Al di fuori di tutto questo, e se intendiamo continuare a procedere nel modo farraginoso e superficiale degli ultimi mesi, se ognuno di noi, compresi i compagni che ritengono di essere stati danneggiati, non assumono un atteggiamento consono a far prevalere il bene collettivo rispetto ai pur comprensibili diritti individuali o di gruppo, è meglio dirci addio. Se insomma non siamo una comunità, ma più comunità, ritengo sia inutile stare insieme se non per danneggiarci reciprocamente. E’ evidente che le differenze di linea politica si sono combinate in questi mesi con contrasti di organigrammi, prima prospettati e poi negati. E che quattro organi di partito hanno votato all’unanimità documenti politici da luglio ad oggi e la base di un intesa congressuale è stata definita. Si vuole rimettere tutto in discussione? Può essere un’idea…
8) Tra poco inizierà la campagna elettorale per le prossime amministrative. Dovere di noi tutti è appoggiare le nostre liste, ovunque esse siano collocate. Credo che la cosa migliore in questa fase pre-elettorale sia quella di concorrere ad un buon risultato del nostro partito. L’unico che poi conti davvero, se non vogliamo organizzare una comunità senza voti e con un dibattito che si trasforma in rissa. Cioè se non vogliamo diventare solo un’occasione da cronaca nera e rosa. Se non ci preoccupiamo di verificare se siamo ancora un partito, cioè se abbiamo ancora una base minima di consenso, di cosa stiamo parlando? Ne siamo tutti consapevoli o non sta prevalendo anche tra noi una tendenza a mettere sotto processo tutto il gruppo dirigente, come se tutti fossimo la stessa cosa, per verificare se magari qualcuno può sostituire qualcun altro? Tendenza legittima sempre, sia ben chiaro. Ma se continuiamo in questo modo i presunti rinnovatori cosa andranno mai a rinnovare?

Mauro Del Bue

PERCHE’ DICO NO ALLA COSTITUENTE

Da troppo tempo ci siamo inchiodati sulla risibilità della contrapposizione personale, sprecando tempo, qualche insulto, divertendoci a cambiare i nomi sul forum, ad inventarli e qualche volta, ahimé, anche a censurare compagni (dimostrando in tal senso quanto a volte si può essere piccoli ed inadatti al ruolo).

Insomma tutto un corteo di situazioni che aggirano il problema e tendono a non affrontarlo.

Un corteo di situazioni create più dalla corte dei miracoli, come la chiama il mio caro amico Perini, che non dal resto.

La partita è e non può che essere di tipo Politico.

Ho letto l’intervento di F.G. (al primo momento pensavo fosse Friuli Venezia Giulia, poi ho visto che mancava la V. e ho capito che era Fabrizio Grauso).

Ovviamente non condivido la conclusione del suo ragionamento, né tantomeno quella sorta di intimidazione allusiva sugli sfasciti (vogliamo ricordare Fabrizio altre situazioni?) volte ancora esacerbare gli animi invece di calmarli.

Credo però che se vogliamo fare un servizio al nostro Partito ed avere un pò di rispetto per il nostro tempo, il ragionamento Politico debba tornare ad essere il cardine.

Non mi soffermerò quindi sugli eventi che si stanno susseguendo, Antonio Perini sa come la penso sulla convocazione del 14, ma piuttosto sulla situazione Politica, in particolar modo nostra, cercando di spiegare perchè dico NO a questa costituente.

Il nostro checché se ne dica è attualmente un sistema bipolare, dove ci sono due schieramenti, neanche eterogenei, ma piuttosto amalgamati (ricordate la mia noiosa litania dello scontro Laici-dogmatici?).

Noi abbiamo scelto di stare da una parte. consapevolmente, strategicamente, scientificamente.

Oggi la situazione è certamente in subbuglio, ma all’orizzonte non si vedono nuove Leadership.

La riforma elettorale di cui si abbozza a parlare prevede, com’era ovvio ai più, un mantenimento del bipolarismo ed una garanzia del mantenimento del potere dei grandi partiti sui piccoli.

Il bipolarismo così com’è non garantisce vie d’uscita a meno che…

Qui sta il difetto nostro.

Una costituente che tal si dica e che voglia proporsi come elemento di un nuovo equilibrio, non si pone in una situazione chiusa, in un incontro tra reduci di nuove vecchie culture con vecchie nuove riproposizoni di uomini, che anche, ma non solo anagraficamente, non sono più in grado di individuare il percorso.

Una costituente che voglia riunire tutte le anime Socialiste, io preferisco chiamarle Riformiste, non può rivolgersi solo ad una parte, che peraltro mi pare ben collocata e non vogliosa di aprire un quadro nuovo della Politica Italiana.

Deve rivolgersi a tutti i riformisti presenti in entrambi gli schieramenti,creando sui contenuti, un nuovo Patto generazionale,non anagrafico che sappia intravedere le esigenze attuali i nuovi bisogni, le prospettive del futuro.

Non servono, se si vuole fare sul serio tatticismi, non servono ripicche, veti, serve piuttosto coraggio,serve sapere che si può stare fuori dalla Partita, che si può correre il rischio di non essere rieletti.

Ecco perchè manca la Leadership.

Ne Gianni, né tantomeno Enrico hanno queste prospettive, non le intravedono per motivi diversi; e allora?

Se dobbiamo far eleggere qualcuno (Gianni o Battilocchio fate voi) al Parlamento Europeo e per farlo dobbiamo andare a Sinistra,camuffando questa operazione sotto la copertura della “QUESTIONE SOCIALISTA“, beh credo che abbiamo il dovere Politico e Morale di dire di NO.

Creiamo allora un comitato elettorale, non perdiamo tempo ed eleggiamo Gianni al Parlamento Europeo, chiediamo a Boselli che in cambio dei nostri voti candidi De Michelis (perchè è ovvio che tra lui e Battilocchio scelgo Gianni) come unico candidato, cioè con una lista debole al SUD e via.

Ma allora non raccontiamoci più storie, lasciamo perdere la questione Socialista e l’Unità dei Socialisti.

Io credo invece che dobbiamo fare altro.

Dobbiamo porre i problemi che ci sono e trovare le nostre laiche soluzioni per risolverli, dobbiamo scrollarci di dosso la sindrome del perdente che ci fa sentire inferiori rispetto ai lugubri Violante e C. che regolarmente ci scavalcano a destra; andare avanti portando a voce alta le nostre idee.

Oggi la situazione Politica è quella che abbiamo sotto gli occhi di tutti.

Io credo che non sia maturo il tempo che I Socialisti si pongano all’interno della sinistra Dogmatica.

Chi vuole farlo lo dica con chiarezza, dopodichè vediamo il da farsi, compreso anche quello di separarci consensualmente, ma vi prego Compagni (se ancora ha un senso quest’accezione) non prendiamoci più in giro.

Chiariamo le nostre posizioni.

Sarà più facile per tutti 

Franco Spedale

Ex Direzione Nazionale Nuovo PSI

Più volte censurato da Pirrotta

Barani: Obiettivo primario il riavvicinamento e la sintesi delle disperse formazioni socialiste presenti nei due riottosi megaschieramenti.

L’On. Lucio Barani, dopo il recente Consiglio Nazionale del Nuovo PSI conclusosi in una contrapposizione interna accesa ed appassionata, ma sterile ed inconcludente che non ha giovato all’approfondimento del dibattito, particolarmente necessario e vitale in questa fase movimentata del quadro politico nazionale, intende informare l’opinione pubblica locale e nazionale relativamente alle posizioni da Lui assunte in quella sede unitamente al collega On. Mauro Del Bue.
1. Necessità di un maggior impegno nella divulgazione ad ogni livello e con ogni mezzo delle posizioni che il Nuovo PSI assume nell’ambito parlamentare e nelle Amministrazioni locali;
2. Accogliere e valorizzare forze giovani le quali, di fronte al crollo dei massimi sistemi, appaiono sempre più sensibili ad accogliere i principi e la cultura del Socialismo liberaldemocratico che con sacrificio noi ci impegniamo quotidianamente a difendere, evitando assimilazioni fin troppo facili che snaturerebbero i nostri ideali e la nostra storia. In particolare è necessario intervenire là dove, come in Toscana, manca entusiasmo innovativo, voglia di proporre e di confrontarsi e la nostra immagine perde i propri connotati distintivi;
3. E’ importante nel momento attuale avere come obiettivo primario il riavvicinamento e la sintesi delle disperse formazioni socialiste presenti nei due riottosi megaschieramenti centro destra e centro sinistra destinati in tempi brevi a scomporsi ed a determinare nuovi scenari, più omogenei, nei quali un Partito Socialista Unito potrà trovare una collocazione politica più convinta, senza riserve ed in linea con la sua storia.

On Lucio Barani
Deputato Nuovo PSI
Tesoriere del Partito

Lì 06/04/2007

Cicero pro domo sua. Antonino Di Trapani

Guardando quanto accade sulla scena politica nazionale, rileviamo che ancora una volta la questione socialista è all’ordine del giorno. Ognuno, però, continua ad interpretarla a proprio uso e consumo.

Certo ci fa piacere la riabilitazione di Bettino Craxi (l’ennesima), questa volta da parte di Luciano Violante, il quale, in un saggio sul PD, pubblicato sul Corriere della Sera, per tutelare il nuovo partito, ancora in fieri ma già in pericolo di vita, non esita a riconoscere la necessità di un chiaro “mea culpa” da parte degli ex comunisti sul sacrificio di Bettino. Violante definisce Craxi il capro espiatorio del colpevole silenzio di un sistema politico che non ebbe il coraggio di affrontare la questione del finanziamento dei partiti, denunciato invece con sincerità dal compianto nostro leader. Solo per il ricordo dei più Violante fu il grande regista di Tangentopoli. Resipiscenze? Anche Fassino intravedendo affinità di analisi sui problemi dell’Italia con i socialisti dà l’ok a Boselli sulla costituente socialista, che sia però funzionale al partito democratico.

Bobo Craxi e Boselli, due potenziali protagonisti della questione socialista, evidentemente non troppo convinti, cercano di accattivarsi con qualche distinguo i loro interlocutori nella marcia verso il PD.

Bobo chiede un rallentamento alla costruzione del PD per consentire ai socialisti di salire sul “carro”. Boselli a parole boccia il compromesso storico tipo bonsai e propone una nuova formazione volta all’affermazione del riformismo italiano, affermando nel contempo di non avere pregiudizi verso il PD. Nel suo “ecumenismo” salva anche La rosa nel pugno, che definisce però “alleanza elettorale”. E l’alleanza con il Nuovo Psi l’ha già dimenticata?

In questa confusione la saggezza impone di rimanere dove siamo stati e dove abbiamo avuto la possibilità di arrivare al 2% alle Europee e di avere un Gruppo Parlamentare alle politiche.

La sinistra che verrà allo stato non è nemmeno all’orizzonte.

Salviamo Identità ed Autonomia, ovvero salviamo la nostra storia e il nostro futuro.

Antonino Di Trapani
segreteria nazionale

Presidente commissione tesseramento ed enti locali